Oggi, invece della classica riflessione, voglio invitarvi a compiere un’esplorazione molto pratica.
Quella di seguito è infatti una sorta di guida che potrebbe aiutarvi a trovare una descrizione efficace per il vostro progetto nel cassetto, o per quello magari già formalizzato ma che non riuscite a sviluppare o a comunicare bene, che sentite bloccato. E no, il fulcro non sta nel copywriting: per come la intendo io, lavorare su una descrizione non vuol dire lavorare a un testo. Non esattamente, almeno.
ll punto è che una descrizione ben costruita, che riesca a racchiudere il senso del proprio progetto, non è soltanto utile alla mera esposizione, ma anche a testarne la leggibilità, la coerenza con i propri valori, principi, obiettivi reali.
Descrivere un’idea — secondo la prospettiva che vi sto proponendo — vuol dire prima di tutto osservarla con attenzione, attivamente; vuol dire ascoltarla, riconoscerla, ri-significarla, saggiarne lo stato e il rapporto che ha con noi e con chi può entrarvi in contatto; vuol dire perfino rompere i limiti del tempo, visualizzando il suo impatto in un futuro immediato e in uno distante.
Questa visione è parte di ciò che tengo a stimolare durante i percorsi che facilito, ma sono sicuro che una volta appresi i concetti di base possiate agirli, in buona parte, in totale autonomia.
È anche per il livello di complessità (spesso inattesa) che ho iniziato parlando di “esplorazione”: si tratta di un processo pienamente esplorativo, che riguarda il rapporto tra l’oggetto, l’idea che diventa progetto, e noi, il soggetto che la concepisce, con tutte le intersezioni e le incognite del caso.
Bene, confido di avervi dato un buon frame attraverso cui valutare questa attività, perché è arrivato il momento di cominciarla.
Ogni esplorazione che si rispetti necessita degli strumenti giusti* per essere compiuta. In questo caso vi consiglio:
Un taccuino o una manciata di fogli bianchi (formato a piacere ma non scenderei sotto A5)
Una penna e/o pennarello
Un blocco di note adesive, meglio se di diversi colori
Un timer (va bene quello del telefono, anche se personalmente amo i timer “visivi”)
Una superficie piuttosto ampia e sgombra (una parete, una scrivania o il tavolo della vostra cucina, per esempio)
Un evidenziatore (opzionale)
Una tazza piena della vostra bevanda calda preferita (opzionale ma sempre utile a rendere ancora più piacevole l’esperienza)
Una playlist di canzoni energizzanti o comunque non particolarmente rilassanti — non vogliamo che la mente si accomodi troppo — e meglio se prive di testo, se siete soggetti a facili distrazioni (opzionale ma utile, come sopra)
*Se preferite procedere digitalmente potete affidarvi a strumenti di whiteboarding come FigJam (il mio preferito, che uso quotidianamente) o Miro. Mi sento però di sconsigliarveli se è la prima volta che effettuate un’attività del genere: rischiereste di perdervi il divertimento offerto dalla manualità!
Riportate sopra un foglio, in maniera estesa e approfondita, la descrizione del vostro progetto.
Non preoccuparti della lunghezza del testo; inserite tutto ciò che vorreste comunicare (ma proprio tutto)Osservate il testo appena prodotto ed evidenziate, sottolineate o cerchiate i concetti chiave: quelle parole o frasi brevi che pensate possano racchiudere l’essenza del progetto — e quindi far comprendere, in buona misura, di che si tratta.
Spoiler: quelle davvero utili saranno il 10%, ma ora non preoccupiamocene. In questa fase ragionate bene ma non ponetevi particolari limiti.
Copiate le parole e i concetti appena raccolti sulle note adesive — il rapporto deve essere 1:1: un singolo concetto per una singola nota — e posizionate queste ultime, man mano e in ordine sparso, sulla superficie scelta.
Osservate la griglia colorata che avete appena creato e avvicinate, dividendoli in gruppi, i termini che hanno un significato simile.
Se alcune note dovessero rimanere sole, non c’è problema: assegnate loro comunque un gruppo (di cui saranno, a conti fatti, le uniche rappresentanti). Basta che non usiate questa manovra come scusa per crearne mille, di gruppi 😁
Questa parte, la produzione di associazioni, è una delle più difficili; prendetevi tutto il tempo che serve e, piuttosto, dividetela in più riprese.
Scegliete il concetto o termine più rappresentativo di ogni gruppetto ed escludete momentaneamente gli altri.
Sentitevi liberə di aggiungere un eventuale concetto che pensate possa funzionare meglio, se nessuno dei presenti vi pare adeguato allo scopo.
Piccolo spunto metodologico: potete effettuare selezione ed esclusione graficamente, marchiando il post-it di riferimento o, se preferite barattare la “tracciabilità” del processo con la pulizia visiva, spostando gli esclusi fuori dalla “board”.
Osservate i concetti appena selezionati e interrogatevi sul ruolo che occupano all’interno della vostra descrizione (a cosa servono, ai fini del vostro racconto? Che parti riguardano?).
Ragionando su questa informazione, individuate 3/4 categorie e distribuite le note al loro interno.Ecco un esempio delle categorie che potrebbero emergere (e che solitamente preferisco considerare), con le relative domande di partenza:
Come/Attraverso cosa funziona il progetto?
→ Attività e/o prodottiCosa permette di ottenere il tuo progetto?
→ Vantaggi e beneficiChe caratteristiche ha il progetto?
→ Qualità, valori, esperienzeA chi si rivolge?
→ Destinatario/i ideale/i
Qualora non riusciste ad effettuare questo genere di raggruppamenti, nemmeno guidatə dall’elenco appena descritto, potrebbe esserci un problema con la descrizione a monte, o con uno dei passaggi precedenti, o anche, alla peggio, con l’idea stessa. Tornate dunque indietro, fate un controllo ed eventualmente ripetete qualche step. Per verificare l’efficacia dell'idea a monte potreste chiedervi, ad esempio:
Ha davvero senso di esistere nella forma descritta?
Che problemi risolve?
Selezionate, per ogni categoria, il concetto che pensate possa essere più rilevante, importante, sensato come “risposta”.
Se limitarvi ad uno dovesse risultare particolarmente difficile, andate con due (però, di nuovo, chiedetevi sinceramente se ci avete riflettuto abbastanza). Avrete modo di raffinare tutto più avanti.
Tenete comunque in conto che più il vostro progetto è preciso e verticale, in quanto a caratteristiche e obiettivi, più sarà efficace e comunicabile (e quindi vendibile) — è un modo diplomatico per dire che non si può avere e risolvere tutto 😁 (e va benissimo così).Ecco la parte veramente “trasformativa”: tornate alla vostra descrizione iniziale (quella lunga) e provate a crearne una versione sintetica — non più di 4 righe — utilizzando a ‘mo di setaccio, e/o integrandoli, i concetti appena selezionati.
Ripetete il passaggio precedente. Sentitevi liberə di scrivere versioni su versioni della vostra descrizione, ma senza tradire i paletti forniti.
Provate a rimescolare un po’ le frasi, ritoccatele dove serve, spostate le parole, finché non la sentirete vostra. È un processo che può essere molto divertente se trattato con lo spirito con cui trattereste un gioco!
Se invece, al contrario, vi risultasse particolarmente pesante o oneroso — fermo restando che un po’ di pressione o fatica sono normalissimi, anzi, congratulazioni per essere arrivatə fino a qui! —, prendetevi tempo e spazio per rinfrescare la mente. Fate una pausa, un bel respiro, bevete un po’ d'acqua, uscite all’aria aperta e magari guardate un video sui gattini antropomorfi biased generato dalla AI.Selezionate le 3 descrizioni, fra quelle appena generate, che pensate possano veicolare con maggiore efficacia e completezza il senso del vostro progetto e che, contemporaneamente, continuano a risuonarvi.
Finito! Cioè, quasi. La parte veramente divertente (o veramente stressante 😏) arriva adesso, con una fase di raffinamento che prevede un feedback esterno — una sorta di passaggio di “validazione”, per chi mastica un po’ di businessese. Quello che vi chiedo, infatti, è di proporre le descrizioni scelte ad amici e parenti.
Potreste farlo in due modi:
Esplicitare che si tratta di un esercizio, e quindi comunicarle tutte e 3 a ciascuna persona interpellata
Proporne una sola, come fosse un “dato di fatto”, non rivelando quindi che si tratta di una specie di test
La modalità senza premesse è tendenzialmente quella più utile poiché meno condizionata, ma con la prima opzione avreste molte più possibilità di interazione. Insomma, a voi la scelta — nessuno vi vieta di adottare opzioni diverse con persone diverse, eh.
Qualunque sia la linea di azione che preferirete, il vostro obiettivo sarà ovviamente constatare e registrare le reazioni che i vostri interlocutori avranno e le domande che vi porranno (se ve ne porranno). Per questo dovrete anche verificare, in ultima battuta, che abbiano capito ciò che volevate intendere; in caso contrario è probabile che ci sia ancora qualcosa da sistemare.
Aggiungo due spunti metodologici:
Condividere tutto a voce, invece che in forma scritta, vi permette di avere un’informazione aggiuntiva: ciò che accade dentro di voi mentre la frase galeotta passa tra le vostre labbra.
Mai sottovalutare il potere “consapevolizzante” di una comunicazione diretta.Un dialogo faccia a faccia non è necessario ma è sicuramente auspicabile: le espressioni altrui sono fonte di ulteriori intuizioni e vi darebbero l’opportunità di smascherare dell’eventuale condiscendenza (fin troppo diffusa, in questo genere di scambi).
Qualunque sia l’esito di questo processo vi invito a non fermarvi — buona esplorazione!
Il processo appena descritto può essere utile anche in una fase più avanzata del vostro percorso imprenditoriale e/o da liberi professionisti, perché può agire sia come strumento di brainstorming che di revisione; sia per migliorare che per “sbloccare” la propria situazione.
Se una descrizione non è mai solo una descrizione è anche vero che un progetto non è mai un insieme di informazioni scolpite nella pietra: si tratta di un’entità viva tanto quanto le persone che la generano — nel bene e nel male. Vi invito, quindi, a non considerare “legge” gli esiti di attività come questa.
Il vero punto, per quanto mi riguarda — e spero di non averlo già detto in troppe salse ma hey, è davvero importante — non è la descrizione finale in sé, ma il processo nella sua totalità. Durante i vari step vi verranno nuove intuizioni, rifletterete su cosa è realmente rilevante per voi (e per gli altri), magari vi interrogherete sulla validità effettiva della vostra idea di base, sul punto del percorso in cui vi trovate e sulle risorse che avete o che vi mancano per andare oltre. Tutto ciò non lo considero un sottoprodotto, un risultato parallelo, ma il vero tesoro di questo genere di esercizi, e vi invito ad assumere il medesimo punto di vista.
Mi raccomando: se e e quando vi inoltrerete in questo labirinto, rendetemi partecipe! Raccontatemi com’è andata in un commento su substack, via mail o via dm su instagram — se lo preferite. Stessa cosa per eventuali dubbi o domande: sono a disposizione.
…E se poi voleste fare un salto in più e ampliare il discorso, e/o portarlo su altre direzioni, potrete sempre chiedermi di fare una vera e propria chiacchierata per valutare la possibilità di procedere con il mio pieno supporto.
In ogni caso, di nuovo: buona esplorazione.
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Le notizie, le risorse, gli strumenti più interessanti che ho incrociato nell’ultima settimana.
Radio Player One - Podcast (concluso)
Un viaggio tra i personaggi, gli oggetti e gli eventi più iconici della cultura pop e della creatività contemporanea, proposto e guidato dal musicista (tra le altre cose) Fabio “Kenobit” Bortolotti e dal giornalista Lorenzo Fantoni, founder del magazine N3rdcore.it.
Generazione AI - Ebook
Ebook liberamente scaricabile, realizzato dalla redazione del magazine Guerre di Rete, che propone un escursus critico sull’evoluzione e sull’impatto (anche in ottica futura) dell’intelligenza artificiale generativa su società, economia, assetto geopolitico.
Magic Lessons - Podcast (concluso)
Audio-esplorazioni nella pratica creativa, tra sorrisi e leggerezza, proposte e facilitate da Elizabeth Gilbert — scrittrice principalmente nota per il suo romanzo “Mangia, Prega, Ama” e per il suo bellissimo TED talk* — e coadiuvate dai racconti di celebrità del calibro di Neil Gaiman (scrittore, sceneggiatore) e Sarah Jones (attrice) e Martha Beck (sociologa, coach).
*A cui sono particolarmente affezionato perché mi diede una bella spinta in tempi non sospetti
SolarPunk Cities: Our Last Hope? - Video
Cos’è il solarpunk e cosa c’entra (o potrebbe c’entrare) con le nostre città? “architecture cat oftern serve as the glue that binds social movements or a cultural ethos”
Cos’è il SolarPunk, cosa c’entra con il Cyberpunk ma soprattutto come e perché influenza (o può influenzare) positivamente la progettazione e/o concezione dei luoghi in cui viviamo? Lo spiega benissimo l’esperta di design Dami Lee in questo video dalle intersezioni decisamente ispiranti. “Architecture cat oftern serve as the glue that binds social movements or a cultural ethos.”
Alive, Political Visual Words - Articolo
La rappresentazione visiva dei dati è una pratica viva, importante sia socialmente che culturalmente. Fare data visualization permette infatti di rendere visibili storie altrimenti sconosciute — magari perché delibertamente silenziate — o addirittura di cambiare la percezione pubblica di un evento storico fondamentale. In questo articolo Federica Frangiapane, designer, esplora l’evoluzione di questo linguaggio e ne descrive l’impatto.
Old Gods of Asgard - Herald of Darkness - Video
Il video di una canzone che fa parte della colonna sonora del videogioco Alan Wake 2. Non ve lo segnalo per la bellezza della traccia, ma perché si tratta di un musical in cui i protagonisti del gioco (attori in carne ed ossa) sfondano le pareti della loro stessa linea narrativa (ammesso che ce ne siano… 🤫). La mitologia attorno questo gioco è da impazzire e fossi in voi, che siate o meno gamer, uno sguardo al fenomeno (e più in generale all’universo concepito da Sam Lake) lo darei. Lasciatevi ispirare! Ah, a proposito: la band non esiste.
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Una nuova rubrica dedicata ai processi dietro la realizzazione di un progetto personale o professionale
Francesco Sarcone e la Food Ensemble (SuonA Tipo Bene)
Suonare con il cibo! No, non mi riferisco alle azioni degli ormai noti rumoristi cinematografici, ma all’atto di catturare i suoni della preparazione di un (vero) pasto e di riproporli in tempo reale come armonie degne di un concerto — ri-significando le azioni stesse dello chef in bella vista. Il tutto mentre odori e azioni culinarie anticipano il gusto di un piatto che verrà effettivamente servito. Ecco la Food Enseble Orchestra.
Attraverso questa intervista condotta dal musicista e podcaster Fabio Antonelli di “SuonA Tipo Bene” capirete i come, i perché, le difficoltà e i risultati — e più in generale i processi — dietro questo progetto peculiare e inaspettato (anche per gli stessi autori…).
Storie come questa mi aiutano a ricordare che le strade della creatività (e del business) non hanno davvero limiti!
P.S. La Food Ensemble Orchestra ha anche realizzato alcuni album “tematici”, li trovate su spotify.
P.s. Toglietemi una curiosità: se poteste interrogare un qualunque professionista che seguite e apprezzate* sui processi dietro il suo lavoro (con dettagli su strumenti, modelli, strategie e retroscena vari) chi scegliereste? Sondaggio
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Una “fotografia” della mia vita corrente.
📚 Sto leggendo
Il Fascismo Eterno di Umberto Eco - Un ripassino che ad aprile (momento in cui l’ho iniziato e quasi terminato) non guasta mai.
🎧 Sto ascoltando
Swan Song di Dua Lipa - Stregato da questa canzone dopo averla sentita nei titoli di coda del film Alita: Battle Angel (dedicato all’omnonimo manga, pietra miliare della fantascienza nipponica anni novanta).
📺 Sto guardando
Shōgun - Serie TV autoconclusiva (evviva!) ispirata a eventi storici dell’inizio del periodo Edo giapponese e tratta dall’omonimo romanzo di James Clavell. Una ventata di guerresca freschezza in un panorama televisivo in cui cominciavo a sentire la mancanza di atmosfere epiche e drammatiche con questo genere di caratterizzazione e cura. Per certi aspetti la definirei una specie di Games of Thrones giapponese, ma nella migliore delle accezioni. Favolosa.
🖼 Sto contemplando
Le tavole di Evan M. Cohen - Piccoli sogni morbidi su cui atterrare — la sensazione che mi danno è più o meno questa.
🎁 Sto desiderando
Dove nasce l'orrore di Junji Ito - Saggio illustrato in cui uno dei più noti maestri dell’orrore made-in-Japan racconta la sua storia e quella della sua arte. Una scorpacciata di incubi squisiti.
🎓 Sto pensando
Non siamo i nostri corpi, siamo le decisioni che prendiamo, le vite che cambiamo le persone che amiamo o che ci amano.
— Donald, Invincible (Serie TV animata)
Gabriele
P.S. Eventuali link a prodotti riportati nella newsletter sono, nella maggior parte dei casi, “affiliate”: utilizzandoli contribuirete a sostenere i miei progetti, poiché per ogni articolo comprato attraverso di essi riceverò un piccolo compenso dall’ecommerce di riferimento (generalmente, ma non sempre, si tratta di amazon).

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