La domanda è profondamente legittima: chi me lo fa fare di comprare musica quando nel mio abbonamento a Spotify c’è già tutta? Ecco 10 buone ragioni:
1: Sostenere gli artisti
Comprare la musica direttamente da chi la fa, o da un’etichetta indipendente, non significa solo supportare economicamente queste persone, anzi. Secondo me il sostegno più significativo viene dal segnale implicito: lo stai facendo bene, continua così. Nessun like su Instagram sostituisce questa funzione, e lo streaming è sostanzialmente anonimo. Per mandare quel messaggio a volte basta un euro.
2: Relazione Diretta
Essere fan di Lady Gaga dev’essere un’esperienza molto bella: milioni di clienti non possono avere torto. Ma vuoi mettere essere tra i 2000 fan di un artista che conta su di te, ti è grato/a a vita e dopo il concerto non si fa pagare per un Meet & Greet ma magari ti offre una birra?
3: Industria vs Artigianato
Bisogna intendersi: nell’epoca dell’industria musicale ci piace l’idea che ci siano degli artigiani? In una fase nella quale per scrivere una canzone ci vogliono nove autori (vedi Sanremo), vale la pena sostenere direttamente piccoli produttori, amanuensi del suono e cesellatori di musica che hanno una produzione limitata ma di eccellenza, cosa che all’algoritmo interessa zero?
4: Viaggiare in nuovi mondi
Di solito gli artigiani della musica si conoscono tra loro, si stimano e si spingono a vicenda, specie se producono cose simili. Quindi scoprirne uno/a significa accedere a nuovi mondi, scene nascoste, nicchie impensabili.
5: La comunità
Più una nicchia è ristretta, più i sostenitori sono agguerriti e coesi. Entrare in queste comunità è un’esperienza che va molto oltre la musica, e che può essere immensamente gratificante - specialmente se l’artista in questione è molto di nicchia.
6: A che serve la musica?
Nell’epoca della musica come commodity, delle playlist Relax e dell’AI slop, comprarla significa suggerire un approccio all’ascolto meno utilitaristico (quindi passivo) e più creativo, cioè attivo. Affermare che sì, la carta da parati è bella, ma vuoi mettere un quadro?
7: Smontare il Monopolio
Le piattaforme di streaming sono discariche di musica insensata, centinaia di copie della stessa canzone, musica di sottofondo, un gigantesco mucchio di audio indifferenziato. Tanto sono in un regime di sostanziale monopolio (tutti i servizi sono uguali, la musica è la stessa) quindi fanno come vogliono. Per fortuna, se è vero che non tutto quello che è in streaming è musica (certamente non quella mondezza per fare Yoga), non tutta la musica è in streaming, e sostenere l’esistenza di un “altrove” è importante per tutti.
8: Incoraggiare la difformità e la sperimentazione
È vero, in streaming c’è tutto, inclusi lavori molto sperimentali e d’avanguardia. In assenza di ricerche dirette però, l’algoritmo cercherà sempre di reindirizzarti verso il mainstream. Inoltre spesso le cose nuove e diverse hanno bisogno di informazioni di contesto per essere capite (vedi sotto), sempre presenti nelle produzioni indipendenti ma non nello streaming, pensato per un ascolto utilitaristico.
9: Resistenza
Consentire a musicisti che vivono in zone problematiche del mondo di continuare a produrre musica, che in molti casi è anche resistenza. E mentre l’algoritmo esclude una canzone Rap se non suona esattamente come l’Hip hop da classifica, a me invece interessano di più altri aspetti: è una band palestinese? Donne afghane? Un gruppo Metal tibetano? Una trapper yemenita? Secondo voi Spotify capisce questa differenza? Perché anche comprare musica, come tutto il resto dei nostri consumi, è anche un gesto politico.
10 Essere Fichissimi
Come sanno i DJ, la cosa più cool che puoi fare è suonare un pezzo bellissimo che la gente NON trova su Shazam. E siccome Shazam è direttamente collegato allo streaming (forse tutti i principali servizi), se non sei su uno non sei neanche sull’altro. La logica di questa scelta è traballante, dato che per essere in streaming basta pagare, quindi non è una forma di scrematura, ma tant’è. Per i musicisti indipendenti questo è uno svantaggio (se qualcuno ascolta casualmente un mio brano non potrà ritrovarlo mai) ma il rovescio della medaglia mi pare piacevole: ancora oggi sopravvive il concetto di rarità, di un’esclusività data dal gusto e dal piacere personale della ricerca e scoperta di bella musica. Dopotutto coi dischi si chiamava digging, e quello digitale non è diverso - è proprio meglio (potendo ascoltare mentre scavi).
Full disclosure: la mia musica è su Bandcamp, ma esistono molte piattaforme dove scoprire e semmai sostenere musica indipendente, decentrata, eccentrica e spesso strabiliante.
Un altro modo di sostenere la musica indipendente è, se credi, condividere questo post
Tutti i contenuti di Mosche sono accessibili gratuitamente. Se desideri sostenere il mio lavoro, gli abbonamenti a pagamento sono opzionali ma assai graditi.

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