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Nera Jones · Feb 22, 2026

Crisi da pagina bianca (e come ingannarla)

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Nera Jones · Nera Jones

La crisi da pagina bianca è un po’ come un sospettato che si rifiuta di parlare: sai che sa qualcosa, ma non ti dirà una parola finché non trovi il modo di fargliela dire. Per uno scrittore può arrivare all’improvviso: ti siedi, provi a scrivere, e dopo un paragrafo ti sembra già tutto brutto, inutile, senza vita.

Personalmente, con questo primo romanzo non mi è ancora capitato. Forse perché non scrivo tutti i giorni: non è il mio lavoro principale e alterno la scrittura ad altre attività. Anzi, nel frattempo ho già buttato giù una cinquantina di pagine del seguito. Ma leggendo biografie di autori e blog dedicati, ho imparato qualche trucco per aggirare il blocco creativo.

Il più semplice è cambiare ambiente. Se scrivi sempre a casa, porta il portatile in un bar tranquillo, in biblioteca o in un posto dove di solito non ti capita di scrivere. Il cambiamento fisico stimola la mente, rompe il pilota automatico e apre spiragli inaspettati. E se quello che scrivi non ha nulla a che vedere con il romanzo, non importa: potrebbe tornarti utile in futuro, magari in un’altra storia.

E poi c’è un altro approccio: non scrivere. Esci e fai una passeggiata, osserva il mondo. Come investigatrice, sono abituata a confondermi nell’ambiente e a guardare la gente senza farmi notare. Un esercizio che consiglio è questo: siediti in metropolitana, togli la musica dalle cuffie e inizia a osservare. Ogni persona può diventare un personaggio, anche secondario. Memorizza i dettagli, ma senza fissare nessuno: non è un interrogatorio.

Ho notato che questo funziona meno nei centri commerciali. Forse perché lì le persone sembrano più uniformi, o perché luci e musiche pubblicitarie sono studiate per tenere la mente su binari prestabiliti. In strada o sui mezzi pubblici, invece, la varietà umana è una miniera inesauribile.

La pagina bianca non si vince sempre scrivendo. A volte si vince tornando con un taccuino pieno di volti, posture, tic nervosi. Perché un blocco creativo non è un muro: è una porta chiusa che, con il giusto passe-partout, si apre.

PS: Immagine generata con DALL-E su mio prompt.

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