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Lettera Savej · Jul 6, 2026

Torna il QUADILA Festival ad Albugnano

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Fondazione Enrico Eandi · Lettera Savej

Torna ad Albugnano (AT), nel basso Monferrato, il QUADILA Festival organizzato dalla compagnia teatrale Lo Stagno di Goethe. Questa sesta edizione, dal titolo “Percorsi di senso”, si svolgerà dal 9 al 26 luglio.

Teatro tra i boschi, concerti sotto le stelle, camminate, incontri, racconti e luoghi da scoprire sono l’anima del QUADILA: un festival diffuso che da sei anni attraversa le colline del Monferrato, trasformando paesi, sentieri, piazze e spazi storici in luoghi di incontro e meraviglia. Albugnano e i paesi vicini ospiteranno spettacoli, musica, esperienze e momenti da vivere insieme, immersi in un territorio unico.

Tutti gli eventi sono a ingresso gratuito con la possibilità di sostenere il festival con un’offerta libera e contribuire a rendere possibile questa esperienza. Qui il programma completo dell’evento.

La Fondazione Enrico Eandi sostiene il QUADILA Festival fin dalla prima edizione e quest’anno porta ad Albugnano uno degli appuntamenti della rassegna Savej la storia. Raccontiamo il Piemonte dal vivo. L’appuntamento è per domenica 12 luglio alle 20.30, nel Cortile dell’Antica Canonica, con un incontro dedicato ai legami tra Torino, piazza San Carlo e la storia del Monferrato.

A guidare il racconto sarà Alberto Riccadonna, giornalista, direttore de La Voce e il Tempo e fondatore di Torino Storia, in dialogo con Francesco Eandi. Un percorso tra intrecci dinastici, religiosi, artistici e sociali che uniscono la capitale sabauda alle colline del Monferrato.

// La partecipazione è gratuita. In caso di maltempo l’incontro si terrà presso l’Enoteca Regionale di Albugnano (via Roma 9). //

Piazza San Carlo, il Monferrato, Albugnano con la canonica di Vezzolano e la città di Asti sono legati da un intreccio millenario che si sviluppa su quattro assi. Il primo è dinastico: la piazza nacque come vetrina del potere sabaudo proprio mentre i duchi combattevano le guerre del Monferrato (1613–1631), e il Trattato di Cherasco trasferì Vezzolano e Albugnano sotto i Savoia nello stesso periodo in cui la piazza prendeva forma. Il secondo è devozionale: San Carlo Borromeo, il cui pellegrinaggio del 1578 portò la Sindone a Torino, diede il nome alla piazza e alla chiesa e fu venerato in tutto il territorio astigiano-monferrino. Il terzo è architettonico: la catena dei grandi architetti di corte — dai Castellamonte a Juvarra (che disegnò la facciata di Santa Cristina sull'onda della vittoria del 1706) fino a Benedetto Alfieri, sindaco di Asti divenuto Primo Architetto regio — dimostra che il barocco piemontese fu un linguaggio condiviso tra la capitale e le colline. Il quarto è sociale: Gabriele Capello detto "Moncalvo", ebanista nato a pochi chilometri da Vezzolano, arredò le residenze sabaude e nel 1848 fondò nel convento di San Carlo le Scuole Tecniche che ancora oggi operano a Torino e ad Asti. Le chiese della piazza — "invisibili" a chi entra da Porta Nuova, perché lo sguardo doveva puntare al Palazzo Reale — racchiudono in sé tutta la storia politica, religiosa e artistica del Piemonte sabaudo e del suo rapporto con il Monferrato.

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Read the original on letterasavej.substack.com

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