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Nera Jones · Feb 8, 2026

Finale di romanzo chiuso oppure aperto (pensare al sequel)

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Nera Jones · Nera Jones

Il finale di un romanzo è come il sipario che cala: può farlo lentamente, lasciando il pubblico con un applauso soddisfatto, oppure di colpo, lasciando tutti a bocca aperta. In ogni caso, è il momento in cui l’autore decide cosa chiudere e cosa lasciare sospeso.

In linea di principio, tutte le trame principali devono trovare la loro conclusione: se c’è un mistero da risolvere, il lettore deve ottenere la risposta; se c’è una promessa narrativa, deve essere mantenuta. Ma cosa fare delle trame secondarie? E, soprattutto, cosa succede ai personaggi dopo il “gran finale”?

Qui la scelta è interamente dell’autore. Alcuni preferiscono un finale “chiuso” alla Agatha Christie: il caso viene risolto, l’investigatore spiega tutto e ogni personaggio trova la sua posizione nel puzzle narrativo. Altri optano per il “finale aperto”, in stile Andrea Camilleri, dove Montalbano chiude il caso ma la sua vita personale rimane in sospeso, creando attesa per il prossimo capitolo.

Nel mio romanzo, ho scelto una via di mezzo. La protagonista (mia alter-ego), Nera Jones, incontra tutti i co-protagonisti uno per uno: con ognuno fa il punto della situazione e ognuno racconta cosa è successo dopo. Tutte le trame vengono chiuse… o quasi. Perché in fondo ho lasciato aperta la porta a un possibile ritorno del cattivo, Nik. Non sarà un ritorno scontato: nessuno potrà prevedere come riapparirà, e quando lo farà sarà uno di quegli eventi che stravolgono la vita a tutti.

E poi… c’è la domanda che mi tormenta: è possibile un’alleanza con chi ha cercato di distruggerti? È un interrogativo che, da sola, può tenere in piedi un’intera nuova storia.

Nik, tra l’altro, è stato un “infiltrato” nella mia trama. Non era previsto nella scaletta iniziale: è entrato in scena mentre scrivevo in un bar, ha preso posto e si è impossessato di alcune pagine. E, come spesso succede con i personaggi imprevisti, ha reso la storia molto più viva.

Un consiglio che mi sento di dare è: non chiudete completamente tutte le porte. Lasciate almeno una finestra socchiusa, un piccolo mistero insoluto, un dubbio che possa germogliare in un sequel, in un prequel o in uno spin-off. A volte, un co-protagonista minore può diventare il protagonista di un libro a sé.

Un esempio curioso arriva da Orson Scott Card, autore della Saga di Ender: a un certo punto ha riscritto la storia del primo libro dal punto di vista di un personaggio secondario. Questo ha rivelato dettagli nascosti, cambiato prospettiva e arricchito l’intera saga.

Nel giallo e nel noir, il prequel può essere altrettanto affascinante del sequel: scoprire cosa è accaduto prima dell’inizio del romanzo permette di svelare retroscena e motivazioni, mantenendo vivo l’interesse dei lettori.

Alla fine, però, il criterio più importante è uno solo: il finale deve appagare. Il lettore deve chiudere il libro sentendo di aver ricevuto ciò che gli era stato promesso, anche se resta una sottile curiosità che lo porterà a cercare il prossimo volume.

PS: Immagine generata con DALL-E su mio prompt e foto di una mia modella.

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