RSS Amplifier

Kalò Dromo · Jun 28, 2026

Le atlete di Hera

0
Sign in to vote or save

Sara Mostaccio · Kalò Dromo

Credit: ancientolympiamuseum.com

Leggevo qualche giorno fa un libro che esplora le dee greche arcaiche nelle loro manifestazioni precedenti all’assimilazione dell’Olimpo di età classica. Molte di loro avevano già i tratti che poi avrebbero conservato, di altre si sono perse invece numerose e interessanti sfumature. Tutte, comunque, erano in qualche modo manifestazione di una sola Dea, la Grande Madre.

Di tutte loro a colpirmi di più è stata Hera, che nei miei studi classici prima, e nei miei interessi nella mitologia dopo, è stata sempre la più trascurata (da me). Mi interessava poco la dimensione della moglie gelosa e aggressiva a cui l’Olimpo l’aveva relegata e che io avevo cominciato a conoscere con Pollon ben prima di arrivare sui banchi del liceo. Prima di diventare la moglie di Zeus, però, chi era?

Le radici pre-elleniche della dea la raffigurano come una divinità legata alla vegetazione, ai riti di passaggio femminili, alle stagioni. Il suo culto precedeva quello di Zeus, a lei unito in matrimonio solo nei miti di epoche seguenti. Il tempio di Hera a Olimpia, peraltro, è tra i più antichi della Grecia, di gran lunga precedente a quello di Zeus.

La ragione per cui questa Hera più arcaica, potente e naturale compare in una newsletter sulla corsa, se te lo stessi legittimamente chiedendo, è che in suo nome si organizzavano i Giochi Erei, una gara di corsa tra ragazze. Avvenivano ogni quattro anni e della gestione si occupavano le cosiddette Sedici Donne, una specie di moderno comitato olimpico, che avevano anche il compito di tessere un nuovo peplo per la dea.

Dai Giochi Olimpici le donne erano escluse, non potevano gareggiare ma neppure assistervi. Gli Erei invece erano cosa loro. Le ragazze, suddivise in tre fasce di età, si sfidavano nella corsa. Esiste una statuetta conservata al British Museum che corrisponde alla descrizione delle antiche runner che ne fece Pausania nel Viaggio in Grecia. Immortalata nell’atto della corsa, indossa un chitone corto con la spalla destra scoperta fino al seno.

Credit: British Museum

A fondare i Giochi Erei, secondo il mito, era stata Ippodamia, figlia del fondatore dei Giochi Olimpici. Una cosa di famiglia, insomma. Ippodamia era la figlia di Enomao, re di Pisa, la Pisa dell’Èlide, non della Toscana. Nel tentativo di scampare a una profezia che lo destinava a morire per mano del genero, il padre di Ippodamia si era messo in testa di sfidare tutti i pretendenti della figlia in una corsa di carri. Avendo cavalli invincibili, che gli aveva donato il dio Ares, gli andava sempre dritta. Finché Ippodamia non si innamorò di uno spasimante, Pelope, e lo aiutò a vincere sabotando il carro del padre con l’aiuto del suo auriga. La celebre e funesta gara, culminata con la morte del re, sarebbe stata all’origine dei giochi olimpici. Un’altra versione li attribuisce a Eracle, ma non mi fa gioco.

Sto divagando. Il motivo per cui Ippodamia intitolò i giochi a Hera fu per ringraziarla di aver favorito le nozze con Pelope. Le ragazze si sfidavano nella corsa e le vincitrici venivano premiate con una corona di ulivo, proprio come i vincitori olimpici, oltre che con una parte della vacca sacrificata alla dea. Guadagnavano anche il diritto di affiggere il proprio ritratto sulle colonne del tempio. Oggi ci sentiamo fortunate se viene fuori una foto decente dalle gare…

Read the original on kalodromo.substack.com

Comments

Nothing yet. Say the first thing.

    Sign in to join the conversation.