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Laborintus Newsletter · Sep 2, 2023

Di cosa hai bisogno?

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Gabriele Ciufo · Laborintus Newsletter

Esprimere i propri bisogni costituisce un passo cruciale, e spesso spontaneo, in ogni ambito della vita umana.

La vera difficoltà, tolto il fatto riconoscerli, sta nel trovare un modo opportuno per comunicarli, consapevoli che dall’altra parte potremmo avere persone fondamentali per la loro soddisfazione — persone che, se dovessero misinterpretare le nostre intenzioni, potrebbero sentirsi ferite o addirittura arrivare a danneggiarsi e/o danneggiarci (anche indirettamente o involontariamente, dico).

Il tema dei bisogni è un vero ginepraio, per non dire tritacarne.

Sono stato costretto a ragionarci, una volta di più, proprio in questi ultimi giorni, poiché mi è accaduta questa cosa un po’ tragica, piuttosto catartica, di essermi reso conto di non essere bravo ad esprimere i miei bisogni in certi contesti relazionali.

Al fondo di questa scomoda (ma utile) riflessione è emersa la necessità di utilizzare gli strumenti giusti. Nella fattispecie, di riappropriarmi di uno strumento in particolare: la comunicazione assertiva.

Il mio modo di comunicare ha sempre incluso un alto grado di diplomazia, al punto da rischiare da apparire, talvolta, manipolatorio o quantomeno subdolo. Una possibilità che non mi fa sentire per niente bene.

D’altro canto, ho sempre guardato con un certo scetticismo il concetto di assertività applicato al dialogo: mi è sembrato, complice una pessima divulgazione recepita, l’emblema di una rigidità comunicativa che facilità l'asimmetria relazionale (ergo: potere e manipolazione — ironico, no?).

Effettivamente le cose non stanno proprio così.

Ho finalmente capito, a mie spese (e va bene così), che la comunicazione assertiva può essere una risorsa chiave quando la sfida da affrontare è l’espressione di un bisogno all’interno di una relazione — amorosa, amicale, professionale etc. Resta comunque valida la prudenza a monte: ogni strumento e ogni modello porta con sé luci e ombre e non dovrebbe essere elevato a soluzione universale, e questa è una cosa da imprimersi in testa.

Comunque, al netto di questa parentesi sulla possibilità di trovare e ricontestualizzare gli strumenti comunicativi in nostro possesso, mi preme portare l’attenzione verso un altro punto fondamentale, forse il vero fulcro della condivisione odierna: fermarsi a ragionare sul modo in cui esprimiamo i propri bisogni ci spinge a considerare il perché dietro di essi.

Personalmente trovo affascinante che una riflessione sulle parole, forse l’elemento più esterno, di superficie, in questo contesto, possa metterci in contatto con il livello più interno e spesso celato del nostro pensare e del nostro sentire.

Attraverso questa esplorazione otteniamo l’opportunità di determinare quali parti delle nostre motivazioni, ma anche delle stesse parole che usiamo, siano state influenzate da pregiudizi e convinzioni limitanti, anche e soprattutto di stampo sociale e culturale. Possiamo infatti osservare come l’ambiente attorno a noi influenzi le nostre richieste (intese come espressioni di bisogni) nel tempo presente, come ha influenzato quelle passate, come potrebbe influenzare quelle future.

Ne consegue una bellissima presa di coscienza che, dopo aver chiarito certe dinamiche personali e alcuni dei propri percorsi di auto-realizzazione, ci mostra la qualità del contributo che stiamo offrendo e che possiamo offrire al mondo.

Questo tipo di self-coaching diventa un atto di cura verso chi interagisce direttamente con noi e, in un'ottica più ampia, può influenzare positivamente una società intera.

E tu che ne pensi?

Ma soprattutto: ti sei mai interrogatə sulla radice dei tuoi bisogni e sul metodo più efficace per comunicarli? Se sì, come è andata?

Sarei molto felice di conoscere le tue storie (clicca sul pulsante in fondo per lasciare un commento o rispondi direttamente a questa mail se preferisci che resti fra noi).

Voglio concludere con una piccola nota personale e professionale emersa mentre scrivevo quanto avete appena letto — consideralo un frammento di una specie di diario di viaggio:

Trovo ormai gratificante promuovere un tipo di cambiamento che trascende l'individualità in ogni sua parte, che si manifesta concretamente oltre il proprio personalissimo spazio vitale.

L'interconnessione tra crescita interiore, organizzazione personale e cambiamento sociale si sta consolidando come nucleo della mia visione, mantenendo tuttavia una sostanziale differenza rispetto alla sua versione più ordinaria: l’inclusione imprescindibile e fondamentale (inteso proprio come “nelle fondamenta”) di una vivida attenzione al contesto socioculturale in cui siamo immersi e alla sua influenza.

Credo che tale prospettiva possa fornire maggior concretezza al solito cliché secondo cui “il benessere individuale si ripercuote automaticamente sulla collettività”.

Qualora decidessi di lavorare o collaborare con me, tieni bene in conto questa cosa. La via che offro è sicuramente scomoda, complessa, non priva di fatica, ma scommetto che i frutti a cui porta saranno tra i più squisiti che tu abbia mai assaggiato.

P.S. Hai saputo della mia nuova iniziativa, Free Labor, in cui offro una consulenza gratuita di 30’? No? In questa nota trovi tutte le informazioni e il modo per candidarti.

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Tracce delle mie esplorazioni internettiane: le notizie, le risorse, gli strumenti più interessanti che ho incrociato nell’ultima settimana.

Nuovo Baretto Utopia

Un progetto di Fabio “Kenobit” Bortolotti dall’anima divulgativa e al tempo stesso chiacchiereccia, ospitato nel fediverso, espressione di un web che vuole essere differente (in meglio) e mostrarci quali possibilità abbiamo per contribuire a renderlo tale. Nuovo Baretto Utopia viene trasmesso in live, ma le sue repliche sono disponibili sia in formato video che podcast audio.

ChatGPT and other language AIs are nothing without humans

L’intelligenza artificiale ci sostituirà… Oppure no? Questo articolo di matrice sociologica riporta un punto interessante sulla vicenda che ormai da diversi mesi sta scuotendo l’internet, aggiungendo chiarezza sull’effettiva gestione della conoscenza operata dalle IA e disinnescando, potenzialmente, la sensazione di pericolo alimentata dalla bolla mediatica.

Youtube: Matthew Encina

Ispirazione e rilassatezza. Queste sono le due parole chiave con cui definirei, senza titubare, il canale del creative director e imprenditore Matthew Encina — attualmente uno dei miei content creator preferiti. I suoi video spaziano dall’organizzazione personale alla creazione workspace e sono caratterizzati da una forma che rende la loro visione estremamente gratificante. Vedere per credere.

WordCounter

Text editor che permette di analizzare un testo, restituendo il numero e la frequenza delle parole e dei caratteri usati e altre informazioni utilissime per ristrutturarlo secondo i propri obiettivi. Molto più di ciò che il nome lascia presagire, insomma. Tra l’altro, contrariamente ad altri strumenti simili, è completamente free.

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Informazioni e contenuti strettamente legati alla mia vita corrente.

📚 Sto leggendo

L’ultima Odissea, romanzo action-adventure dello scrittore James Rollins. D’estate mi viene questa peculiare voglia particolare di storie composte da esplorazioni, spionaggio e popoli dimenticati, e stavolta ho provato a dare un’altra chance da uno dei miei autori preferiti della mia tarda adolescenza. Scelta deludente, purtroppo, almeno per quanto mi riguarda.

🎧 Sto ascoltando

La canzone “My Dark Disquiet” dei Poets of the Fall, un meraviglioso ritrovamento che mi ha catapultato di dieci anni nel passato, tipo. Dosi di nostalgia ne abbiamo?

📺 Sto guardando

La mini serie The Crowded Room (Apple TV+). Piccolo trip psicologico dal sapore Fincheriano (imho) che a tratti lascia a bocca aperta. E se il titolo vi pare strano e/o fuori contesto, aspettatevi di pronunciare un sonoro “ahhh ecco!” a un certo punto. E sì, amo le storie con una forte componente mentale e adoro Fincher — se non lo si fosse già capito.

🖼 Sto contemplando

Le opere di John Harris, uno degli artisti più amati della fantascienza golden age. Le sue illustrazioni hanno fatto da copertina a libri di autori molto noti (Asimov e Wilbur Smith per dirne un paio), oltre che tappezzato gallerie d’arte e perfino raggiunto la NASA.

🎁 Sto desiderando

Lo zaino “PRVKE” di WANDRD (versione da 21 litri). È uno dei migliori zaini che siano stati mai fatti, probabilmente. Versatile e comodo come pochissimi. Fotografi/e potrebbero apprezzarlo perfino di più.

🎓 Sto pensando

Creativity is a practice. Not a gift. It can be learned and sharpened.

— Matthew Encina (da un’intervista)

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Gabriele

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