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L'altra biblioteca · Jan 21, 2026

Laboratorio XIX: belle gambe e biblioteche saccheggiate.

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L'altra biblioteca · L'altra biblioteca

Laboratorio è un contenitore che riunisce link a testi, podcast e/o materiale video che hanno colpito la mia attenzione dall’ultima uscita della newsletter. Salvo eccezioni, arriva il penultimo mercoledì di ogni mese.

Il prossimo

Laboratorio arriverà il 18 febbraio.
L’immagine di copertina è una fotografia di Martin Parr che compare anche sulla copertina italiana del romanzo Speedboat di Renata Adler.

A Brief History of Men Showing Leg || Livia Gershon || JSTOR Daily
Per Natale ho ricevuto in regalo Middlemarch di George Eliot, che ho iniziato poco dopo Capodanno. Ciascuno dei protagonisti, uomo o donna, è introdotto da una vivida descrizione fisica; come accade nella vita reale, l’aspetto contribuisce a influenzare tanto la psicologia dei personaggi quanto le reazioni nei loro confronti.
Del teologo Edward Casaubon, che ha l’ardire di sposare Dorothea Brooke, si dice:

“He must be fifty, and I don’t believe he could ever have been much more than the shadow of a man. Look at his legs!”

Mentre sia (il vacuo ma gentile) Fred Vincy, sia (l’intelligente ma convenzionale) dottor Tertius1 Lydgate si distinguono per le belle gambe lunghe.
Questa dote fisica ha potuto essere mostrata soltanto con il cambiamento della moda, legato anche alla maggiore disponibilità di cotone.

Looted libraries || Vanessa de Senarclens || The European Review of Books
Storie di libri rubati, bruciati, perduti tra Polonia e Germania.
Qualche verso dal De Rerum Natura di Lucrezio (nella traduzione dal latino di Francesco Giancotti per Garzanti):

presso le porte, le statue di bronzo mostrano che le loro mani destre si assottigliano al tocco di quelli che spesso salutano e passano oltre.

Immaginare questa scena — statue con le mani rivolte verso il basso e tante persone, più di duemila anni fa, che le toccano mentre passano, per automatismo o magari come gesto benaugurante — mi ha sempre fatto sentire vicina una civiltà che, per molti aspetti, mi è del tutto aliena. Eppure nessuno conoscerebbe il poema di Lucrezio se non fosse stato dimenticato e custodito nella biblioteca dell’abbazia di San Gallo.

Odd Girls Out || Moira Donegan || The Baffler
Il ritorno del lesbian pulp e il suo rapporto con gli originali, intesi per un pubblico maschile eterosessuale e spesso (anche se non sempre!) scritti da uomini.

Inventarsi un business distribuendo migliaia di film gratuitamente su YouTube || Il Post
Nei link che mi sono salvata per scrivere questo laboratorio c’è anche un pezzo su Mubi, tuttavia ho trovato più interessante questo articolo sul canale Youtube Film&Clips. Non mi aspettavo il fattore “c’è anche un po’ d’Italia”, cioè il fatto che sia un’iniziativa di Minerva Pictures.
Mesi fa avevo visto Uomini si nasce poliziotti si muore di Ruggero Deodato2 e, spulciando un po’ il catalogo, ho trovato anche La signora senza camelie di Michelangelo Antonioni.

E poi ancora: Karl Ove Knausgård intervistato da Jeremy Strong; il sogno di una biblioteca universale; i vittoriani e le disabilità; caro Italo (Calvino), caro Gianni (Celati); su Mary Gaitskill.

“Belle de jour”, l’envers du fantasme, diretto da Manon Prigent (sottotitolato anche in italiano)

Su ARTE c’è una serie di documentari dedicata ai grands romans du scandale, tra i quali possiamo annoverare Bella di giorno di Joseph Kessel (tradotto in italiano da Elisabetta Sibilio per E/O), celebre per l’adattamento diretto da Luis Buñuel. Devo raccontare la trama? Non credo.
Il romanzo ha quasi cento anni, è stato pubblicato nel 1928.
La scelta di Prigent è semplice ma efficace: intervistare varie donne che hanno lavorato o lavorano tuttora come prostitute per esaminare Bella di giorno da un punto di vista che oserei definire necessario.

Ho aperto il mio account di Goodreads ormai abbandonato.

Un anno nella norma, anche se forse un po’ nella fascia bassa come numero di letture. I titoli con cinque stelline corrispondono a: Onegin di Aleksandr Puškin, un capolavoro di cui ho ben poco da dire (perché, in alternativa, dovrei dedicargli diecimila parole); The Argonauts di Maggie Nelson, titolo trendy dell’epoca; Human Acts di Han Kang, non ancora tradotto in italiano e infatti letto in inglese (The Vegetarian, invece, è tra i testi con quattro stelline); Nowhere to Be Found di Bae Suah3; A Manual for Cleaning Women di Lucia Berlin, altro titolo trendy dell’epoca; Stiletto di Daniel O’Malley, un bel fantasy; Ms. Kalashnikov di Wu Ming 5 e Francesca Tosarelli; The Unseen World di Liz Moore, che l’anno scorso ha avuto molto successo con Il dio dei boschi; Slow Days, Fast Company di Eve Babitz; Il paese delle nevi di Yasunari Kawabata, un altro capolavoro riconosciuto.
Tutto molto da me, mancano solo un giallo e un epistolario.
Anche se Babitz, Berlin e Han mi piacciono tuttora4, sono contenta di non essere più così guidata dal mercato editoriale contemporaneo.
Il solitario libro da una stellina è il brutto Dalle rovine di Luciano Funetta. Senza stelline ci sono fumetti e graphic novel. Per il resto, happy sleuthing!

Come dicevo all’inizio, ho da poco letto Middlemarch, apprezzando soprattutto la sottotrama dedicata alla fondazione dell’ospedale e il personaggio di Lydgate (non sottovaluto il lavoro tecnico intrapreso da Eliot, intorno al 1870, per tratteggiare la figura credibile di un medico in generale, e di un medico del 1830 in particolare).
Per caso, avevo appena finito l’unico romanzo di Maupassant che mi mancava, vale a dire Mont-Oriol (nella traduzione Mursia5), che tratta della costruzione di una stazione termale, dunque di nuovo con vari personaggi minori che esercitano la professione medica6.
Così mi è venuta voglia di rileggere un libro di Ruth Rendell di cui avevo dimenticato quasi tutto, a parte qualche dettaglio: The Blood Doctor, la storia di un biografo che si mette a indagare sulla figura del proprio bisnonno, un eminente ematologo della tarda epoca vittoriana. Non c’è gore gratuito e io non sono impressionata dalla vista del sangue, però, per ovvie ragioni, si parla di sangue (nel senso di liquido organico e nel senso di discendenza) così tanto che a tratti ho desiderato essere un’entità di puro spirito7.
Adesso ho preso in mano Il medico di campagna di Balzac (nella traduzione di Andrea Zanzotto! per Garzanti), un segmento della Comédie Humaine per il quale prima non avevo mai provato curiosità. I due protagonisti hanno cognomi meridionali (Benassis, Genestas); quello dei due che dà il titolo all’opera continua a fare dei lunghi monologhi8; il cesarismo dell’autore è più manifesto del solito.
Vedremo se questo interesse per le figure di medico nella letteratura mi sorreggerà ancora a lungo… se sì, vorrei trovare qualche esempio più attuale che non sia Solar di McEwan e che non sia legato al genere del medical thriller. Quest’anno mi ero ripromessa di leggere più letteratura contemporanea.

Bene, ho finito. A tra un mese!

1

Penso di parlare a nome di chiunque abbia letto il romanzo:

2

Il titolo è scritto senza virgole, per ragioni misteriose. La trama è psicoanaliticamente folle. Uno dei personaggi femminili del film è interpretato da Silvia Dionisio, cioè Jules nel terribile adattamento cinematografico de La ragazza di nome Giulio. Poi c’è il pasoliniano Franco Citti che fa il criminale, la reunion viscontiana tra Marc Porel (quell’anno brevemente Filippo Arborio ne L’innocente) e Renato Salvatori. Ovviamente Adolfo Celi. Ovviamente Alvaro Vitali.

3

Della quale in italiano si trova solo Notti invisibili, giorni sconosciuti, tradotto da Andrea de Benedittis per ADD. Tutti gli altri libri menzionati sono stati tradotti in italiano.

4

Nel tempo invece ho rivalutato al ribasso Maggie Nelson.

5

Trovato per caso in una little free library, visto che le traduzioni italiane sono fuori catalogo da anni e nel testo ci sono descrizioni troppo specialistiche perché lo possa leggere in francese (per esempio, una lunga scena in cui viene dinamitato un masso). Ma la traduzione non è granché, purtroppo.

6

Tra loro arriva anche il dottor Mazelli, un milanese bello e amorale (stereotipo nazionale che trovo più vicino al vero di altri). Memorabile il breve momento in cui gli chiedono “dove correte, dottore, si direbbe che rincorriate la Fortuna?” e lui, mostrando le tasche vuote e stando al gioco, senza fermarsi risponde “non la tengo ancora in pugno”.

7

A chi ha esperienze personali di aborti spontanei o di difficoltà nel concepire suggerirei di procedere con prudenza nel leggere The Blood Doctor.

8

Altri stereotipi nazionali europei:

Modellare le leggi sui costumi generali vorrebbe dire incoraggiare in Spagna l’intolleranza religiosa e la pigrizia, in Inghilterra lo spirito mercantile, in Italia l’amore delle arti, le quali esprimono, sì, la società, ma non sono tutta la società, in Germania le gerarchie nobiliari, in Francia la leggerezza, la moda delle idee, la facilità a dividerci in fazioni, quelle fazioni che ci hanno sempre dilaniato.

Read the original on laltrabiblioteca.substack.com

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