Ciao!
Quella abitativa è una pressione urbana che accomuna, in forme e misure diverse, la maggior parte delle grandi città europee, incluse quelle italiane.
E non è un discorso che riguarda solo posti come Milano, Roma, Bologna o Firenze: oggi a Padova, importante polo universitario, una stanza singola costa il 46% in più rispetto al 2020, a Palermo il 55% in più, a Bari il 59%. Il problema è generalizzato ed è più urgente che mai, perché la casa è l’architrave di ogni analisi e prospettiva sul futuro delle nostre città.
È difficile, se non impossibile, trovare soluzioni universalmente efficaci e condivise per rendere gli alloggi più accessibili, anche perché l’aumento dei prezzi delle case e degli affitti – un problema esploso dalla pandemia in poi – è strettamente legato ai salari, ai servizi, alla qualità degli spazi. Cambiare, però, è possibile.
Si può lavorare sui cosiddetti “vuoti urbani” (grandi spazi inutilizzati o sottoutilizzati), riqualificandoli e riconvertendoli in soluzioni abitative a prezzo calmierato, per aumentare l’offerta e cercare di inseguire la domanda. Ma non basta.
Si possono incentivare i proprietari di casa a non mettere il loro appartamento sulle piattaforme per gli affitti brevi turistici, ma non basta. Si possono trovare soluzioni per riempire le abitazioni sfitte e inutilizzate (in Italia sono 8,5 milioni, il dato più alto dell’Unione europea), ma non basta. Si possono fare “piani casa” europei, nazionali e comunali, ma non basta. Si può rafforzare l’edilizia sociale e popolare (in Italia solo il 3% delle case fa parte del patrimonio pubblico, e anche qui – indovinate – siamo tra i peggiori dell’UE), ma non basta.
Inseguire un’unica soluzione, insomma, è una strategia miope. Bisogna saper interpretare i contesti, lavorare su tanti fronti diversi e portare l’abitare ai vertici dell’agenda politica, integrando tutto questo in un modello di città in cui la dimensione pubblica diventi protagonista. La storia di Spin Time, il noto palazzo occupato a Roma dichiarato inagibile e messo sotto sequestro (con centinaia di persone lasciate, letteralmente, per strada), dimostra che siamo ancora lontani da quel risultato.
Solo così le nostre città saranno capaci di mitigare un problema contraddistinto da numeri inequivocabili. Stando ai dati della Cassa Depositi e Prestiti, in Italia il 35% dello stipendio (la soglia critica è al 30%) viene destinato all’affitto, con punte del 76% a Milano e del 61% a Roma.
Con 5.400 euro al metro quadro, oggi a Milano un operaio deve impegnare in media 23,3 anni del proprio stipendio per riuscire ad acquistare un appartamento da 80 metri quadri. A livello nazionale, una stanza singola costa circa il 50% in più rispetto a sei anni fa. In una città come Milano, che non ha di certo stipendi in linea con le grandi metropoli europee, una stanza singola in affitto costa in media 704 euro.
I progetti urbani che avete candidato per la categoria “Casa” del Premio Future4Cities 2026 confermano la necessità di risolvere questi problemi con un approccio multidisciplinare. I 5 finalisti, scelti dalla nostra giuria di esperte ed esperti, coprono temi fondamentali: la ristrutturazione degli edifici vecchi per aumentare la domanda di alloggi; la necessità di aiutare le persone con fragilità; il connubio tra social housing, verde urbano e servizi di prossimità; la riqualificazione delle aree industriali dismesse; la dimensione comunitaria delle politiche abitative.
I 5 vincitori, uno per categoria, verranno presentati il 25 settembre durante la giornata inaugurale del Festival di Future4Cities 2026, format ideato da Will Media e FROM e co-prodotto dalle OGR Torino. E votate con cautela, perché si può scegliere solo un’iniziativa per categoria!
Si tratta del progetto pilota del primo Community Land Trust (CLT) italiano con sede nel capoluogo piemontese. In cosa consiste? Un edificio di inizio ‘900 sarà ristrutturato per ospitare 16 appartamenti per circa 50 abitanti. L’iniziativa propone un modello di proprietà collettiva che mette al centro il diritto dell’abitare limitando la proprietà delle case al loro valore d’uso.
Il CLT garantisce così case di buona qualità a costi sostenibili assicurando che il loro prezzo resti accessibile per sempre. In questo modo si impegna a contrastare fenomeni di gentrificazione e a sostenere l’equità sociale. Oltre a garantire il diritto all’abitare, intende promuovere un abitare collaborativo, con una governance partecipata di tre soggetti: abitanti, associazioni locali, rappresentanti di associazioni/istituzioni. La presenza di uno Spazio di Comunità al pianterreno, offre un punto di accesso a servizi sociali e attività comunitarie rivolti a tutto il quartiere.
È un progetto che mette in relazione persone che vivono una situazione di fragilità e solitudine (l’accolto) con persone disponibili a condividere tempo e relazioni (l’accogliente) attraverso interventi costruiti sui bisogni e sulle caratteristiche delle persone coinvolte e regolati da un patto. Per entrambi, l’obiettivo è quello di migliorare la qualità della vita ed evitare l’istituzionalizzazione, grazie a una relazione che riempie il vuoto affettivo per l’accolto e risolve il bisogno abitativo e/o economico per l’accogliente. Ogni intervento è condiviso con i Servizi coinvolti che ne valutano l’attivazione; si passa poi in una commissione che individua una persona accogliente compatibile; al termine di un breve periodo di conoscenza, se tutto è andato bene, si formalizzano accordi e impegni e si definisce l’operatore che seguirà l’intervento. Con l’accogliente è possibile fare una passeggiata, bere un caffè e chiacchierare, fare la spesa, cucinare e svolgere piccole attività. All’accogliente viene riconosciuto un rimborso economico in base all’impegno; per lui/lei è previsto un percorso formativo (corso teorico + tirocinio).
Il progetto punta a trasformare il social housing in infrastruttura urbana di comunità, capace di generare inclusione. L’iniziativa risponde a sfide quali accessibilità abitativa, invecchiamento demografico e fragilità delle reti sociali tramite un modello innovativo di abitare collaborativo.
Il cuore dell’intervento è il Cortile Urbano, uno spazio pubblico vivo che connette abitazioni accessibili, servizi di prossimità, commercio locale e funzioni sociali che contrastano la solitudine urbana. La Greenway Ghisiliera costituisce invece un nuovo asse ciclopedonale che collega il quartiere al polo universitario e al centro di Bologna, promuovendo mobilità sostenibile e maggiore connessione tra quartieri, servizi e spazi pubblici.
L’amministrazione comunale di Quartu Sant’Elena, nella città metropolitana di Cagliari, sta realizzando un progetto di rigenerazione urbana presso un’area industriale dismessa di circa 57mila metri quadri, “Le ex Fornaci Picci”. L’obiettivo è quello di trasformare un’area con criticità ed elementi di degrado in uno spazio urbano caratterizzato da diverse funzioni: abitativa (è previsto anche un intervento di housing sociale in fase di definizione); socio-culturale; ambientale (è prevista la riqualificazione del parco urbano). Il progetto ha il potenziale per diventare un modello di rigenerazione da replicare negli altri quartieri, con l’ambizione di arrivare a una riqualificazione complessiva che trasformi Quartu Sant’Elena in una smart city ecologica ed economicamente accessibile.
Il progetto mette al centro il tema dell’abitare come dimensione fondamentale per la qualità della vita e per la costruzione di relazioni significative. Attraverso azioni di comunità che coinvolgono studenti, famiglie, anziani autosufficienti, persone con disabilità e cittadini che vivono situazioni di marginalità, promuove un modello di convivenza solidale, inclusiva e intergenerazionale. La sfida è uscire dalla logica dei servizi per target, dalla gestione in emergenza dei problemi abitativi, alla costruzione di percorsi strutturati, ideando e sperimentando un modello gestionale che valorizzi una nuova logica dell’abitare, quali housing sociale, co-housing, in un mix di risorse sociali con supporti del volontariato e punti di comunità. L’obiettivo è creare nuovi modelli dell’abitare che consentano di incrociare bisogni abitativi e assistenziali di anziani o adulti fragili che necessitano di supporto e monitoraggio, giovani coppie, o mamme con bambini, anche a seguito di sfratto.
VOTA I TUOI PROGETTI PREFERITI
Consultabile qui, è la mappa per orientarsi dentro i progetti che hanno partecipato alla selezione di quest’anno. Una fotografia in tempo reale delle forze che si stanno muovendo in Italia per ripensare il futuro delle città. Soluzioni creative, processi partecipativi, co-progettazione, connessione umana e una parola su tutte al centro del discorso: comunità.
In queste pagine raccontiamo cos’è il premio di Future4Cities, con dati e analisi sui progetti che si sono candidati, la giuria che li ha valutati, le cinque categorie del premio e – soprattutto – i finalisti di questa quinta edizione.
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Secondo i dati dell’edizione pilota di Mezzi per Tuttə, realizzata a Roma su un campione di oltre 1700 utenti del trasporto pubblico, l’83% delle donne ha dichiarato di aver subito o assistito a molestie sui mezzi pubblici. Si tratta di una paura che cambia concretamente il modo di vivere la città: il 6% evita sempre i mezzi pubblici, il 27% spesso e il 45% a volte. In pratica, una donna su tre limita in modo significativo i propri spostamenti per paura di molestie o violenza.
Insieme a Road to 50% e Tortuga Think Tank, stiamo collaborando a un’edizione nazionale del questionario. L’obiettivo è raccogliere dati, esperienze e proposte per chiedere alle aziende di trasporto e alla politica interventi concreti.
Compilarlo richiede circa 15 minuti, se vi va, partecipate e condividetelo con le persone intorno a voi. Perché quella della sicurezza sui mezzi, non è una questione individuale, ma collettiva.
Se credete nelle città come luogo in cui creare cambiamento, siete nel posto giusto.
Alla prossima,
Il Team di Future4Cities
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