❝Si fa solo un giro, sulla giostra❞
Charles Bukowski [ma anche zia Teresa a Solofra]
Bei tempi quando avevamo delle certezze. Noi eravamo i mangia-allenatori, gli sconclusionati agitatori delle panchine, incapaci di portare pazienza e di costruire qualcosa. Gli inglesi, oh gli inglesi erano quelli dei manager longevi, dieci anni senza cambiare, anche venti, così invidiabili da far dire ai nostri presidenti di club - nel presentare un nuovo allenatore - che Tizio o Pincopallino «sarà il nostro Ferguson».
Neppure in Inghilterra li vogliono più i Ferguson. Nove squadre su venti cominciano la prossima Premier League con un allenatore nuovo. È il numero più alto nella storia del campionato. Il precedente picco era stato di otto, estate 2016, quella degli arrivi di Pep Guardiola al Manchester City, Antonio Conte al Chelsea e José Mourinho allo United. Arteta all’Arsenal ed Emery all’Aston Villa sono gli unici allenatori in carica da più di tre anni. Régis Le Bris, arrivato al Sunderland nel 2024, è già il quarto più longevo della lega. David Moyes, tornato all’Everton da appena diciotto mesi, è settimo. Marco Rose al Bournemouth è dodicesimo senza avere ancora diretto una partita. “Una stagione di incertezza senza precedenti”, scrive Nick Miller su The Athletic, e lo è soprattutto perché il cambiamento ha toccato l’alto della classifica.
Cinque delle sei grandi hanno cambiato: Xabi Alonso al Chelsea, Andoni Iraola al Liverpool, Enzo Maresca al Manchester City, Roberto De Zerbi al Tottenham, Michael Carrick è stato confermato allo United dopo l’interim della stagione scorsa, quando prese il posto di Amorim. Se si aggiunge il Newcastle, passato da Eddie Howe a Matthias Jaissle, sei delle sette squadre inglesi qualificate per la Champions nell’ultimo decennio hanno un allenatore nuovo o quasi nuovo.
È anche per questo che secondo The Athletic l’Arsenal parte di nuovo favorito. Ha molte domande da porsi su attacco, qualità dei titolari e stile di gioco, ma chi deve porsele conosce uomini e ambiente. È il gruppo più stabile tra quelli che puntano al titolo. Tutt’intorno ci sono un mare di dubbi. Chissà se Iraola porterà frammenti del suo Bournemouth dentro il Liverpool, chissà se Carrick reggerà un’intera stagione, se Alonso darà un garbo compiuto a un Chelsea giovanissimo, se Maresca sarà davvero la continuità dopo Guardiola con una rosa meno esperta, se De Zerbi potrà costruire più di una salvezza al Tottenham.
Fuori dal circuito delle grandi, Fulham, Forest, Crystal Palace e Ipswich sono sostanzialmente altri salti nel buio. Nel 2016-17, con un ricambio simile, Conte vinse la Premier al primo colpo e Guardiola migliorò il City, ma Hull e Sunderland retrocessero. Stavolta almeno un allenatore, scrive Miller, “andrà a fuoco in modo spettacolare”, almeno uno sarà fuori entro novembre, dice, e almeno uno funzionerà. “Non lo sappiamo. E non sapere è una buona cosa”.
Anche tu temi per la panchina? Dici che non mangeremo il panettone?
📌 La copertina e l’anteprima: La giostra impazzita delle panchine in Inghilterra. Viola: Il cartoon con la verità bambina sullo sport
L’area Premium: La mambassa del gol, le quattro partite di cuori, picche, fiori e quadri da vedere oggi, a partira dal Community Shield fra Arsenal e City - 🗞️ Edicola: Cosa stanno leggendo in Europa. L’analisi delle prime pagine in Francia, Spagna, Inghilterra e Italia. 🟧 Totem: Platini, il documentario della leggenda - Tennis: Cincinnati ha perso pure Djokovic - 🟫 Come ti chiami: Émilien Jacquelin, il biathleta che vuol provare il ciclismo - Implumi: Elena Colas, la nuova cometa della ginnastica - Chi vedere: Katie Curtis ai Mondiali di hockey.

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