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Koselig · Aug 24, 2026

Koselig #225 - tra inquietudine e irrequietudine

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Mafe de Baggis · Koselig

Tra una montagna (Briançon) e l’altra (Alpe di Siusi) mi godo Milano rinfrescata e ne approfitto per fare un po’ d’ordine tra pensieri e parole e prepararmi ai tanti interventi previsti in autunno. So che da fuori è difficile vederlo ma anche quando si parla a braccio c’è un lavoro di preparazione e di selezione: cosa ripetere ogni volta, senza paura di annoiare, cosa portare di specifico rispetto al contesto, cosa lasciar emergere rispetto al luogo. È quello che è successo il 6 giugno a Rondine, durante YouTopic Fest, grazie alla parola chiave scelta dagli organizzatori, inquietudine.
Ecco quello che ho detto, più o meno.

La parola inquietudine a me risuona molto, sono di base una persona irrequieta e inquieta, ma di quell’inquietudine che porta alla ricerca, alla curiosità, alla sperimentazione.

Mi occupo da molti anni di tecnologie, ma da umanista e, in particolare, da comunicatrice. Non sono un’informatica, non ho una formazione scientifica. Il mio campo di studio, di ricerca e soprattutto di curiosità è sempre stato come noi umani usiamo le tecnologie. E, forse proprio per quell’inquietudine, come le hackeriamo: non nel senso fuorviante del crimine informatico, ma del come ce ne appropriamo, come le pieghiamo ai nostri bisogni, come le facciamo nostre.

È anche il motivo per cui, dopo tanti anni, sono ancora innamorata di Internet e perfino dei tanto vituperati social media: sono innamorata della possibilità di pubblicare quello che penso senza dover chiedere il permesso a nessuno.

Sono cresciuta in una società in cui pubblicare qualcosa non era un diritto di tutti. Lo so che molti la rimpiangono, quella società. Io manco per niente, non solo per aver potuto usare la mia voce, ma per tutte le voci che in questi anni ho incontrato e che difficilmente avrebbero superato il vaglio dell’editoria e dell’informazione tradizionale.

Con l'’intelligenza artificiale abbiamo fatto un passo ulteriore: oggi è più facile esprimere il proprio pensiero anche quando non si possiedono tutti gli strumenti espressivi per farlo. Gli strumenti, non i contenuti.

E questo per me è un primo punto importante. Gli strumenti per esprimere meglio il proprio pensiero non sono strumenti per millantare un pensiero o una competenza che non si possiedono. È un equivoco enorme.

Queste tecnologie sono straordinarie quando permettono a qualcuno che sa qualcosa, ma magari non sa scrivere bene, non sa disegnare, non sa montare un video o ritoccare una fotografia, di esprimere meglio ciò che sa. Diventano più problematiche quando qualcuno che non sa le usa per far finta di sapere.

E qui, almeno allo stato attuale, casca facilmente l’asino: si sbaglia, e spesso si sbaglia platealmente, ma non è una proprietà morale dello strumento. Il problema è l’umano che lo usa in quel modo. Penso per esempio a un caso di cui si è parlato molto: una giornalista aveva consigliato un libro inesistente perché aveva fatto scrivere l’articolo a ChatGPT. Quello che mi aveva colpito era che quasi tutti sottolineavano: “L’intelligenza artificiale ha inventato un libro”.

A me sembrava che il problema fosse un altro: quella persona stava consigliando un libro che non aveva letto. Che il libro esistesse o non esistesse veniva dopo o mai.

Per questo penso che è importante capire davvero questi strumenti. Non necessariamente comprenderne fino in fondo il funzionamento tecnico: persino nel mondo della ricerca c’è un dibattito enorme su quanto possiamo davvero spiegare di ciò che avviene all’interno di questi sistemi. Dobbiamo capire molto bene che cosa succede quando li usiamo noi. Quale parte del lavoro deleghiamo. Quale responsabilità conserviamo. Che cosa sappiamo davvero e che cosa stiamo soltanto facendo finta di sapere. Aggiungo qui due parole che entreranno nei miei prossimi discorsi: semiosi e simbiosi.

La mia inquietudine più grande, però, è un’altra: che buttiamo via ancora una volta l’occasione di migliorare il mondo in cui viviamo. Nella mia vita ho visto arrivare molte nuove tecnologie accompagnate da promesse straordinarie: la new economy, la libertà di espressione e di confronto, la possibilità di essere insieme anche a distanza, una libertà di movimento e di relazione che prima semplicemente non avevamo. E ho visto, troppo spesso, quelle possibilità venire progressivamente addomesticate fino a riprodurre il mondo che c’era prima.

Perciò il mio invito, e forse la mia vera paura, è questo: non usiamo l’intelligenza artificiale per rifare ancora meglio il mondo di prima. Usiamola per immaginare un mondo diverso.

Proviamo ad applicare quella che nello Zen si chiama mente del principiante. Di fronte a qualcosa che prima non esisteva, domandiamoci: che cosa possiamo pensare diversamente? Che cosa possiamo progettare diversamente? Che cosa possiamo rifare, vivere, regolare in un modo che prima non era possibile? Non per il gusto della novità, ma perché il mondo che abbiamo costruito fin qui - un mondo che rimpiangeremmo se dovessimo rinunciarci - qualche problema ce l’ha.

Quindi ti regalo questa inquietudine. Spero che ti mantenda curiosa. E soprattutto che ti tenga viva.

(qui l’intera discussione, molto interessante)

Sono stata ferma, in una casa scambiata, senza prendere l’auto, senza visitare posti, senza neanche una camminata. Sono stata irrequieta? Sì. Sono stata inquieta? Sì. Mi ha fatto bene? Sì.

Furious, Reacher (4), Ripple ER (6), Yellowstone (2), Foundation (2)

Class of ‘09, The Agency (2) , Chicago Med (11), Secret Service, DTS San Louis, The Pitt (2), Small prophets (1), Paradise (2), Detective Hole (1), RunAway, Hijack (2), Tehran (2), The Lincoln lawyer (3), Alex Cross (2), Working Moms (7), Criminal Minds (19), Under Salt Marsh (miniserie), Legends (miniserie), Due spicci, Doc (1),

Wonder Men, Rizzoli & Isles (4), Sweet magnolias, Vera (4), Cold case (3),

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Qui si pratica il femminile sovraesteso e anche una discreta anarchia linguistica.

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