Questa settimana parto da una frase che un personaggio di un fumetto dice mentre si arrende ancora prima di essere contraddetto, e ci metto dentro anche un dottore ottocentesco finito in manicomio per aver avuto ragione troppo presto. Fate voi i conti con quante volte vi è capitato di essere quel dottore, o quella persona che gli ha dato del matto.
In One Piece, il fumetto di cui parlo di solito sui miei canali, un personaggio mette sul piatto la notizia più grossa della sua vita: riferisce di aver scoperto chi comanda davvero il mondo della storia, qualcuno che ufficialmente non dovrebbe nemmeno esistere. Lo dice a un ragazzo che ha appena perso il padre, in un momento in cui quella notizia potrebbe dargli finalmente un nemico su cui sfogare la rabbia, uno vero. Ma prima ancora che quest’ultimo apra bocca per rispondere, il primo si tira indietro da solo: “Lascia stare” dice, “tanto lo so che non mi crederanno”. Eppure, nessuno lo ha contraddetto. Anzi, un compagno gli aveva solo detto di andarci piano. Lui però si è arreso, in anticipo, contro un’obiezione che non era nemmeno arrivata.
Il motivo per cui Shanks si arrende da solo è scritto nella regola ufficiale di quel mondo, quella che chi comanda fa ripetere a tutti come un pappagallo: un re unico non esiste. Quella regola serve soprattutto a garantire che chiunque affermi il contrario finisca classificato come un megalomane o un pazzo prima ancora di completare la frase, e funziona meglio di qualunque censura: le basta convincere tutti che chi dubita ha un problema, senza dover convincere nessuno della propria verità. È pensata soprattutto per tutti gli altri, quelli che devono solo continuare a considerarla un fatto acquisito senza discuterne mai.
Facendo un salto nel mondo reale, andiamo nel mito greco, visto che il mondo ora è in fissa con l'Odissea di Christopher Nolan. Cassandra riceve dal dio Apollo il dono di prevedere il futuro con esattezza assoluta, ma quando lei rifiuta di ricambiare le sue attenzioni, il nume aggiunge la clausola che rovina tutto: nessuno le crederà mai. Vede il cavallo di legno per quello che è e lo dice a voce alta dentro le mura di Troia, e viene presa per pazza mentre la città brucia comunque. Epperò la maledizione non si esaurisce lì: dopo la caduta di Troia diventa prigioniera di guerra di Agamennone e nella tragedia di Eschilo prevede pure il proprio assassinio pochi istanti prima che accada. Ovviamente, non cambia niente neanche quella volta. Il meccanismo è più vecchio di qualsiasi fumetto, tanto che il suo nome le è sopravvissuto: si parla ancora oggi di complesso di Cassandra per chi ha ragione in anticipo e viene ignorato fino a quando è troppo tardi.
Facciamo un balzo avanti nel tempo e spostiamoci a Vienna, a metà dell’Ottocento, dove un medico ungherese si accorge di una cosa che nessuno vuole sentire. Si chiama Ignaz Semmelweis, lavora in un reparto dove i medici passano dalla sala autopsie alla sala parto senza lavarsi le mani, e nota che lì muore quasi una partoriente su cinque, contro una su cinquanta nel reparto gestito dalle ostetriche, che i cadaveri non li toccano mai. Così ordina il lavaggio delle mani con una soluzione di cloro prima di ogni visita e la mortalità crolla quasi subito, ma i suoi colleghi si offendono all’idea di avere ucciso pazienti per anni con le proprie mani e rifiutano l’evidenza in blocco. L’epoca crede che le malattie viaggino nell’aria cattiva, non sulle dita dei medici, e mettere in dubbio quella dottrina significa passare per instabile. Semmelweis, bello incazzato, rincara la dose, litiga con tutti, e alla fine i suoi stessi colleghi lo rinchiudono in manicomio con l’inganno. Muore due settimane dopo, per un’infezione dello stesso tipo che aveva passato la vita a combattere. Gli daranno ragione solo dopo la morte, quando la teoria dei germi diventa scienza ufficiale, e da allora il suo cognome è rimasto attaccato a un termine tutto suo: riflesso di Semmelweis, il rifiuto automatico di un’evidenza che contraddice quello che già si crede vero.
Non vi basta? Immergiamoci nel film Don’t Look Up, del 2021, dove la stessa storia va in scena in versione moderna e industriale. Kate Dibiasky, dottoranda in astronomia, scopre una cometa in rotta di collisione con la Terra e lo dimostra insieme al suo professore fino ai piani più alti del governo. Per farla ascoltare la portano in un programma mattutino, e lì, mentre i conduttori continuano a trattare la notizia come intrattenimento leggero, perde la calma e si mette a urlare che moriremo tutti. Da quel momento nessuno discute più i suoi calcoli: il focus diventa la sua faccia in quel fotogramma, che si tramuta in un meme nel giro di poche ore. Il film non fa sconti nemmeno nel finale, perché ovviamente la cometa arriva davvero, e chi rideva di lei si accorge di avere sbagliato negli ultimi minuti utili.
Vogliamo vederci un riflesso del mondo reale con la crisi climatica? Vediamocelo. Fuori dai miti, dagli ospedali di due secoli fa e dai film, il trucco funziona lo stesso, ed è più comune di quanto sembri. Basta una battuta buona al momento giusto, l’etichetta di quello che la butta sempre in tragedia o quella di quello che non sa stare allo scherzo: da lì in poi rispondere all’etichetta conta più che rispondere nel merito. Il problema arriva dopo, quando il primo giudizio sbagliato capita a chiunque ma l’etichetta appiccicata sopravvive alla prova contraria. Continua a valere anche quando quella persona si rivela avere ragione, perché nel frattempo è diventata quella che esagera sempre.
Ovviamente, va detto per onestà che non tutti quelli che nessuno crede sono Cassandra o Semmelweis. Oggigiorno c’è una marea di gente che urla al lupo senza che il lupo ci sia mai stato, e lo scetticismo esiste apposta per quello, che è un lavoro sano finché resta rivolto ai fatti e non a chi li dice. Quello che conta è cosa portano sul tavolo, non il tono con cui lo dicono.
Per chiudere, vale la pena dire che c’è un modo pratico per usarlo davvero. La prossima volta che qualcuno viene liquidato come esagerato o paranoico, prima di seguire la massa prova a controllare se quello che sta dicendo regge da solo. Dargli un nome aiuta: una volta imparato a riconoscere il riflesso di Semmelweis, capita di beccarsi a usarlo in prima persona. Anche il nostro Shanks, nel capitolo 1189 di One Piece, lo sapeva già mentre si arrendeva. Eppure aveva ragione. Ma ha lasciato perdere lo stesso.
ONE PIECE Q&A 1189 - Lunedì, ore 15.00 - YouTube (Bike&Raft)
ONE PIECE DEEP - Lunedì, ore 21.00 - Twitch (sommobuta)
ONE PIECE ANIME NIGHT - Domenica, ore 20.30 - Twitch (BikeAndRaftTV)
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La storia vera di un piccolo gruppo di analisti che nel 2007 capisce, prima di chiunque altro, che il mercato dei mutui sta per esplodere. Lo dicono in giro, vengono presi per pazzi da banche e colleghi, e continuano a scommetterci sopra mentre tutti ridono. Ridono fino al 2008. Il Semmelweis della finanza, ma con un lieto fine per loro e uno amarissimo per tutti gli altri.
The Sounds of Silence di Simon & Garfunkel
C’è una riga in questa canzone che dice che le parole dei profeti sono scritte sui muri della metropolitana, dove nessuno le legge davvero. Scritta nel 1964, è ancora valida.
Ti è mai capitato di avere ragione troppo presto e di essere stato preso per esagerato o paranoico? Raccontamelo nei commenti, con tanto di lieto fine o di batosta finale.
Se questo numero ti ha fatto pensare anche solo per un minuto, giralo a chi pensi possa apprezzarlo.
Fate i bravi e divertitevi.
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