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il tempo di un caffè · Aug 6, 2026

la parte più difficile dello scrivere non è scrivere

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Lucia, Cecilia Maiorana · il tempo di un caffè

Sei tornato da lavoro, la cena è ancora da preparare, sei stanco morto ma vuoi assolutamente scrivere. Apri il computer. Hai finalmente un’ora tutta per te, rileggi le ultime righe che hai scritto e il cursore continua a lampeggiare. Passano cinque minuti. Dieci. Chiudi il documento e vai a fare qualcos’altro.

Se ti sei riconosciuto in questa scena, forse abbiamo una buona notizia: probabilmente il problema non è che non sai scrivere.

La scrittura, da fuori, sembra un’attività piuttosto semplice: ti siedi davanti a un computer, apri un documento e inizi a mettere una parola dopo l’altra. In realtà, chiunque abbia provato a scrivere qualcosa di più lungo di una didascalia di Instagram sa che tra avere una storia in testa e riuscire a trasformarla in una storia sulla pagina esiste un universo intero.

Scrivere significa concentrarsi per molto tempo su qualcosa che non esiste ancora, prendere decisioni continuamente, costruire personaggi, immaginare luoghi, trovare le parole giuste, capire cosa deve succedere dopo e, soprattutto, convivere con la sensazione che quello che stiamo facendo potrebbe non funzionare affatto.

A volte non riusciamo a concentrarci. Altre non troviamo il tempo. Ci manca l’ispirazione, ci confrontiamo con chi scrive più di noi, iniziamo una storia e la abbandoniamo dopo cinquanta pagine, oppure continuiamo a pensare a nuove idee perché scegliere una sola storia significa rinunciare, almeno temporaneamente, a tutte le altre.

E allora ci diciamo che non sono abbastanza disciplinato, non ho tempo, non sono abbastanza bravo, non ho più idee, forse non sono fatto per scrivere. Ma siamo sicuri che sia davvero questo il problema?

Una delle cose che abbiamo imparato scrivendo è che “non riesco a scrivere” non è quasi mai una diagnosi sufficiente.

Anche noi cerchiamo di inserire la scrittura nelle nostre vite caotiche tra un lavoro diurno e mille impegni. Lucia ha pubblicato un romanzo thriller noir e su Substack parla di scrittura e creatività, Cecilia - Carovana Letteraria ha un club del libro in presenza a Milano e scrive racconti brevi, approfondimenti culturali, e riflessioni sull’umanità nel suo canale Substack.

Arriviamo da percorsi diversi, ma siamo entrambe scrittrici. Siamo entrambe scrittrici, ma abbiamo problemi diversi. Quindi, abbiamo raccolto alcune delle difficoltà che incontriamo più spesso e abbiamo provato a guardarle da un’altra prospettiva: non per trovare la formula magica che ci farà diventare perfettamente produttivi, ma per capire cosa succede davvero quando ci sediamo davanti a una pagina che non sembra voler collaborare.

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La voglia di scrivere c’è. Gli argomenti, anche. E allora cosa manca? Il tempo.

La maggior parte di noi fa vite incasinate e sempre di corsa, tra lavoro, mezzi pubblici, faccende di casa, spesa, sport e chi più ne ha più ne metta. A volte ci sembra di non avere il tempo per mangiare, figuriamoci per mettersi tranquilli a scrivere.

La buona notizia è che il tempo per scrivere, in qualche modo, lo si può sempre trovare; la cattiva è che dovrai probabilmente ritagliarlo da altro.

Ecco alcuni consigli:

  • Identifica in quale momento della giornata ti senti più creativo e concentrato (mattina presto, pomeriggio, sera): questa diventerà la fascia oraria da prediligere per la scrittura.

  • Dove stai perdendo tempo? Trova i momenti morti e sostituiscili con la scrittura. Perché sì, lo sappiamo che dopo cena passi un’ora a scrollare sul divano. E l’ennesimo aperitivo con i colleghi che parlano di Temptation Island? A volte bisogna fare qualche rinuncia sull’altare dell’arte.

  • Comincia da piccoli passi. La maggior parte di noi non può dedicare la giornata a scrivere, ci possiamo ritagliare se va bene mezz’ora. Ma la verità è che mezz’ora di qualità, tutte le settimane e con costanza, è assolutamente sufficiente. Anche solo mezz’ora a settimana è meglio che procrastinare in attesa di una giornata libera.

  • Sii flessibile. Se la tua routine e i tuoi orari cambiano, cambierà anche il tuo tempo per scrivere. Per esempio, quando lavoravo in ufficio scrivevo sempre di notte; adesso che sono freelancer, lo faccio prevalentemente alla mattina mentre prendo il caffè.

Vuoi la verità nuda e cruda? L’ispirazione non esiste. È un mito inventato dalla Procrastinazione s.p.a. per venderti più Fare Nulla™. Prima ti liberi dall’idea di aspettare l’ispirazione, prima inizierai a concludere qualcosa.

Più che d’ispirazione, potremmo parlare di momenti in cui ci sentiamo concentrati ed energici abbastanza da entrare nel mood creativo. E allora ecco un semplice esercizio di riscaldamento per aiutarti a entrare in questo mood (e un piccolo spoiler: a riguardo potrebbe uscire presto qualcosa…).

Prima di iniziare la tua sessione di scrittura, imposta un timer di 3 minuti.

Per la durata di questi 3 minuti, devi scrivere di getto tutte le frasi che ti vengono in mente iniziando con le parole “Mi ricordo”. Lascia andare liberamente la penna sul foglio (o le dita sulla tastiera), non smettere mai di scrivere e non pensarci troppo.

Allo scadere del timer, reimpostalo sempre per 3 minuti e rifai l’esercizio iniziando ogni frase con “Noto”. Puoi scrivere tutto ciò di cui ti rendi conto, che siano sensazioni interne come emozioni o sensazioni (es. noto che ho caldo, noto che ho la gola secca), o esterne (noto una mosca che sbatte contro la finestra).

Infine, per gli ultimi 3 minuti, scrivi frasi che inizino con “Voglio”. Puoi elencare sia desideri immediati che obiettivi a lungo termine.

Lo scopo di questo esercizio è sciogliere la penna (o le dita) e iniziare a scrivere, senza rimuginare troppo, per entrare in modalità concentrata e creativa.

Questo punto si collega a tutti i precedenti. Quante volte ti sei sentito orgoglioso di una sessione di scrittura super produttiva, solo per non aprire più il file per due settimane? Il problema di questi momentanei guizzi di sforzo creativo è che non sono costanti, e di conseguenza non sono affidabili per portare a termine un progetto lungo. Vanno bene se vuoi scrivere solo come hobby, se ti dedichi a racconti brevi o a qualche articolo qui su Substack, ma non sono sufficienti se vuoi concludere un romanzo o in generale fare della scrittura un qualcosa di serio.

In questo caso, quello che ti serve è la costanza. Scrivere deve diventare un’abitudine da non saltare mai salvo emergenze catastrofiche tipo una pioggia di meteoriti. Pensa a una persona che vuole mettere su massa muscolare: si iscrive in palestra, si fa fare un programma e va ad allenarsi 3-4 volte a settimana. Non va a caso, una settimana due volte, quella dopo zero, quella dopo ancora una. Gli allenamenti diventano un appuntamento fisso da non mancare mai.

Ecco, devi fare esattamente la stessa cosa con la scrittura. Come? Ecco alcuni consigli:

  • Comincia in piccolo. Se decidi di scrivere per un’ora al giorno ogni giorno, le possibilità di disertare il tuo stesso programma nel giro di una settimana sono altissime. Inizia da un ritmo sostenibile: potrebbero essere due ore a settimana il sabato pomeriggio, quindici minuti ogni sera, o mezz’ora al mattino un giorno sì e uno no. L’importante è che sia un ritmo sostenibile nel tempo: se poi un giorno hai più tempo e sei particolarmente ispirato, nulla ti vieta di continuare!

  • Lega la scrittura a un’abitudine che hai già. Sì, questa l’ho rubata da Atomic Habits, ma funziona. Se per esempio ogni sera dopo cena bevi una tisana, prova a scrivere in quel momento. Il tuo cervello legherà mentalmente le due azioni e sarà più facile mantenere la seconda.

  • Prepara un piano d’emergenza per le giornate storte. Ci saranno inevitabilmente giorni in cui succede di tutto (vedi la pioggia di meteoriti menzionata prima), ma anche in queste giornate puoi fare qualcosa. Qual è il minimo sindacale che riesci a fare anche in una giornata no? Potrebbe essere rileggere quello che hai scritto la volta precedente, fare un editing leggero, lavorare alla scaletta, o anche solo scrivere un paragrafo. Fare il minimo sindacale non solo ti mantiene comunque nella tua routine, ma ti dà anche la tanto agognata scarica di dopamina di quando si completa qualcosa con successo.

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Se hai passato gli ultimi venti minuti su TikTok a guardare una scrittrice che si è alzata alle sei, ha acceso una candela, preparato un matcha, scritto tremila parole prima di colazione e poi ha mostrato il suo nuovo romanzo in uscita con tanto di fanart, ricordati che quelle sono clip che possibilmente ha registrato in giorni diversi, se non addirittura settimane, e tu non sei indietro.

Ci sono passata. Per molto tempo ho avuto la sensazione di avere qualcosa in meno rispetto agli altri scrittori: autori e autrici con cinque romanzi pubblicati, file interminabili ai firmacopie, community enormi, writing corners da film. Il problema è che i social ci mostrano quasi sempre il risultato del percorso e molto raramente il percorso stesso. Vediamo il libro pubblicato, ma non le sette riscritture precedenti; vediamo la foto del firmacopie pieno, ma non quelle dell’evento a cui c’erano solo i parenti; vediamo l’annuncio del contratto editoriale, ma non tutti i rifiuti prima di quello.

Per questo ho deciso di portare su Substack interviste con autrici pubblicate che parlassero del dietro le quinte dei loro percorsi, dei momenti di blocco e delle difficoltà, e ogni volta ho ritrovato strade molto più disordinate di quanto sembrassero da fuori.

Quindi, cosa puoi fare per non cadere in quel vortice di autocommiserazione che conosciamo tutti molto bene?

  • Sii realistico. Non confrontare il tuo capitolo tre con il romanzo numero dieci di qualcun altro.

  • Trasforma l’invidia in una domanda costruttiva: cos’è che vuoi che l’altra persona ha? Sii specifico e concreto e poi identifica dei piccoli passi altrettanto concreti per raggiungere l’obiettivo.

  • Studia il percorso degli altri senza trasformarlo in una misura del tuo valore. Se una scrittrice pubblica cinque libri, puoi chiederti come abbia costruito il proprio metodo; se qualcuno riesce a scrivere ogni mattina, puoi osservare cosa gli permette di farlo; se un’autrice ha costruito una community che ami, puoi cercare di capire come comunica con i suoi lettori.

  • Tieni traccia dei tuoi progressi, perché siamo bravissimi a dimenticarci le cose belle che raggiungiamo o che ci capitano. Cosa oggi ti riesce più facilmente di un anno fa? Quali problemi hai risolto? Cosa hai scritto?

E quando senti che il confronto ti sta facendo stare peggio invece di aiutarti a crescere, chiudi l’applicazione.

Sono una scrittrice caotica. Posso passare mesi senza avere un’idea e poi, nel giro di una settimana, ritrovarmi con tre nuovi progetti che parlano contemporaneamente nella mia testa e la convinzione assolutamente irrazionale di poterli scrivere tutti insieme.

Nel corso degli ultimi anni ho scritto un thriller noir, un urban fantasy, un dark romance e un legal romance. Se vi state chiedendo cosa abbiano in comune, la risposta è: qualcosa. Ma non abbastanza da rendere la scelta particolarmente semplice.

Il problema, quando hai tante idee, non è trovarne una: è scegliere a quali rinunciare, almeno per il momento.

Ho iniziato a capire che una storia è quella giusta quando smetto di riuscire a liberarmene. Non è necessariamente quella che mi sembra più originale, quella che avrebbe più successo o quella che in quel momento mi sembra più facile da scrivere. Penso a una scena mentre sto facendo altro, mi viene in mente una battuta mentre sono in giro, immagino cosa potrebbe dire un personaggio mentre sto cucinando e soprattutto mi arrabbio perché non posso sedermi immediatamente a scriverlo.

Solo a quel punto mi siedo e costruisco una scaletta il più precisa possibile. Se ci riesco, riesco in quell’impresa titanica di identificare inizio, svolgimento e conclusione, allora è la storia giusta. Perché avere un’idea che ti entusiasma è una cosa, ma riuscire a portarla fino alla fine è un’altra.

  • Chiediti quale storia continua a tornare. Non quale sia l’idea migliore, ma qual è la storia a cui non riesci a smettere di pensare?

  • Non scegliere in base a ciò che “funzionerà meglio”. Questo genere vende di più, questa storia sarebbe perfetta per TikTok, questo personaggio potrebbe piacere ai lettori, questa idea è più commerciale. Sono tutte considerazioni che possono avere un senso, ma non dovrebbero essere il motivo per cui scegli una storia da trascinarti dietro per mesi o anni, perché in quel lasso di tempo il mercato cambierà e anche tu cambierai.

  • Segnati le nuove idee, ma non seguirle subito. La novità sembra sempre migliore perché è ancora priva di falle e non ti ha ancora fatto arrabbiare.

  • Non confondere la costanza con l’ostinazione. Restare a tutti i costi dentro a una storia che per qualsiasi motivo non funziona, non ti porterà a niente che amerai.

Puoi avere un file chiamato “idee future” e lasciarle lì. Puoi permetterti di cambiare storia, se dopo averci provato capisci davvero che quella non è più la storia che vuoi raccontare.

Costanza non significa rimanere aggrappati a una storia che non ami più, ma imparare a distinguere tra “non voglio più scrivere questa storia” e “questa storia è diventata difficile e quindi improvvisamente ne vorrei scrivere un’altra.”

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Alla fine, forse la parte più difficile dello scrivere non è trovare le parole, ma capire cosa ci sta impedendo di trovarle.

Non chiederti soltanto “perché non riesco a scrivere?”, ma prova a chiederti “che cosa succede esattamente quando provo a farlo?” Dove ti blocchi? Cosa fai invece di scrivere? Cosa pensi quando la storia non funziona? Cosa ti aspetti da te stesso quando ti siedi davanti a una pagina?

Scrivere un libro è già abbastanza difficile senza trasformare ogni difficoltà in un giudizio su di noi.

Ci saranno giorni in cui scriverai mille parole e giorni in cui passerai un’ora a fissare una frase, giorni in cui avrai l’impressione di aver finalmente capito tutto e altri in cui vorrai cancellare ogni cosa e ricominciare da capo. Non significa necessariamente che stai sbagliando, ma che stai facendo qualcosa che per sua natura non è lineare.

La buona notizia è che non devi risolvere tutto contemporaneamente. Basta capire da dove iniziare e procedere per piccoli passi.

Quindi, se oggi hai una pagina vuota davanti, non chiederti necessariamente quanto manca alla fine: chiediti soltanto cosa puoi scrivere adesso.

Ci prendiamo insieme questo tempo, il tempo di un caffè.

Hai identificato il tuo problema tra questi? Ce n'è uno che avresti aggiunto?

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Un po’ di Cecilia:

Read the original on lucyinpages.substack.com

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