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L'Inopportuna - La Newsletter di Grazia Sambruna · Aug 8, 2026

Perez Hilton: cosa succede quando un tizio con un milione di follower tenta il suicid*o in diretta su TikTok

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Grazia Sambruna · L'Inopportuna - La Newsletter di Grazia Sambruna

“Hello my friends, this is Perez, the queen of all media, the original influencer”. Con questa presentazione Perez Hilton, blogger gossipparo americano divenuto noto e famoso in USA nei primi Duemila, apre ancora oggi la maggior parte dei reel che posta sui social. Reel in cui lo ritroviamo a chiacchierare di celebrità, alzando rumor che mettono in dubbio la solidità delle loro immagini ‘perfette’, oppure prendendone le difese. In poche parole: fa il suo lavoro.

Negli ultimi giorni, avrete sentito parlare di lui perché ha tentato il suicidio durante una diretta su TikTok, accoltellandosi ripetutamente. La live non è stata interrotta dalla piattaforma pur infrangendo, per ovvi motivi, svariati ‘standard della community’ sui contenuti ammessi là sopra. La live non è stata interrotta fino all’arrivo dei soccorsi, chiamati da chi stava seguendo lo stream. Una volta che i volontari dell’ambulanza hanno realizzato di essere in diretta, si sono premurati di chiudere il collegamento. Prendiamoci una pausa per visualizzare l’intera scena. Che è accaduta per davvero, non in una serie tv splatter.

Il profilo TikTok di Perez Hilton è stato oscurato. e ora non è possibile accedervi. Una decisione presa comunque con molta (troppa?) calma dalla piattaforma, considerata la gravità dell’accaduto.

Il video della diretta è scomparso da internet, l’account TikTok di Perez Hilton oscurato per intero, c’è ancora chi finge di ripostarlo con link che rimandano a sòle a pagamento che nulla c’entrano con il tentato suicidio di Perez. Ma il business è business. E tocca approfittare dei ‘trend’ virali, battere il ferro finché è caldo. Anche se il ‘ferro’ è un tizio che ha cercato di ammazzarsi gridando in diretta e ricoperto di sangue ‘Io non sono nessuno’, ‘Lo faccio per i miei figli’ mentre si accoltellava, in preda a quello che, per quanto non sia il mio campo, aveva tutto l’aspetto di un grave attacco psicotico. O comunque di una situazione estremamente pericolosa e allarmante. Di cui qui non troverete alcuna immagine, manco sfocata.

Torniamo, invece, a quella frase iniziale e replicata all’infinito da Hilton all’inizio della maggior parte dei propri reel: ‘“Hello my friends, this is Perez, the queen of all media, the original influencer”. Questa è una grossa bugia, oppure una storia che racconta a se stesso: essere ‘la regina’ di tutti i media. Forse una volta gli sarà parso di avere realmente lo scettro del gossip in mano, di sicuro è stato portato a crederlo, ma è passato tanto tempo da allora. E adesso la realtà è molto diversa. Scrivendo così, non voglio criticare Hilton: mi rendo conto che dopo decenni di ‘popolarità’ e ‘rilevanza’ mediatica concessa, non sia affatto facile, proprio a livello mentale, vederne il calo, il declino. E accettarlo con l’anima in pace. Ciò vale per chiunque sia (stato considerato) famoso. Sia pure per cinque minuti. Quell’incipit reiterato, forse, è un piccolo segnale di parecchie cose: restare ancorato a una popolarità che, nonostante il milione di follower su Instagram (più i 600K che seguono l’account del suo sito), si è affievolita negli anni: l’avvento degli influencer e poi dei TikToker ventenni si sono mengiati Perez Hilton, ora Perez Hilton è un ‘faccettaro’ come tantissimi altri che commentano robe di gossip, a nessuno importa o forse la gente, giovane, ‘ricorda’ che per circa un paio di decenni lui sia stato ‘la queen’ del settore. Se lo ricorda lui, però. Tanto da specificarlo quasi sempre come biglietto da visita. Non è un particolare insignificante, a mio avviso.

Perez Hilton, al secolo Mario Armando Lavandeira Jr., è nato nel 1978 a Miami, da genitori cubani. Nel 2005, assecondando la propria passione per il gossip e le beghe delle celebrità, apre il proprio blog personale perezhilton.com. L’affare s’ingrossa, The Insider lo definisce ‘il sito più odiato d’America’, mentre i server vanno in crash per l’eccessiva affluenza di accessi. A detta di Perez, già nel 2007 poteva contare su un traffico pari a 8 milioni di visite quotidiane. Ma prendiamola con le pinze, l’autoficition è sempre esistita, specie quando i personaggi si ritrovano a ‘circostanziare’ i numeri del proprio incredibile successo personale. In ogni caso, dubito che a tantissime persone sia data la possibilità di ballare Beyoncé insieme a Katy Perry. Perez Hilton, piaccia o no, faceva davvero parte del sistema dello showbiz.

Il fatto concreto è che canali tv, radio, ogni tipo di media insomma, lo ospitasse proprio perché divisivo, controverso, dalla lingua biforcuta assai. Artisti del calibro di Eminem, ma pure Fergie dei Black Eyed Peas gli hanno dedicato, nel tempo, versi pieni di disprezzo in diverse canzoni. Ma l’elenco è lungo, esistono anche tweet di Lady Gaga infuriata con lui perché, nel momento in cui s’era rotta una gamba a causa di un incedente stradale, Perez aveva commentato, con tanto di strafottente vignetta, ‘Deve averla stirata Madonna’. Ogni citazione da parte di qualsiasi celebrità, chiaramente, corrispondeva a una validazione del nome di Perez Hilton e della sua ‘influenza’. Dubito che i famosi non fossero a conoscenza di come funzioni questo gioco che esiste da che esiste il mondo. Hilton scriveva cose e pubblicava foto (sì, anche scatti del filo dell’assorbente interno che scendeva dalla fagiana di una cantante sul palco col ciclo e un vestito corto) che nessun altro si sarebbe mai permesso di mandare online, farle ripetere a lui di fronte a un microfono, era certamente un bello scarico di responsabilità.

Sottolineerei anche il vantaggio per lo share e gli ascolti dei media che gli davano spazio: tutti vogliamo sapere il torbido che si nasconde dietro a personaggi che si mostrano sempre ‘perfetti’ con le loro vite da sogno e di grande successo. E lo vogliamo per ‘semplice’ invidia sociale? Non proprio. Il gossip, pure il più becero, ha una funzione che forse non viene presa troppo in considerazione. Ciò non significa, ovvio, che però non esista.

Spesse volte, proprio perché non sono davvero così ‘di grande successo’. O comunque dietro alle favole, si nasconde molto altro, meno splendente. O raccontabile in pubblico. Francamente: è impossibile che sia sempre tutto rosa e fiori, sono persone, non divinità: divorziano, si tirano dietro i piatti, litigano per stupidaggini, si strappano le extension tra amiche. Diciamo ‘come tutti’. Solo, a un certo livello di fama già raggiunto, non vanno a spiattellarlo durante le interviste, nelle promo di progetti musicali o di film blockbuster e così via. Il gossip, ne sono convinta, non nasce solo come pruderie, e comunque non ci sarebbe nulla di male, ma ha anche il compito di ‘riportare a terra’ le narrazioni paradiasiache che le celebrità, e soprattutto il loro staff di comunicazione, portano avanti di se stesse. Ciò serve non perché siamo ‘invidiosi’, ma perché è molto importante mantenere il contatto con la realtà, onde evitare idolatrie aprioristiche. Che, lo vediamo ogni giorno sui social oggi, non conducono a nulla di buono. La gente, oramai, venerando questo o quell’artista, si augura il cancro a vicenda su X in ‘discussioni’ che nemmeno dovrebbero esistere, per difendere ‘l’onore’, ‘la virtù’, la ‘sacralità’ del proprio idolo che è ‘perfetto’. Un esempio su tutti (e che vale per tutti gli artisti ‘idolatrati’, immagino non per loro espressa volontà):

Ho visto ripetute volte rispondere a chi osava twittare ‘Non mi fa impazzire la nuova canzone di Marco Mengoni’, ‘Taci fr0cio di m*rda”.

Non da un singolo user scemo del villaggio. Ma da uno sciame di persone (e bot) infuriate per ‘l’offesa’ perpetrata. Ma un gusto personale non è un’offesa. E quindi forse la brocca la stiamo perdendo sul serio. Complice, mia grande convinzione personale, l’assenza del commento dei Gialappi, per esempio, sui concorrenti del ‘Grande Fratello’: ‘Mai Dire’ li prendeva in giro, bonariamente, per tutto il tempo, dipingendoli come cialtroni perdigiorno che avevano avuto la fortuna di essere stati scelti per stare in tv, con lauto cachet, non sapendo fare niente: dovevano solo limitarsi a esistere. E a itigare furiosiamente per un pacco di biscotti. Non esistevano fandom, alcune ‘battute’ oggi non sarebbero più ammissibili perché sono cambiati i tempi, ma quella prospettiva era fondamentale: da quando i Gialappi non commentano più i reality, sono nati i fandom sui social, la percezione che quei personaggi siano intoccabili ‘semidei’ nel nome dei quali ingaggiare sante crociate, buttar soldi in aerei con striscioni di supporto che sorvolano ‘la Casa’, fare a gara a chi spende di più in regalie a questi qui, una volta usciti, per ‘dimostrargli affetto’. Fenomeno che c’è sempre stato, ma negli ultimi anni sembra essere diventato rituale pagano che coinvolge sempre più persone, pronte e ‘difendere’ il loro perdigiorno del cuore aggredendo verbalmente altri utenti sui social, fino a rimetterci di tasca propria. Ma sempre ‘per amore’. Un ‘amore’ che, tra l’altro, riesce perfino a durare negli anni. Al massimo, con le edizioni successive del reality, se ne aggiungono altri: nuove voci di spesa da sostenere - in tutti i sensi.

Ora, è molto difficile dirimere la matassa di quanto sia avvenuto per davvero nella notte dello scorso del 6 agosto, quando Perez Hilton ha tentato di suicidarsi durante una live su TikTok. Questo perché esistono già milioni (purtroppo non credo d’esagerare, ndr) di versioni online riguardo la dinamica dell’accaduto. Subito, sono emersi video-reaction in cui si vedono chiaramente giovani streamer commentare quella live tutti insieme, senza fare una piega - uno in particolare, continua a sorseggiare il proprio beverone, suppongo in adv, come se non stesse guardando nulla di allarmante. Un’altra dice qualche ‘No!’, ma poi tornano a chiacchierare di ‘rubinetti’. Surfare il content era il punto, mica parlarne: la gente sarebbe arrivata lo stesso, pensando di trovare nuovi particolari morbosi in merito alla vicenda. Anche questi contenuti, grazie al cielo, sono stati buttati giù da TikTok e non esistono più. Intanto, chi ci voleva ‘magnare’, c’ha ‘magnato’ in views e ricompense (in denaro) dei follower. Ora io fatico ogni giorno di più a credere che questa sia realmente la tanto decantata ‘era dell’empatia’. Ogni dettaglio contribuisce a rendere l’accaduto un episodio tagliato dalla prima stagione di ‘Black Mirror’. E se Perez Hilton faceva tanto schifo a sbattere in faccia agli occhi del mondo le fragilità delle celebrità, questi streamer, per esempio, oggi cosa fanno di tanto diverso? Nulla. Riescono a essere, forse, addirittura peggiori - non so fino a quale grado di consapevolezza. Ma questo per molti non è un problema, anzi, si chiama ‘karma’. Nonostante il fatto che, negli ultimi anni, Hilton abbia rilasciato infinite interviste per ‘scusarsi’ di quanto mandato online dal suo ‘personaggio’ nei primi Duemila, pur definendosi ‘imperdonabile’. Ma non importa, l’ha fatto soltanto ‘per ripulirsi l’immagine’. Magari, è anche vero. Chi lo sa.

Una delle interviste in cui Perez Hilton si scusa per le pubblicazioni del suo ‘personaggio’ negli anni Dieci. Pur definendosi ‘imperdonabile’ perché ‘non può esistere redenzione per me’.

E ‘non ce ne frega niente della sua salute mentale perché lui se ne è sempre fregato di quella degli altri - il riferimento è, sempre, a personaggi famosi’. In particolare, gli si contesta l’accanimento su Britney Spears negli anni Dieci, ovvero quando la ex fidanzatina d’America si rapava i capelli a zero e prendeva a ombrellate portiere delle macchine. Oppure stava al volante della propria auto con un sacco di cose in mano, tra cui uno dei suoi figli, piccolissimo, bebè. La questione della conservatorship, degli abusi da parte del padre che l’avrebbe ingabbiata sul palco non come una persona né un’artista, ma semplicemente per spremerla fino all’impossibile alla stregua di mera macchina da soldi, all’epoca non si sapeva. Vi dirò di più: all’epoca, Britney Spears era una barzelletta proprio per via di tali comportamenti, se vogliamo ‘sbrocchi’ pubblici. Compresa quella stramba (?) e fuori fuoco partecipazione ai VMA’s di Mtv per presentare ‘Gimme More’.

Per un motivo o per l’altro ne ridevamo tutti? Terribile da ammettere ma: sì. Eccome. Non esisteva la sensibilità di oggi verso la salute mentale, la figura di merda di una star era la figura di merda di una star. Non qualcosa di ‘preoccupante’. Sono passati quasi 20 anni da allora. Non sembrano tanti, ma di fatto era un’epoca, soprattutto a livello di mentalità, lontana secoli luce da oggi. In effetti, non era ‘soltanto’ Perez Hilton a cercare il ‘marcio’ in Britney Spears e a sfotterla. Tutte le testate e i media, più o meno velatamente, lo facevano. E lo facevano perché: il pubblico rideva di ‘sta matta famosa oramai sempre più fuori di capoccia. Deve essere stato un inferno per lei come persona, visto che attraversava un periodo difficilissimo? Non oso nemmeno immaginare quanto. E ne sono costernata. Ma non ce ne rendevamo conto, non ce ne siamo mai resi davvero conto. Lady Diana è venuta a mancare nel ‘97 sotto il tunnel dell’Alma, non di morte naturale, ma perché (al netto di tutti i misteri complottari esistenti) era per l’ennesima volta inseguita da schiere di paparazzi a tutta velocità che volevano immortalarla, ancora e di nuovo, con il compagno milionario musulmano, Dodi al-fayed. Nessuno ha avuto compassione, Perez compreso, nemmeno verso Amy Winehouse, neanche quando oramai non si reggeva più in piedi per strada come sul palco, a causa dei molteplici disturbi di cui purtroppo soffriva e che l’hanno portata prematuramente al decesso.

Fino al penultimo giorno, era sempre inseguita da plotoni di fotografi lì per immortalare qualche sua nuova ‘mattata’. Crudele? Infinitamente. E pure ingiustificabile. Ma per lo sguardo dell’epoca era ‘normale’.

Quindi sì, Perez Hilton è stato pessimo con un’infinita schiera di celebrità, anche molto giovani. Pur essendo omosessuale, ha fatto outing a infiniti artisti, dichiarandoli pubblicamente gay, senza che loro ne avessero mai parlato o voluto parlare. Oggi siamo di certo meglio di così, queste porcate non ci interessano più. Poi però appena esce una nuova puntata di ‘Falsissimo’, totalizza milioni di views a tempo record. C’è perfino chi, tante persone, riesce a dare dei soldi, i cinque euro di abbonamento al canale, a Fabrizio Corona in nome della ‘giustizia’ e della ‘verità’. Non si contanto gli ‘outing’, veri ma soprattutto presunti, che costui ha sbandierato in faccia al mondo nel corso del tempo, anche di recente. E nemmeno le donne a cui ha fatto passare l’inferno in terra tramite ‘gossip’ o addiritura fidanzamenti parassitari e nozze (altrettanto). Eppure, per molti è un eroe. A livello di mera logica, qualcosa non torna. Ma professarsi brava gente è sempre la priorità per quasi tutti, nessuno vorrà mai ammettere di voler vedere e sentire lo ‘schifo’ che, favolisticamente o meno, possono arrivare a fare i famosi. Come i nostri stessi vicini di casa. Magari non li salutiamo nemmeno, ma appena sentiamo qualcuno alzare la voce ‘di là’, subito orecchio al muro. E portinariato spinto. Subito dopo, però, caccia alle streghe, al capro espiatorio che ‘paga’ per tutti. In questo caso è Perez Hilton che, essendosi occupato di gossip in modo becero, merita di morire.

Hilton è padre di tre figli: Mario (2013), Mia (2015) e Mayte (2017). C’è gran caciara intorno al fatto che i piccoli fossero presenti, in casa durante la live TikTok in cui il blogger ha tentato di accoltellarsi a morte. La famiglia sostiene ufficialmente di no, ma troverete infiniti reel sui social che sostengono il contrario perché ‘glieli devono portare via, se lo merita dopo aver insultato Miley Cyrus - o chi per essa’. Di nuovo: la verità è una, ma leggiamo tutto e il contrario di tutto, ovunque. Quindi chissà qual è in questa Torre di Babele mediatica che sarebbe, oggi, il mondo dell’informazione (tra virgolette) che abbiamo intorno.

Qualche mese fa, Hilton aveva contratto la sepsi che è la conseguenza, potenzialmente letale, di una infezione batterica. Per curarsi, è stato lungo tempo in ospedale. Si dice che tale problematica possa intaccare anche la testa, portando a deliri e seri disturbi mentali. Ciò che è certo è che Hilton sia uscito professando su ogni social di aver ‘scoperto Dio’. E, all’interno dello stesso video del lieto annuncio, s’è messo a vendere ‘merchandising cattolico’ perché ‘non volete sapere quanto ho speso per curarmi, nonostante io abbia un’assicurazione sanitaria. Non ho potuto lavorare per un mese, adesso ho bisogno d’aiuto’.

‘Indossate qualcosa di sacro, rendete gloria a Dio e aiutate questo ragazzo, se vi va’. Felpe a 70 euro, maglie a 40 e tazze a 12. Confusione dei piani: non quantificabile. Il video è di 12 settimane fa, fissato in alto sul profilo di Perez Hilton (entrambi, sia quello personale che del sito). Purtroppo, ho sempre perplessità quando personaggi celebri ‘trovano Dio’, pur essendo atea di ferro, è una cosa che mi infastidisce. Specie se poi ci mischiano roba da vendere alla gente. Qui Hilton non fa nemmeno lo sforzo di malcelare l’elemosina che richiede per se stesso ‘nel nome di Gesù’ e dicendo questo non voglio giudicarlo. Sto semplicemente prendendo atto del fatto che quest’uomo di quasi 50 anni non si rende conto, nemmeno trovandosi in condizioni economiche che ha definito ‘disastrose’ in altri reel e interviste pubbliche, che forse sarebbe il caso di trovarsi un lavoro, di portare del grano a casa in qualunque maniera, avendo anche tre figli da mantenere. Se non soprattutto per questo motivo. Non è una vera e propria ‘colpa’, però: le persone dei social e vale per tutte, campano 100 % scollate dalla realtà: la loro realtà, la realtà in cui sono cresciute e di cui si sono alimentate da che esistono, sono i follower e se superi il milione, come nel caso di Perez, quella è l’unica fonte di reddito possibile. Non esistono alternative concepibili. Sei una star, lo dicono i numeri, mica puoi metterti a fare il lavapiatti. Non penso che dietro a richieste simili ci sia, la maggior parte delle volte, un’intenzione consapevolmente truffaldina. La testa di chi supera una certa soglia ‘critica’ (ossia molto alta) di seguaci sui social si scolla dal piano di realtà collettivo, quello del mondo in cui viviamo noi tutti, essi compresi. Perché sono famoso, dunque pretendo. E me lo lasceranno fare: oltre un milione di persone mi segue, mi supporta, mi ama. Di solito, funziona. Stavolta, invece, la vendita di ‘merchandising cattolico’ da parte di Perez Hilton non ha raggiunto i risultati sperati.

Evito volontariamente di postare video in cui il nostro straparla di Gesù, Spirito Santo e annessi e connessi. Negli ultimi mesi, ossia dalla dimissione dall’ospedale (marzo scorso), è chiaro che Hilton non perdesse giorno per mostrarsi sempre più alienato e strambo, tra ossessione religiosa che, a sua detta, l’aveva fatto ‘rinascere’ e continue richieste di denaro ai follower. Fino allo stesso giorno della diretta in cui s’accoltella su TikTok, letteralmente fino a pochi minuti prima. Appariva evidente che qualcosa non funzionasse da tempo, ma è sempre difficile riconoscere l’autofiction da un’emergenza reale, sui social. Con l’infinita quantità di gente che finge la qualunque, (gravi) malanni compresi, per hype, ossia raccattare cuoricioni e alzarsi l’engagement così da ottenere fee più nutrite alla prossima proposta di adv, si fa di tutta l’erba un mitomane. Fino a che (e se) non succede qualcosa di oggettivamente grave. Come, per esempio, un tentato suicidio in diretta su TikTok. Ma sapete qual è il paradosso, perfino qui?

Considerato il quadro generale, mi riferisco a quello economico e di ‘carriera’ di Hilton, questo personaggio famoso sarebbe stato capace di ‘fingere’ un gesto tanto estremo per riattirare l’attenzione su di sé e, magari, prenotarsi un documentario Netflix sulla propria vita travagliata dalle stelle alle flebo? Purtroppo, non possiamo escluderlo. Che i soccorsi siano intervenuti, non è garanzia di nulla: uno che si mette a inscenare di togliersi la vita in diretta TikTok non verrebbe dimesso ‘subito’ da qualunque ospedale del mondo. Lo avessero pure trovato ricoperto di ketchup. Ma tale terribile dubbio, purtroppo legittimo, è l’esatto prodotto della società in cui viviamo e che alimentiamo ogni giorno, quella ‘performativa’. Già anni fa, per fare soltanto un esempio tra troppi, il ‘content creator’ Iconize (Marco Ferrero), si lanciò un surgelato in faccia per poter raccontare una (mai avvenuta) aggressione omofoba, comparire nei titoli di ogni testata esistente, rilasciare interviste tv in lacrime raccontando il tragico (non) episodio. Non ci sono state conseguenze: oggi conta ancora 500K follower e campa in vacanza a scrocco, in #adv o #suppliedby. Inutile elencare le famiglie su TikTok che fingono incidenti, anche gravi, che coinvolgono i loro stessi bimbi, per pubblicare reel acchiappa-apprensione (e, ovviamente, engagement). Le stesse star narrano disturbi, insicurezze e malattie in ogni intervista - che poi diventerà reel social, per il ‘bene’ di tutti - non si ha traccia di un qualsiasi ‘famoso’ felice in pratica dagli anni Novanta. Perché è aumentata la ‘sensibilità’ verso la salute mentale, certo, ma la strada per l’inferno, o comunque per il caos infernale, è da sempre lastricata di buonissime intenzioni, giuste e pure. Poi, mille modi per sminchiarle si trovano sempre, con svizzera puntualità. Tutto ciò che diventa ‘trend’ è un potenziale problema perché chiunque cercherà di surfarlo, visto e considerato che, alla base, di lavoro ‘vero’ nel senso di ‘pagato’ non ce n’è. E lo farà con ciò che l’algoritmo richiede per massimizzare i numerelli: seve il dramma? Diamo il dramma. E via di messe in scena ‘drammatiche’, se quelle ‘funzionano’, pur di alzarsi le views - e guadagnare qualcosa, auspicabilmente sempre di più. Ottenendo così il proprio ritorno (economico, di posizionamento o visibilità). Forse gli anni Dieci in cui ‘imperversava’ il becero gossip di Perez Hilton facevano schifo, anzi sì, senza dubbio. Ma oggi siamo davvero convinti di essere messi tanto (o anche poco) ‘meglio’ di allora? Io una risposta ce l’ho. E credo, se sei arrivato a leggere fin qui, che stiamo pensando, amaramente, alla medesima conclusione.

Se tutti conveniamo sul fatto che Perez Hilton, con le sue pubblicazioni oltraggiose degli anni Dieci, fosse esagerato e da biasimare, e posto che se nessuno all’epoca le avesse seguite con bramosia, costui non sarebbe diventato un personaggio mediatico, perché oggi su di lui stiamo esercitando gli stessi comportamenti che, pare essere tonante opinione comune, non dovrebbero esistere nemmeno nei pensieri? E poi in nome di chi? Di celebrità che, con tutto il bene, manco conosciamo per davvero né, a spanne, mai incontreremo? Si difende così la gente sotto le bombe, chi muore di fame, parenti che subiscono ingiustizie, non milionari che ci vendono ‘hit’, con tutto il rispetto per il potere salvifico e unificante della ‘musica’. Ma resta un’industria, non un regalo. Se troviamo che qualcosa, qualsiasi cosa, sia ingiusto e scorretto, dovremmo aver gran cura di non ripeterlo affinché non succeda più. La logica impone ciò, la natura umana, il contrario.

Per chiudere col folklore, lodate sempre siano le boaite dei complottari social che almeno fanno ridere, i più svegli della cucciolata stanno, fin dal primo momento, tessendo fitte trame riguardo a ‘riti satanici’ (o massonici, ndr?): questo preciso tipo di cose misteriose staremmo vedendo nel videoclip ‘Petal’ di Ariana Grande - che termina con la cantante che motosega tutti i suoi critici finendo ricoperta di ‘sangue’ finto. Ma anche nella diretta di Perez Hilton in cui si accoltella mostrandosi cosparso di sangue (presumibilmente) vero. Motivi del collegamento? La live TikTok del blogger è successa pochi giorni dopo la pubblicazione del video di Grande. ‘Come se volesse essere un omaggio’. Soprattutto perché Hilton aveva preso le difede di Ariana, negli ultimi giorni, tramite accorato reel social. Se ne deduce che, all’infuori di ogni ragionevole dubbio, costoro facciano parte della medesima ‘setta’ segreta. Elementare, Watson! (Ridatemi le scie kimikiii!!!!1!1!1!11!1!1, grazie).

Non avrei mai pensato di dirlo ma: ok, mi mancano i tempi delle ‘scie kimikiii!1!!11!!’

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