Torna ad Albugnano (AT), nel basso Monferrato, il QUADILA Festival organizzato dalla compagnia teatrale Lo Stagno di Goethe. Questa sesta edizione, dal titolo “Percorsi di senso”, si svolgerà dal 9 al 26 luglio.
Teatro tra i boschi, concerti sotto le stelle, camminate, incontri, racconti e luoghi da scoprire sono l’anima del QUADILA: un festival diffuso che da sei anni attraversa le colline del Monferrato, trasformando paesi, sentieri, piazze e spazi storici in luoghi di incontro e meraviglia. Albugnano e i paesi vicini ospiteranno spettacoli, musica, esperienze e momenti da vivere insieme, immersi in un territorio unico.
Tutti gli eventi sono a ingresso gratuito con la possibilità di sostenere il festival con un’offerta libera e contribuire a rendere possibile questa esperienza. Qui il programma completo dell’evento.
La Fondazione Enrico Eandi sostiene il QUADILA Festival fin dalla prima edizione e quest’anno porta ad Albugnano uno degli appuntamenti della rassegna Savej la storia. Raccontiamo il Piemonte dal vivo. L’appuntamento è per domenica 12 luglio alle 20.30, nel Cortile dell’Antica Canonica, con un incontro dedicato ai legami tra Torino, piazza San Carlo e la storia del Monferrato.
A guidare il racconto sarà Alberto Riccadonna, giornalista, direttore de La Voce e il Tempo e fondatore di Torino Storia, in dialogo con Francesco Eandi. Un percorso tra intrecci dinastici, religiosi, artistici e sociali che uniscono la capitale sabauda alle colline del Monferrato.
// La partecipazione è gratuita. In caso di maltempo l’incontro si terrà presso l’Enoteca Regionale di Albugnano (via Roma 9). //
Piazza San Carlo, il Monferrato, Albugnano con la canonica di Vezzolano e la città di Asti sono legati da un intreccio millenario che si sviluppa su quattro assi. Il primo è dinastico: la piazza nacque come vetrina del potere sabaudo proprio mentre i duchi combattevano le guerre del Monferrato (1613–1631), e il Trattato di Cherasco trasferì Vezzolano e Albugnano sotto i Savoia nello stesso periodo in cui la piazza prendeva forma. Il secondo è devozionale: San Carlo Borromeo, il cui pellegrinaggio del 1578 portò la Sindone a Torino, diede il nome alla piazza e alla chiesa e fu venerato in tutto il territorio astigiano-monferrino. Il terzo è architettonico: la catena dei grandi architetti di corte — dai Castellamonte a Juvarra (che disegnò la facciata di Santa Cristina sull'onda della vittoria del 1706) fino a Benedetto Alfieri, sindaco di Asti divenuto Primo Architetto regio — dimostra che il barocco piemontese fu un linguaggio condiviso tra la capitale e le colline. Il quarto è sociale: Gabriele Capello detto "Moncalvo", ebanista nato a pochi chilometri da Vezzolano, arredò le residenze sabaude e nel 1848 fondò nel convento di San Carlo le Scuole Tecniche che ancora oggi operano a Torino e ad Asti. Le chiese della piazza — "invisibili" a chi entra da Porta Nuova, perché lo sguardo doveva puntare al Palazzo Reale — racchiudono in sé tutta la storia politica, religiosa e artistica del Piemonte sabaudo e del suo rapporto con il Monferrato.
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