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Il Capitale - di Marco Liera · Aug 6, 2026

Finanza & Caffè - 6 agosto

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GINETTACCIO · Il Capitale - di Marco Liera

Carissimi,

ripartiamo, ancora una volta, dalle vicende mediorientali. Che questa sia una guerra anomala oramai è chiaro a tutti. Al di là degli aspetti scatenanti, già di loro piuttosto pretestuosi, non può passare inosservato, per esempio, che, fortunatamente, il numero dei morti e dei feriti sia, ad oggi, piuttosto modesto rispetto all’entità e all’estensione dei bombardamenti (si parla di poche decine di morti tra i militari americani, mentre secondo alcune fonti il numero dei civili iraniani morti è ben superiore, comunque non superiore a 5.000 vittime). Impossibile, ovviamente, stabilire un vincitore, almeno da un punto di vista prettamente militare, nonostante il divario delle forze in campo.

Certamente il fatto che il teatro di guerra sia a migliaia di chilometri da Washington non aiuta l’apparato bellico americano, costretto a sforzi logistici immani e a sopportare costi finanziari da capogiro (ancor più se rapportati al risultato sin qui ottenuto). Non c’è dubbio, invece, su chi la guerra, da un punto di vista reputazionale, la sta perdendo, con Donald Trump quasi costretto dagli eventi a cercare la pace; con il rischio concreto, come sta accadendo in queste ore, di essere scavalcato anche su questo terreno dall’Iran, che pare abbia raggiunto un accordo con l’Oman per il transito delle navi nello Stretto di Hormuz. Altra situazione evidentemente imbarazzante per il Presidente americano, desideroso di tornare a casa, ma, allo stesso tempo, consapevole che accettare un accordo su cui gli USA sono stati, di fatto, tagliati fuori, senz’altro contribuirebbe non poco a rendere ulteriormente appannata un’immagine presidenziale piuttosto sfuocata.

A ben pensarci, però, un vincitore c’è. Anzi, più d’uno. Secondo il Guardian, uno dei più diffusi quotidiani britannici, le otto major (le più grandi società a livello globale) del settore oil (la saudita Aramco, la British Petroleum, e poi Shell, Equinor, Total Energies, Eni, Chevron ed Exxon Mobil), solo nel secondo trimestre dell’anno in corso hanno realizzato profitti per quasi $ 93 MD (il conteggio è stato fatto valorizzando il greggio circa $ 100 al barile verso un prezzo di $ 67 riferito allo stesso periodo dell’anno precedente). Solo la Saudi Aramco ha portato a casa (se volessimo creare una similitudine con altri prodotti naturali si potrebbe dire a chilometro zero) qualcosa come $ 33 MD di utili (+ 34% rispetto all’analogo periodo del 2025): risultato, si badi bene, ottenuto nonostante gli attacchi e i danneggiamenti subiti dai propri impianti sparsi in tutta l’area oggetto del conflitto, che ne hanno ridotto la produzione, oltre che innalzato i costi per garantirne il funzionamento. Ma male non è andata, anche se con numeri notevolmente inferiori, pure per le altre. L’anglo-olandese Shell, per esempio, ha triplicato il risultato, arrivando a $ 9,8 MD di utili. BP li ha, invece, soltanto un po’ più che raddoppiati, passando da $ 2,4 MD a $ 5,73 MD. Chevron li ha quintuplicati ($ 12,2 MD) e Exxon raddoppiati ($ 14,5 MD). Equinor da $ 1,8 MD è passata a $ 3,2 MD. Total Energies ha raggiunto $ 5,4 MD (+ 68%). Mentre la nostra Eni ha realizzato un + 106%, a $ 2,3 MD.

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Resta, ancora una volta, da capire se, però, il gioco valga la candela. Ognuno, evidentemente, è libero di dare la sua risposta e la propria interpretazione. Di certo il mondo di oggi non è migliore rispetto a quello di sei mesi fa: Paesi che non si fidano l’un l’altro e che si guardano in cagnesco, prezzi che tornano a salire, crescita che viene messa in discussione in buona parte del mondo, incertezza diffusa, che porta in alcuni casi a far percepire la nostra quotidianità certamente precaria. Il problema, probabilmente, però è uno, uno solo: fare un passo indietro, in alcuni casi e per qualcuno, equivale ad ammettere la propria sconfitta. Quindi, meglio evitare.

In una giornata tranquilla da un punto di vista geopolitico e per quanto riguarda i risultati aziendali, ieri Wall Street, sul finire della seduta, ha invertito la rotta.

Se il Dow Jones è riuscito a chiudere in territorio positivo (+ 0,49%), così non è stato per il Nasdaq (- 0,82%)., che ha trascinato al ribasso anche lo S&P 500 (- 0,17%). A pesare è stato il calo di SpaceX, arretrata di oltre il 13% sotto il peso delle preoccupazioni dell’enorme incremento degli investimenti (sestuplicati) sostenuti dalla società per lo sviluppo nell’AI.

Negativo anche il Russell 2000 Small Cap (- 0,59%).

Prevalgono, questa mattina, i segni meno sui listini asiatici.

A Tokyo il Nikkei arretra dell’1%.

Kospi Seul a – 5%.

In altalena la Cina: positiva Shanghai (+ 0,12%), mentre flettono Shenzhen (- 1,05%) e il China A50 (- 0,40%).

Più pesante l’Hang Seng a Hong Kong (- 1,75%).

Taiex Taiwan – 0,48%.

ASX 200 Sidney + 0,42%.

Sensex Mumbai + 0,20%.

Futures che fanno pensare ad un avvio positivo in Europa (Eurostoxx + 0,18%) e buona parte di Wall Street (Dow Jones + 0,25%, S&P 500 + 0,18%, mentre il Nasdaq scambia, in pre-borsa, a – 0,14%).

Nuovo piccolo passo indietro del petrolio.

WTI sotto i $ 75 (74,89, - 0,44%).

Brent $ 79,24 (- 0,26%).

Gas naturale USA $ 2,673 (0,11%).

Continua ad apprezzarsi l’oro, che scala i $ 4.300 (4.325, + 0,47%).

Argento a $ 62,310 (+ 0,08%).

Rame $ 6,7235 (- 0,36%).

Spread a 73,7.

BTP al 3,91%.

Bund 3,17%.

Treasury al 4,61% (dal 4,75% di inizio settimana).

€/$ 1,1551.

Cerca di riagganciare quota $ 65.000 il bitcoin (64.846 questa mattina).

Buona giornata.

Ginettaccio

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