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Monica Pirozzi · Jul 28, 2026

Non sei stanca del lavoro

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Monica Pirozzi · Monica Pirozzi

C’è una stanchezza che molto spesso fatichi a riconoscere.

È strana perché non nasce dal corpo, non passa con il riposo, non migliora con un weekend lungo.

Torna la domenica sera anche dopo le ferie migliori o un weekend rilassante.

Si installa già prima ancora che la settimana inizi.

E non sai bene come spiegarla, perché sulla carta hai un lavoro, uno stipendio, una posizione.

Ma sei a pezzi.

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La differenza che voglio farti vedere oggi tra questa stanchezza e una stanchezza “standard” (quella più conosciuta) è quasi impercettibile, ma cambia tutto.

La stanchezza “standard” si ricarica.

Arriva dopo una giornata intensa su qualcosa che senti tuo.

Ti svuota, ma in un modo pulito.

Sei felice di essere esausta.

Vai a dormire a pezzi e ti svegli con ancora voglia di fare.

Poi esiste un altro tipo di stanchezza, che con quella standard ha poco a che fare.

È quella che si accumula quando versi te stessa, ogni giorno, in qualcosa che non ti restituisce niente.

Non solo in termini economici.

In termini di senso, di visibilità, di peso reale che ti viene riconosciuto.

Quello non si smaltisce dormendo.

Perché non è il fisico a essere a corto.

È quella parte di te che vuole contare per qualcosa, e che continua a non trovare spazio.

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Ho sentito questa cosa raccontata in modi diversi, negli anni.

Una donna mi ha detto che si sentiva come un ingranaggio usato per far girare una macchina che produceva risultati per altri.

Un’altra ha usato parole ancora più dure:

”quando diventi preziosa per loro, non smettono di chiederti, anzi aumentano.”

Un’altra ancora mi ha detto:

”a un certo punto ho smesso di vivere, andavo avanti per inerzia.”

Non erano donne fragili, tutt’altro.

Erano donne capaci, affidabili, stimate.

E proprio per questo erano così consumate.

Perché la logica di certi ambienti, oggi, funziona al contrario: più sei brava, più ti caricano.

Più reggi, meno si accorgono di quanto pesa.

Più dai, meno viene chiesto di fermarsi a riconoscertelo.

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Ora ti dico una cosa scomoda, perché i discorsi solo consolatori non cambiano niente (e io poi non sono certo il tipo).

Non puoi lavorarti fuori da questa situazione.

Puoi essere più brava, più disponibile, più instancabile.

Ma se sei in un posto che ha tutto l’interesse a non vederti davvero, il tuo sforzo non cambierà il loro sguardo.

Anzi, renderà ancora più conveniente per loro continuare così.

Il riconoscimento non si conquista dando di più nello stesso posto. Si trova portando la propria energia da un’altra parte.

Le donne che ho visto uscire da questo schema non hanno convinto nessuno del loro valore.

Hanno smesso di aspettare che qualcuno lo facesse, e hanno costruito qualcosa in cui quel valore avesse il loro nome sopra.

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Ecco una bella storia.

Una donna che aveva passato anni in quella spirale mi disse, qualche tempo dopo aver cambiato direzione, che si trovava in uno stato di serenità che non riusciva nemmeno a descrivere.

Non lavorava di meno: aveva clienti, scadenze, giornate dense.

Ma c’era una differenza concreta rispetto a prima.

Quello che produceva tornava a lei, non alimentava il bilancio di qualcun altro.

Portava il suo nome.

E quella differenza, che sembra quasi una questione di forma, in realtà è sostanza pura.

Perché ha cambiato drasticamente il modo in cui ora si sveglia la mattina.

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So già cosa stai pensando, perché quando sollevo questo discorso me lo dicono quasi tutte.

Forse pretendo troppo, il problema sono io.

Quella voce ormai la riconosco a cento chilometri.

Non è la tua parte saggia che parla, ma l’abitudine costruita in anni di educazione al sacrificio silenzioso.

Ci hanno cresciute nell’idea che chiedere per noi fosse quasi maleducato.

Che reggere senza lamentarsi fosse una virtù.

Che mettere se stesse al primo posto fosse egoismo.

E così siamo diventate bravissime a dare, e incapaci di considerare che anche noi meritiamo di ricevere qualcosa in cambio.

Quella stanchezza profonda è anche il conto di questa educazione.

Non è un tuo difetto, lo sottolineo.

È il prezzo di quanto ti sei messa per ultima, per troppo tempo.

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Poi, c’è un’altra obiezione che arriva subito dopo.

Se mi sposto, butto via anni di lavoro.

No, affatto.

L’esperienza, il criterio, le competenze che hai costruito non appartengono al posto in cui le hai usate.

Appartengono a te e puoi portarle ovunque tu vada.

Cambia solo la direzione in cui le punti, e chi le vede.

E c’è anche un’altra paura diffusa:

Temo di espormi, di mettermi in gioco in modo visibile.

Questo timore non significa che non sei pronta.

Significa che stai passando da una stanza in cui il tuo compito era eseguire, a una in cui finalmente conti.

È normale che faccia un certo effetto: è il prezzo d’ingresso di qualcosa che è davvero tuo.

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Questo è il cuore del lavoro che faccio con le donne dentro The Copy Gateway.

Insegno loro a usare la scrittura per costruire una professione propria, libera e profittevole.

E credo che la scrittura commerciale sia una delle vie più dirette per un motivo preciso.

Ti restituisce la firma.

Quando scrivi per la tua professione, il valore che generi non evapora nel risultato di qualcun altro.

Diventa il tuo nome, la tua reputazione, la tua capacità di scegliere per chi lavorare e a che condizioni.

Per una donna che si è sentita a lungo un numero, tornare ad avere un nome è una trasformazione silenziosa.

E altamente soddisfacente.

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Termino questa newsletter con un solo esercizio da fare stasera:

scrivi tre cose che fai bene e che, nel posto in cui sei adesso, nessuno nota più.

Poi, guardatele.

Non sono competenze scontate.

Sono esattamente quello che stai regalando ogni giorno a chi non lo vede.

Ma nulla è perduto, perché non devi costruire niente da capo.

Devi solo smettere di offrirlo gratis a chi non se ne accorge.

(Se vuoi approfondire questo tema con il video completo, lo trovi qui su YouTube. Se invece preferisci l’audio, puoi ascoltarlo qui.)

E se senti che è arrivato il momento di capire concretamente come trasformare quello che hai già in una professione che ti riconosce per quello che vali, puoi prenotare una call gratuita con un consulente TCG.

Raccontaci la tua situazione, e costruiamo insieme il punto di partenza giusto per te❣️

A presto,

Monica

Monica Pirozzi
Copywriter | Founder TCG
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Scrivere per lavoro ad alti livelli
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