Ho conosciuto Paolo Bellavite nel 2017. All’epoca avevo due figli di 3 e 5 anni e mi interrogavo sul senso scientifico della legge Lorenzin, sul passaggio da 4 a 12 vaccini obbligatori. Cercavo, con i limiti di un laureato in legge ma attento da anni alle dinamiche della sanità pubblica, di capire quale logica potesse imporre un trattamento preventivo di quelle proporzioni, su una popolazione infantile e sana.
Paolo Bellavite era forse già in pensione. Ascoltavo e leggevo le sue parole di anziano professore di patologia generale all’Università di Verona, con molte pubblicazioni scientifiche alle spalle, descrivere l’importanza storica di tanti vaccini, i rischi di alcune patologie, le cure possibili basate sulla EBM (Evidence Based Medicine), la medicina basata sulle prove.
Bellavite era, in generale, molto favorevole ai vaccini, ma in disappunto con l’estensione “lorenzinica”, che valutava esagerata e di cui non capiva la necessità.
Con grande umiltà, per cercare di comprendere il senso di queste norme si rimise sui libri. Ne seguii per mesi gli studi, che raccontava qui e là su qualche canale social. Ero affascinato dal vedere un uomo di scienza, a quell’età in cui in genere ci si siede sugli allori, rimettere in discussione tante basi del proprio sapere. Cercava, per ogni singolo vaccino, sia le basi scientifiche delle sue autorizzazioni sia le vicende e i tempi di introduzione sul mercato. Affondava con le mani e i suoi spessi occhiali in una storia ormai quasi centenaria, all’origine della lotta al tetano, al vaiolo, alla polio.
Al contempo un virologo molto più social, più giovane e meno colto, descriveva con dovizia di particolari al suo enorme pubblico l’orrore causato da quelle malattie, gli spasmi e la morte.
Una via produceva nei lettori l’affidamento e la serenità verso una scienza che fa tutto il possibile per il benessere della collettività, l’altra produceva terrore, semplice terrore. Con la paura, l’aveva capito perfettamente un famoso ometto, si controlla il mondo.
Come sempre succede nella storia, gli ometti sono solo il simbolo, i portavoce di una disarmonia generale, di un malessere culturale profondo.
Imparai in quegli anni l’importanza di una cultura scientifica interdisciplinare rispetto alla pur fondamentale cultura verticale, profonda e superspecializzata. Penso alla differenza fra le visioni di un biofisico rispetto a un fisico delle particelle, di un geochimico rispetto a un vulcanologo, o, in questo caso, di un patologo generale rispetto a un virologo.
Al di là degli ometti di potere e delle loro personali nevrosi, al termine di un secolo di immensa accelerazione della conoscenza, il problema culturale di cui ci dobbiamo, collettivamente, fare carico, è che i super-specializzati parlano una lingua non comprensibile a chi non è super-specializzato nello stesso micro-settore. Poiché ogni micro-settore per essere sempre più specialistico diventa sempre più profondo, si perde la possibilità di comunicare in modo chiaro e affidabile con chi sta in superficie. Un aspetto fondamentale è che chi scava in profondità sta facendo almeno in parte sperimentazione e non è detto che abbia scoperto o capito qualcosa di davvero importante e giusto per l’umanità.
Solo il tempo e il confronto scientifico possono determinare se ciò che si è trovato in fondo al cono di conoscenza ha un valore reale per la biologia, per la fisica o per la salute.
Se però la politica dà potere consultivo a chi sta in fondo a tale cono, rischiamo di trovare ometti da tutte le parti con importanti ruoli e pericolosissime verità in tasca.
E’ necessario e vitale che a interfacciarsi con i minatori di tali coni siano persone con competenze interdisciplinari, in grado sia di comprendere la lingua e il livello di profondità, sia di mettere in comunicazione coni diversi. In assenza, ovviamente, di conflitti di interesse.
Per questa e tante altre ragioni trovo che le raccolte firme per far dimettere Bellavite e Serravalle dal NITAG, il gruppo consultivo nazionale che fornisce indicazioni al Ministero della Salute sulle vaccinazioni, siano scientificamente illogiche ed eticamente irresponsabili, frutto di un accecamento culturale di grandi proporzioni.
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