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Ojalá · Jun 16, 2026

#141 Senza una stanza tutta per sé

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Alice Orrù · Ojalá

Ciao! L’ultimo episodio di Ojalá era dedicato alle internas, le lavoratrici domestiche in Spagna. Grazie a tutte le persone che mi hanno mandato consigli di lettura e visione sul tema, utili a comprenderlo meglio anche nel contesto italiano.

Segnalo in particolare due film, consigliatimi da Domenico e da Claudia: Calladita (regia di Miguel Faus, 2023) e Sindrome Italia (regia di Ettore Mengozzi, 2024). Grazie!

  • Barrial y respondona: due parole che ben descrivono la scrittrice messicana Dahlia de la Cerda, che mi sta regalando lo spazio di lettura di cui ho bisogno in un momento pieno di domande.

  • Scrivere senza una stanza tutta per sé è la pratica da cui nascono i testi di de la Cerda: la differenza tra il «femminismo della stanza tutta per sé» e il «femminismo dei nascondigli sotterranei».

  • Consigli di lettura e visione per le prossime settimane.


(La foto della copertina Substack è di Marcus Lenk per Unsplash)

In questo periodo sono in fissa con la scrittura di Dahlia de la Cerda, autrice messicana, barrial y respondona — così la definisce Gabriela Weiner in un articolo a lei dedicato. Una che non le manda a dire, ecco. La puoi leggere anche in italiano, tradotta1 da Sara Cavarero e pubblicata da Solferino.

Mi sono ficcata nel mondo delle sue Perras de reserva2 le cui protagoniste vivono in barrios dove le “persone bene” non entrerebbero mai, sono patronas di cartelli del narco, ragazze che abortiscono sedute sul wc di casa, matonas che uccidono se viene loro ordinato dalla capa. Un esordio a cui è seguito Medea me cantó un corrido3 e un saggio non tradotto, Desde los zulos (ed. Sexto Piso).

Zulo significa buco, nascondiglio sotterraneo, un luogo occulto agli occhi del mondo: come quello da cui scrivono molte donne che non hanno il privilegio di “una stanza tutta per sé”.

«Scrivo per quelle che non hanno una stanza tutta per sé», attacca de la Cerda nell’incipit del saggio, di cui ti traduco qualche riga. «Per quelle che scrivono con una persona piccola attaccata alla tetta e per quelle che non scrivono perché hanno una persona piccola attaccata alla tetta. Scrivo per quelle che formulano teorie mentre lavano i piatti. Per quelle che formulano teorie mentre lavano i panni. Per quelle che formulano teorie mentre vendono tamales in un quartiere precarizzato.»

E poi prosegue disegnando precisi profili di donne che non rientrano nel romantico immaginario della scrittrice borghese. Donne che perreano sconciamente e fino in fondo. Donne che scrivono nella loro lingua madre, che si ribellano alla lingua egemonica, che non vogliono scrivere “pulito”. Donne che prendono appunti sul telefono mentre siedono sul water, dietro la cassa di un minimarket o sull’autobus verso il centro di salute mentale. Donne come lei, che di certo non risponde al canone estetico della “persona intellettuale” né tantomeno a quello esotizzante della scrittrice messicana (nonostante le illustrazioni di copertina dei suoi libri in italiano ricorrano all’immaginario della solita Catrina…).

Copertina originale di Medea me cantó un corrido: una figura di donna che veste una maglietta bianca, jeans grigi e scarpe da tennis. Ha la pelle viola coperta di tatuaggi, lunghi capelli con rasta e una bandana che le copre la fronte.
La copertina originale di Medea me cantó un corrido (purtroppo non sono riuscita a risalire al nome dell’artista che l’ha illustrata. EDIT: l’illustratrice si chiama Rosario Lucas — grazie a Paola, lettrice di Ojalá, cheha trovato il nome!). La figura femminile rappresenta molto bene le donne di cui scrive Dahlia de la Cerda, altro che Catrinas.

È tra le pagine di Desde los zulos che emerge la differenza molto cara a de la Cerda tra il «femminismo della stanza tutta per sé» e il «femminismo dei nascondigli sotterranei» — lo stesso che anche Gloria Anzaldúa invitava a considerare come possibile spazio di creazione per le donne che vivono ai margini:

Dimenticati della stanza tutta per te — scriveva Anzaldúa nel 1980 nella Carta a escritoras tercermundistas4 — Non c’è tempo da dedicare alla macchina da scrivere, a meno che tu non sia ricca o non abbia uno sponsor (e forse non hai nemmeno una macchina da scrivere).

Se vuoi vedere e ascoltare Dahlia de la Cerda, eccola in una recente intervista per il video podcast Saldremos Mejores:

Proprio all’inizio dell’intervista, de la Cerda dice che, quando le chiedono qualcosa sulla sua scrittura, le persone si aspettano la risposta cliché: del tipo «scrivo da un luogo ben situato, dal mio contesto, dal Messico contemporaneo in cui vivo». La verità invece è che scrive soprattutto da due luoghi o meglio, da due emozioni: la rabbia e la tenerezza.

Sono furiosa, arrabbiata, incazzata, con la voglia di incendiare il mondo; oppure profondamente commossa, intenerita e con l’urgenza di appellarmi alla cura collettiva.

Ascoltandola capisco perché in questo periodo sto trovando lo spazio che mi serve nelle sue storie. Contrariamente a quanto fa de la Cerda, io non la so mostrare né scrivere la rabbia che sento, non nelle sfumature che la rappresentano meglio. Procedo ondivaga tra la rabbia e la ternura da e verso le persone che amo, inciampando tra decine di grigi (s)fatti di errori, parole dette male, rimuginio, insicurezze, risate profonde e diosolosaquantedomande.

Intensa, scrivevo qualche tempo fa, ma anche sempre più radicale e radicata.

Nelle prossime settimane e per tutta l’estate Ojalá uscirà in modo discontinuo, non settimanale. Continueremo a sentirci, ma con tempi più lunghi e newsletter più brevi. Nel frattempo puoi sempre scrivermi via email per dirmi cosa ne pensi di questa newsletter, propormi una collaborazione o semplicemente mandarmi un saluto:

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  • La lettera di Gloria Anzaldúa mi ha ricordato la storia della scrittrice Carolina Maria de Jesus, di cui aveva parlato Rocío in un episodio di Sudestada: “E comunque a un uomo non deve piacere una donna che non può fare a meno di leggere”.

  • Sto scrollando è la mappa emotiva creata da zugzwang0 (o stregonia) per raccogliere i pensieri e le sensazioni che ci genera l’uso eccessivo dei social media e del cellulare. Zero performance, solo pensieri anonimi: in questo post puoi leggerne la genesi.

  • A proposito di stereotipi nelle copertine dei libri: solo donne in copertina, osserva l’editor Francesca de Lena sulla sua newsletter i libri degli altri. Do un’occhiata veloce ai libri che ho intorno mentre scrivo: effettivamente la maggior parte ha una figura di donna (o una sua parte) in copertina.

  • Mese del Pride: l’inclusione vale solo finché fa fatturare? si chiede Elena Panciera su RSI. Risposta breve: sì. Quest’anno si è notato in un modo che signoramia… Elena spiega bene perché.

  • Se potessi teletrasportarmi a Londra in questo momento andrei di sicuro a vedere Queer as Comic, la mostra sui fumetti che — dal 1940 in poi, dai Moomin ad Heartstopper — hanno raccontato storie queer, rompendo taboo e facendoci un grandissimo regalo di rappresentazione.

  • Se non ti puoi teletrasportare da nessuna parte ma hai molta voglia di leggere belle storie, puoi recuperare le due Ojalá collaborative dell’estate scorsa, dedicate all’universo queer che abitiamo attraverso i libri.

    Qui il primo episodio:

    #105 Coltivare la bibliodiversità

    ·

    July 14, 2025

    L’ultimo numero di Ojalá era un rifugio climatico, quello prima una conversazione tra amiche che avrei voluto avere molto tempo fa.


    E qui il secondo:

    #106 Cosa stai leggendo?

    ·

    July 21, 2025

    L’ultimo numero di Ojalá iniziava una coltivazione di bibliodiversità. Oggi continuo a irrigarla, vediamo cosa fiorisce nelle prossime settimane: ne riparliamo a settembre 📚

  • Il linguaggio è sostenibile solo se è chiaro: Maria Elena Marras torna con un numero di Acqua che, con grandissima chiarezza, evidenzia il rapporto tra linguaggio chiaro e i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG).

  • La scorsa settimana la visita del Papa in Spagna ha monopolizzato qualsiasi narrazione mediatica da questa parte del Mediterraneo: a me ha interessato molto vedere un intero Paese parlarne con tanto trasporto, diviso tra l’adorazione e la critica (ma anche una politica parte di ipocrisia che conosciamo bene). Soprattutto, sono comparsi titoli con domande che in Italia si fanno sempre meno: La visita del Papa ha violato il principio di aconfessionalità dello Stato? (in spagnolo)

Per oggi chiudo qui, ci risentiamo presto. Vuoi scrivermi cosa ne pensi di questa newsletter, propormi una collaborazione o semplicemente mandarmi un saluto?
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Sono Alice Orrù, sarda emigrata a Barcellona nel 2012.
Fiera della sua residenza, la mia newsletter contiene incursioni di vita catalana e tanta, tanta salsa brava. 🍟

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Grazie per aver letto fino a qui. 💙
Alice

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Dahlia de la Cerda è una di quelle scrittrici a cui la traduzione abbassa giocoforza il volume. Non fraintendermi, è bello che sia stata tradotta (e per fortuna tradotta bene!), che venga conosciuta anche fuori dal mondo ispanofono; ma bisogna accettare il fatto che leggerla in un’altra lingua significa perdere un’enorme fetta di ciò che lei comunica attraverso il suo inconfondibile spagnolo chilango, di Città del Messico.

2

Bastarde disperate, Solferino, trad. Sara Cavarero, 2023.

3

La canzone di Medea, Solferino, trad. Sara Cavarero, 2026.

Read the original on ojala.substack.com

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