di Jeffrey D. Sachs
Da Alessandro Magno ai Kushan, fino alle conquiste di Gengis Khan e all’ascesa di Tamerlano: a Samarcanda Jeffrey Sachs attraversa oltre 2000 anni di storia per raccontare una città che fu crocevia di imperi, popoli, commerci e culture. Passando per le madrase di Ulugh Beg, grande astronomo e promotore della conoscenza, il viaggio conduce poi al presente, tra la rinascita dei collegamenti tra Europa e Asia e le grandi sfide ambientali, dal destino del Mare d’Aral alla transizione energetica e allo sviluppo sostenibile.
Quinta puntata del corso La Via della Seta raccontata da Jeffrey Sachs.
IN BREVE
Crocevia imperiale Samarcanda e la Transoxiana custodiscono stratificazioni millenarie, dall’antica provincia persiana alle conquiste di Alessandro Magno fino all’era mongola.
Scienza a Registan Tra le tre imponenti madrase della piazza spicca quella di Ulugh Beg, sovrano timuride e astronomo che calcolò l’orbita terrestre con rara precisione.
Vie della Seta Il moderno Corridoio di mezzo rilancia il ruolo dell’Asia centrale come snodo strategico di commerci e connettività tra Europa e Asia.
Disastro dell’Aral Lo sfruttamento intensivo dei fiumi Amu Darya e Syr Darya durante l’epoca sovietica ha causato il tragico prosciugamento del bacino.
Svolta solare La regione affronta la transizione energetica sfruttando l’elevato irraggiamento desertico con grandi impianti fotovoltaici multilaterali.
Benvenuti alla quinta lezione del Marco Polo Drive of Peace, Culture and Sustainable Development. Ci troviamo in uno dei luoghi più belli del mondo, in una delle piazze più straordinarie che si possano vedere: siamo nella piazza del Registan, nel cuore di Samarcanda, una città antica e storica. Siamo nel cuore dell’Asia centrale (…).
Dal punto di vista degli antichi greci e romani, ci troviamo al di là del fiume Oxus. Per questo chiamavano questa regione Transoxiana, cioè «la terra al di là dell’Oxus». Transoxiana era il nome antico attribuito alla regione in cui ci troviamo in questo momento. È il nome che si incontra nelle fonti classiche greche e latine e che continuò a essere utilizzato durante il Medioevo.
L’Oxus è l’odierno Amu Darya. La Transoxiana si estendeva fino al grande fiume successivo, il Syr Darya. L’Amu Darya e il Syr Darya scorrono entrambi verso Nord-Ovest: nascono nelle regioni montuose dell’Asia centrale e dell’Afghanistan e attraversano questa regione desertica dirigendosi verso il Mare d’Aral.
L’antico nome del Syr Darya era Jaxartes. Dunque la regione compresa tra l’Oxus e lo Jaxartes è la regione che veniva chiamata Transoxiana. E quindi eccoci in Transoxiana, e non in un luogo qualsiasi della Transoxiana, ma proprio in questa spettacolare piazza.
Secondo quanto ci dicono gli archeologi e gli storici, piazza Registan è stata per secoli un luogo attivo di commerci, scambi e manifestazioni pubbliche. Qui avvenivano anche esecuzioni pubbliche e qui venivano lette le proclamazioni dei re e degli emiri che governavano questa regione.
Ma, come vedremo, era anche un luogo dedicato allo studio. Infatti, mentre mi trovo qui nel Registan, sono circondato da tre dei più magnifici luoghi di apprendimento: tre madrase, centri dell’istruzione islamica.
La più antica è la grande madrasa di Ulugh Beg, che si trova alla mia destra e risale agli anni 1417-1420. Abbiamo quindi celebrato recentemente il seicentesimo anniversario di questa straordinaria madrasa. Un paio di secoli più tardi fu costruita un’altra magnifica madrasa, la Sher-Dor, che si trova alla mia sinistra. Fu realizzata nel XVII secolo, quando Samarcanda non era ormai più la capitale di un grande impero, ma rimaneva una delle principali città dell’Emirato di Bukhara.
Dietro di me si trova la terza madrasa, la Tilya-Kori, anch’essa risalente al XVII secolo. Abbiamo quindi davanti a noi questo incredibile complesso formato dalle tre madrase del Registan. Nella Tilya-Kori si trova inoltre la grande moschea che serviva come moschea del venerdì della piazza del Registan: tre madrase e la moschea del venerdì.
Tutto questo è riunito in un’architettura assolutamente spettacolare. Ciò che mi colpisce non è soltanto la bellezza dell’architettura, ma anche la sua storia e il suo significato: gli elementi persiani, gli elementi arabi e quelli turchi che rendono questa architettura così unica e che, allo stesso tempo, riflettono il fatto che nel luogo in cui ci troviamo – e, più in generale, in tutta la Transoxiana – abbiamo davanti a noi strati e strati di storia che risalgono a migliaia di anni fa.
Vale la pena ricordare come tutti i grandi imperi siano arrivati fin qui, abbiano conquistato questa regione e poi si siano ritirati o siano stati a loro volta conquistati. Uno strato dopo l’altro, un impero dopo l’altro, si è combattuto per il controllo di questo prezioso spazio di oasi e della valle del fiume Zeravshan.
E durante tutto questo tempo queste sono state città cosmopolite. Erano luoghi nei quali arrivavano persone dalla Cina, dall’Arabia, dalle popolazioni nomadi turche del Nord e, da Sud-Ovest, dall’odierno Iran e più in generale dalla grande regione persiana. Abbiamo quindi tutti questi diversi strati di civiltà magnificamente fusi insieme in questa piazza unica e nella straordinaria bellezza della sua architettura.
Se torniamo indietro fin dove le testimonianze ci permettono di arrivare con una certa sicurezza, sappiamo che questa regione era abitata già migliaia di anni fa. Alcuni siti archeologici molto vicini lo dimostrano: esistevano già insediamenti e questa era già una regione commerciale.
Era una regione abitata da un popolo chiamato sogdiani. I sogdiani parlavano il sogdiano, una lingua iranica orientale. Facevano quindi sostanzialmente parte dello spazio linguistico e culturale persiano-iranico. Tra il VI e il V secolo a.C., questa regione entrò a far parte del grande Impero persiano achemenide, l’impero di Ciro il Grande.
Ciro il Grande svolge un ruolo importantissimo anche nella storia europea e biblica. Fu colui che liberò gli ebrei esiliati, che erano stati deportati a Babilonia. Quando Ciro conquistò Babilonia, permise agli ebrei di tornare nella loro terra e di ricostruire il Tempio di Gerusalemme.
Lo conosciamo come Ciro il Grande perché guidò una straordinaria fioritura della civiltà, della politica e delle arti, e il suo dominio si estendeva verso Est fino a questa regione. Questa zona faceva dunque parte dell’Impero achemenide, nella sua espansione più orientale. E, cosa davvero notevole, ricordiamo che l’Impero achemenide fu poi conquistato nientemeno che da Alessandro Magno.
Possiamo pensare ad Alessandro come a uno dei più illustri allievi di Aristotele – potremmo dire il suo allievo più celebre, anche se certamente non seguì tutti gli insegnamenti etici di Aristotele – ma conquistò davvero una parte enorme del mondo conosciuto. Voleva conquistare tutto il mondo. Alessandro arrivò in Transoxiana intorno al 330 a.C. e scoprì che combattere contro i sogdiani era estremamente difficile. Resistettero per diversi anni. I combattimenti tra i macedoni guidati da Alessandro Magno e i sogdiani furono durissimi.
Alla fine, però, la questione si risolse non soltanto sul campo di battaglia, ma in un modo assai più piacevole: attraverso un matrimonio. Alessandro prese in moglie Rossane -Roxana —, il cui nome significa più o meno «stella splendente» nella lingua sogdiana. Sposò Rossane e, in seguito a questa unione, i nobili sogdiani prestarono fedeltà ad Alessandro.
Naturalmente Alessandro sarebbe morto molto giovane, a soli 32 anni, pochi anni dopo il suo soggiorno in questa regione. Le sue truppe tornarono quindi verso Occidente, fino a Babilonia. Ma l’impero di Alessandro continuò a esercitare la propria influenza per secoli. Alla sua morte, i suoi generali combatterono per la successione. Uno di essi riuscì a imporsi su questa regione e fondò un impero che prese il nome da lui: l’Impero seleucide.
Seleuco conquistò e governò questa regione, e il dominio seleucide lasciò qui un’impronta profonda. Mi ha fatto sorridere un episodio avvenuto quando siamo saliti sulla nostra automobile a Bukhara. Il nostro autista si presentò e io gli chiesi:
«Come ti chiami?». E lui rispose: «Alex». Gli dissi: «Interessante. Qual è il tuo nome completo?» E lui rispose: Iskandar. Naturalmente, Iskandar è la forma orientale del nome Alessandro. È quindi un nome che continua a essere usato in questa regione da quando Alessandro arrivò qui, 23 secoli fa.
I seleucidi governarono questa regione per un paio di secoli. All’Impero seleucide seguì poi il regno greco-battriano, la cui capitale si trovava nell’odierno Afghanistan, nella regione della Battriana. Fu una lunga fase di influenza greca, che lasciò tracce non soltanto nei nomi – come quello del nostro autista – ma anche in moltissimi aspetti culturali, artistici e architettonici.
Dopo il periodo persiano e quello greco arrivò una fase legata all’India settentrionale, ed è una storia assolutamente affascinante. Nacque infatti un grande impero che si estendeva sull’India settentrionale, sull’odierno Pakistan, sull’odierno Afghanistan e fino alla Transoxiana. Era l’Impero Kushan.
Una delle caratteristiche più importanti di questo impero, estremamente prospero e culturalmente sofisticato, fu il fatto che portò il buddhismo in questa regione. Il buddhismo si diffuse sia verso Occidente sia verso Oriente lungo le Vie della Seta, che erano già attive da centinaia di anni.
I sogdiani erano mercanti. Erano grandi commercianti lungo le antiche Vie della Seta. Le Vie della Seta esistevano già ai tempi dell’Impero achemenide, continuarono durante l’epoca di Alessandro e prosperarono ulteriormente nel periodo dei Kushan. Il loro dominio durò per diversi secoli. Successivamente arrivarono nuove popolazioni provenienti dal Nord: invasori appartenenti a popolazioni nomadi turche, antenate di molti dei popoli turchi e turcofoni che oggi abitano questa vasta regione.
Il Khanato turco fu uno di questi imperi, che dominò la regione per un certo periodo. Ma fu presto seguito dall’arrivo di un’altra civiltà e da una nuova invasione, perché nel VII secolo gli arabi raggiunsero questa regione. Attraversarono l’Oxus, e l’Impero omayyade estese qui il proprio dominio, portando con sé l’Islam. Fino ad allora le popolazioni di questa regione erano in larga parte zoroastriane, ma da quel momento l’Islam cominciò gradualmente a diventare la religione dominante, con l’arrivo e il governo degli arabi.
Gli arabi governarono qui per centinaia di anni. Seguì poi un altro grande periodo di dominio persiano e, dopo ulteriori fasi di governo persiano, tornarono a imporsi conquistatori provenienti dalle popolazioni nomadi.
Poi si verificò uno degli eventi più importanti e decisivi dell’intera storia dell’Asia centrale: l’arrivo di Gengis Khan, il fondatore del grande Impero mongolo, che conquistò questa regione. Samarcanda e la Transoxiana entrarono così a far parte del grande Impero mongolo, che nel corso del XIII secolo arrivò a estendersi dall’Oceano Pacifico fino al Mar Nero e profondamente all’interno di quello che oggi chiamiamo Medio Oriente.
L’avanzata mongola verso Occidente fu infine arrestata dai Mamelucchi d’Egitto, nella celebre battaglia di Ayn Jalut, nella regione del Mediterraneo orientale.
I mongoli governarono questa regione per circa un secolo. Lo stesso Impero mongolo, dopo la morte di Kublai Khan nel 1294, finì per articolarsi in quattro grandi entità. Questa regione entrò a far parte del Khanato Chagatai e rimase sotto il suo controllo fino al XIV secolo.
A quel punto, però, il dominio dei khan mongoli stava progressivamente arretrando in tutte le regioni dell’antico impero: in Cina, in Asia centrale, nell’Ilkhanato di Persia e Iran, e nell’Orda d’Oro, che occupava vaste parti delle odierne Russia e Ucraina. Il dominio mongolo si stava quindi disgregando, passo dopo passo.
Fu allora che emerse in questa regione un conquistatore turco estremamente audace, duro, spietato e, dal punto di vista militare, straordinariamente efficace. Il suo nome era Timur. In Occidente lo conosciamo soprattutto come Tamerlano, oppure come Timur lo zoppo, perché, secondo la tradizione, camminava zoppicando a causa di una ferita.
Timur si presentava come un sovrano turco, ma rivendicava al tempo stesso la legittimità e l’eredità dell’Impero mongolo. Riuscì così a riconquistare gran parte dei territori occidentali che erano appartenuti ai mongoli: parti dell’odierna Russia, dell’Asia centrale e, naturalmente, la regione in cui ci troviamo oggi. Questi territori entrarono a far parte dell’Impero timuride.
Nel momento della sua massima espansione, l’Impero timuride non riuscì mai a ricostituire integralmente l’immenso territorio dei mongoli. Timur sperava di conquistare anche la Cina, ma la Cina non tornò sotto il dominio di quei sovrani turco-mongoli. Più tardi sarebbe caduta sotto un altro popolo proveniente dal nord, i manciù, nel XVII secolo.
Timur riuscì comunque a creare un enorme impero continuo, esteso per milioni di chilometri quadrati. E la sua capitale era proprio qui, a Samarcanda. Questa era la piazza centrale dell’impero di Timur e dei suoi discendenti. Uno dei suoi nipoti è una delle figure storiche che preferisco. Quel nipote fu per molti anni il governatore di Samarcanda e, successivamente, per un breve periodo, anche il sovrano dell’intero Impero timuride.
Il suo nome era Ulugh Beg. Ed è proprio Ulugh Beg a dare il nome alla magnifica madrasa di Ulugh Beg che vediamo qui e che, come dicevo, ha recentemente celebrato il suo seicentesimo anniversario. Perché Ulugh Beg mi affascina tanto? Perché fu un grandissimo scienziato, uno dei maggiori astronomi del periodo medievale, uno degli uomini più colti del suo tempo e uno dei più importanti sostenitori della cultura e della conoscenza.
Questa madrasa era quindi un centro di ricerca e di insegnamento, non soltanto di studi religiosi – ai quali spesso associamo le madrase – ma anche di astronomia e di studio del mondo naturale (…).
Ulugh Beg fu il più grande astronomo della sua epoca. Non lontano da qui si trova il magnifico osservatorio di Ulugh Beg. Per secoli non se ne conosceva nemmeno più l’esatta ubicazione. Fu necessario riscoprirlo e riportarlo alla luce attraverso gli scavi archeologici, permettendoci così di comprendere nuovamente la grandezza del lavoro di Ulugh Beg.
Possiamo dire che, agli inizi del Quattrocento, riuscì a osservare con straordinaria precisione la posizione di centinaia di stelle. Calcolò inoltre con grande accuratezza la durata dell’anno, cioè il tempo impiegato dalla terra a completare la propria orbita intorno al sole, ottenendo un risultato estremamente preciso, più accurato di quello raggiunto a quel tempo dagli astronomi europei.
E i suoi lavori viaggiarono. Le sue ricerche divennero note anche in Occidente. Possediamo copie documentate delle sue tavole e osservazioni astronomiche conservate, per esempio, nelle biblioteche di Oxford, in edizioni risalenti al XVII secolo. Ulugh Beg fu quindi un grande amministratore, un grande maestro, un eccezionale promotore della scienza e, personalmente, uno dei più importanti scienziati del periodo medievale.
Sono molto felice che il governo abbia deciso di celebrare la sua eredità creando a Samarcanda un Ulugh Beg Sustainable Development Research Institute, un istituto dedicato allo sviluppo sostenibile: un tema fondamentale e quanto mai necessario per questa regione, e che porterà il nome di uno dei più grandi scienziati della storia.
Abbiamo dunque percorso molto rapidamente circa 2500 anni di storia. Ma parliamo anche del presente. L’Asia centrale oggi è parte di quel grande, dinamico e crescente Corridoio di mezzo che stiamo percorrendo nel nostro viaggio da Roma a Hong Kong.
Questa potrebbe diventare una sorta di Via della Seta del XXI secolo, caratterizzata dallo stesso dinamismo nei commerci, nelle comunicazioni, nel turismo e nello scambio di idee che caratterizzò le antiche Vie della Seta.
Sono quindi estremamente entusiasta del fatto che l’Uzbekistan stia attraversando oggi una fase di forte dinamismo economico e che questo Corridoio di mezzo stia assumendo una nuova forma, soprattutto grazie all’impulso dato dalla Belt and Road Initiative cinese.
Alla base di questa iniziativa vi è una consapevolezza fondamentale: la connettività è essenziale per la prosperità ed è essenziale anche per lo sviluppo sostenibile. Ma questa regione deve affrontare anche sfide enormi proprio sul piano dello sviluppo sostenibile, perché l’Asia centrale è stata colpita da gravissimi problemi ambientali.
Ricordate i due grandi sistemi fluviali di cui abbiamo parlato: l’Amu Darya e il Syr Darya, ossia i fiumi che nell’antichità erano conosciuti rispettivamente come Oxus e Jaxartes? Entrambi hanno subito una drastica riduzione della loro portata, in larga misura a causa dell’enorme deviazione delle loro acque verso i sistemi di irrigazione di questa regione desertica.
Una delle grandi idee sviluppate durante il periodo sovietico era quella di «far fiorire il deserto», utilizzando le acque dell’Amu Darya e del Syr Darya per irrigarlo. Ma il progetto non fu adeguatamente pianificato. Non era una soluzione sostenibile. Il risultato fu che la portata dei fiumi non riuscì a sostenere quella gigantesca espansione dell’irrigazione e ciò provocò, nella maniera più drammatica, la sconvolgente riduzione e quasi scomparsa del Mare d’Aral.
Il Mare d’Aral si è ritirato a tal punto da essere ormai diviso in due bacini interni separati. Uno di questi sta venendo parzialmente ripristinato, mentre l’altro sembra purtroppo continuare ancora oggi sulla strada della scomparsa.
Ciò che mi entusiasma, però, è vedere come l’Uzbekistan e gli altri Paesi dell’Asia centrale – Kazakistan, Turkmenistan, Kirghizistan e Tagikistan, i cinque Stati dell’Asia centrale -stiano prestando sempre maggiore attenzione alle sfide dello sviluppo sostenibile: ai problemi legati all’acqua, alla tutela della biodiversità, alla protezione del Mar Caspio e, nello stesso tempo, alla profonda trasformazione dei propri sistemi energetici.
Una cosa posso sicuramente dirvi dopo aver attraversato l’Uzbekistan in automobile: qui il sole non manca. Non ci troviamo nemmeno più nelle regioni delle steppe erbose. Qui siamo in una vera e propria regione desertica, naturalmente punteggiata dalle splendide oasi create dalla presenza umana e dai sistemi fluviali. Ma rimane un territorio desertico, e questo significa avere a disposizione un’enorme quantità di energia solare.
E sono felice di raccontarvi che oggi, durante il nostro viaggio verso Samarcanda e verso piazza Registan, abbiamo visitato un enorme impianto fotovoltaico, con una capacità installata di circa 120 megawatt. Si tratta di un importante progetto realizzato dall’Uzbekistan in collaborazione con diverse istituzioni finanziarie internazionali, tra cui la Asian Infrastructure Investment Bank, la Banca europea per gli investimenti, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo e la Banca asiatica di sviluppo.
È quindi uno splendido esempio di multilateralismo applicato allo sviluppo sostenibile, e una dimostrazione concreta dell’impegno dell’Asia centrale nel realizzare le trasformazioni necessarie per proteggere questo straordinario ambiente, questo magnifico e unico patrimonio storico, e per contribuire al tempo stesso alla salvaguardia degli ecosistemi globali (…). Adoro trovarmi qui, ed è davvero un privilegio straordinario essere insieme a voi in piazza Registan.
Testo tratto da:
https://themarcopolodrive.com/
(traduzione dall’inglese a cura di Krisis).
Jeffrey D. Sachs Economista di fama mondiale, è un leader nell’ambito dello sviluppo sostenibile. Direttore del Center for Sustainable Development alla Columbia University, presiede anche il Sustainable Development Solutions Network dell’ONU. È autore di numerosi libri, tra cui i bestseller The End of Poverty e The Price of Civilization. Ha collaborato con diversi Segretari generali dell’ONU e ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti internazionali.

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