Ciao camposanter!
Come state? Iniziato bene l’anno nuovo?
Ho pensato di inaugurare il 2026 rispondendo a una richiesta che parecchie volte mi avete rivolto e cioè:
Che cosa porta con sé un* camposanter quando decide di partire per l’esplorazione di un cimitero?
Il fatto che lo chiediate a me in quanto esperta cimiteriale (vero) e persona organizzata (questo meno vero), mi lusinga moltissimo. Inoltre sapete bene che amo le liste, quindi sono molto contenta di proporvi questo prontuario elaborato grazie alla mia lunghissima esperienza.
Vi parlerò delle cose essenziali, di quelle utili e di quelle che invece si rivelano pesi morti (lo so, lo so, i giochi di parole funebri nel mio caso sono un espediente comico veramente poco sofisticato).
Zaino in spalla (ma prima riempiamolo) e via!
La lista che sto per proporvi non si applica ai tranquilli cimiteri monumentali o cittadini, e cioè luoghi molto frequentati nei quali viene fatta una regolare manutenzione.
È bene prepararsi ugualmente (soprattutto per la ricerca di tombe specifiche in enormi cimiteri labirintici), ma non bisogna prevedere chissà che.
L’ostacolo più probabile che potrete incontrare è dover camminare a lungo sotto il sole cocente. La soluzione è facile: bottiglietta d’acqua, scarpe comode, cappellino, crema solare e mappa del cimitero (se ce l’avete altrimenti pazienza, in qualche modo si fa).
Consigli veramente importanti per la visita a un cimitero monumentale (quindi esteso e disorientante):
- portatevi almeno una manciata di tarallini da mangiare;
- fate la pipì prima di entrare (FIDATEVI DI ME).
Cos’altro mai potrà capitare? Di incontrare uno zombie? Sì, in effetti questo è possibile. In questi casi, tuttavia, l’unica raccomandazione che posso darvi è quella di CORRERE (le scarpe comode vi salveranno).
Che è un po’ il vero focus di questa lista.
Partendo dal presupposto che un cimitero di questo genere vada cercato e individuato (ma questi consigli magari ce li teniamo per un’altra volta), dobbiamo sempre ricordare che i luoghi non molto frequentati (non necessariamente abbandonati) potrebbero nascondere delle insidie.
Niente di troppo pericoloso, ma better safe than sorry.
Se andate in montagna, vi consiglio di applicare più o meno gli stessi accorgimenti di una passeggiata nel bosco.
Ma come sapete, io odio andare in montagna, quindi eccoci qua con i consigli per camposanter.
Anche in questo caso, la mia esperienza docet.
Nei vari cimiteri del mondo, mi è capitato di:
sedermi su un cespuglio di ortiche in pantaloni corti (mai mai mai sedersi/appoggiarsi/fare cose stupide come questa);
arrampicarmi su un’edicola familiare aggrappandomi con una mano alla colonna di una cappellina adiacente e facendomi spingere da Alessio in modo da avvicinarmi alla lapide che volevo osservare.
Quindi (guardate la foto qui sotto): piede sinistro su basamento della colonna, mano sinistra artigliata al fusto della colonna, mano destra libera (mi serviva per fare le foto), Alessio che CON LE MANI fa uno scalino per il mio piede destro.
[Sono un’acrobata equilibrista, lo so. Faccio anche yoga da tanti anni e non soffro di vertigini.]
Comunque, grazie alla spinta di Alessio, riesco ad arrivare quasi all’altezza della lapide (che si trova sul frontone superiore dell’edicola) e mi trovo un nido di vespe a pochi centimetri dal viso (per fortuna me ne sono accorta solo dopo aver scattato la foto).
Non so come io abbia fatto a scendere con calma e a resistere all’impulso di lanciarmi nel vuoto (temo le vespe forse più delle protagoniste del prossimo punto). Non mi sarei fatta troppo male (ero a neanche un metro di altezza) ma se fossi caduta mettendo male il piede e travolgendo Alessio in una scomposta valanga umana, non sarebbe stato un momento piacevole.
Non so se il nido fosse abitato o no, ma non mi sono certo fermata a controllare. A proposito: voi avete riconosciuto il protagonista della lapide? Forse la sua data di morte dovrebbe suggerirvene il triste destino. Se proprio non vi viene in mente, c’è un capitolo del mio libro “Immemòriam” dedicato proprio a questo.
prendere le zecche (questo, che forse può sembrare un incidente quasi innocuo, per me è stato devastante e ha segnato moltissimo le mie esplorazioni successive. Per fortuna, imparo dai miei errori.)
trovarmi al cospetto di un branco di iguane. (In questo caso, la tattica è facile: fingetevi morti).
Insomma, per dirla in parole molto semplici: nei cimiteri, soprattutto se abbandonati o un po’ “selvatici”, non si possono fare stupidaggini.
Quindi non prendete esempio da me, ma piuttosto ascoltate i miei consigli postumi, e cioè:
fate attenzione a dove camminate e non avventuratevi nell’erba alta. Non sedetevi da nessuna parte, neanche se vi sembra sicuro. Occhio a dove mettete i piedi: potreste inciampare e farvi male, oppure disturbare animaletti e insetti che certo non si aspettano di venire calpestati da un momento all’altro!
Non spostate pietre cadute a terra, non arrampicatevi su strutture neanche se vi sembrano sicure e se c’è Alessio a fare da scaletta, non infilate le mani in fessure o anfratti.
Non voglio spaventarvi più del necessario, non capiterà mai niente di veramente pericoloso (zombie a parte) in un cimitero, ma credetemi: farsi male, anche poco, in un luogo isolato non è una situazione in cui desideriamo trovarci. Se si può prevenire in modo semplice, perché non farlo?
Tutto questo ci porta al prossimo punto e cioè la preparazione del materiale per la perfetta esplorazione cimiteriale.
Se anche tu ti senti un* camposanter, ti ricordo che ho scritto “Immemòriam”, un libro che racconta le mie avventure cimiteriali in giro per l’Italia!
Io sono estremamente ansiosa e, come vi dicevo, preferisco preparare venticinque piani alternativi piuttosto che ritrovarmi nei guai, magari col telefono scarico, una caviglia slogata, le zecche attaccate alle gambe, un’iguana in borsa e uno zombie che mi segue accompagnato da uno sciame di vespe.
Se questa lista vi sembra esagerata, forse un po’ di ragione ce l’avete. In fin dei conti, con un po’ di prudenza (quella che non ho avuto io nelle occasioni che vi ho elencato) tutto dovrebbe andare bene. Però, insomma, non è roba che pesa, e potete prepararla e dimenticarla nello zaino. Non si sa mai.
fascia elastica in caso di cadute o distorsioni;
pomata antistaminica per punture di insetti (o di ortiche);
cerotti;
una bottiglietta di disinfettante (va bene anche il liquido per le mani che ormai tutti abbiamo in tasca dai tempi del Covid – io anche da prima, ma questo è un altro discorso)
IMPORTANTISSIMA: UNA PINZETTA
Ok, cerco di contrastare i conati di vomito al pensiero delle zecche che mi hanno scelto come pasto e vi spiego il motivo dell’ultimo oggetto.
Se vi dovesse capitare di visitare un luogo “sospetto” in cui potrebbero annidarsi le nostre amiche sanguisughe (quindi montagna, cespugli, erba alta, sono praticamente ovunque e la situazione peggiora di anno in anno), è importantissimo controllare subito che nessuna vi si sia attaccata addosso. Se malgrado le precauzioni, questo dovesse essere accaduto, è essenziale staccarle prima possibile e soprattutto farlo bene (non vi spiego perché, non ce la posso fare, googlate).
Quando è capitato a me, me ne sono accorta quando ero già in città da un pezzo e quindi sono andata subito al Pronto Soccorso più vicino. Se non ne avessi avuto la possibilità, mi sarei dovuta arrangiare occupandomi personalmente della rimozione.
Le pinzette sono ovviamente essenziali e vi torneranno utili anche in caso di punture che richiedano l’estrazione di pungiglioni.
Riassunto di tutto: dimenticatevi tutto il resto, ma non dimenticatevi MAI la pinzetta.
Macchina fotografica, quaderno per gli appunti e album da riempire con romantici acquerelli delle tombe? Tutto molto bello, ma cerchiamo di privilegiare la praticità e di ricordarci che possiamo fare quasi tutto con un unico leggerissimo strumento: lo smartphone.
Non si tratta di avversione per gli strumenti analogici, figuriamoci. Oltre al tema non trascurabile del peso nello zaino (che si farà sentire se il cimitero si trova in cima a una montagna), il problema è che in alcuni cimiteri (soprattutto quelli italiani, ahimè) chi si ferma a fare cose che esulano dalle “normali” attività cimiteriali (e cioè portare fiori e spazzare tombe), potrebbe, e sottolineo potrebbe essere guardato con sospetto.
Quindi cerchiamo di passare inosservati e di fare in fretta.
Se volete correre comunque il rischio (“rischio”), la cosa peggiore che possa capitare è che qualcuno vi chieda di non scattare foto. Ricordate comunque che se il divieto non è indicato chiaramente all’ingresso del cimitero, non state facendo nulla di male perché si tratta di luoghi pubblici. Potete farlo presente a chi si lamenta, oppure no, valutate voi la situazione (io una volta l’ho fatto e me ne sono pentita subito, ma magari ve lo racconto un’altra volta).
Se proprio volete (perché magari disponete di attrezzatura professionale vistosa e ingombrante), potete comunque chiedere alla direzione del cimitero il permesso di fotografare e girare video (nei siti dei cimiteri monumentali, di solito c’è una sezione apposita).
Nel caso in cui decidiate di optare per la praticità “tutto in uno”, non dimenticate una power bank perché se il telefono si scarica e voi vi perdete tra le montagne (ehm), le zecche diventeranno un lontano ricordo.
Se riuscite a procurarvela, ma soprattutto siete capaci di leggerla (io no), portate con voi anche una mappa della zona.
[Io mi affido a Google Maps, ma se ho intenzione di recarmi in un luogo remoto dove penso possano esserci problemi di ricezione, scarico le mappe in anticipo e il gioco è fatto. Per le mappe cartacee, non so, vi sembro forse una Giovane Marmotta? Ma per chi mi avete preso?]
Per vedere l’interno di edicole familiari o esplorare i sotterranei (non ridete: i cimiteri monumentali hanno una rete spaventosissima di gallerie bellissime ma buie), potrebbe tornarvi utile anche una torcia (disponibile comunque in tutti gli smartphone).
Infine, vi ricordo ancora una volta che nel vostro zainetto dovrete inserire scorte di acqua e cibo (che valgono anche per i cimiteri “tranquilli” e la cui quantità è da stabilire a seconda della tipologia di esplorazione). E poi crema solare, occhiali da sole e cappellino, lozione antizanzare, guanti, berretto e poncho antipioggia, a seconda della stagione.
Io sconsiglio vivamente le esplorazioni sotto la pioggia, ma se proprio non se ne può fare a meno, meglio un sacco della spazzatura di plastica indossato come impermeabile che un odioso ombrellino che si rovescia col vento e vi occupa una mano.
Per riassumere, ho anche preparato una grafica con Canva (mio strumento preferito della vita, dopo i database cimiteriali e i siti di ricerca genealogica) che potete comodamente scaricare e stampare!
Vi avevo promesso più puntate e più regolarità e per ora me la sto cavando abbastanza bene. La settimana scorsa è uscita la seconda parte dell’episodio dedicato al Cimitero di Highgate di Londra, e sto già lavorando ad altri due episodi. PRODUTTIVITÀ.
Il 28 gennaio ricorre l’anniversario della morte di Dino Buzzati (avvenuta nel 1972). Quale giorno migliore per riascoltare la puntata di Camposanto dedicata a uno dei suoi misteri? Con l’occasione, vi (ri)segnalo anche l’articolo su di lui che ho scritto per Il Post.
Il libro del mio 2025 (e nuova ossessione autoriale per il 2026?) 🔮
E un libro che ho appena comprato su Vinted 👻
Una serie TV che mi sta piacendo 🔍
E un’altra che mi è piaciuta tanto 🩺
Un film 😭 e un documentario 🥰
Una guida per disintossicarsi dall’uso del telefono (funziona!) 😵💫
Anche per questa volta, mi pare di aver detto tutto! Ci sentiamo a fine mese con la nuova puntata di Camposanto.
Buone esplorazioni (e fatemi sapere cosa metterete nello zaino!) 💀
Giulia 🤍
Dove potete seguirmi oltre che qui?
Conduco un podcast che si chiama “Camposanto”
Su Instagram documento tutte le mie esplorazioni cimiteriali
Ho scritto vari libri, sempre sull’argomento

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