La musica non è solo nelle note. È anche nel ritmo di una lavatrice.
Nei primi nove mesi di vita, Niccolò era innamorato del lampeggiare costante delle croci verdi delle farmacie.
Durante le nostre passeggiate, mentre la mia mente pensava alle canzoncine appena cantate con lui a casa, appena vedeva una croce iniziava a ridere e a indicare quella luce magica. La fissava. Poi mi chiedeva di osservare con lui il gioco di luci, le scritte che scorrevano. E si meravigliava, soddisfatto, come solo i bambini sanno esserlo davanti ad una semplice cosa.
Poi è arrivato il suono misterioso delle campane delle chiese. Così le nostre passeggiate si sono allungate verso la piazza con la chiesa, in attesa del rintocco dell’ora e della mezz’ora. Lui indicava il dondolio delle campane che suonavano lassù lassù in alto e, in quella finestra di cielo cercava di scoprire il segreto di quel movimento che generava un suono incredibile, anzi, enooorme, come dice lui.
Ultimamente si è innamorato delle lavatrici. Osserva quella ripetizione ciclica dall’oblò (un’altra parola che ama tanto dire), gli schizzi di acqua e i vestiti che svaniscono nella velocità del movimento. Ma più di tutto, ama il ritmo. I tempi scanditi. I suoni che la lavatrice usa per comunicare con il mondo esterno.
Insomma, più di tutto, ama la musica che quell’oggetto crea. Quasi come un jazzista.
Per molto tempo ho pensato che Niccolò stesse attraversando fasi. Prima le farmacie, poi le campane, adesso le lavatrici. Oggetti diversi, interessi che cambiano come cambiano sempre, nei bambini piccoli.
Poi ho visto il filo.
Non sono tre fasi. È la stessa ricerca, applicata a tre oggetti diversi. La croce verde ha un ritmo - le scritte che scorrono, la luce che pulsa. La campana ha un ritmo - il rintocco, l’attesa, il dondolio. La lavatrice ha un ritmo - i cicli, il suono ripetuto, la schiuma che si forma e sparisce.
Niccolò non colleziona oggetti. Colleziona ritmi.
E ogni volta che ne trova uno nuovo, si ferma. Si concentra. Non ha fretta di andare oltre, vuole scoprire il segreto di quel movimento, capire come funziona quell’armonia nascosta in un oggetto che io non avevo mai considerato così musicale.
Niccolò mi ha ricordato che il mondo è pieno di ritmi. E che spesso abbiamo smesso di sentirli perché corriamo troppo e che molte cose di ogni giorno sono diventate un sottofondo a cui non diamo la giusta importanza. Forse perché abbiamo smesso di fermarci abbastanza a lungo per ascoltarla.
I bambini piccoli non filtrano il mondo per utilità. Non si chiedono a cosa serve una campana o perché dovrebbe interessare una lavatrice. Sentono il ritmo, e il ritmo basta. È già abbastanza interessante da meritare tutta la loro attenzione.
Da quando osservo Niccolò con le sue campane e i suoi oblò, ogni giorno provo a dedicare più attenzione ad ogni ritmo. Il ticchettio di un semaforo pedonale. Il cinguettio nascosto tra gli alberi. Il respiro di Bianca mentre dorme.
Non cambia niente nella pratica. Ma cambia tutto nell’attenzione.
Il mondo continua a fare musica, con o senza di noi. La domanda è solo se siamo ancora capaci di fermarci abbastanza a lungo da sentirla.
La domanda per voi
C’è un suono, un ritmo, un movimento ordinario che non avevi mai notato — finché qualcuno, forse un bambino, non te lo ha indicato?
Riccardo

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