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OraBuca · Aug 4, 2026

21 modi di fare schifo

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Carmela Giglio · OraBuca

Qualche tempo fa, ho letto su Substack un post di Emilio Dal Bo che si intitolava 45 micro-abitudini che mi hanno cambiato la vita (leggetelo alla fine, ché poi ve ne andate e rendete vane le poche energie che ho impiegato per questo pezzo estivo).

In quell’elenco – o meglio, in quella listicle – si sentiva una vaga eco di Atomic Habits e un certo gusto per quel minimalismo che tanto ci ha fatto girare la testa qualche anno fa.

Soprattutto, si respirava un’aria di buon senso, di piccole accortezze pratiche, come quelle indicazioni dei nostri genitori che da bambini ci facevano sbuffare e che ci tornano in mente 10, 20, 30 anni dopo, quando ci ritroviamo a pensare “ecco, avevano ragione loro”.
(La famosa comunicazione assertiva, ad esempio, non ce l’ha insegnata Marco Montemagno, ma quell’estate in cui siamo riusciti a rifiutare con educazione l’orzata degli zii o quei loro biscotti al burro che dormicchiavano nella latta blu dal capodanno del 1965.)

Questa delle micro-abitudini sane è, insomma, una lista da cui difficilmente puoi sfuggire, perché in alcuni punti è semplice in una maniera disarmante:

  1. La mia casella di posta ha zero nuovi messaggi da leggere.

  1. Sistemo la scrivania a fine giornata. Abituo la mente a completare le cose iniziate.

  1. Compro tre unità dei beni di consumo più comuni alla volta (sapone, dentifricio, deodorante…) e ricarico quando inizio l’ultimo.

  1. Mi segno i compleanni delle persone importanti sul Google Calendar per non potermeli dimenticare.

Non si possono trovare molte scuse di fronte a una cosa del genere. Se non riesci a mettere in pratica suggerimenti così basilari è perché sei dentro un enorme viluppo di micro-fallimenti, atti a testimoniare la tua natura profondamente imperfetta.

E non parlo di quell’imperfezione seducente che può tramutarsi in post motivazionali su LinkedIn o in simpatiche frasi da apporre a magliette utili solo a mettere in evidenza i capezzoli e la pancia.
Intendo proprio quell’imperfezione imbarazzante che resta lì a farsi contemplare mentre noi allarghiamo goffamente le braccia spiegandole che non sappiamo che fare.

Un po’ come la mia Panda che ha le frecce che lampeggiano a caso, il volante che si blocca se sterzi con troppo ardore e a ogni dosso produce quel rumore sordo tipico dei cadaveri chiusi nel bagagliaio.
Non ci sono scusanti. “Sistema la Panda” potrebbe essere l’indicazione #46. Ma per fortuna non c’è, e sia io che lei possiamo continuare nella nostra soave pratica procrastinatoria.

Orbene, non voglio fare la cinica che non crede al miglioramento di sé – giacché quel posto è già occupato – e anzi, io stessa ho fatto dei progressi crescendo. Però mi rendo anche conto di avere una certa difficoltà a guardare in faccia le cose di me che non riesco a migliorare.

Qualche anno fa, avevo iniziato una serie molto bella che si chiamava Shameless. Avevo mollato dopo qualche puntata con la scusa che mi stesse annoiando. In realtà, a ripensarci in seguito, mi sono resa conto che non ero andata avanti perché tutto quel grumo di disfunzionalità che non aveva nessun momento di redenzione (o perlomeno, io non feci in tempo ad arrivarci alla redenzione) mi metteva a disagio.

Jeremy Allen White in Shameless, prima di estremizzare la sua aura da bello-tormentato-irraggiungibile (che oggi chiameremmo “profilo evitante”) in The Bear.

Quindi. Siccome questa cosa di fare una listicle un po’ mi ha stuzzicata e la tenevo lì per i momenti di magra creativa, ho deciso di farne una.
Non che desse indicazioni utili – poiché sono la persona meno titolata a farlo, e d’altro canto l’estate è la stagione dedicata alla sospensione della dieta e dell’integrità morale – ma che mettesse in fila tutto ciò che faccio e vedo fare di meschino, autolesionista, egoista, grottesco e deprecabile.

Ovviamente, non sono arrivata a 45 punti. Mi sono fermata a 21. Il resto, fatelo voi.

  1. Se entro i primi 30 minuti dal vostro risveglio qualcosa va storto, convincetevi che quella è una “giornata noe fate di tutto per renderla tale. Questa meravigliosa pratica di origine orientale si chiama Shit Manifesting.

  2. Assecondate ciecamente quello che gli altri si aspettano da voi. Se ci sono più persone che fanno pressioni in direzioni opposte, scegliete quella indicata dalla più forte. Robert Frost diceva:

    due strade divergevano in un bosco e io –
    io presi la meno battuta,
    e questo ha fatto tutta la differenza.

    Ma voi non siete Robert Frost.

  3. Dopo aver inviato un messaggio importante, controllate compulsivamente se arriva una risposta. Non attendete più di 15 secondi tra un’occhiata e l’altra. È dimostrato che più volte si controlla, più alte sono le probabilità di ottenere la risposta desiderata, sia essa un aumento di stipendio o una nude pic.

  4. Al supermercato, tossite platealmente verso frutta e verdura.

  5. Quando siete ospiti a cena, dite “è buono ma + critica a caso”.

  6. Al primo appuntamento, mettete il più possibile le mani avanti su ogni tema delicato: impossibilità di impegnarvi emotivamente, disfunzioni sessuali, difetti fisici che notate solo voi ma che una volta detti ad alta voce vedrà inevitabilmente anche l’altra persona.

  7. A una mostra, piazzatevi davanti a un quadro per diversi minuti e ammorbate la persona che vi accompagna con interpretazioni del tutto campate in aria (all’unico scopo di scucire un amplesso, solitamente).
    In questo modo, costringerete gli altri visitatori a fare come certi amori che “fanno dei giri immensi e poi ritornano”, trotterellando per la sala in attesa che voi terminiate con i vostri “suggestivo”, “impressionante” o persino “icastico”.

  8. Ricordate che il treno è il luogo deputato a urlare i fatti vostri al telefono.

  9. Alle “feste comandate” inviate solo jpg di auguri trovati sul Web. Se volete dimostrare di essere al passo con i tempi, fatevi fare dall’AI un biglietto trash. Per un tocco di classe, limitatevi a inoltrare ciò che vi arriva. Per i veri professionisti, invece:

  10. Rispondete alle mail di lavoro la sera e nei weekend, anche solo con un pollice alzato, per dimostrare abnegazione ai superiori e seminare ansia e rancore tra i colleghi.

  11. La doppia fila è un costrutto sociale usato per opprimere i popoli. Si parcheggia dove si può. E comunque è solo per “due minuti”.

  12. Ricordate che tutti apprezzano la schiettezza e un sincero interessamento: lasciatevi pure andare a considerazioni sull’aspetto fisico o sulla vita personale del vostro interlocutore.
    Potete esplorare tutto lo spettro che va dall’adorabile “hai messo su qualche chilo, eh?” fino al “non ho capito che lavoro fai di preciso”.
    Sempre gradite le domande su situazione sentimentale e salute. Teneramente buffi gli scivoloni ageisti. Un evergreen da non trascurare sono le battute sessiste, meglio se in contesti formali.

  13. Se vi siete pentiti di aver detto qualcosa, non lasciate semplicemente cadere la questione. Cercate di spiegare meglio le vostre parole. Ancora e ancora e ancora. Se siete in chat, bombardate di vocali l’interlocutore fino a provocarne l’arresto cardiaco.

  14. Se al ristorante siete in gruppo, ordinate tantissimi piatti costosi che non finirete. Poi alla fine urlate “Facciamo alla romana!” all’indirizzo di chi ha preso solo una margherita e una coca piccola.

  15. Usate l’AI compulsivamente per ogni vostro problema sentimentale.
    Stressate il vostro chatbot fino a fargli prosciugare tutte le riserve idriche del Molise e a farne il leader di una rivolta delle macchine contro gli esseri umani piagnoni come voi.

  16. Non andate a votare.

  17. Se avete figli, sottoponetevi al martirio delle feste di compleanno organizzate e subite, armandovi dell’attrezzatura necessaria: lamentele sulle maestre, domande su quale altro hobby imporre ai vostri figli – già oberati più di un manager della Lehman Brothers nell’estate del 2007 – goliardiche battute su quanto sono zozzi i mariti e quanto rompine sono le mogli. Oh-oh.

  18. Ogni volta che state per fare una scelta ecologicamente sostenibile, fermatevi e pensate “Eh, ma a Nuova Delhi hai visto come vivono? Perché io dovrei fare la differenziata?”

  19. Nel caso in cui la vostra condizione di privilegiati mollaccioni occidentali vi provochi un fastidioso senso di colpa, placatelo con specifiche azioni risolutive:
    a) la monetina al vecchio/a che elemosina per strada (se invece è giovane, che vada a lavorare o che torni al suo paese);
    b) la donazione da 9,9 euro al mese a un’associazione a piacere, meglio se legata alla Chiesa, così già che ci siete rinverdite i fasti di quella genialata della vendita delle indulgenze.

  20. Non affrontate mai i problemi direttamente. Aspettate che passino da soli. L’Università del Wenkinshire ha dimostrato in un recente studio che nel 98% dei casi è la strategia di maggior successo.

  21. Spezzate gli spaghetti. Mettete la panna nella carbonara. Ricoprite di parmigiano la pasta con i frutti di mare.

Per suggerirmi altri modi di fare schifo, scrivetemi qui nei commenti o sul nuovo profilo Instagram di OraBuca (lo so che è più comodo qui, ma non trovavo un altro modo per mandarvi di là e farvi cliccare “segui”).

Se invece il vostro fare schifo consiste nell’ennesimo tentativo di digital detox (che fallirete), borbottate qualcosa abbastanza forte da farvi sentire fin quaggiù.

Read the original on orabuca.substack.com

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