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Il Margine Bianco - Newsletter italiana di storytelling · Aug 5, 2026

Il blackout che illumina

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Riccardo D'Uggento · Il Margine Bianco - Newsletter italiana di storytelling

Ieri c’è stato un blackout. L’ennesimo di questa estate calda. Un intero quartiere al buio per quattro ore. Stavamo cercando di far addormentare Niccolò da circa venti minuti. Avevamo appena finito di costruire case con i cuscini. Stavo per iniziare a leggere la favola del leprotto, illuminato dall’abat-jour sul comodino.

Poi il buio. Improvviso.

Niccolò non si è spaventato. Valentina ha acceso subito la torcia del telefono, e in un attimo siamo passati a giocare con le ombre.

Le ombre dei piedi sul muro. Delle mani che si aprivano come ali. Teste che si ingigantivano avvicinandosi alla luce e poi sparivano allontanandosi. E tante risate — di quelle che escono senza permesso, quando qualcosa è davvero divertente e non c’è tempo per trattenerle.

Poi abbiamo giocato a nascondino nel buio. Mani che toccano i capelli senza avvisare. Voci che cambiano tono all’improvviso, per confondere, per far ridere ancora di più.

Niente schermi. Niente luci artificiali. Niente telefoni accesi, tranne quella piccola torcia, usata il minimo indispensabile.

Nel buio abbiamo riscoperto quanto è bello il buio.

Ci sono cose che restano nascoste finché la luce sbagliata non si spegne.

La luce di uno schermo. La luce fredda di una lampada che illumina troppo, ovunque, senza lasciare angoli. Quella luce ci fa vedere tutto ma: ci impedisce di vedere quello che conta davvero. Nel buio non potevamo più vedere i giocattoli sparsi, il disordine, l’orologio che segnava un’ora troppo tarda per essere ancora svegli. Potevamo vedere solo le ombre delle nostre mani, sentire le voci che cambiavano, ridere senza un motivo che avesse bisogno di essere spiegato.

Il buio non toglie. Il buio seleziona.
Lascia solo le cose abbastanza vere da non aver bisogno di essere illuminate per esistere. Non possiamo aspettare un blackout ogni volta che vogliamo ritrovare quello che conta. Ma possiamo scegliere di spegnere qualche luce da soli, ogni tanto. Il telefono durante la cena. Le notifiche mentre si gioca con i figli. Le luci troppo forti quando basterebbe una candela, un’ombra, una voce che gioca a cambiare tono nel buio.

Non serve aspettare che salti la corrente. Basta scegliere, ogni tanto, di illuminare la casa con il solo fuoco dell’amore e vedere cosa succede quando smettiamo di avere paura del buio.

La domanda per voi

C’è stato un momento in cui il buio — letterale o metaforico — ti ha fatto vedere qualcosa che la luce ti nascondeva?

Riccardo

Read the original on ilmarginebianco.substack.com

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