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Zona Negativa · Jul 30, 2026

95 | Brand New Odyssey

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Marco Rizzo · Zona Negativa

Emergo dalle ferie per parlarvi di due film che ho appena visto a distanza di pochi giorni e che di cui forse avete sentito parlare.

Leggenda promozionale narra che per questo Spider-Man: Brand New Day l’amatissimo Tom Holland abbia setacciato il web alla ricerca di commenti dei fan, per poi riferirli a sceneggiatori, produttori e regista. I suoi input sulla sceneggiatura (frutto certamente di una contrattazione che in parte è stata resa pubblica all’indomani di No Way Home) hanno dunque fatto eco alle richieste e i desideri che più abbiamo letto sui social in questi anni. C’è chi voleva una storia più “urbana”, uno Spider-Man meno “cosmico”, più presenza di Peter Parker con le sue lotte quotidiane. E tutto questo c’è. In parte.

Non vi aspettate che l’idea di uno Spidey “urbano” venga pienamente mantenuta1: non lo vedrete picchiare Kingpin e – nonostante le premesse e le promesse – la minaccia da fermare sarà presto di portata ben più grossa dell’amichevole Uomo Ragno di quartiere. E sarà prevedibilissimo il vero “burattinaio”.

Stan Lee e John Romita Sr. da Amazing Spider-Man 68.

Ma il film mi è piaciuto molto. È una gioia per gli occhi di noi appassionati e ci mostra Spidey volteggiare, combattere, “vivere” New York come mai fatto prima. Insospettabilmente, la prima ispirazione nelle scene di combattimento sembrano essere i bellissimi videogiochi di Insomniac (la seconda, i fumetti, come mostrato già nei trailer). Si vede, poi, che il regista Daniel Destin Cretton ama e studia il cinema di Hong Kong, come banalmente già visto in Shang-Chi (quel combattimento sul bus rimane tra le migliori scene d’azione mai prodotte dei Marvel Studios).

Molta della carne al fuoco di cui già sapevamo e per cui noi nerd ci siamo entusiasmati ricambiando le strizzate d’occhio, è stata liquidata piuttosto in fretta (un po’ come fatto in Fantastic Four: First Steps). C’è da dire, però, che grazie alla tecnologia e a un uso saggio di ombre e CGI, un Hulk così cool non lo avevamo mai visto.

Credo che i miei dubbi principali riguardino la sceneggiatura.

Provo, in particolare, a mettermi nei panni di chi vuole iniziare a seguire Spidey o l’intero MCU con questo e penso a una delle massime di Stan Lee: “Every comic book is someone’s first”. E penso alle volte che ho provato a introdurre qualcuno nella lettura dei fumetti Marvel cercando quel “punto d’inizio ideale per nuovi lettori” o quelle storie leggibili, apprezzabili e comprensibili in autonomia2. Insomma, non avrei di certo consigliato questo film o il fumetto su cui si basa (che non esiste). Brand New Day è un episodio di una lunga saga, ostico e a tratti incomprensibile per chi volesse salire a bordo adesso. C’è qualche cenno sin dall’intro a cosa è accaduto a Peter in No Way Home, molto poco si sa sul resto. Chi è questo Frank pieno di pistoloni? E la Vedova Nera non era rossa? Non pretendevo spiegoni, ma il peso della continuity si fa sempre più schiacciante. Da un lato rischia di appesantire la trama, specie vista la tanta carne al fuoco, dall’altro rischia di confondere (e dai mormorii in sala c’è riuscito). Se poi si finisce per contraddire quello che si tira dentro (mi chiedo come faccia il Punitore a circolare così indisturbato per NY), forse sarebbe meglio cercare più autonomia dalla macrotrama dell’MCU, sempre più vaga e soggetta a correzioni in corsa.

Come metafora dell’adolescenza mi pare un po’ spinta, eh.

Allo stesso tempo, però, l’essere un capitolo di mezzo di una saga potenzialmente infinita porta con sé un vissuto dei personaggi che ci rende complici nel riconoscerne le tipiche interazioni, i tic, le abitudini, i richiami. In questo, forte anche del numero di interpretazioni, Tom Holland è più Spider-Man di quanto lo possano mai essere Tobey Maguire o Andrew Garfield. Lo è nel suo viso che sembra disegnato da John Romita Sr., nelle movenze e nella mimica in costume (e si vede eccome che c’è lui lì sotto), nel velo di malinconia dietro i sorrisi. Stesso discorso per John Bernthal/Frank Castle, uno dei casting più azzeccati in casa Marvel. Sì, interpreta sempre sé stesso, in The Bear ha solo qualche arma in meno addosso, ma funziona sempre bene come il Punitore. Avrete visto o letto, ormai, che le sue scene condivise con Spider-Man (cioè quasi tutte quelle in cui appare) sono irresistibili grazie all’evidente alchimia, nonché tra le poche a strappare più di un sorriso in un film fortunatamente privo di linea comica. Della chimica tra Holland e Zendaya, che ve lo dico a fare. È un peccato che il personaggio di MJ rimanga comprimario che vive e si sviluppa solo in funzione del protagonista, con un’attrice così a disposizione.

Pur avendo visto questa immagine nel trailer m’è scappato un WOW davanti alla citazione super vintage.

Capitolo Sadie Sink. Ormai il personaggio che interpreta è il segreto di Pulcinella3. Forse la migliore nell’interpretazione (e se l’avete vista in The Whale non vi stupirete) ma per me che sono affezionato all’alter ego in quadricromia è il personaggio con l’evoluzione più a rischio all’interno dell’MCU. A meno che non vorranno presentarcela come una “giovane ribelle”, con tutto quello che ne conseguirebbe su un futuro già scritto.

Detto ciò, non è il miglior film di Spider-Man di sempre (primato che resta al secondo di Sam Raimi, per me), né un capolavoro della cinematografia. Ma è certamente il migliore tra quelli di Tom Holland principalmente proprio grazie a Tom Holland: alla sua interpretazione matura e sentita, ai suoi suggerimenti, e all’inevitabile simpatia che scatena la sua devozione al progetto e al personaggio.

Una delle tante belle foto scattate durante le riprese a Glasgow.

Infine: a proposito di leggerezze in sceneggiatura, qualcuno ha capito che lavoro fa Peter Parker?

A differenza di buona parte della popolazione cinematografica affetta da FOMO, ho visto SM:BND prima di L’Odissea di Christopher Nolan. C’è poco altro da dire su questo film che non sia già stato detto. Un lavoro immenso per ricucire i miti ricordandocene l’attualità. Una grande avventura epica che tiene incollati allo schermo nonostante la lunghezza. Una sequenza di interpretazioni impeccabili, da Anne Hathaway con i suoi primi piani commoventi al sempre sottovalutato John Leguizamo qui mai così sofferente e allo stesso tempo orgoglioso, oltre ovviamente a un Matt Damon corrucciato che aspira giustamente all’Oscar. E i succitati Zendaya, Bernthal e Holland nelle prove della maturità popolare, anche nei pochi minuti di screen time dei primi due. Il comparto visivo è al livello assurdo a cui ci abitua ormai Nolan, dalla fotografia ai practical effects passando dal production design che ci ricorda che si tratta di miti immortali, quasi fiabe, e non di eventi storici narrati a SuperQuark.

Christopher Nolan è così meticoloso che qui dice pure alla statua di Atena come deve recitare.

Le sequenze finali mi hanno lasciato con un magone allo stomaco, addolcito solo dalla bellezza di alcuni fotogrammi che mi resteranno impressi nella retina.

Da siciliano e dirimpettaio di Itaca (cioè Favignana, una delle isole che si affacciano su Trapani) ho apprezzato moltissimo la scelta di usare proprio la Sicilia, terra del mito e secondo gli studiosi vera ambientazione omerica, come scenografia naturale di buona parte del film.

Insomma, mi auguro che questo Homer Cinematic Universe prosegua perché ora voglio vedere un film sul punto di vista dei troiani.

(Tutto il resto, le polemichette sul colore della pelle di Elena, le seghe mentali nerd sull’armatura di Agamennone o le battute da bar sulla transizione di Elliot Page lasciano il tempo che trovano a interessano solo chi il film manco lo vedrà).

Ci leggiamo prossimamente, se tutto va bene con un bell’annuncio. Nel frattempo, torno a eclissarmi nelle mie meritate ferie. A rileggerci,

– Marco

1

Però c’è Jean DeWolff, interpretata da una Liza Colón-Zayas per lo più al telefono.

3

No, non esiste un personaggio Marvel che si chiama “Il segreto di Pulcinella” ma chissà, un domani…

Read the original on marcorizzo.substack.com

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