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Qualcosa · Jul 31, 2026

Ti cerco tutto l'anno

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Qualcosa · Qualcosa

Ciao,
io sono Alice Fadda, la ragazza che ha iniziato a dirsi le cose ad alta voce e questa è

Ho aspettato l’estate tutto l’anno per rendermi conto che non è più quella di una volta. L’estate, la mia estate, è cambiata. Non è solo il mondo in fiamme, gli anniversari che ti trafiggono, le smarginature, un’Italia fascista.
Mi sa che sono io ad aver cambiato forma.

Qui sotto trovi l’ultima newsletter: parlava di caldo e colpe turbocapitalistiche.

L’estate è sempre stata la mia stagione preferita: la fine della scuola sanciva l’inizio di una nuova vita fatta di avventure, scoperte, libertà.

Il grembiule, riposto nell’armadio, veniva sostituito da una divisa in lycra sgargiante e delle ciabatte: dalle 9 alle 19 circa indossavo solo il costume da bagno. La pelle diventava scura e dorata in pochissimi giorni, i capelli castani imbiondivano man mano, lasciandomi delle ciocche chiarissime che osservavo ammirata tutte le volte che mi trovavo di fronte a uno specchio. Estate voleva dire lunghe tavolate di famiglia, giochi e litigi continui tra cuginз, gite in barca in luoghi semi deserti che sembravano usciti da un libro di pirati, dove oggi non vado più perché presi d’assalto dal turismo di massa.

Le mie serate erano fatte di un programma serratissimo di capelli lasciati ad asciugare all’aria (motivo della mia cervicale oggi, o almeno così profetizzava ai tempi mia nonna), caccia alle raganelle che mi procuravano occhi rossi e lacrimanti, guardie e ladri in strada insieme ai bambini che venivano da fuori per le vacanze e Notte horror su Italia 1 che guardavamo nonostante non potessimo solo perché mio nonno, che dormiva rumorosamente sul divano, lasciava incustodito il telecomando.

Poi è arrivato l’autostop con le amiche per scappare in una spiaggia lontana, pedalare fortissimo per trovare un posto solitario dove leggere Sartre e Camus, e piangere per i motivi più disparati. Arrivare al bar della Torre per giocare a Bubble, con la speranza di incontrare quel ragazzo lì.

Estate è stata anche quella davanti alla tv della casa del mare: Sabrina seduta sul divano e io per terra, occhi lucidi fermi su una Genova fatta di barricate, cose che bruciano, cariche delle forze dell’ordine, il corpo di UN RAGAZZO a terra, sangue e pietre. Ci era sembrata la fine e invece era solo l’inizio di come ci avrebbero fatto, da lì in poi, terra bruciata attorno.

Scendere giù è stata la frase più ripetuta nelle estati dell’università: era un tempo fatto di ritrovi dopo un anno vissuto in altre città diverse, lontane, di viaggi tra la collina e il mare con la seicento blu, di concerti in giro per la Sardegna, di notti passate a dormire in macchina a bordo strada. Erano le estati in cui ancora recitavo, cercavo di recuperare gli esami non dati e i rimpianti dell’adolescenza per pentirmene subito dopo.

Sabbia nelle natiche e fare i conti con me stessa. Valige di libri non letti durante le altre stagioni, molte domande e poche risposte, insieme a un sacco di abiti che alla fine non indossavo. E poi liste di cose da fare lunghissime, infinite, che sembravano non esaurirsi mai, e progetti che sembrava avessero aspettato luglio e agosto per uscire dal cassetto: alcuni sono ancora lì, offesi di non essere stati presi in considerazione.

E oggi cosa rimane di tutte le estati precedenti? Le rincorro una a una in ogni mio sguardo che si allunga sui luoghi che erano casa, rifugio, nascondiglio e che ora sono altro. Un paguro incollato alla roccia mi riporta a un’estate del 1991, la bella di notte in un’aiuola mi trascina con forza nel giardino dei miei nonni nel 1994, una Corona con limone e sale leccata da un ragazzino seduto in un bar mi spinge nel 2003, un signore che mi dice che il mio paese sembra Genova senza il mare mi scaraventa nel 2001.

Le acchiappo tutte queste estati andate via e le consegno a mia figlia Lila sotto forma di storie, sperando che lei le custodisca nelle sue tasche più a lungo possibile. Ne scrivo, come faccio adesso, per cercare di acchiapparne il senso, per carpirne la forma attuale ma nulla: non cavo un ragno dal buco.

Forse l’estate sta tutta in quell’attesa che, nei mesi che scorrono pian piano, si fa sempre più intensa. Una parte di me vorrebbe che l’estate tornasse a essere tutto quello che è stata. L’altra sa di dover fare i conti con l’inabitabilità di tutte quelle che verranno, per dirla con Pavese (e ringrazio Annie Francisca e la sua Baccano per avermi dato risposta senza conoscere la domanda).

la foto che mi ha ispirata

Quando ho iniziato a leggere il questionario di Chiara Zingariello sono rimasta senza fiato, come quando corri per raggiungere qualcosa che non vedi l’ora di vedere da vicino. Mi sono persa nelle sue parole e ho iniziato a immaginare quel mondo, disegnandomelo in testa.

Il questionario è uno dei passaggi fondamentali della Clinica Sbrinante Substack: la maggior parte delle persone che lo ha affrontato lo ha paragonato a una specie di scavo psicologico. Quello di Chiara era pieno di vita e di dolore, di rivincite, di consapevolezza e paura.

Dopo averlo letto, per giorni e giorni, non ho fatto altro che pensarci: sono rimasta invasa dalla sua storia proprio come se avessi letto un pezzo di romanzo. Ma una cosa è certa: Chiara Zingariello è una scrittrice.

Ho sperato con tutta me stessa che mi scegliesse per dare vita e colore alla sua newsletter e quando è successo mi sono bloccata: volevo che questo progetto fosse diverso dai precedenti, in grado dal primo sguardo di raccontare una storia intima di sorellanza che noi sorelle potessimo riconoscere al primo sguardo. Chiudevo gli occhi e riuscivo a vedere il campeggio, vicino al lago, il fuoco scricchiolante, la coperta abbandonata per terra, i bicchieri sporchi. Sentivo le ragazze parlottarsi fitto fitto, un bisbiglio unico e potente fatto di segreti, verità e bugie: un confessionale, non buio ma pieno di luce, un confessionale senza Dio, finalmente. Vedevo una mano sorreggerne un’altra, le unghie smangiucchiate, con lo smalto sfatto, un dito che cammina sul palmo, piazza che sanguina: un patto tra sorelle.

Tutte sorelle esce il 10 agosto, qui su Substack: è una scatola fatta di tesori e parole, di cose nuove, vecchie, prestate, regalate e blu. Un rito di cui vorrai far parte, vedrai.

Ancora oggi non so bene se e quando mi fermerò, ma vorrei prendermi dei giorni ad agosto onde evitare lo sbrocco settembrino. Diciamo quindi che sono in reperibilità, tipo dottoressa della guardia medica di provincia: per qualunque dubbio che abbia a che fare con social, newsletter e illustrazioni scrivimi e cerchiamo un incastro. Settembre si avvicina!

Le cose belle di luglio:
  • il viaggio dal continente alla Sardegna: io, Lila e Irma

  • Eva Luce che fa cose

  • il mare piatto e limpido alle 8 del mattino

  • io, Lila e Mia Luna sdraiate sulla sabbia a guardare le stelle cadenti

  • la distanza e l’attesa

Ci leggiamo ad agosto!
Scrivimi, lasciami un cuore o commenta se leggi da app, oppure condividi con chi pensa all’estate tutto l’anno, ma poi non sa che farsene.

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Sono Alice Fadda, un’illustratrice che disegna di tutto, anche strategie per comunicare online. Ho una Clinica digital, un pronto soccorso per chi vuole tanto comunicare online ma non sa dove mettere le mani. Scrivimi per capire come posso aiutarti.

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Insieme a Valentina Aversano ho messo su la Clinica Sbrinante Substack pensata per chi vuole lanciare o rilanciare la propria newsletter: raccontaci il tuo progetto congelato nelle note del telefono.

Qualcosa è gratuita ma richiede davvero tanto lavoro: se ti va puoi lasciarmi una piccola o grande offerta per sostenere questo progetto e il lavoro che c'è dietro offrendomi un caffè. Grazie ♥️

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