Carissimi,
alle Maldive la temperatura media dell’acqua marina va dai 28° ai 30°, con punte di 32°-34° nelle lagune, anche a causa del poco ricambio dell’acqua. In questi giorni, il mar Ligure è diventato quasi maldiviano, con una temperatura media intorno ai 28,5°, e punte di 31° a Portovenere. Rimanendo sempre in Liguria, ad Imperia si è registrato un picco di umidità che ha toccato il 90%: tanto per dare un’idea, normalmente l’umidità relativa rilevata all’Equatore si colloca tra l’80 e il 95%. Con la differenza che a quelle latitudini non passa giorno che non arrivi almeno un acquazzone, mentre da noi non piove da mesi. Da anni, ciclicamente, si parla di clima impazzito e della improrogabilità di interventi che rimettano ordine all’atmosfera. Facile a dirsi, molto, molto meno, a realizzarsi. Sin qui se ne è quasi sempre parlato con riferimento alla difficoltà del vivere quotidiano e all’impatto sulle nostre vite, soprattutto se riferite alle persone più fragili. Le nostre città assomigliano sempre più a quelle che si trovano nei Paesi tropicali o nell’Africa sub-sahariana, con strade deserte nelle ore più calde e la gente in cerca di refrigerio. Milano, per esempio, se non fosse diventata una meta turistica, in questi giorni sarebbe una città fantasma, con strade deserte e dehors vuoti. L’incredibile ondata di calore che ormai da quasi due mesi ha colpito un po’ tutta l’Europa, peraltro, ha avuto il merito di richiamare l’attenzione non solo, appunto, sulla fatica, da parte di tutti, di condurre una vita normale (pur nella relatività del concetto di normalità), ma di valutare gli impatti anche sotto il profilo economico, dalle conseguenze sul PIL dei Paesi interessati ai maggiori costi che la comunità è portata a sostenere.
Che, da un punto di vista energetico, la situazione non sia delle più favorevoli lo sappiamo da fine febbraio, data di inizio del conflitto mediorientale. Ma l’accoppiata crisi energetica-maggiori consumi (dovuti ad impianti di condizionamento in funzione praticamente 24 ore su 24) sta causando conseguenze tangibili sulle nostre tasche. Infatti, il prezzo medio dell’energia al MWh staziona, in questi giorni, tra i € 180 e i € 200, con un picco di € 207 mercoledì (la media mensile era di € 157 a luglio, € 133 a giugno, € 119 a maggio). In pratica, siamo tornati ai livelli registrati nei mesi successivi all’inizio della guerra in Ucraina (le cause, all’epoca, peraltro, non erano certo dovute al caldo). Ma non è solo l’aumento dell’energia a toglierci il sonno. Se qualcuno, in queste settimane, è transitato sui ponti che sovrastano i nostri fiumi, avrà notato come il livello dell’acqua sia a livelli probabilmente mai toccati in precedenza: il Po, per esempio, nella zona di Cremona, è a circa – 8,5 mt rispetto alla portata normale, rendendo praticamente impossibile la navigazione. Il nostro Paese, essendo circondato dal mare, non ha mai avuto la necessità di sviluppare, se non in maniera essenziale, le proprie vie di acqua. Ma ci sono Paesi che, invece, ne hanno fatto una questione quasi vitale.
Uno di questi è la Germania: il Reno non è famoso solo per i suoi vini, ma soprattutto per avere un bacino che è fondamentale per il sistema economico di quel Paese. Basti pensare che, ogni anno, le chiatte che lo navigano trasportano oltre 285 MN di tonnellate di merci, pari ad oltre l’80% dell’intero traffico merci su acque interne tedesche. Oggi, in alcune zone, il livello è sceso a 24 cm, con le conseguenze che possiamo immaginare. In realtà, già otto anni fa i tedeschi vissero qualcosa di simile (il livello scese, all’epoca, a 25 cm). L’esperienza ci dice che la produzione industriale scese dell’1%, mentre il PIL subì una contrazione dello 0,3%. Oggi la situazione, se non altro per la stagionalità (all’epoca si verificò in autunno, con la stagione delle piogge in arrivo, questa volta è un po’ diverso, essendo in piena estate), è ancora più grave, per cui non si esclude una ricaduta sulla crescita ben maggiore.
C’è, poi, un altro elemento da prendere in considerazione, che riguarda la dinamica dei prezzi. Per poter consentire, comunque, alle imbarcazioni di navigare, il carico di merci è stato ridotto al 20% della capacità di trasporto (quindi l’80% in meno per ogni viaggio). Naturale, quindi, che le tariffe legate al trasporto delle merci siano letteralmente esplose, con aumenti che sono arrivati anche al 500% in poco più di due mesi, sui livelli, anche qui, simili a quelli raggiunti allo scoppio della guerra in Ucraina (la dipendenza energetica della Germania dalla Russia, all’epoca, era pressoché totale). E con l’aumento delle tariffe, sale il prezzo delle merci. E, quindi, si aggiunge un altro volano a quello già pericoloso dei prezzi dell’energia. Come ci ha ricordato, ancora ieri, la BCE nel suo ultimo bollettino economico prima delle vacanze estive, in cui si afferma che l’impatto dell’inflazione derivante dallo shock energetico non si è ancora manifestato nella sua interezza.
Ieri sera Wall Street si è presa una pausa, dopo la cavalcata dei giorni scorsi che l’ha portata a toccare (S&P 500) nuovi record.
Il Dow Jones è sceso dello 0,85%.
Nasdaq – 0,06%.
S&P 500 – 0,18%.
Russell 2000 Small Cap – 0,58%.
Questa mattina i mercati asiatici si avviano a chiudere tendenzialmente positivi.
Fanno eccezione il Nikkei a Tokyo, in calo di un marginale 0,20%, e il Kospi a Seul (- 0,97%), ormai assurto a listino più volatile al mondo, con sbalzi difficili da controllare.
Arrivano segnali invece confortanti dagli indici cinesi.
Shanghai sale dello 0,82%.
Shenzhen va al “raddoppio” (+ 1,65%).
China A50 + 0,91%.
Positiva anche, a Hong Kong, l’Hang Seng (+ 0,27%).
Taiex Taiwan – 0,38%.
ASX 200 Sidney appena sotto la parità (- 0,11%).
Sensex Mumbai – 0,47%.
In terreno positivo i futures sul Nasdaq (+ 0,24%).
S&P 500 leggermente sopra la parità (+ 0,03%).
Eurostoxx – 0,04%.
Torna a salire il petrolio.
WTI a $ 77,87 (+ 0,74%).
Brent $ 83,31 (+ 0,99%).
Gas naturale USA $ 2,654 (+ 0,80%).
Nuovo progresso dei metalli preziosi.
L’oro è ai massimi da circa due mesi, arrivando, questa mattina, a toccare i $ 4.345 (+ 1,07%).
Argento a $ 63,56 (+ 3,12%).
Rame $ 6,73 (+0,24%).
Spread a 75 bp.
BTP al 3,91%.
Bund 3,16%.
Treasury al 4,68%.
€/$ a 1,1523.
Bitcoin poco mosso, a $ 64.335.
Buona giornata e buon fine settimana.
Ginettaccio
PS: Finanza & Caffè va qualche giorno in vacanza (ma non troppo…).
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