RSS Amplifier

Il Capitale - di Marco Liera · Aug 20, 2026

Il mio romanzo in sei puntate: Mediterraneo 2020 (6/6)

0
Sign in to vote or save

Marco Liera · Il Capitale - di Marco Liera

Qui la prima puntata

Qui la seconda puntata

Qui la terza puntata

Qui la quarta puntata

Qui la quinta puntata

“Posso invitarti a bere una birra alla taverna?” le chiese.

Vittoria sollevò la tavola e la vela per appoggiarle con cura sulla spiaggia. Mentre si toglieva la muta, guardò bene Joachim, l’istruttore con il quale dagli inizi di maggio aveva ripreso a praticare windsurf, la sua vecchia passione sportiva. Beh, fisicamente era proprio un gran figo. Spalle larghe, capelli biondi… le venne in mente William Katt in Un mercoledì da leoni. “Vediamo se ha pure un’anima, e magari un cervello” pensò lei.

“Con piacere.”

“Questo è il periodo dell’anno che preferisco” esordì Joachim. “È quello in cui apriamo la stagione. Pochi surfisti, vecchi amici molto motivati, provenienti da tutta Europa. Ci diamo appuntamento qui, su questa spiaggia di Allagi che dà verso ovest, dove il vento giusto non manca mai. Quest’anno, con il lockdown come vedi non c’è quasi nessuno.”

“E questo ti affascina o ti fa paura?”

“Sarei un incosciente se ti dicessi che è solo affascinante. I turisti devono prima o poi ritornare, altrimenti è dura. Però certo, in questi giorni di surf le emozioni sono state incredibili.”

Vittoria lo guardò negli occhi mentre lui accennava alle emozioni. Notò una luce particolare.

“Tu abiti qui anche d’inverno?”

“Sì. Torno a Friburgo, la mia bellissima città, solo per Natale. Poi qualche gara in Australia o in Nuova Zelanda. Ma ormai la mia vita è qui.”

“Scelta drastica.”

“Se conosci la cultura classica non dovresti essere sorpresa. Noi tedeschi abbiamo una lunga storia d’amore con il Mediterraneo, ti basti pensare a Goethe o a Schliemann.”

Joachim fece una pausa e poi riprese: “Anche con le donne del Mediterraneo.”

“Lieta di far parte del target. Io vengo da Palermo.”

Il sole stava tramontando, illuminando i loro visi. Il meltemi agitava i loro capelli appena asciutti. Le casse diffondevano Brown Sugar dei Rolling Stones. Entrambi percepirono qualcosa di magico.

*****

I “bordi” di Vittoria con windsurf e kite erano diventati sempre più frequenti. Joachim la osservava dalla spiaggia, e quando smetteva, le dava dei consigli. Poi la ascoltava nei suoi racconti. E le parlava a sua volta di qualche libro che aveva letto. Di quello che avrebbe voluto essere. Di quello che era diventato.

“Pensa che se sono finito qui, il merito è di un olandese!” le disse un giorno lasciandola con una curiosità insoddisfatta. E le parlava dei suoi progetti, passati e futuri.

“Sai che questa taverna è in vendita?”

La Tailwind Taverna era il ritrovo dei surfisti, davanti alla loro spiaggia. Teatro di sfide, di storie, di canne e bevute, di incroci di giovani ed ex-giovani provenienti da tutto il mondo. Di serate di musica country. Anche di amori.

“Non sapevo. Stai pensando di comprarla tu?”

“Proprio così. Ho avuto accesso a un finanziamento dell’Unione Europea, per lo sviluppo del turismo in Grecia, metà a fondo perduto.”

“Congratulazioni, bel colpo!”

“Ma il piano è di aggiungerci delle camere, ci sono già le autorizzazioni.”

“Affascinante. Sarà il tuo Hotel California, come cantavano gli Eagles?”

“Potrebbe essere il nostro Hotel California.”

“Scusami? Non ho capito.”

Joachim arrossì. “Ehm, ti chiedo scusa. Ho invaso la tua sfera di libertà.”

“Scuse accettate. Però ci hai pensato. E me l’hai detto. Mi sbaglierò, ma sono certa che non lo fai con tutte le surfiste che passano di qui.”

“No.”

“È qualcosa di molto impegnativo.”

“Sì.”

*****

“Era molto tempo che non mi succedeva di parlare del futuro dopo aver fatto l’amore.”

“È la differenza tra scopare e fare l’amore.”

“Forse. Magari fosse tutto così semplice. Così schematico.”

Joachim si mise l’accappatoio e andò in cucina a preparare un cocktail per sé e Vittoria.

“Per me mojito, grazie. Con molto lime.”

“Devi sapere… devi sapere che in passato ho cercato di costruire un mio futuro con un’altra persona. Ci credevo moltissimo. Alla fine, è andata malissimo. Ho ancora le cicatrici, dentro.”

Joachim tornò con i due mojitos e anziché servirne subito uno a Vittoria, prese ad accarezzarle la schiena, come se cercasse di curare silenziosamente quelle cicatrici.

“Però sono uscita più forte, almeno credo.”

“Più forte in che senso?”

“Cinicamente forte. Senza fatue illusioni.”

“Quindi?”

“Quindi, caro il mio tedesco figlio di puttana, tu mi stai prendendo il cuore con il tuo fottuto romanticismo. E io ci sto, mi piace. Ma sappi che sei tu che fai parte del mio progetto.”

“Cioè?”

“Io non perdo nulla a venire qui a stare con te. Mentalmente ho già rinunciato a tutto quel poco che ho costruito in Italia. Non ne vale la pena. Il mio futuro è qui. Con o senza di te.”

Cheers – disse Joachim alzando il bicchiere -. Al mio progetto che ora è diventato il tuo.”

*****

“Ho già saputo. Non c’è bisogno di formalità.”

“Traffico, dai, non fare il terrone tradito geloso, non è da te.”

Vittoria aveva voluto vedere Traffico per spiegargli la lontananza degli ultimi giorni. Sapendo che lui sapeva.

“Hai ragione, però posso dirti una cosa? Stavolta ci credevo. O quasi. In testa avevo dei progetti.”

“Che per caso mi riguardavano? Ma grazie per avermi coinvolto!”

“Forse non avevi capito che non stavo con te solamente per scopare.”

“Ma doppiamente grazie, per avermi inserito nel ristrettissimo club delle donne con cui non sei stato solamente per scopare! Quante siamo, se non sono indiscreta?”

“Pochissime.”

“E spiegami, come è andata a finire con le altre? Non sarà che tutte hanno trovato un altro progetto migliore di quello che tu per i cazzi tuoi pensavi di avere per loro?”

Trafficone si alzò per respirare e guardare il mare.

“Luca - chiamandolo per la prima volta con il suo vero nome – quante volte hai detto ti amo a una donna?”

“Oh adesso basta - sbottò Trafficone – tu te ne vai con un altro, e adesso mi fai pure il processo.”

“No, te lo chiedo perché a me non l’hai mai detto.”

“Avrebbe cambiato qualcosa?”

“Chi lo sa. Da molti anni non solo tu, ma nessun altro uomo me l’aveva mai detto. Joachim ha rotto la tradizione.”

“Ahah!” rise sarcasticamente Trafficone. “Sono promesse da marinaio, anche una bambina dell’asilo lo capirebbe! Ti credevo più intelligente, Vittoria!”

“Dimostra dei sentimenti senza vergognarsene, e in più abbiamo veramente un progetto.”

“Ah, sì, un progetto con un istruttore di windsurf? Cosa volete fare? Una serie su Netflix tipo le bollenti vacanze della focosa siciliana e del biondo nordico sull’isola greca?”

“No, ti sorprenderò. Hai presente la Tailwind Taverna?”

“Sì, quella davanti alla spiaggia dei surfisti.”

“La compriamo io e Joachim. Lo trasformiamo in una specie di Hotel California.”

“Oh cazzo….Quindi resti qui?”

“Sì. Mi sono dimessa dallo studio. La situazione dei lavori in Italia è drammatica. Gli uffici pubblici che rilasciano le autorizzazioni sono tutti chiusi, i progetti vanno molto a rilento. Il mio capo mi ha detto: non posso licenziarti perché la legge ora in Italia me lo impedisce per via del virus. Nessun problema, gli ho detto. Così abbiamo raggiunto un accordo economico per un’uscita consensuale. I soldi sono arrivati ieri sul mio conto corrente.”

Trafficone andò a cercare una sigaretta, cosa che gli capitava molto di rado.

“Quindi…quindi fammi capire. Lasci un lavoro di architetta per il quale avevi lottato per anni per trasferirti su un’isola greca per cantare Hotel California? È così?”

“Ma dai, proprio tu mi fai questi discorsi? Tu, il profeta del cambiamento, del mandare affanculo chi non ti piace, della libertà sopra ogni cosa?”

“Rischi di brutto, dico solo questo, comunque sono cazzi tuoi.”

“Che cazzo di futuro ho con il mio lavoro in Italia? Almeno qui mi diverto.”

Trafficone si era messo a sedere sulla terrazza, fumando nervosamente, in silenzio.

“Ciao Traffico, ci si rivede sull’isola.”

“Questo lo vedremo.”

*****

“Ciao Traffico, sono venuto a salutarti. Domani me ne vado. Torno a casa.”

“Come domani? E come cazzo fai?”

“Ho preso accordi con Manolis. Mi imbarco domattina sulla nave che rifornisce la sua taverna, che stavolta ritorna direttamente ad Atene senza fermarsi nelle isole. Poi da lì noleggio una macchina che ho già prenotato e in una giornata, massimo due dovrei essere a Sgobbate.”

Ferruccio appariva sereno e deciso.

“Ma se tu aspetti qualche giorno… vedrai che da settimana prossima riprendono i voli, sarà molto meno complicato tornare, magari ora trovi le frontiere ancora bloccate.” Trafficone non capiva le ragioni di tanta fretta.

“E poi, anche se sono cazzi tuoi, come mai tutta questa urgenza?”

“Sento la mancanza di Roberto, mio figlio. E dei suoi amici.”

“Cioè?”

“Vedi Traffico, Roberto è gravemente disabile dalla nascita. Adesso ha 15 anni. Hai presente una caramella Zigulì? Ecco, il suo cervello è grande come una Zigulì, come ha scritto molto bene il papà di un altro disabile, Massimiliano Verga. Facciamo una vita dura, e mia moglie ora fa molta fatica da sola. Anche perché abbiamo un’altra figlia. Altro che fuck-you money. Non possiamo permetterci di mandare affanculo nulla e nessuno. Una vita abbastanza di merda per i tuoi standard.”

Trafficone restò in silenzio.

“In altri tempi, uno come Roberto sarebbe stato abbandonato a se stesso. Nelle nostre famiglie contadine i figli handicappati non sopravvivevano a lungo. Oggi sono invece considerati una risorsa per la collettività. Senonché la stessa collettività, una volta stabilito questo principio, lascia per lo più soli noi genitori di disabili. Quindi dobbiamo unire le nostre forze. Per questo abbiamo creato una rete di genitori di disabili che ha un centro a Sgobbate. Dove ogni estate organizziamo un camp.”

Trafficone restò in silenzio.

“Ti lascio questa foto del nostro gruppo al camp dell’anno scorso. Vedi, questo è il nostro Roberto.”

Trafficone restò in silenzio.

“Qui ad Allagi sono stato bene, mi sono divertito e tu sai anche il motivo. Ma nelle ultime settimane ho sentito una grande voglia di riabbracciare Roberto.”

“E…e tua moglie?” farfugliò Trafficone pensando alla piacevole frequentazione di Maria da parte di Ferruccio.

“So che non mi chiederà nulla. Non mi ha chiesto nulla di quello che ho fatto qui. Non abbiamo tempo di occuparci delle stronzate.”

*****

Vincenzino vacillava mentre camminava. Aveva lasciato lo studio di Danae all’alba dopo l’ultima notte di passione prima del ritorno in Italia. Vacillava perché si era sentito completamente catturato da quella relazione, e alla fine, inevitabilmente espulso. Era stato tentato di lasciare la famiglia per restare con lei. Aveva accarezzato questa folle idea e gliel’aveva pure detto. Non aveva resistito, non era stato capace di trattenere questa oggettiva debolezza. Come faceva a immaginare di lasciare la moglie e quattro figli? Per fuggire con Danae poi, una donna che dimostrava di non essere interessata a rapporti duraturi. Era stata allora Danae a ricordargli il programma che gli aveva notificato all’inizio del loro rapporto, che prevedeva il ritorno dalla sua famiglia. E lui si era sentito un cretino. Aveva percepito quanto fossero fragili le basi del suo matrimonio, dei suoi sentimenti verso la moglie e i quattro figli. Per fortuna non si era confidato con nessuno. Qualcuno dei colleghi aveva insinuato che ci fosse stata una storia tra lui e Danae, ma lui non si era fatto sfuggire una parola. Trafficone sapeva, ma aveva compreso l’abisso nel quale era piombato Vincenzino e se ne stava zitto per non fargli ulteriormente del male.

E Danae aveva trionfato. Aveva vissuto con pienezza ciò che le interessava: qualche nottata di sesso non impegnativo. Vincenzino, tra l’altro, si era dimostrato un amante resistente, e per questo si era meritato dei complimenti. Forse Danae avrebbe presto soddisfatto questo lato irrinunciabile della sua personalità con un altro uomo. O forse no. Poteva passare lunghi periodi senza accoppiarsi. La sua grande fantasia le permetteva di concedersi da sola degli intensi momenti di piacere.

Mentre il sole saliva a est sopra la linea del mare, la paura di affrontare di nuovo la vita familiare dopo le sensazioni esaltanti di quei giorni con Danae aggredì la pancia di Vincenzino come mai gli era successo. Si accovacciò sotto un fico, per dare sfogo a un impellente attacco di diarrea.

*****

Che accoglienza si sarebbero ritrovati gli elettricisti una volta tornati a casa dopo più di due mesi passati lontano dal virus e dalla morte?

Cavallo era particolarmente angosciato, apparentemente tormentato dai sensi di colpa.

“Con tua moglie ti sei scelto il ruolo di vittima” analizzò Attilio.

“Lo so. Si fanno un sacco di stronzate nella vita. Io ho sicuramente esagerato, però.”

“Ma no. Alla fine, è la situazione meno rischiosa per te. Avevi provato ad andartene e sei tornato indietro.”

“Maledetto il giorno in cui anziché ricacciarmi fuori casa a calci nel culo, mi ha riaccolto.”

“Però continui a stare con lei. Ci sarà una ragione.”

“Cosa vuoi dire? Che mi piace sentirmi umiliato?”

“Umiliato? Io vedo che qui ti fai benissimo i cazzi tuoi. E forse non solo qui.” lo stuzzicò Attilio pensando alla fissazione per Cristina. “Oh, non ti giudico mica per questo. Faccio solamente fatica a capirti.”

*****

Era verso mezzanotte.

Erano rimasti solo Trafficone e Attilio al quinto giro di shot di raki e al secondo sigaro. Gli altri erano andati fuori a camminare sulla spiaggia “per smaltire la cena” prima di imbrandarsi. Il mare era quieto sotto la mezzaluna.

“Un po’ mi dispiace che ve ne andiate da Allagi, te e quegli altri stronzi bergamaschi.”

“Ma c’è uno stronzo più stronzo degli altri che resta, Traffico.”

Traffico si mise a ridere, la testa piegata tra le mani attorno alla bottiglia di raki.

“Ahahahahahahah…. Lo sapevo, lo sapevo che tu eri il più stronzo, Attilio.”

Trafficone riempì i bicchieri per il sesto giro.

“Immaginavo lo avessi capito. Avevi capito che qui mi trovo troppo bene.”

“Esaaaatto! Ma avevo anche capito che, con la morte di tuo padre, per te si è chiuso un ciclo, una fase della tua vita. Quello del mòla mia!”

“Sei un figlio di puttana, Traffico, ci prendi sempre in queste cose!....però, però non conosci il mio piano per evadere.”

“Sentiamo.”

“Ho parlato con un avvocato di Bergamo, gli ho dato l’incarico. Domani manderà una lettera a mia moglie proponendole la separazione consensuale.”

“Consensuale? Ti mangerà vivo, te e tutti i soldi che hai.”

“Proprio così. Le darò tutti i soldi e gli immobili che ho in Italia. L’avvocato è d’accordo con me nel ritenerla una proposta esagerata, tant’è vero che mi ha chiesto ripetutamente se ne fossi convinto. Mia moglie vivrà come una regina di provincia per il resto dei suoi giorni.”

“Le regali tutti i soldi e gli immobili che hai in Italia? Ma sei fuori di testa?”

“Niente affatto. Vedi, qualche anno fa ho scudato i soldi che io e mio padre tenevamo all’estero, e li ho intestati a una fiduciaria. Grazie a te, ora mi rendo conto che sono sempre stati il mio fuck-you money. Mia moglie non ne ha mai saputo nulla, e ovviamente non ne saprà mai nulla. Quello che le offro ora è moltissimo, perché è il riscatto per la mia libertà. Senza pietosi rancori. I soldi alla fine sono la cosa che le interessa di più. Qui riuscirò a mantenermi con poco, c’è lavoro e relax per me per i prossimi anni, e una vita da reinventarmi. Magari ti rubo qualcuno dei tuoi per insegnargli il mestiere!... Mi sento carico e affascinato all’idea.”

“E la tua società, e il tuo socio…e Cavallo, Ferruccio e gli altri, i tuoi dipendenti?”

“Domani gli dirò che non parto con loro. Vedrai che torneranno qui prima o poi per le vacanze. Quanto a Matteo, l’ho mandato a fare in culo. Ho delegato a un avvocato di Milano la trattativa per farmi liquidare a rate il mio 50%.”

“Hai già deciso dove sistemarti qui?”

“Sono già andato a vedere un paio di case da comprare, però mi devi dare dei consigli.”

“Aspetta a comprarla. Magari quest’estate se ne libera una molto bella di mia conoscenza.”

*****

Arrivò la mattina della partenza. Il vento era tornato a soffiare con forza su Allagi, e il profumo dei pini si mischiava nell’aria con l’umidità marina. Attilio faceva fatica a nascondere la commozione per la lettera che Giorgio, per conto suo e di Cavallo, Vincenzino e Sammy, gli aveva scritto la sera prima della partenza, con Ferruccio che, da Sgobbate, aveva chiesto di firmare anche per conto suo.

“Quando tornerai a trovarci?”

“Tra un paio di settimane verrò sicuramente. Voglio andare sulla tomba di mio padre. Poi dovrò chiudere le mie situazioni: separazione, società, banche, casini vari. Poi tornerò spesso a trovare mia figlia, ha bisogno di consigli per evitare di essere vittima del suo successo.”

“Siamo stati una bella squadra” sentenziò Sammy.

“E tu un grande capo” aggiunse Vincenzino.

Si abbracciarono senza dire altro.

*****

All’aeroporto di Orio al Serio li aspettavano familiari e parenti vari. Tutti rigorosamente con mascherina, resistettero alla tentazione di abbracciarsi per via delle raccomandazioni sanitarie.

Nessuno invece si era presentato ad accogliere Cavallo. Né la moglie, né i figli.

Anna risultava non raggiungibile al telefono.

Imbarazzato, Cavallo si fece dare da Sammy un passaggio per Sgobbate.

Arrivato sul pianerottolo, davanti alla porta trovò due valige. Prima di aprirle, suonò più volte il campanello. Nessuno rispose.

Aprì le valige, e vide che erano piene di cose sue. Comprese le chiavi della Toyota.

Quella sera, in mancanza di alternative, decise di andare a dormire al Motel Meeting, vicino all’uscita dell’autostrada.

“È da solo, stavolta?” chiese l’addetto della reception con un mezzo sorriso, ricordando di averlo già ospitato in piacevole compagnia.

“Per arrivare al cantiere dobbiamo passare di qua, in mezzo alle galline.”

“Ma non mi avevi detto che avresti rinunciato agli animali per via della vicinanza con il tuo resort?”

“Ho chiuso con i maiali, i somari e le capre, resta un po’ di pollame…ah, attento alla testa!”

I lavori erano ripartiti da un paio di mesi, dopo il blocco dovuto alla pandemia. Marco poté constatare la progressione rispetto alla visita dell’anno prima.

“Questo è il ristorante. Qui davanti la spa. Adesso ti faccio vedere una suite finita. Manca solamente l’acqua nella piscina”

Marco si complimentò per il risultato di livello e i due tornarono a sedersi sul terrazzo della villa. Il sole stava sparendo dietro la collina. Davanti a loro, come sempre, l’orizzonte infinito del mare.

“Grande resort, Traffico. Non ti chiedo più quando l’aprirai perché l’ultima volta ti ho portato sfiga.”

“Io non aprirò nulla. Lo farà un altro.”

“Cosa?”

“Ho firmato l’altro ieri ad Atene l’atto per la vendita di tutto il resort, così com’è.”

“Cooooosa?”

“Marco, mi sono stancato. Di questo progetto e di tutte le complicazioni che ho incontrato. Mi sono stancato anche dell’isola.”

Marco, frastornato, restò in silenzio.

“Ho passato gli ultimi mesi a litigare con un sacco di gente. Per i ritardi, per la burocrazia, per vari miserabili che prosperano sulle difficoltà altrui con la scusa del virus.”

“Ma sei quasi arrivato al traguardo! Non pensi a tutti i soldi che ci hai messo?”

“Steve Moranis è venuto a trovarmi un mese fa. È uno dei pochi di Allagi che è diventato veramente ricco in America, forse te l’avevo anche presentato. Mi ha detto che vuole ritornare a vivere qui, però non sa bene a fare cosa. Il resort gli è piaciuto molto. Mi ha proposto di venderglielo a un prezzo pari a tutti i soldi che ci ho messo, non un centesimo di più, non uno di meno.”

Marco, colto nettamente di sorpresa, cercò di farfugliare freddamente un ragionamento.

“Beh, da una parte non ci perdi dal punto di vista strettamente economico, ma dall’altra rinunci al tuo sogno…e poi, chi ti restituisce tutto il tempo, l’energia e la passione che ci hai messo?”

“Nessuno, ma forse ti sorprenderò. Non mi affliggo per questo. Ho inseguito il mio ingresso nella storia di quest’isola. Non ci sono riuscito. Si volta pagina. Ma in tutti i sensi.”

“Quindi?”

“Quindi me ne vado da Allagi. Vendo anche la mia villa con tutto quanto ci sta intorno.”

“E… e dove te ne vai, se si può sapere?”

Trafficone si alza, e indica l’isola sulla destra dell’orizzonte.

“Laggiù. Raggiungo Fabio.”

“A Dyafigi?”

“Sì. Vado ad abitare vicino a lui, portandomi dietro Alberto e sua moglie. Ci costruirò una casa, su un terreno che ho già comprato. Sai, rispetto a 20 anni fa mi piace sempre l’idea di trasferirmi in un posto remoto e magico, ma stavolta potendo contare sulla presenza di un amico vero, storico. La sua famiglia, che è fantastica, mi dà quella certezza. E poi torniamo a lavorare insieme.”

“Cioè?”

“Marco, tu lo sai che sono sempre stato un agnostico in fatto di religione, ma da tempo mi faccio una domanda. Al di là di qualche donazione, io, uomo molto fortunato, che cazzo posso fare per l’umanità?”

“E che risposta ti sei dato?”

“Che io non so curare o prestare soccorso gli altri, non ho il coraggio di andare nelle zone pericolose ad aiutare i disperati, ma so fare bene una cosa: investire i miei soldi andando al ribasso sui mercati e sui titoli quotati. E allora con Fabio abbiamo pensato di creare una newsletter di Borsa per permettere agli investitori di scoprire le società i cui prezzi probabilmente crolleranno perché nascondono delle frodi. Ci darà una mano Ludovica, la giornalista finanziaria che si è trasferita qui. La chiameremo I pirati di Dyafigi.”

“Insomma su questa newsletter pubblicherete i nomi delle società sui quali siete andati short, spiegandone le ragioni?”

“Proprio così.”

“Vi farete degli amici (ridendo).”

“Sìììì, molti amici! Mi aspetto richieste milionarie di risarcimento danni da parte delle società coinvolte e dei loro amichetti.”

Trafficone si alzò e andò in sala a cercare qualcosa nella credenza.

“Ma sappi - riprese - che l’altro ieri ad Atene ho fatto un altro atto: la costituzione di un trust dove segregherò il ricavato della vendita del resort. Quei soldi non saranno aggredibili. Da nessuno.”

“E chi sono i beneficiari del trust? Qualche zoccola russa?”

“Ti deluderò. Sono questi miei nuovi amici” gli rivelò Trafficone mostrando a Marco la foto dei ragazzi del centro disabili di Sgobbate.

“Bravo, applausi!” reagì Marco. “Sei il solito grande!”

“No. Sono solo un pezzo di merda. Che però non ha mai avuto paura di cambiare.”

Fine della sesta e ultima puntata. I vostri eventuali commenti e soprattutto stroncature del romanzo sono benvenuti/e. In questa puntata ho lasciato la possibilità di scrivere commenti anche ai non abbonati.

Nessun post

Read the original on markliera.substack.com

Comments

Nothing yet. Say the first thing.

    Sign in to join the conversation.