RSS Amplifier

Fate i bravi e divertitevi · Jun 22, 2026

Numero 7: Democrazia non vuol dire avere ragione

0
Sign in to vote or save

Gabriele Bertoloni · Fate i bravi e divertitevi

Questa settimana vi porto fuori dalla Grand Line, in un posto dove di solito non mi vedete: i social. È colpa di una parola che tutti si riempiono la bocca e in pochi sanno davvero cosa significhi, e di un ministro che l’ha sventolata per non farsi criticare. Si parte di nuovo da Atene e si arriva a ieri. Tenete duro, è una di quelle un po’ diverse dal solito.

Io sotto i post degli altri non commento mai, ma proprio mai. Stavolta ho fatto un esperimento. Sono sceso nei commenti di un post su un ministro israeliano e ho scritto una cosa semplice, che uno Stato può essere una democrazia e fare lo stesso scelte ingiuste, perché la parola democrazia dice come si prende il potere, non se quel potere poi si comporta bene. Risultato dell’esperimento, puntuale come le tasse: quasi nessuno ha afferrato il punto. Mi rispondevano spiegandomi se Israele sia o non sia una democrazia, che è un’altra domanda ancora, mentre io stavo parlando di tutt’altro. E allora il discorso lo rifaccio qui per bene, dove a leggermi siete voi e non il primo che capita sotto un post a caso a spiegarti il mondo senza aver letto la prima riga.

La frase da cui parto è del ministro degli esteri israeliano, Gideon Sa’ar. Questa settimana ha rotto i rapporti con la responsabile della diplomazia europea, Kaja Kallas, dopo che lei avrebbe paragonato Israele al regime di apartheid del Sudafrica, e nel comunicato ha definito Israele «l’unica democrazia in Medio Oriente». Quella parola, democrazia, piazzata lì come scudo, è il motivo per cui ho aperto bocca. E sul merito del paragone con l’apartheid sapete come la penso, ma questa è un’altra rissa; ora a me interessa la parola.

Perché democrazia, prima di essere un complimento, è un termine che descrive un metodo. Viene dal greco, demos più kratos, potere del popolo, ed è nata ad Atene nel quinto secolo avanti Cristo, dove i cittadini votavano direttamente le leggi. Dice una cosa precisa e una sola, da dove viene il potere e come si distribuisce. Non dice una virgola su cosa quel potere poi combina. Una democrazia può votare a maggioranza leggi schifose, può fare guerre feroci e calpestare chi sta in minoranza, perché la maggioranza non è una garanzia di niente, può avere torto marcio ed essere pure crudele.

La prova ce l’avete avuta la settimana scorsa, in questa stessa newsletter, senza che ve lo dicessi. La prima democrazia della storia, Atene, è la stessa identica Atene che ha sterminato Melo. Il giorno in cui nasce la democrazia è anche il giorno in cui un popolo libero, votando, decide a tavolino un massacro. Democratico e giusto, fin dal primo minuto, sono due parole diverse.

Da qui si capisce dove casca il ragionamento del ministro, e di chiunque sventoli la stessa bandiera. Sa’ar la democrazia la tira fuori come arma difensiva, il senso è “siamo una democrazia, quindi queste accuse non valgono”, e io contesto esattamente quel passaggio. L’etichetta certifica come hai preso il potere, non mette al riparo una virgola di quello che ci fai. Anzi, una democrazia dovrebbe essere la cosa più criticabile che c’è, proprio perché la maggioranza può sbagliare, e la critica è il modo in cui si accorge dell’errore e lo corregge. Sono due piani diversi, e tenerli insieme vuol dire avere capito la parola al rovescio.

Una delle risposte che mi sono arrivate è stata quella col nazismo, “allora secondo il tuo ragionamento pure il Terzo Reich era una democrazia”. E invece è proprio l’esempio che chiarisce tutto, a guardarlo bene. I nazisti sono saliti al potere passando per le urne, presero più voti di chiunque altro, e poi la prima cosa che fecero fu smontare la democrazia pezzo per pezzo, misero fuori legge gli altri partiti e cancellarono le elezioni libere, fino a ridurre lo stato a un partito solo. Il Reich era una dittatura, entrata dalla porta democratica per poi murarsela dietro. Aver vinto delle elezioni una volta ed essere una democrazia sono due cose distinte, e la lezione vera è perfino più inquietante, perché una democrazia può essere usata per votare la propria fine.

Torno allora alla domanda che mi tiravano addosso, se Israele sia o no una democrazia, perché lì in mezzo, nel mucchio, una cosa seria c’era. Col metro procedurale le istituzioni ci sono tutte, dalle elezioni ai partiti, dal parlamento a una magistratura indipendente, e ci sono cittadini arabi che votano e siedono alla Knesset. L’obiezione vera, che qualcuno nei commenti ha azzeccato pure buttandola lì storta, riguarda chi viene governato, perché lo stesso stato controlla milioni di palestinesi nei territori occupati che non votano chi li governa, e da lì gli studiosi discutono se chiamare l’insieme democrazia, etnocrazia o in qualche altro modo. Quello è uno che ha ragionato, e prendere sul serio l’obiezione è l’unico modo per dire qualcosa di sensato. Resta comunque un’altra domanda rispetto alla mia.

Però c’è una cosa che regge comunque la pensiate, ed è il punto di tutto. Anche dando per buono al cento per cento che Israele, o qualunque altro stato, sia una democrazia piena, questo non sposta di un millimetro la domanda se una singola cosa che fa sia giusta, e non mette nessuna delle sue azioni al riparo dalle critiche. Democrazia descrive un sistema, non è un certificato di innocenza. Quando un ministro la tira fuori come scudo, o non ha capito cosa significa la parola, oppure conta sul fatto che non l’abbiate capita voi. Era tutto qui quello che avevo scritto là sotto. Solo che, a quanto pare, serviva un disegnino.

Un’ultima cosa prima delle solite faccende qui sotto. La geopolitica, queste storie di Stati che si giustificano e di potere che si traveste, ultimamente mi è entrata nel sangue, e ci ho aperto un canale tutto suo, da poco. Se il ragionamento di oggi è la tua roba, è lì che vado a fondo, lo trovi qui: https://www.youtube.com/@gabribertoloni

  • ONE PIECE 1186 BLIND READING REACTION, ore 14.30 - Youtube

Come muoiono le democrazie di Steven Levitsky e Daniel Ziblatthttps://amzn.to/4ozuxVe

Visto di cosa abbiamo parlato oggi, il libro è quasi obbligato: due politologi di Harvard che hanno studiato come crollano le democrazie, e quello che ti resta è che quasi mai succede con un colpo di stato e i carri armati; il più delle volte le istituzioni vengono svuotate da dentro, un pezzo alla volta, da gente arrivata al potere votando. È il libro che fa il paio con quel passaggio sul Terzo Reich di oggi, e ti leva l'idea comoda che una democrazia, una volta che ce l'hai, sia tua per sempre.

La libertà di Giorgio Gaber

C’è un verso che pare scritto apposta per oggi, quello dell’uomo che si accontenta di votare e di delegare la propria vita, e si convince che quella sia libertà; e c’è il ritornello famoso, dove Gaber ribalta l’idea della libertà come spazio vuoto e la sposta tutta sul prendere parte per davvero. È la stessa differenza di cui parlavo nel pezzo: una cosa è avere la forma, il diritto di mettere la crocetta; un’altra è cosa con quel diritto ci fai. Dura tre minuti e mezzo, e dopo la parola la guardi con un altro occhio.

Caricamento in corso...

E se la vostra non è tra queste, scrivetela qui sotto.

Se il pezzo ti ha messo ordine in testa su questa storia, gira la mail a quella persona che usa “democrazia”, o un’altra parola grossa, per mettere il punto a una discussione invece che per aprirla. Nel peggiore dei casi si offende; nel migliore, gli si accende qualcosa.

Fate i bravi e divertitevi.

Condividi

Nessun post

Read the original on gabrielebertoloni.substack.com

Comments

Nothing yet. Say the first thing.

    Sign in to join the conversation.