In questi mesi ho affrontato tanti mostri sacri e mi mancava ancora il buon Faber, che è uno di quelli che ho conosciuto in epoca relativamente recente. Artista enorme, naturalmente, ma per me è un cantautore straordinario soprattutto perché ha saputo giocare con la musica e con la forma canzone. È noto soprattutto per la qualità dei suoi testi e della sua poetica, ma anche melodicamente lo trovo talvolta clamoroso.
“Amore che vieni, amore che vai” è una canzone in cui mi sono già imbattuto più di vent’anni fa, quando avevo ancora la band con l’amico Daniele Tenca e cercavamo vari modi per “emergere”. Credo fosse il 2002, ma comunque era ancora un periodo di passaggio: l’home recording non era ancora diffusissimo e soprattutto non era ancora sbocciata quella fase DIY che avrebbe caratterizzato il cosiddetto indie italiano degli anni Zero. Si procedeva ancora a tentoni e registrare una cover di quel pezzo fu uno degli ultimi tentativi che facemmo come band, prima di scioglierci.
Canzone bellissima, classica, apollinea. Io ho solo provato a sporcarla un po’, col mio Big Muff e un po’ di tremolo.
Questo è Audiocassetto: una canzone alla settimana incisa su nastro. Riavvolgo e riparto.

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