RSS Amplifier

S'è Destra · May 29, 2026

Un'inchiesta militante sullo squadrismo ebraico e suprematista a Roma

0
Sign in to vote or save

Valerio Renzi · S'è Destra

Ciao e buon venerdì,

di solito in queste righe introduttive spiego come S’È DESTRA arriva una volta a settimana nel weekend, questa volta invece è arrivata nella vostra casella email due volte, il lunedì e il venerdì. Succede, e le regole editoriali sono fatte come tutte le regole per avere delle eccezioni.

Oggi ci tenevo a presentarvi “Silenzio stampa”, una contro inchiesta militante portata avanti da un gruppo di giovani attiviste e attivisti, sulle violenze e le intimidazioni portate avanti da alcuni settori della Comunità ebraica di Roma. Un argomento di scui ho scritto più volte (qua e non solo), e su cui volevo dare il mio contributo.

Per il resto questa è l’uscita numero 134 di questa newsletter che racconta i fatti e le idee delle destre in Italia e nel mondo. La scrivo io che sono Valerio Renzi, faccio il giornalista e mi occupo di comunicazione politica.

La mia mail è valrenzi@gmail.com, ho un profilo su X e uno su Instagram, su Bluesky e Mastodon. S’È DESTRA è anche un canale Telegram per tutte le cose che non stanno in una newsletter.

Ultimissima cosa: questa newsletter è gratuita, ma costa molto lavoro, se vuoi sostenerla puoi leggere, regalare e consigliare il mio ultimo libro Le radici profonde. La destra italiana e la questione culturale (Fandango Libri).

Ora iniziamo!

Oggi è stato pubblicato su Youtube un lavoro di contro inchiesta militante intitolato “Silenzio stampa”. Lo hanno realizzato un gruppo di giovani attiviste e attivisti di Roma, che da anni sono costretti a confrontarsi con le minacce e le violenze dello squadrismo di alcuni settori della comunità ebraica romana.

Una realtà di cui ci siamo occupati più volte (per esempio qui e qui), ma che fino a poche settimane fa veniva sistematicamente ignorata. Negli scorsi anni sono stato tra i pochi giornalisti che hanno messo in fila fatti e circostanze, aggressioni e attentati avvenuti grazie all’impunità garantita dalle istituzioni, che hanno fatto finta di non vedere, così come la maggiora parte dei media.

Poi è successo che il 25 aprile 2026 un giovane in sella a uno scooter ha sparato con una pistola a piombini contro due signori con al collo il fazzoletto dell’Anpi, mentre si allontanavano dalla piazza del comizio finale a Parco Schuster, dove pochi minuti prima aveva parlato il sindaco di Roma. I due signori sono rimasti feriti, per fortuna senza gravi conseguenze.

Qualcosa si è rotto: non è stato più possibile ignorare quanto stava accadendo, e il 30 aprile viene fermato un 21enne, Etan Bondì. Interrogato dichiara di appartenere alla Brigata Ebraica. L’associazione prende le distanze, la famiglia spiega di non sapere come sia maturato il gesto, ma la realtà è evidentemente un’altra: in casa del ragazzo vengono trovate diverse armi, e il padre del 21enne ha alle spalle un’accusa di rapina aggravata da odio razziale, per aver picchiato e rapinato un cittadino di origine egiziana.

Il video pubblicato oggi speriamo che serva a rompere ulteriormente il velo di omertà su quelli che sono semplicemente fatti, contribuendo ad aprire un dibattito pubblico. Le voci di studenti e lavoratori aggrediti per la sola ragione di essere solidali con la causa palestinese non possono essere ancora silenziate, c’è bisogno di coraggio per guardare in faccia la realtà: settori significativi delle istituzioni ebraiche a Roma hanno coperto se non costruito il discorso che ha portato a queste violenze, arrivando in alcuni casi a rivendicarle apertamente salvo poi prendere le distanze quando sfuggono di mano.

La Comunità Ebraica di Roma, quanto i cittadini di religione ebraica che vivono al di fuori delle istituzioni comunitarie, sono gli attori necessari e imprescindibili perché la discussione su questi episodi arrivi a riconoscere che sono stati possibili per la diffusione di un’ideologia suprematista e settaria. E non tutto è iniziato con il 7 ottobre e il seguente genocidio a Gaza, la disponibilità allo squadrismo e alla violenza è maturato negli ultimi vent’anni, parallelamente al radicalizzarsi della società israeliana a destra.

Nel 2018 scrivevo, cercando un dialogo con l’ebraismo italiano per una comune battaglia contro l’antisemitismo, il razzismo e il neofascismo:

Nonostante questo fortissimo imprinting familiare, che ha funzionato da antidoto per alcune trappole ideologiche e banalizzazioni imperdonabili, dopo diversi anni di discussioni infinite sull’argomento, non do più per scontato che l’ebraismo italiano, quello organizzato in senso istituzionale, sia un interlocutore scontato per le forze democratiche e progressiste. E questo soprattutto per la modificazione radicale che parte dell’ebraismo italiano ha subito in questi ultimi (almeno) vent’anni, complici diversi fattori: la ripresa del conflitto israelo-palestinese, il protagonismo dell’islamismo radicale come attore nello scenario mondiale e lo “scontro di civiltà” mosso all’indomani dell’11 settembre 2001. Di fronte alle sfide del presente e nel rapporto d’identificazione sempre più stretto con le politiche d’Israele, si può parlare di una radicalizzazione dell’ebraismo italiano ed europeo? È questa la domanda a cui va cercata una risposta per rispondere al disagio intellettuale, al disorientamento valoriale a cui in molti ci troviamo di fronte.

E ancora:

È necessario indagare la radicalizzazione delle istituzioni ebraiche e delle giovani generazioni degli ebrei italiani ed europei. Servirebbero studi dedicati, capire se ad esempio tra gli ebrei europei si sono diffusi e in che misura sentimenti di xenofobia antiaraba, il rapporto con l’identità religiosa e nazionale. Ma soprattutto, per chi pensa che le comunità ebraiche europee devono essere un attore fondamentale nelle battaglie contro il razzismo istituzionale e il neofascismo, è necessario denunciare questa mancanza, rendere evidente il vuoto, al contempo senza rinunciare ad alimentare il dibattito per quanto difficile.

Oggi possiamo dire che quella radicalizzazione è un dato di fatto, e quanto auspicato non è avvenuto, e quel dialogo che ritenevo e ritengo necessario, purtroppo, un miraggio. Il primo passo è guardare la realtà per quella che è, senza paura di nominarla, come non dobbiamo avere paura di nominare l’antisemitismo ovunque esso si manifesti.

E per guardare in faccia la realtà serve riconoscere anche che la disponibilità alla violenza non è un fatto di oggi. Nel 2014 un gruppo di giovani è stato picchiato a sprangate nei pressi del Portico di Ottavia, per aver strappato un manifesto che ricordava Ariel Sharon, il boia di Chabra e Chatila. E non si tratta di un episodio isolato, ma forse del più grave prima del 2023. E dobbiamo anche riconoscere che la stessa forza di intimidazione viene rivolto da chi è nato e cresciuto dentro la Comunità e osa dissentire.

Sosteniamo e diffondiamo “Silenzio Stampa”, perché è il momento di chiamare tutte e tutti alle proprie responsabilità.

Read the original on sedestra.substack.com

Comments

Nothing yet. Say the first thing.

    Sign in to join the conversation.