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Dramedy Club · Jul 20, 2026

Di fallimenti, speranza e altre storie

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Laura Formenti · Dramedy Club

Buondì,

pensando alla newsletter di oggi riflettevo sul fatto che le ultime due o tre sono diventate un po’ meno tecnico-pratiche sull’umorismo e un po’ più personali.

Spero non me ne vorrai, consideralo un sentimentalismo estivo. Non tarderanno ad arrivare anche quelle che contengono i trick e gli strumenti utili che magari ti hanno portato qui.

E’ fine luglio e arrivo da due anni un po’ difficili. Se mi segui sui social probabilmente avrai visto una lunga serie di eventi, spettacoli, incontri di successo. Ma questo è il bello e brutto dell’online, ci mostra solo i traguardi, i successi, le sale piene. Oppure le lacrime a favore di telecamera per raccogliere facile consenso. La verità invece sta sempre nel mezzo. Nelle mensole che non hai voglia di spolverare, nei risvegli difficili aspettando che il caffè faccia effetto, nelle caccole agli angoli dell’occhio. Decisamente poco instagrammabili ma onnipresenti anche quando sei a un evento importante (o capita solo a me?). Nei piccoli successi (come nel caso della mia registrazione in inglese) che però vanno osservati nel quadro generale.

Vabbè la farò breve:

E’ stato un anno di fatica e delusioni cocenti

Un anno in cui, persino una persona come me abituata a crederci tantissimo e andare a mille all’ora ha cominciato a vacillare. Tante porte chiuse in faccia, tanti progetti che non trovano appoggio, tante persone sparite nel nulla, tante aspettative tradite ferocemente.

E una recente delusione lavorativa in coda a tutto che brucia ancora un bel po’.

A fronte di questo vorrei fare due riflessioni. In barba alla regola per cui ogni newsletter come ogni discorso pubblico dovrebbe avere un solo concetto chiaro.

La prima: vorrei continuare ad avere fiducia in quello che ci può essere dietro l'angolo.

La vita mi ha insegnato che quando penso sia tutto finito, lei probabilmente sta costruendo da un’altra parte. Con un progetto ben più interessante e complesso che non immagino nemmeno. Qualche esempio

  • Ho fatto tutti gli esami dell’università senza riuscire mai a finire la tesi. Per anni per la mia famiglia e per il mio senso di colpa è stato un dramma. Un fallimento enorme. Ora ho un lavoro che mi piace molto di più e un libro pubblicato da un editore importante

  • Sono stata cacciata dopo anni di lavoro dalla compagnia di teatro per ragazzi con cui lavoravo. Avevo vent’anni. A detta loro “non ero all’altezza” di fare l’attrice per i bambini. Non avevo talento. Ora sono al mio sesto spettacolo scritto e interpretato da me e una tournée su palchi nazionali.

  • La socia con cui facevo comicità e con cui sono andata in televisione la prima volta mi piantò appena le cose cominciarono ad andare male. Per me fu un dramma. La fine di un sogno. Invece era l’inizio di un percorso individuale molto più soddisfacente.

Potrei andare molto avanti. Ma il punto è chiaro. Nella mia vita ho spesso dovuto ringraziare i miei fallimenti che mi hanno portato a mollare tutto e a dirigermi inconsapevolmente verso cose molto più grandi e adatte a me. Non avrei mai deciso spontaneamente di farlo, non mi sarei mai sentita all’altezza. E’ toccato al destino prendermi a randellate sui denti fino a farmi cambiare direzione.

L’unica soluzione che ho trovato è continuare a mettere un piede dopo l’altro e avere fiducia. (Caro destino se sei in ascolto, lo troviamo però nel 2026 un metodo meno doloroso? una mail, un DM, un whatsapp...)

E con questo primo punto volevo solo condividere un po’ di speranza se anche il tuo luglio è soffocante.

Secondo: le cose crescono là dove le coltivi e come le coltivi 

I social ci portano a spiare nelle vite degli altri. A sentire la pressione costante dei successi altrui. A confondere strumenti (come voglio arrivare a qualcosa) con obiettivi (dove voglio arrivare). Siamo sommersi di corsi di marketing, di crescita personale, di personal branding, corriamo più o meno nella direzione in cui corrono tutti per non arrivare ultimi e ci dimentichiamo totalmente di chi siamo e cosa vogliamo NOI.

E per saperlo dobbiamo a volte fare un po’ di silenzio.

Basta eventi di networking, basta gara a mostrarsi sui social se non ci va, basta a una crescita personale che ci fa sentire continuamente perfetti domani.

Vorrei perciò provare a costruire qualche abitudine per preservare la mia unicità, il mio spazio e la mia salute mentale. Potrebbe essere difficile ma metterle nero su bianco aiuta di solito. Ecco due appunti che vorrebbero diventare un brainstorming anche con te:

  • come ti ho scritto in altre newsletter non voglio più scrivere SOLD OUT negli eventi. E’ diventata una moda esibitiva dannosa per tutti, non una informazione per il pubblico.

  • pensavo da gennaio di rifiutare la partecipazione ad eventi a titolo gratuito se non in casi assolutamente eccezionali (ne faccio una marea tra beneficienza, networking, amici che te lo chiedono, incapacità di dire di no...). Probabilmente fisserò un tetto massimo di 5 l’anno perché pare che rifiutarli tutti mi renderebbe una persona socialmente repellente. Pare.

E qui entri in gioco tu. Hai dei consigli? Come preservi la tua vita e il tuo spazio? Come riesci a continuare a ricordarti chi sei e cosa vuoi? Come ti isoli dal rumore continuo di tutto e tutti quelli che ti fanno sentire non al passo? Come riesci a dire di no alle mille richieste che ti rubano tempo e spazio mentale?

Se hai una formula magica ti prego rivelamela tu stavolta.

Credo di aver ammassato qui molti pensieri confusi che mi frullano in testa.

Ti leggo

Laura

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Read the original on lauraformenti.substack.com

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