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K-pop Radar · Jul 19, 2026

Rinnovo o non rinnovo?

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Billboard Italia · K-pop Radar

Dalla fine di giugno nel mondo K-pop c’è un argomento che tiene banco più di ogni altro: il rinnovo di contratto delle TWICE. I motivi sono molteplici e vanno oltre il fatto che stiamo parlando di una delle band più longeve della storia del genere e di uno dei gruppi femminili più seguiti e di maggiore successo al mondo. Le nove componenti - JIHYO, NAYEON, JEONGYEON, MOMO, SANA, MINA, DAHYUN, CHAEYOUNG e TZUYUhanno già esteso il loro accordo con JYP Entertainment nel 2022 e, per loro, questo rappresenterebbe il traguardo del secondo rinnovo. Si deve parlare di traguardo perché, al di là del fatto che è una condizione molto rara a prescindere per qualsiasi band, lo diventerebbe ancora di più nel caso di un act così numeroso.

Anche per questo motivo, il rinnovo di contratto (pure qui si parla di secondo) di tutti i tredici membri dei SEVENTEEN con PLEDIS Entertainment non è assolutamente la normalità, anzi. È qualcosa di eccezionale. Nel caos specifico delle TWICE non si sa ancora molto, ma le voci iniziano a circolare. JEONGYEON sarebbe in trattative con la Baro Entertainment che gestisce attori. TZUYU dovrebbe passare all’agenzia di sua madre, mentre la leader JIHYO sta pensando di aprirne una propria. Infine, CHAEYOUNG si starebbe guardando intorno. In tutti e quattro i casi, per il momento, si fa riferimento più che altro alle attività individuali. Un aspetto non secondario in quanto non escluderebbe che la band possa comunque andare avanti.

Un esempio principe è quello delle BLACKPINK. Le quattro componenti hanno rinnovato il loro contratto con YG Entertainment solo per le attività di gruppo, mentre per quelle singole si sono affidate ad altre etichette. Una soluzione che sta stuzzicando sempre più idol in quanto consente una maggiore libertà. Ma andiamo con ordine, partendo dalla questione contratti.

Chi segue il K-pop sa che la crisi del settimo anno non riguarda solo le coppie. Questo perché, di base, il primo contratto che un’agenzia di intrattenimento fa ai membri di una band è di solito di questa durata e, proprio all’avvicinarsi della fine del sesto anno, iniziano le discussioni per il rinnovo. Si tratta di un momento decisivo perché determina il futuro delle attività del gruppo che potrebbe perdere qualche pezzo o diminuire la frequenza dei comeback e dei tour.

Per comprendere il motivo di una durata, comunque piuttosto lunga, bisogna fare un passo indietro, precisamente al 2009. Per il K-pop stiamo parlando di un’altra epoca in cui le agenzie detenevano un potere e un controllo che definire “spropositati” non è proprio un eufemismo. Considerate che la durata media di un primo contratto non scendeva sotto i dieci anni, con penali altissime nel caso di rescissione (questo deriva dal fatto che l’azienda deve rientrare dell’investimento fatto nel formare i trainee, come ci aveva raccontato Seoulmafia). Quello dei TVXQ! con la SM Entertainment addirittura ne durava tredici. Oltre a quello economico, la ragione di accordi così lunghi era anche quella di evitare il rischio che una band potesse durare meno di un decennio.

Saranno tre dei componenti del gruppo a cambiare la storia legislativa del genere citando in giudizio la loro etichetta sostenendo che il contratto era troppo lungo, troppo restrittivo e non garantisse loro quasi nessuna quota dei profitti derivanti dal loro successo. Si iniziò a parlare di slave contracts. L’anno successivo la South Korea’s Fair Trade Commission (KFTC) emanò una norma che limitava la durata dei contratti nel settore dello spettacolo a sette anni. Una via di mezzo che tuttora consente alle agenzie di limitare un possibile disbandment e, allo stesso tempo, permette agli idol di pianificare meglio il loro futuro.

Non è detto che i membri di un gruppo debbano rinnovare al settimo anno. Capita spesso, soprattutto nei casi in cui la band ha un grande successo, che si anticipi la firma del nuovo contratto. Ancora una volta, i SEVENTEEN sono un esempio (nel 2021 rinnovarono dodici mesi prima della scadenza). Se un primo rinnovo è ormai qualcosa di piuttosto comune, un secondo è già più raro. Con il terzo siamo nel territorio dell’eccezionalità, soprattutto se comprende tutti i componenti. È il caso anche dei BTS che nel 2023 hanno prolungato il loro sodalizio con la BIGHIT.

Nel loro caso, come in quello dei SEVENTEEN, il rinnovo è totale e riguarda sia attività di gruppo che soliste. Una questione che ha spesso fatto desistere e creato contrasti tra le agenzie e i membri delle band. Tuttavia, se in passato spesso le controversie portavano all’abbandono di un componente oppure, di comune accordo, all’abbandono di tutto il gruppo (come nel caso dei GOT7), oggi si tenta di raggiungere il compromesso come nel caso delle BLACKPINK (e forse delle TWICE). Cosa cambia per i fan?

Nello scenario in cui tutti i membri decidano di non rinnovare ma continuare le attività di gruppo in modo “indipendente” poco, se non che i tempi di uscita dei dischi e dei nuovi progetti seguirà logiche diverse e meno “asfissianti” del K-pop. Basta vedere le attività degli già citati GOT7 o anche quelle dei BIG BANG (dove però c’è da considerare anche un fattore di età). Nell’eventualità di un accordo alla BLACKPINK i pro e i contro li stiamo già vedendo. Sebbene l’agenzia possa avere dei programmi per la band, c’è il rischio che i progetti solisti possano ritarda o addirittura far saltare comeback e tour. Soprattutto quando singolarmente ogni idol è gestita da un’etichetta differente.

Altra motivazione per cui il caso BTS ci proietta verso uno scenario 2.0 mai visto finora. Il fatto che abbiano rinnovato tutti e sette, sia come band che come singoli, con l’azienda da cui è cresciuto e progredito il colosso HYBE è un contesto unico, anche in termini di gestione dei talent. Perché è questo il punto fondamentale della questione. Le tempistiche e i modus operandi delle etichette, stimolate e influenzate da una gara infinita e da uno spirito di competizione insito nella cultura del Paese, spesso rischiano di soffocare le aspirazioni degli idol quando diventati abbastanza famosi.

Nel caso di BIGHIT - tralasciando il fatto che i sette sono grandi almeno tanto quanto la loro etichetta, se non di più - è come se si fosse trovato il giusto mezzo. Il modo in cui sono stati gestiti i progetti solisti è un case study: nel momento in cui i sette stavano per iniziare il servizio militare, sono usciti, senza sovrapporsi, uno dopo l’altro, mini album ed EP solisti. In questo modo, nel periodo di pausa della band, gli ARMY non sono comunque rimasti a bocca asciutta. Tutto questa programmazione al dettaglio è ovviamente possibile solo nel momento in cui l’agenzia gestisce anche le attività individuali di tutti i componenti.

Al momento però, come già scritto, quello dei BTS è uno scenario inedito, oltre che difficilmente replicabile anche perché uno di quei casi in cui i piatti della bilancia sono in equilibrio e l’etichetta è forse anche più “piccola” o comunque vive grazie all’exploit del proprio gruppo. Nell’universo K-pop odierno dovremmo sempre più abituarci al compromesso: rinnovo per attività di gruppo e indipendenza per quelle individuali. Un win-win per gli artisti (che possono gestire con più libertà la propria immagine) e per l’agenzia che non perde totalmente il gruppo e il frutto del lavoro compiuto per farlo emergere. Gli unici che potrebbero perderci in termini di continuità e presenza sono i fan, abituati nel tempo anche a più di un comeback all’anno. Ma quella è questione di abitudine e mentalità.

In questa sezione della newsletter, per ogni numero, vi parlo di tre uscite K-pop che mi hanno colpito nelle ultime settimane. Il metro di giudizio? Originalità, concept, sound e ovviamente un pizzico di gusto personale.

Il primo capitolo uscito lo scorso novembre era stato una bellissima sorpresa e questo seguito alza ancora di più l’asticella. Il componente e cantautore dei TXT lascia più spazio ai produttori MISHA, Pdogg e Slow Rabbit, anche per quanto riguarda la scrittura dei testi (è accreditato solo in Baby Wassup? e Long Way Long Ride), ma il risultato è un disco ancora più coerente. Il fil rouge è un tira e molla amoroso che rischia di sciogliersi al sole da un momento all’altro. Vanilla e Ice Cream vanno ascoltate una dietro l’altra: il basso è protagonista e crea in entrambe un groove irresistibile, la chitarra elettrica e i sintetizzatori completano il quadro. La titletrack è di un’energia clamorosa e YEONJUN gioca con la sua voce, graffiandola durante le strofe rappate. A tal proposito, Fxxking Star - unica deviazione tematica dell’EP dove l’artista si autocelebra - ritorna nei territori del crossover rock che aveva caratterizzato il suo debutto solista (Talk to You o Do It). Baby Wassup? è un’altra perla che sembra uscita da un disco dei CORTIS, ma con l’inconfondibile timbro R&B del componente dei TXT. Interessante la svolta acid e trap nel ritornello di No More Dance. Sì, uno dei dischi K-pop dell’anno.

Le prime due pre-release tracks erano profondamente diverse. Mono (ft. skaiwater) era un brano pop R&B, al contrario Crow fondeva il rap con chitarre elettriche campionate e una batteria super centrale. Il resto del mini-album prosegue con questa ambivalenza. Gimme Dat Love è la canzone estiva tipica della band, senza un ritornello melodico classico ma con pre-chorus da cantare. La produzione di SOYEON privilegia il ritmo, ancora di più nella successiva Morning ancora più sexy nel pop-rock che sembra uscito dai primi anni Duemila. La conclusiva Love is Pain, alla cui scrittura e produzione ha partecipato YUQI, è una ballatona che mette in luce la versatilità, soprattutto vocale, della band. Un mini-album molto più convincente rispetto al precedente We are che aveva inaugurato la loro nuova fase del “Noi” e senza più “G”.

Una band globale di 20 componenti, con le dovute differenze (prendete il paragone con le pinze), una versione maschile delle tripleS. Come per gli altri progetti della MODHAUS, i fan utilizzano sistemi digitali e blockchain per votare e influenzare le decisioni chiave della band, tra cui la suddivisione delle sub unit. Dopo i debutti degli unverm8t e degli yesw8are, è il turno della terza e ultima unità. Gli itsnot5ver sono in cinque e, accompagnati dalla produzione e dalla scrittura di EL CAPITXN, mescolano influenze rock a un tocco più elettronico. Basti pensare a Twenty, Run it up e alla distorta Trainspotting. Un buon mini-album, in attesa di vederli tutti insieme alla prossima uscita.

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