Questa è Nemesi, Anno III Settimana XXVIINemesi è la newsletter settimanale del Nemico. Su Nemesi troverete, in esclusiva e in anteprima, tutti gli articoli della settimana della rivista Il Nemico. Gli articoli sono in fondo alla pagina, dopo l’introduzione.
Ci era capitato una volta di parlare con un cristiano siriano, di fede greco-melchita, che sosteneva una interessante combinazione di teorie sulla sostituzione etnica. Per capirci: i cristiani in Siria sono una minoranza religiosa e in alcuni casi anche etnica - molti di loro sono siriaci e non arabi – che ha goduto dei privilegi della tutela del regime degli Assad negli ultimi 70 anni, e ora è a evidente rischio apartheid sotto il nuovo governo dell’ex jihadista Ahmed al-Sharaa. Il loro contesto ideologico di provenienza è perciò sempre stato propizio al sorgere di teorie del complotto e paranoie, oggi più che mai. Questo signore col quale ci intrattenevamo in particolare riusciva a sostenere, contemporaneamente, la teoria della sostituzione etnica da parte degli arabi in Occidente, ovvero della manipolazione delle ondate migratorie e delle politiche inclusive per imbastardire il popolo europeo e disgregarlo, e la teoria della sostituzione etnica da parte degli occidentali nella Penisola Araba, ovvero della colonizzazione nuda e cruda della Palestina come primo tassello di un’invasione su larga scala, con destinazione Teheran. Una sorta quindi di rimpasto etnico vorticoso, uno scambio di territori, voi venite qua, ma noi siamo già là e viceversa.
In questo numero:
di Lorenzo Messina
“Ormai tutto compete contro tutto. Una persona compete contro mille video. Un messaggio compete contro cento messaggi. E se vuoi essere notato non devi essere interessante. Devi interrompere il flusso dell’attenzione con un cortocircuito…”
Entrambe le teorie combinano un innegabile fondo di verità con una fastidiosa mistificazione semplicistica. È innegabilmente vero che l’asse israelo-americano stia colonizzando la Palestina e il Libano, col supporto sempre più incerto di tutto il mondo occidentale, e abbia mire e avamposti nel resto del vicinato. Il tutto sta però avvenendo con una spudoratezza e una tale scellerata assenza di lungimiranza che la faccenda somiglia sempre meno a un elegante complotto, e sempre più a un canto del cigno, violento e disperato, dell’esperienza sionista. L’unico esito realistico di questa vicenda, per quanto questo potrà ormai risultare intollerabile ai più, dovrà prevedere però l’integrazione degli ebrei nei territori che avranno provato, o saranno riusciti, a rubare agli arabi, magari con qualche interessante e inedita commistione culturale; oppure una carneficina senza precedenti.
In questo numero:
di Carlotta Lorandi
“Prima o poi capita. Magari è un’intervista andata storta. Magari è uno screenshot di troppo. Magari è una cosa detta anni fa che qualcuno ha ritrovato. E così, nelle chat dei maschi-della-cultura l’aria si fa pesante. Hai visto cosa gli stanno facendo? E se dovesse succedere anche a noi?…”
È altresì impossibile, guardando i dati statistici o le rose delle squadre europei ai mondiali, non accorgersi della sostituzione etnica in corso nei ricchi paesi occidentali, con tutti i problemi che questo comporta in termini di dispersione culturale, razzismo, reciproca ghettizzazione dei ricchi e dei poveri, instabilità politica e sociale e pressione sui sistemi di accoglienza e di welfare. Ma è anche al tempo stesso impossibile non mettere l’”invasione” in una prospettiva storica, e inquadrarla da un lato nel contesto delle riuscitissime esperienze coloniali dell’Europa, dall’altro nelle sue meravigliose e progressive idee di uguaglianza e libertà con le quali ha cercato poi di ripulirsi la coscienza.
La soluzione che molti media sembrano adottare riguardo ai problemi connessi alla migrazione, di cui quello più sentito riguarda la sicurezza, è da un lato meschinamente xenofoba, mettendo in risalto i veri o presunti delitti dei migranti, per screditare l’intera categoria, dall’altro spesso innaturale e sgraziata, tacendo fino al limite l’etnia di un criminale migrante come se non fosse rilevante. Insomma, se è vero che degli sconvolgimenti etnici stanno avvenendo, in modo più o meno pilotato da gruppi di interesse, è anche vero che questo è semplicemente l’effetto naturale di un riassestamento degli equilibri tra i popoli in un periodo di instabilità e insicurezza, come tanti altri. Provare a frenare questo inevitabile decorso della storia, come sembrano voler fare ormai la quasi totalità dei governi europei, con leggi molto severe sull’immigrazione, significherà semplicemente ritardare un’onda d’urto che nel frattempo aumenterà in termini di pressione e dimensione, e trincerarsi in tradizioni artistiche, culturali e religiose, presentate come autoctone, ma tutte, nessuna esclusa, frutto della commistione culturale ed etnica e della migrazione dei popoli passati.
In questo numero:
di Riccardo Ponis
“…un Film di sei ore, diviso in episodi, come Portobello è un atto di resistenza. Tortora è morto nel 1988, pochi mesi dopo la sua riabilitazione, consumato da un’ingiustizia che nessuno ha mai davvero pagato. Bellocchio lo sa, e ce lo ricorda. È questo il compito di un autore…”
L’alternativa, per quanto schietta, potrebbe essere invece quella di trovare il modo di mitigare quello che non potrà che essere uno sconvolgimento politico e sociale, trovare punti di incontro, esaltare le reciproche qualità, e accettare la violenza che arriva. Perché è inevitabile, ci saranno scontri, stupri, furti, abusi, sfruttamenti. Non perché gli arabi siano violenti per natura o cultura, o gli europei/ebrei spietati, ma perché così vanno il mondo e l’uomo, quello privato di dignità, o quello inferocito dalla fame, dalla paura, dall’ideologia. Come in tutta la storiografia coloniale, da Erodoto a Angelo Del Boca. Qui in occidente le nostre pelli si scuriranno un po’ - forse nella Penisola Araba si schiariranno - il cibo diventerà più complesso, gli sport saranno infinitamente meno noiosi. Le violenze migratorie si trasformeranno in spunti per nuovi e imprescindibili trattati accademici, com’è accaduto per le violenze coloniali con i libri di Frantz Fanon. Dovremo sopportare nuove musiche intollerabili e meticce, ma impareremo ad amarle e assorbirle, come abbiamo fatto col jazz, col rock, col rap o con la trap. Dopo le prime onde di assestamento, i primi morti, le prime vittime innocenti, nasceranno nuove e impensabili forme di aggregazione culturale, che un giorno magari ci troveremo a proteggere da chi sa quale ennesima minaccia migratoria.

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