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Inglese BRUSCO | Una Newsletter di Samuele Brusca · May 15, 2026

#02 - L'inglese è un ladro

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Samuele Brusca · Inglese BRUSCO | Una Newsletter di Samuele Brusca

Hey there,

Sono sempre io, Sam, il tuo amichevole linguista di quartiere.

La settimana scorsa ti ho raccontato la storia del tea da bevanda britannica a gossip americano, passando per i club underground di New York negli anni ‘80.

Oggi andiamo ancora più indietro.

L’inglese sembra una lingua potente e autosufficiente. La lingua del mondo, dicono. Ma c’è una cosa che nessuno ti dice: l’inglese non sarebbe quello che è senza l’arabo, il persiano, il cinese o l’hindi. “Nessun uomo è un’isola”, scrisse John Donne nel 1624. Lo stesso vale per le lingue.

L’inglese, infatti, è la lingua più ladra del mondo e lo ha sempre fatto senza vergognarsi. Dal Medioevo in poi, ogni volta che un commerciante, un soldato o un esploratore britannico incontrava una nuova cultura, tornava a casa con qualcosa in tasca. A volte spezie o stoffe, quasi sempre, con qualche nuova parola.

Il risultato? Un vocabolario che è un archivio segreto di incontri, conquiste e scambi tra civiltà lontanissime. Ogni parola rubata è una storia e alcune di quelle che usi ogni giorno ne nascondono di inaspettate.

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Ogni volta che dici checkmate, che tu sia un giocatore di scacchi o in senso figurato, stai usando una parola persiana di oltre mille anni fa.

Checkmate viene da Shāh Māt, in persiano antico il re è senza via d’uscita o, secondo alcune interpretazioni, il re è morto. Shāh significa re, la stessa radice da cui viene la parola scià, il titolo dei sovrani iraniani.

Gli scacchi nascono in India intorno al VI secolo d.C., si diffondono in Persia, poi nel mondo arabo durante la conquista islamica e arrivano in Europa nel Medioevo attraverso la Spagna moresca e la Sicilia normanna. Il vocabolario viaggia con il gioco e shāh māt diventa prima eschec mat in francese antico, poi checkmate in inglese.

Anche la parola chess segue lo stesso percorso: dall’arabo al-shāh, passando per il francese esches.

Negli scacchi il significato è tecnico: il re avversario è in una posizione da cui non può muoversi. Non c’è via d’uscita. La partita è finita.

Ma fuori dalla scacchiera, l’espressione checkmate è diventata qualcosa di più sottile.

In senso figurato la usi quando hai messo qualcuno in una posizione da cui non può uscire. Non fisicamente, ma logicamente, strategicamente o emotivamente.

“He thought he had me cornered, but I had one last move. Checkmate.”

È una parola che ha il peso di una conclusione. Quando la dici o la pensi stai dicendo: questa storia è finita e sono stato io a concluderla.

Per questo funziona così bene fuori dagli scacchi. In politica, negli affari, persino nelle relazioni. Checkmate non è solo una mossa ma un momento.

E la cosa più bella? Ogni volta che la usi, stai portando con te più di ottocento anni di storia, dalla Persia, passando per l’India e il mondo arabo, fino ad oggi.

Checkmate è l’esempio più affascinante, ma è in buona compagnia. Eccone altri e preparati, perché alcune ti sorprenderanno:

🧴 Shampoo: dall’hindi chāmpo, imperativo del verbo chāmpnā, massaggiare. I soldati britannici in India nel ‘700 tornarono a casa con la parola e una nuova abitudine.

🍅 Ketchup: dal cinese hokkien kê-tsiap, una salsa fermentata a base di pesce. Niente pomodori, almeno all’inizio. I commercianti britannici portarono il nome in Europa, e il contenuto cambiò strada facendo.

🛶 Canoe: dalla lingua taino dei Caraibi, canaoua. Cristoforo Colombo la sentì nel 1492 e la trascrisse nei suoi diari. È una delle prime parole delle Americhe ad entrare nelle lingue europee.

🌴 Jungle: dall’hindi jangal, che significava semplicemente terra inospitale, territorio selvaggio. L’inglese coloniale la prese e la trasformò in quello che conosciamo oggi.

🔢 Algebra: dall’arabo al-jabr, letteralmente “il ricongiungimento delle parti rotte”, dal titolo di un trattato matematico di Al-Khwarizmi scritto nel IX secolo.

Non è solo un esercizio di curiosità o dei buoni aneddoti da raccontare ai pranzi di famiglia o ad un date. C’è qualcosa di molto pratico in tutto questo.

Quando capisci che una parola inglese viene dall’arabo, dall’hindi, o dal persiano, smetti di vederla come un blocco da memorizzare e inizi a vederla come una storia che è arrivata fino a te dopo un viaggio di secoli.

E le buone storie si ricordano. Sempre.

Questo è esattamente il motivo per cui i metodi di apprendimento basati sull’etimologia funzionano meglio della semplice memorizzazione. Il tuo cervello non è una lista ma una rete. Crea connessioni e ti ricorderai tutto.

La parola italiana che gli inglesi pensano di aver inventato

“Influencer”

Tutti la usano, pensando sia una parola nata con Instagram e i social media. In realtà influencer esiste dal 1660.

L’italiano prende influentia dal latino e ci costruisce influenza, perché le epidemie venivano attribuite appunto all’influsso degli astri. Gli inglesi nel ‘700 prendono la parola dall’italiano e la abbreviano in flu (influenza), che usano ancora oggi.

Nel frattempo, dalla stessa radice latina, l’inglese sviluppa in parallelo influence e poi influencer che per secoli indica semplicemente chi esercita un’influenza sugli altri.

Poi arrivano i social. E una parola di quattrocento anni diventa il titolo di lavoro più ambito della generazione Z e Alpha.

Questa settimana niente serie, niente podcast. Ti consiglio un sito, utile se sei un nerd delle lingue come me, ma anche se hai semplicemente bisogno di capire da dove viene una parola.

Etymonline.com

Funziona in maniera semplice: cerchi qualsiasi parola inglese e ti racconta da dove viene, quando è entrata nella lingua, attraverso quali culture è passata. Niente paywall, niente registrazione. Gratis, sempre.

Prova così: pensa a una parola inglese che usi spesso e cercala. Scommetto che troverai qualcosa che non ti aspettavi.

Se scopri qualcosa di interessante, rispondi a questa e-mail e dimmelo. Oppure scrivimi su Whatsapp. Sono curioso quanto te.

Scrivimi

Se dopo questa newsletter ti è venuta voglia di andare oltre le curiosità e lavorare davvero sul tuo inglese, ho costruito qualcosa apposta per te: Samuele Brusca Academy

P.S. La prossima settimana lasciamo i dizionari e andiamo al cinema. Il Diavolo Veste Prada è tornato e con lui una frase entrata nella cultura pop grazie a Stanley Tucci.

Read the original on samuelebrusca.substack.com

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