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melidé · Jan 29, 2026

Il dissing tra Brunello e Giammetti ci insegna qualcosa?

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Alessandra x melidé · melidé

No ma che ridere, oggi (era lunedì 26 gennaio) è il giorno del dissing tra Brunello nostro (leggi Brunello Cucinelli) e Giammetti (Giancarlo, fondatore, insieme a Valentino Garavani, del marchio Valentino).
Brunello, intervistato dalla stampa dopo il funerale di Valentino, ricorda lo stilista raccontando che quando andava in una delle sue boutique lo faceva chiamare per avere uno sconto. Giammetti non apprezza e decide di rispondere a Cucinelli. Dove? Come? Cosa? Su Instagram. Con una story:

Che ridere, Brunello nostro ha 72 anni, Giammetti ne ha 83. E io che mi sento vecchia a postare le foto dei miei gatti e a fare caroselli in cui sintetizzo la mia placida vita di provincia, perché mio figlio, 12 anni, sostiene che non freghi a nessuno di vedere quello che fa la gente, che è una cosa, appunto, da adulti (leggi: vecchi) e come parecchie cose degli adulti dal suo punto di vista è cringe.
Quindi ricapitoliano: io che posto cose su Instagram per mio figlio sono cringe, come per me è cringe l’ottantenne Giammetti che risponde al settantenne Brunello con una story giustificata a destra e il dettaglio dell’accento grave sul , che non poteva sfuggirmi perché è corretto. Ma, superato il cortocircuito delle modalità del dissing, la vera domanda è: qual è il problema? Il fatto che Valentino chiedesse lo sconto a Brunello nostro? Il fatto che Brunello nostro parli di lui senza averlo mai conosciuto di persona? In proposito Alessandro nostro (leggi: Michele), interrogato dalla stampa sempre al funerale, dice chiaramente di non averlo mai conosciuto, di averlo incontrato solo qualche volta di striscio a qualche evento. Infatti oggi la maison, di cui Michele è il direttore creativo, è per il 70% di proprietà di Mayhoola for Investments, un fondo del Qatar, e per il 30%, ovviamente, di Kering, e di chi se no.

In ogni modo, è questa cosa dello sconto a non essere andata giù a Giammetti: chiedere lo sconto in una boutique è démodé, è un po’ una cafonata anni ‘90, una cosa da borghesi (vecchio stampo, ora la borghesia è altra roba), che più che poverinare per pagare di meno mette una bandierina sul proprio status. Fare lo sconto, accordare uno sconto, è un modo per dire: bello de casa, sei di famiglia, meriti di pagare di meno. È il gusto del privilegio, quella sensazione di avere potere, eclusività, in un paradosso troppo evidente per non essere totalmente accettato: proprio perché sono ricco, proprio perché posso permettermi di comprare a prezzo pieno, pretendo uno sconto. Lo sconto, in questo contesto, è un concetto traslato, non una cosa concreta.

E invece noi, umili creature che viviamo in un mondo in cui proprio come Federico (leggi: Fedez) e il Rapisarda (leggi: Tony Effe), anche due anziani, ricchissimi, elegantissimi, famosissimi e distintissimi imprenditori se le cantano su Instagram, perché facciamo sconti? Non certo per dirvi “belle de casa”, no.

Facciamo sconti per fare spazio a nuove idee, per darvi accesso a capi che hanno già fatto la loro vita narrativa, e che ora possono continuare a vivere altrove.

Facciamo sconti perché il magazzino è un posto molto concreto in cui non ha senso tenere cose troppo a lungo (e vi assicuro che tenerlo in ordine è complicato, ma è una delle cose che mi piace fare in melidé).

Facciamo sconti perché un brand indipendente vive di equilibrio instabile: entrare e uscire, produrre e fermarsi, immaginare e poi pagare le fatture.

Lo sconto è una scelta di gestione che si intreccia inevitabilmente con il calendario del mondo del commercio, e chi siamo noi per preferire il calendario dei gatti.

Facciamo sconti per trasformare ciò che è fermo in movimento.

Perché un capo chiuso in uno scatolone non è sostenibilità, e lo diciamo da sempre: l’invenduto non è sostenibile per il pianeta, non solo per l’azienda.

Facciamo sconti per permettere a chi ci guarda da lontano da mesi di dire: ok, adesso sì, e spesso è da lì che nasce una relazione lunga, non dall’acquisto “importante” (sono certa che alcune di voi hanno scoperto melidé comprando un capo in saldo, e poi sono restate).

Facciamo sconti per finanziare il dopo: il tessuto che non avete ancora visto, il design che non abbiamo ancora osato, il vestito che ora è solo nella mia immaginazione, l’errore futuro che però vale la pena tentare (chissà quale sarà il prossimo guaio, sono pronta).

Saldi, nelle varie categorie: vestiti, pantaloni. maglieria, T-shirt e felpe ricamate, accessori.

Read the original on melide.substack.com

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