RSS Amplifier

Qualcosa · Jun 30, 2026

No, questo caldo non è normale

0
Sign in to vote or save

Qualcosa · Qualcosa

Ciao,
io sono Alice Fadda, la ragazza che ha iniziato a dirsi le cose ad alta voce e questa è

In questa newsletter trovi un ragionamento, che parte da me e che arriva ai ricchi del paese. Forse lo troverai sconclusionato: l’unica cosa certa è che un ragionamento assai sudato. Che altro? Qualcosina a giugno non è uscita perché sono stata impegnata con un nuovo progetto che ho raccontato qui

Se vivi a Roma, e vuoi uscire dall’online ti consiglio di iscriverti subitissimo a Appuntamento con l'artista per rimanere aggiornata sui prossimi incontri che ripartiranno a settembre, per otto persone curiose, ovviamente gratis.

Volevo scrivere questa newsletter mentre stavo a Perugia ma le cicale frinivano così forte che non riuscivo a concentrarmi. La mia mancata concentrazione però non è stata scaturita dal loro concerto, ma più dallo sconcerto. L’appartamento di mia suocera si trova al settimo piano di un palazzo che svetta vicino alla stazione: come è possibile che quel suono arrivasse fino a lassù? E soprattutto: ma dove diavolo erano quelle stesse cicale le estati precedenti? Giuro di non averle mai sentite.

Anni fa, scappavamo da Roma per andare in Umbria e provare quella piacevole esperienza di mettersi un giacchino nelle sere passate davanti al Curdo, o sulle scale del Duomo. Sentire il brividino di freddo in estate fa parte dei miei ricordi di bambina e di ragazza: tirarsi su il lenzuolo mentre dormivo nella casa del mare, mettersi i fuseaux (i leggings degli anni ‘80) per scendere in spiaggia per vedere i fuochi di San Giovanni, scegliere lo spessore della felpa da portarsi dietro, decidere se mettere le scarpe aperte o chiuse perché “al bosco potresti avere freddo” sono cartoline che mi tengo strette al cuore.

Ora fa caldo ovunque, anche dove prima faceva fresco. Non c’è salvezza nel bosco, nella spiaggia di notte, nelle regioni più a nord, anzi. L’unica salvezza possibile di questi giorni mi pare il ventilatore sparato in faccia, anche adesso mentre scrivo questa puntata.

Mio migliore amico, amante delle mie sudate notti, mia unica idea di sopravvivenza, nonostante poi non tolleri di averlo dentro casa perché ingombrante, perché in fin dei conti sposta solo aria calda, perché soffiando sui nostri corpi in mutande ci fa venire il mal di schiena. Maledetto e benedetto ventilatore, che salvi chi non può permettersi un condizionatore in casa. Non siamo pochi, poi.

Allora: per quale maledetto motivo dovremmo accollarci la responsabilità di questo caldo estremo? Perché questo pensiamo: che la colpa sia del 99% della popolazione, quella che continuamente si arrabatta per sopravvivere. A farmici ragionare è bastata la chat di scuola dove qualche giorno fa un papà ha postato una vignetta di Natangelo: pentolone sul fuoco su cui capeggia la scritta climate change e dentro due rane pronte a essere lessate, ma con un condizionatore sparato addosso. Ne ho fatto una mia versione con il dialogo originale di Natangelo:

due rane dentro una pentola
trovi l’originale qui

Tra le risposte arrivate in chat - ma quanto ce piace a noi genitori parlare su Whatsapp, eh?! - una mi è rimasta appiccicata addosso: “ci concentriamo sulla soluzione e non sulla causa, che siamo noi poi…”.

Ecco, io mi sono rotta le ovaie di sentirmi in colpa per questa crisi climatica. In questi anni ho fatto il possibile tenendo a mente tutte quelle azioni quotidiane che dovrebbe aiutare questo pianeta ormai nel baratro. Ho comprato borracce, preso la bici al posto della macchina, usato shampoo solido, coppette e mutande mestruali, ridotto la plastica, la carne rossa, evitato sprechi d’acqua, Amazon e fast fashion. E lo so che anche tu fai il possibile, ma davvero crediamo di stare in questa situazione perché la causa siamo noi? Davvero la colpa è (solo) nostra?!

Secondo un rapporto Oxfam del 2024 dal titolo Carbon Inequality kills, cinquanta dei miliardari più ricchi del mondo producono più carbonio in novanta minuti di quanto una persona media produca in tutta la vita. A inquinare non sono solo i loro jet privati o yacht ma anche come usano i loro soldi: per il 60% gli investimenti dei miliardari globali viene fatto in settori con un impatto devastante sul clima, come quello petrolifero o minerario. Un solo miliardario attraverso i propri investimenti è responsabile dell’emissione di 1,9 milioni di tonnellate di CO2 all’anno: in pratica le stesse emissioni che produrrebbe un jet privato se facesse 10 mila volte il giro del pianeta.

Poi c’è anche che questi simpatici miliardari condizionano la politica, portando avanti disinformazione sul cambiamento climatico e cause legali contro le ONG e i governi che si oppongono.

Non so tu, ma io durante il Covid ho avuto un momento di fortissima speranza nell’umanità: vero è che ho dovuto scavare alla ricerca di emozioni positive e felici, ma ho davvero creduto che qualcosa potesse finalmente cambiare. I dati del 2020 raccolti dall’UNEP (il Programma ambientale delle Nazioni Unite) segnalavano un calo del 7% delle emissioni globali di CO2 da combustibili fossili, all’incirca 2,4 miliardi di tonnellate in meno: negli undici anni precedenti non si era mai ottenuto un segno meno. Non poteva bastare però solo un anno in calo per rallentare il riscaldamento globale: ciò che serviva era una ripresa economica costruita attorno alla decarbonizzazione per raggiungere davvero un cambiamento reale. Scelta che ovviamente i governi e le aziende non hanno deciso di intraprendere, anzi.

Lungi da me dal voler fornire una soluzione ai grandi della Terra, anche perché non saprei dove mettere le mani, visto che ho una laurea specialistica in Scienze dei pupazzetti1 (cit.). Sono certa però che non voglio più sentirmi in colpa per come sta andando a finire il nostro pianeta: mi hanno educata a rispettarlo sempre e a prendermene cura. Il problema non sono io.

Il problema è quell’1% che il caldo manco sa cosa sia perché talmente pieno di privilegi e lussi che non è in grado di vedere cosa accade fuori dal mega finestrone della sua villa. Villa che un giorno, quando l’umanità tutta sarà scomparsa, verrà avvolta dalla natura selvaggia e testarda. Perché me lo auguro vivamente: un giorno, lei, ci sopravviverà.

Giugno è stato un mese faticoso ma pieno di soddisfazioni e di nuovi cantieri. Sono finalmente riuscita a completare delle illustrazioni per una newsletter tutta nuova che nelle prossime settimane potrà finalmente uscire allo scoperto (non vedo l’ora!).

La prossima settimana riparte un progetto di newsletter che era arrivato in Clinica Sbrinante Substack con la necessità di trovare il tono di voce giusto e una direzione precisa: abbiamo lavorato insieme a Mariachiara Dondi per dare a INNESCHI nuova linfa vitale e una struttura tutta nuova. Se stai cercando una newsletter che ti aiuti ad allenare il pensiero critico, a guardare il mondo con un pizzico di filosofia in più, l’hai trovata: riparte l’11 luglio.

Con Valentina Aversano stiamo per dare il via a diversi progetti, non solo con la Clinica Sbrinante, che ci terranno occupate tutta l’estate fino all’incirca a settembre: se stai pensando a noi per quella spinta in più a tirare fuori dal cassetto o dalle note del telefono la tua idea, o per togliere polvere e ragnatele dalla tua newsletter, questo è il momento giusto. Ne possiamo parlare adesso per partire con il fresco autunnale: che ne dici?

scrivici

Se invece hai bisogno di rinfrescare le pareti dei tuoi spazi online con delle illustrazioni, se ti serve supporto per comunicare meglio il tuo progetto o brand sui social, o di una social media manager che pensi a tutto, eccomi qui: fissa una call e facciamoci una chiacchiera. Trovi le date disponibili qui.

Le cose belle di giugno:

Ci leggiamo a luglio!
Scrivimi, lasciami un cuore o commenta se leggi da app, oppure condividi con chi non ne può più di prendersi colpe che non ha!

a

Share

Sono Alice Fadda, un’illustratrice che disegna di tutto, anche strategie per comunicare online. Ho una Clinica digital, un pronto soccorso per chi vuole tanto comunicare online ma non sa dove mettere le mani. Scrivimi per capire come posso aiutarti.

Scopri i servizi della Clinica Digital

Insieme a Valentina Aversano ho messo su la Clinica Sbrinante Substack pensata per chi vuole lanciare o rilanciare la propria newsletter: raccontaci il tuo progetto congelato nelle note del telefono.

Qualcosa è gratuita ma richiede davvero tanto lavoro: se ti va puoi lasciarmi una piccola o grande offerta per sostenere questo progetto e il lavoro che c'è dietro offrendomi un caffè. Grazie ♥️

1

Forme e tecniche dello spettacolo

Read the original on qualcosa.substack.com

Comments

Nothing yet. Say the first thing.

    Sign in to join the conversation.