Cosa succede quando un’esperienza non ha un obiettivo?
È una domanda che mi è rimasta addosso per un po’. Di quelle che non fanno rumore, ma che tornano nei momenti più strani. Magari la sera, magari mentre stai facendo altro.
Magari al mattino, quando appena apri gli occhi.
Siamo abituati a sistemi che chiedono qualcosa e che lo fanno sempre più ossessivamente: attenzione, performance, risultati.
Anche quando giochiamo, in fondo, c’è sempre un traguardo. Una vittoria.
Un fine ultimo, oltre al semplice concetto di gioco.
Mi sono chiesto “e se togliessimo tutto questo?”, e se restasse solo l’esperienza del gioco in sé?
Forse, lavorando per sottrazione, si può toccare di nuovo quel qualcosa che, ultimamente, si è un po’ perso.
ONEIROS nasce da qui.
Non come un gioco nel senso classico del termine, ma come uno spazio. Uno spazio che si colloca da qualche parte tra un sistema, un rituale e un momento di pausa.
Alla base c’è un’idea semplice: usare un linguaggio familiare, quello delle carte, dei simboli, dei tarocchi, per esplorare. Non il futuro, ovviamente.
Per esplorare qualcosa di molto meno definito: i sogni.
O meglio, quella logica strana e fragile che i sogni sembrano seguire. Quella sensazione di coerenza che, mentre la vivi, ha perfettamente sense ma che svanisce appena provi a spiegarla.
In ONEIROS entri in una sessione.
Le carte emergono, una alla volta.
Alcune si rivelano subito.
Altre restano sospese.
Altre non si mostrano affatto.
Il tempo scorre.
E con lui cambia anche il significato di ciò che stai osservando.
Non c’è un obiettivo.
Non c’è un modo “giusto” di interpretare quello che succede.
Puoi avvicinarti a questa esperienza in molti modi diversi.
Come una lettura.
Come un momento di silenzio.
Come una pausa.
Oppure semplicemente come qualcosa di strano da attraversare.
Ogni sessione, però, lascia una traccia.
Una composizione che ho chiamato Dream Signature.
Una sorta di impronta emotiva fatta di elementi onirici da scoprire.
Non è un punteggio.
Soprattutto, non è un risultato.
È più simile a una fotografia.
Una fotografia di quel momento.
Se devo essere sincero, ONEIROS nasce anche da un’esigenza molto personale, quella di creare qualcosa che non chiedesse nulla in cambio.
Nessuna performance.
Nessuna ottimizzazione.
Nessuna progressione.
Solo presenza.
Un sistema che esiste, ma che non ti spinge da nessuna parte.
Che non ti misura.
Che non ti giudica.
E che, forse proprio per questo, riesce a lasciare spazio.
E riesce a creare quello spazio, onirico e narrativo, di cui io ho bisogno.
E di cui forse anche altri hanno bisogno.
Non so esattamente cosa sia ONEIROS.
E probabilmente va bene così.
Se ti incuriosisce, puoi provarlo qui:
Ti basta un browser e qualche minuto di silenzio.
Sogni d’oro.
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