Prompt Thinking: A Critique of Generative Reason è uscito a febbraio 2026 per Polity Press, serio editore accademico britannico, nella collana Theory Redux. In copertina c’è Jianwei Xun, presentato a suo tempo come giovane filosofo di Hong Kong. Chi ha seguito la vicenda sa che Xun è un personaggio inventato nel 2024 dal filosofo ed editore italiano Andrea Colamedici, che racconta di averlo costruito scrivendo con Claude e ChatGPT usati come interlocutori critici, cioè per contestare e smontare le sue idee mentre le sviluppava. È tutto pubblico dall’aprile 2025, da quando L’Espresso ha tirato fuori la storia con un’inchiesta di prima pagina. Il secondo libro è arrivato dieci mesi dopo, con un marchio accademico serio, ed è stato accolto come un libro qualsiasi: da febbraio a oggi, per quanto ho visto, nessuno l’ha trovato strano.
A gennaio 2025 la casa editrice Tlon pubblica Ipnocrazia. Trump, Musk e la nuova architettura della realtà, firmato da Xun e “tradotto” da Colamedici, che di Tlon è il fondatore. La tesi ha il profilo giusto per il momento: il potere contemporaneo lavorerebbe sulla percezione più che sulla repressione, tenendo la società in una trance funzionale amministrata via algoritmo, con Trump e Musk come archetipi del meccanismo. Il libro viene recensito con serietà, Le Figaro intervista l’autore il 5 marzo 2025, in America Latina qualcuno lo presenta come probabile libro dell’anno. Su Wikipedia compare una biografia dettagliata, completa di contributi di Xun alla diffusione del pensiero di Mark Fisher e di Félix Guattari. C’è l’intero corredo di segnali che un lettore usa per decidere di fidarsi, e lungo la catena nessuno ne aveva controllato nemmeno uno. Si saprà poi che ad alcuni il controllo non serviva proprio: Colamedici ha ammesso di aver coinvolto fin dall’inizio un nucleo di “osservatori consapevoli”, persone informate della natura sperimentale del progetto, che lo hanno diffuso sapendo benissimo come sarebbe andata a finire.
Poi Sabina Minardi, caporedattrice de L’Espresso, fa il lavoro che gli altri avevano saltato. Cerca le pubblicazioni accademiche di Xun senza trovarle, prova con i contributi citati nella biografia e non trova nemmeno quelli, si insospettisce per alcune spie linguistiche nel testo. Il seguito, per come lo racconta lei, comprende una telefonata tesa e un link arrivato su WhatsApp, che apre una pagina nascosta dove si ammette che Jianwei Xun non esiste e che Ipnocrazia nasce come esperimento sulla costruzione della realtà nell’era digitale. Il 4 aprile 2025 l’inchiesta esce con la faccia del filosofo inesistente in copertina, e nel giro di pochi giorni la riprendono il New York Times, Le Monde, Wired, El País. Quest’ultimo rimuove un proprio pezzo sul libro, mentre l’intervista di Le Figaro sparisce dalla rete.
Sembrerebbe un “caso Sokal” aggiornato ai modelli linguistici, e il paragone con la beffa del fisico che nel 1996 piazzò un articolo volutamente insensato su una rivista di studi culturali è arrivato subito sulla stampa spagnola. Solo che questo smascheramento si porta dietro due versioni.
Se leggete L’Espresso, la verità è emersa perché una giornalista ha fatto verifiche che nessun altro aveva fatto e ha ottenuto la confessione al termine di un inseguimento. Se leggete il sito ufficiale di Jianwei Xun, la rivelazione è stata una decisione dell’autore, un atto deliberato di “rivelazione” eseguito in simultanea in Italia, Francia e Spagna, per nulla un’inchiesta subita. Le due narrazioni convivono da più di un anno una accanto all’altra. Un libro sulla manipolazione della percezione che fabbrica due realtà alternative perfino su come è saltata fuori la verità, bisogna concederlo, una certa coerenza ce l’ha.
L’edizione francese è uscita in libreria il giorno stesso dell’inchiesta, con una postfazione di Colamedici che ricostruisce l’operazione, e quella spagnola una decina di giorni dopo. Un’edizione inglese circolava già dal 15 gennaio 2025, in parallelo a quella italiana, e in seguito è arrivata quella di Sutherland House. Il sito del progetto rivendica l’ingresso del termine “hypnocratie” nel Wiktionnaire francese e un’intervista dal vivo a Jianwei Xun, sul palco, davanti a settecento persone al corrente di stare ascoltando un personaggio. A febbraio 2026 è arrivato Polity. Scoprire che l’autore non esiste sembrava il genere di notizia che chiude una carriera, e invece ha fatto da secondo lancio editoriale, più potente del primo. Il sistema culturale ha assorbito il colpo e ha rimesso la beffa a catalogo, con il responsabile dell’inganno promosso a docente della propria materia.
A L’Espresso Colamedici ha spiegato di non aver mai voluto costruire un falso e di aver cercato una “performance narrativa” che permettesse ai lettori di sperimentare i concetti del libro mentre li leggevano. La difesa è elegante, e fa anche da polizza assicurativa, perché finché resta segreto l’esperimento frutta un bestseller, quando viene scoperto consegna la dimostrazione della tesi. Un esperimento che vince in qualunque scenario appartiene al marketing più che all’epistemologia, per quanto raffinato sia il vocabolario di presentazione. Si potrebbe obiettare che la stessa polizza copriva anche Sokal, e in parte è vero; con la differenza che Sokal si smascherò da solo, a pubblicazione appena avvenuta, e non incassava niente dai lettori della rivista, mentre qui il trucco è rimasto sul mercato per quasi tre mesi a prezzo di copertina.
A fine luglio ho scritto di Pangram, il detector che Substack ha integrato per stimare quanta IA c’è dentro un testo, e la conclusione era che quel punteggio dà un numero preciso alla domanda sbagliata, perché misura il modo in cui un articolo è stato prodotto, mentre su chi ne risponde non ha niente da dire. La vicenda Xun lo conferma da un’angolatura rovesciata: il processo dietro Ipnocrazia era governato eccome, con tanto di metodo rivendicato dall’autore vero, e a mancare era l’altra metà del patto, la persona che risponde del testo, dato che la firma apparteneva a qualcuno che non esiste. Un detector, al massimo, avrebbe segnalato la quantità di macchina nel testo, come le spie linguistiche che avevano insospettito Minardi; per scoprire che l’autore non esisteva serviva qualcuno che andasse a controllare. Io dichiaro in coda a ogni pezzo quali strumenti ho usato e per fare cosa, perché la considero un’informazione sul metodo che chi legge ha il diritto di conoscere, a patto che la dichiarazione non diventi un marchio d’infamia. Il mercato culturale, al momento, va da un’altra parte: la collaborazione con l’IA dichiarata in partenza viene trattata come un dettaglio di servizio, quando non come un motivo di sospetto, mentre quella tenuta nascosta fino al momento buono e rivelata con tempismo teatrale è valsa una carriera editoriale internazionale, secondo titolo compreso. Se fossi un editore, qualche domanda sul segnale che sto mandando a chi scrive me la farei.
Sulla pagina del progetto sul sito di Tlon, peraltro, la pubblicazione è datata gennaio 2024, un anno esatto prima del 15 gennaio 2025 che risulta dai registri delle librerie e dalle ricostruzioni del caso. Sarà una svista replicata dal copia e incolla, ma ha una sua involontaria poesia.
Intanto i giornali che ci erano cascati ci hanno rimesso in credibilità, i lettori che avevano comprato il libro si sono ritrovati dentro un esperimento a loro insaputa, e il lavoro di verifica che stava dentro le redazioni si è spostato a valle, sul singolo lettore che deve decidere caso per caso di chi fidarsi. Ne avevo scritto a maggio, a proposito dell’intervista di Veltroni a Claude: la performance ben confezionata batte la trasparenza perché il pezzo che ne esce è più seducente, e chi lo confeziona lo sa. Stavolta l’inganno è stato progettato apposta, da un filosofo che voleva dimostrare quanto siamo ipnotizzabili. Missione compiuta, direi.
Alla prossima! Luciano
p.s.
Un ringraziamento a Rocco Santangelo, accompagnatore turistico in Laos, che durante una piacevole navigazione lungo il fiume Mekong mi ha raccontato di Jianwei Xun.
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Nota sul processo di scrittura
Per preparare questo articolo ho utilizzato strumenti di intelligenza artificiale nella ricerca delle fonti, nel confronto dei dati, nella costruzione della struttura e nella revisione linguistica. Il sistema opera con istruzioni, esempi e skill adattati al mio stile editoriale. Ho verificato le fonti, modificato il testo e approvato ogni passaggio della versione pubblicata. Le tesi, le scelte e la responsabilità finale sono mie.
Riferimenti: Sabina Minardi, “Ipnocrazia, ecco perché il filosofo Xun non esiste“, L’Espresso, aprile 2025. Il sito del progetto jianweixun.com e la pagina di Andrea Colamedici. La scheda di Prompt Thinking (Polity Press, collana Theory Redux, 2026) e l’edizione inglese di Hypnocracy (Sutherland House).
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