📬Questa è Sacro&Profano, la newsletter che ogni settimana ti fa capire due o tre cose sul mondo attraverso le lenti della religione, senza essere confessionale.
Oggi qualcosa di leggermente diverso dal solito e che non facevo da un po’: una intervista. Credo che le visioni del mondo siano una parte essenziale di questo progetto, il sacro si sviluppa in molte direzioni, anche quelle apparentemente più secolari. Del resto la diade sacro/profano esiste come tale: una parte non è scindibile dall’altra. Fatemi sapere che ne pensate!
Fine del prologo, si comincia!
Emanuele Pinelli, professore di storia e filosofia in un liceo romano, animatore politico nell’area liberale (e nel sostegno all’Ucraina in particolare ma non solo), da tempo sul sito “L’Europeista” si sforza di far dialogare insieme religione (cattolica) e politica (liberale) e di dimostrare la filiazione della seconda dalla prima. Diversi i suoi contributi sul ruolo - positivo - nella società del fatto religioso, sul suo ruolo attivo nella costruzione dell’identità occidentale, ma anche sulla difficile convivenza - quando non l’ostilità - con le comunità islamiche in Europa, ma anche in Asia occidentale.
Vale la pena di fare un breve disclaimer: io conosco Emanuele da tempo, mi pregio di chiamarlo amico, ci frequentiamo non assiduamente ma con regolarità. Sono spesso in disaccordo (se non sulle premesse, nelle conclusioni) con lui, ma ne apprezzo la vivacità e l’onestà intellettuale. Visto il suo ruolo di opinionista/divulgatore ho deciso di fare con lui due chiacchiere su Occidente, pluralismo religioso, e altro ancora...
Emanuele, come definiresti la “civiltà occidentale”, quali sono i suoi tratti essenziali e quali sono le sue caratteristiche specifiche?
Anzitutto ti ringrazio per la chiacchierata, e ti confesso che mi sento sempre un po’ in colpa quando non ci frequentiamo assiduamente!
Speriamo!
La civiltà occidentale è una parte della Cristianità che a partire dal ‘600 ha dato grande impulso allo stato di diritto, al contratto sociale, all’economia di mercato e al metodo scientifico. Queste intuizioni erano già presenti nella civiltà cristiana medievale, ma non avevano la stessa centralità nel determinare ogni aspetto dell’esistenza. Il loro combinato ha anche permesso un ciclo di lotte per migliorare le condizioni dei lavoratori senza eguali nella storia. Infine, l’Occidente ha fatto avanzare – seppur tra alti e bassi - la tutela dell’infanzia, l’emancipazione delle donne e il trattamento dei disabili.
Ciò non è accaduto senza effetti collaterali. Ne cito due: una graduale scomparsa della religione, prima dal discorso pubblico e poi anche dai rapporti tra amici e familiari, e una visione della storia fatta di sbalzi rivoluzionari. Non c’è da stupirsi se l’Occidente è così incline a partorire nuovi culti materialisti, che provano a rimpiazzare Dio con la razza, la classe, la tecnica o la natura, promettendo una redenzione entro i confini di questo mondo. Il loro successo però presuppone la creazione di un’autorità onnipotente e spietata verso gli infedeli, e quindi finisce per mettere a rischio le stesse conquiste dell’Occidente.
A tuo avviso, Europa e Stati Uniti in cosa sono uguali e in cosa sono diversi?
Gli Stati Uniti mi sembrano il meno europeo tra i grandi paesi americani. Ovviamente hanno un’aria familiare perché da un secolo cresciamo con il loro cinema, le loro serie tv, i loro fumetti, i loro videogiochi, il loro rap, le loro catene di fast food e i loro OS sui nostri computer.
Così, ogni volta che ci imbattiamo in un aspetto degli USA che ai nostri occhi risulta assurdo, rimaniamo spiazzati.
Il monopolio statale della forza, ad esempio, per noi europei è sempre stato un indicatore di progresso. Per milioni di americani, invece lo è il possesso di armi da parte del comune cittadino, che a noi sembra “il Far West”.
Per restare sul tema di questa newsletter, alla luce della nostra storia le chiese-business di certe sette americane ci sembrano una contraddizione e ci puzzano subito di truffa.
Ma la cosa che trovo più incomprensibile dal punto di vista europeo è il loro razzismo “affermativo”.
Mi spiego: da noi, se vuoi opporti ai razzisti, affermi che nessuno va giudicato secondo il suo colore. Se vuoi sembrare aperto di mente, rimuovi del tutto quella variabile.
Ricordo un kit della Commissione Europea per le scuole elementari che, con la consueta pedanteria, raccomandava: “È sbagliato anche dire che gli africani sono bravi a ballare o veloci a correre!”
Negli USA, invece, sembra che abbiano introiettato l’idea che le razze esistono e contano. Quando ti iscrivi al college, ti chiedono di dichiarare la tua razza. Per noi sarebbe in odore di anni ’30. Si sta discutendo se gli italiani siano considerabili “white” oppure no, perché a seconda della risposta cambia il loro accesso ad alcuni benefici sociali.
Un amico che viveva a San Francisco mi ha raccontato questo aneddoto: era salito su un taxi guidato da un’ispanica, e per i primi dieci minuti ci aveva amabilmente chiacchierato. Quindi era salito a bordo anche un ragazzo biondo e con gli occhi azzurri. Il mio amico, ingenuo, si era messo a chiacchierare anche con lui. Quando il biondo è sceso, la tassista ispanica gli ha urlato: “Perché hai parlato con quello lì? Credevo che tu fossi dalla mia parte!”
Questa classificazione razziale quasi istintiva dipende, forse, dalla gestione disastrosa che gli States hanno fatto del rapporto coi nativi e con gli schiavi africani.
Il protestantesimo: ferita o risveglio di una esigenza?
Sia ferita che risveglio di un’esigenza.
Sia chiaro, i tentativi di guarire la Chiesa dall’eccessiva corruzione e superstizione non erano mancati tra ‘300 e ‘500: c’erano stati gli spirituali francescani, gli hussiti, gli umanisti, la devotio moderna, gli erasmiani…ma l’insurrezione di Lutero fu unica per la sua radicalità e per la sua capacità di attirarsi appoggio politico.
Lutero aprì una ferita profonda, tuttavia sono convinto che, se si fosse limitata alla sua riforma e a quella anglicana, col tempo si sarebbe rimarginata.
Il vero trauma, secondo me, l’ha causato il calvinismo.
Lutero stesso inorridirebbe se vedesse le convulsioni teocratiche, fataliste e bigotte che alcuni gruppi evangelici hanno tuttora – incluso quello alla Casa Bianca.
Spesso sei caustico nei tuoi pezzi sulle culture extraeuropee e sulla difesa delle loro specificità da parte di un certo sentire antropologico
Non mi piace la parola “cultura”. Butta troppe cose in un solo calderone. Se parliamo di cucina, danza, musica, poesia, architettura, stoffe, fantasie, tagli di capelli o arti marziali, ogni paese asiatico e africano è una fonte inesauribile di ispirazione e spero che continui ad esserlo per sempre. Se invece si parla di alcune precise leggi, credenze e abitudini, il discorso cambia. Qualunque legge deve poter essere accusabile di ingiustizia. Qualunque credenza deve poter essere accusabile di falsità. Qualunque abitudine deve poter essere modificabile quando non si adatta più alle esigenze reali di una persona.
Ti ricordi Patrick Zaki? Sei anni fa fu arrestato perché, tra le altre cose, aveva denunciato l’applicazione della shari’a anche sulle egiziane cristiane, che venivano costrette senza motivo a ereditare la metà dei maschi come le musulmane. Quella legge è stata emendata solo a maggio di quest’anno.
Ora, tu sai meglio di me che in Occidente c’è chi copre simili abusi sotto il manto romantico della “cultura locale” e così facendo li rende inattaccabili.
A me sembra un atteggiamento paternalistico. Pensa che fastidio avrebbero provato le cristiane egiziane, in questi sei anni, se ci avessero sentiti difendere come “cultura locale” il dimezzamento della loro eredità. A parti invertite ci avrebbe fatto impazzire.
Allo stesso modo ti vedo scettico sulla presenza dell’Islam in Europa, Vannacci e Adinolfi hanno ragione?
No, Vannacci e Adinolfi hanno torto.
Proprio per non regalare benzina alle loro fiamme, però, dobbiamo stare attenti a non edulcorare quello che l’Islam è in questo momento.
Il problema serio che vedo con l’Islam è che ora come ora non esiste reciprocità. È un assedio a senso unico, la gente lo sente e ne è terrorizzata.
Mi spiego. Nei nostri paesi siamo abituati ad avere un libero mercato delle religioni, dove passare dall’una all’altra non ha conseguenze sul piano pubblico, e c’è una legge uguale per tutti che non asseconda al 100% la sensibilità di nessuna religione (ateismo incluso). Al contrario, nei paesi di origine degli immigrati musulmani – salvo minuscole eccezioni come Bosnia e Albania - la religione è iscritta sulla carta d’identità e dà accesso a diritti differenziati, specialmente nell’ambito familiare. Pensiamo all’esempio denunciato da Zaki. L’abbandono dell’Islam viene punito dal codice penale o comunque ostacolato.
L’idea sottesa a questo sistema è che l’islam sia destinato ad inglobare l’umanità intera, e che le altre religioni, al massimo, possano essere lasciate sopravvivere in un recinto controllato che si svuota sempre più col passare delle generazioni.
Questa prospettiva spiega molte delle scene più inquietanti alle quali assistiamo in Occidente: dalle famiglie pakistane che segregano le donne come se fossero ancora in Pakistan ai giovani maghrebini che devastano Parigi, dalle auto contro i mercatini agli sgozzamenti di professori, dagli insulti canini contro gli ebrei alle minacce di morte verso le liceali francesi. Da parte mia, spero che la storia non finisca con gli occidentali che espellono esasperati tutti i musulmani fino all’ultimo bambino, travolgendo nella loro furia anche la democrazia. Ma l’unica alternativa percorribile, a mio avviso, è che i paesi islamici rinuncino alle leggi contro “apostasia” e “proselitismo”, passando dal considerarsi roccaforti di una fede in gloriosa espansione al considerarsi anche loro un terreno di gioco neutro e contendibile.
E tuttavia, almeno in Italia, che forse sperimenta un modello che non è né segregativo, tipo la Francia, né permissivista come la Gran Bretagna, mi pare stia crescendo in larga parte una seconda e terza generazione musulmana ma sempre più laica. È così?
Dipende da che cosa intendiamo per “laica”. Se intendiamo che non osserva più alcuni precetti coranici esteriori, ci sono segnali nel senso che tu dici. Pensiamo alla campionessa Nadia Battocletti: non ha problemi a gareggiare col completo da atletica, però fa il mese di digiuno rituale.
Ha trovato un proprio equilibrio e in questo è un bell’esempio. Stanno uscendo anche i dati per cui le musulmane di seconda generazione hanno un tasso di fecondità minore rispetto alle coetanee. C’entra il reddito più basso, ma anche le aspettative alte sul ruolo della donna.
Non dimentichiamo, tuttavia, che siamo nell’epoca della manipolazione mentale attraverso i social media. Può bastare una campagna miliardaria ben orchestrata dal Qatar per fanatizzare migliaia di giovani. Nelle scuole italiane l’abbiamo visto con la crisi di Gaza: gli alunni di seconda generazione si sono chiusi nella bolla delle notizie su Gaza, l’algoritmo gli ha suggerito contenuti sulla riscoperta dell’identità musulmana, e hanno deciso di indossare il velo o di fare il digiuno che prima non facevano. Con ogni probabilità, una piccola parte di loro si è imbattuta poi in canali esplicitamente jihadisti. E ne basterebbe una decina di migliaia per far scoppiare disordini gravissimi.
Per questo ribadisco che l’unica soluzione è la reciprocità: quando anche i paesi di provenienza si apriranno alla pluralità religiosa, diventerà inutile scatenare la guerra santa qui da noi.
Correggimi ma mi pare che tutte queste tue posizioni vengano dal pensiero illuminista, ma anche il mito dell’eclissi del sacro viene da quella tradizione filosofica, come concili le due cose?
Secondo me c’è stato anche un illuminismo sensibile al mistero e alla ricerca del divino: pensiamo a Kant, Leibniz, Lessing, Burke, Vico. Ma pensiamo anche a un libro che tutti conosciamo: i Promessi Sposi. Sono una difesa commovente dello stato di diritto, dei limiti al potere, della libertà di coscienza, della lotta ai privilegi, dell’economia di mercato, ma lo sono perché Manzoni nutriva una fiducia incrollabile nell’intelligenza umana, che a sua volta gli derivava dalla sua fiducia in Dio. In questo tipo di illuminismo mi identifico abbastanza.
Tra gli esempi più recenti mi piace citare i quattro fondatori della Comunità Europea, anche se so che non sei un fan di quel franchising. Come esempio attualissimo, indicherei il bellissimo dittico Laudato Si’ - Magnifica Humanitas.
Grazie!
Un piccolo network di substackers che si occupano di religione si è formato da ormai parecchi mesi. Oggi siamo in sei. Speriamo di crescere e dare, ciascuno per il proprio stile e la propria agenda, un contributo utile alla diffusione di questi temi.
Oltre a me vi invito a seguire iscrivendovi a:
Senza Mulini di Elisa Belotti
The God Gap di Ilaria W. Biano
Giochi Sacri di Simone Baldetti
La Buona storia di Andrea Bosio
Parole Sante di Sante Altizio
🫶 Siamo arrivati alla fine di questa newsletter. Spero ti sia piaciuta. Dammi un feedback se puoi, ma soprattutto - se questo mio lavoro ti piace - fai conoscere ai tuoi amici questo progetto, vuoi? A presto!

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