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Fabrizio Colarieti · Aug 21, 2026

Vaccinarsi non è una scelta: è una responsabilità collettiva

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Fabrizio Colarieti · Fabrizio Colarieti

A Palermo una bambina di quattro anni è morta nella notte tra il 19 e il 20 agosto per una sospetta difterite. Non era vaccinata: i genitori, secondo quanto riportato ai medici, avevano rifiutato l’immunizzazione temendo un legame tra vaccini e autismo: una correlazione smentita da decenni di letteratura scientifica internazionale, priva di qualsiasi fondamento. La bambina era stata dimessa pochi giorni prima con una diagnosi di tonsillite, poi è tornata in ospedale con febbre alta e insufficienza respiratoria, fino al ricovero in terapia intensiva, all’intubazione, all’emodialisi. Non è bastato. “Abbiamo fatto di tutto per salvarla”, ha detto il direttore sanitario dell’ospedale Civico del capoluogo siciliano. “Purtroppo c’è stata una cascata di eventi che ha portato allo scompenso e alla morte.”

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Accanto a lei, un cuginetto di quattro anni con gli stessi sintomi. Anche lui contagiato dallo stesso batterio, ma con un decorso lieve: aveva completato le prime tre dosi del ciclo vaccinale. Due bambini, stesso virus, stessa età, stessa famiglia allargata: la differenza tra la vita e la morte è stata, letteralmente, un vaccino fatto o non fatto. Non serve altro per capire cosa sia davvero in gioco quando si sceglie, per un figlio che non può scegliere da solo, di ignorare la scienza.

La difterite in Italia non uccideva dal 1991. Dal 2000 si contano appena cinque casi, quasi tutti di importazione. È una malattia che il nostro Paese aveva relegato ai libri di storia della medicina grazie a una copertura vaccinale efficace. Che sia tornata a uccidere non è un capriccio del destino: è la conseguenza diretta del calo delle coperture vaccinali, alimentato da anni di propaganda no vax, di bufale rilanciate sui social, di pseudo-esperti che spacciano opinioni per dati scientifici.

L’assessore alla Salute della Regione Siciliana, Marcello Caruso, ha parlato senza mezzi termini: “I vaccini sono essenziali nella prevenzione di malattie che possono avere conseguenze gravi”, invitando “categoricamente tutti i siciliani a vaccinare i bambini, ad avere fiducia nella scienza medica” e annunciando una campagna informativa contro la disinformazione. Anche dagli ambienti dell’immunologia pediatrica, con esperte come Chiara Azzari del Meyer di Firenze da anni impegnate sul fronte della corretta informazione vaccinale, arriva lo stesso appello: la fiducia nella scienza non è un’opinione tra le tante, è ciò che tiene in vita i nostri figli.

Chi diffonde il terrore infondato del vaccino che “fa male”, chi paragona l’immunizzazione a un complotto, chi convince famiglie fragili a rinunciare a una protezione sicura e collaudata da decenni, non sta esercitando una libertà di pensiero: sta mettendo a rischio la vita di bambini che non hanno alcuna voce in capitolo. Il caso di Palermo non è un incidente isolato, è il prezzo pagato da chi non ha colpa per le scelte scellerate di chi doveva proteggerlo.

E mentre c’è chi rifiuta un vaccino che previene con certezza una morte evitabile, la scienza continua a spingersi oltre, dimostrando quanto sia miope e pericolosa la narrazione no vax. Moderna e Merck hanno appena annunciato che il loro vaccino sperimentale a mRNA contro il melanoma, sviluppato insieme all’immunoterapico pembrolizumab, ha raggiunto gli obiettivi primari in uno studio di fase 3 su oltre 1.100 pazienti operati per melanoma ad alto rischio. È il primo risultato positivo di fase 3 al mondo per una terapia oncologica basata su mRNA: la stessa tecnologia bersagliata dalle teorie del complotto durante la pandemia oggi apre la strada, potenzialmente, a curare il cancro.

In Italia, l’oncologo Giuseppe Curigliano ha spiegato che la registrazione del vaccino richiederà ancora circa tre anni, con lo studio registrativo già in corso, ma che la stessa tecnologia mRNA — già validata contro il Covid — promette ricadute anche su tumore del polmone e carcinoma mammario triplo negativo. È la dimostrazione plastica di cosa significhi davvero la ricerca vaccinale: non un pericolo da esorcizzare sui social, ma lo strumento che ci ha liberato da malattie mortali e che oggi si candida a farlo anche con il cancro.

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Il contrasto non potrebbe essere più netto e più istruttivo. Da una parte una bambina morta per una malattia che un vaccino gratuito e sicuro avrebbe potuto prevenire con certezza pressoché assoluta. Dall’altra, la stessa classe di tecnologie che i no vax hanno demonizzato per anni, oggi sul punto di aprire una nuova frontiera nella cura dei tumori. Non è più possibile, di fronte a questi fatti, trattare l’antivaccinismo come un’opinione legittima tra le tante: è disinformazione che uccide, ed è tempo di chiamarla con il suo nome.

Le istituzioni, i medici, i pediatri, i giornalisti hanno il dovere di contrastare con fermezza le fake news sui vaccini, di raccontare con chiarezza casi come quello di Palermo, di spiegare senza ambiguità che il prezzo dell’esitazione vaccinale si paga in vite umane, spesso quelle più indifese. Vaccinare i propri figli non è una libera opinione da rispettare acriticamente: è un atto di responsabilità verso di loro e verso l’intera comunità. La scienza ha gli strumenti per salvarci, dal vaccino più antico contro la difterite fino a quelli più innovativi contro il cancro. Sta a noi, e alle istituzioni, non sprecarli per colpa della disinformazione.

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