Leggendo resoconti di viaggio di questa natura, i giovani scoprono che, nei vasti spazi tra i mari d’Azzurro e d’Artico, dal Baltico al Mar Nero e dagli Urali ai Carpazi, batte un solo grande cuore, il cui ritmo propulsa il loro stesso sangue, la cui vita essi stessi condividono; scopriranno che tutti questi luoghi sono la patria estesa di quel grande cuore. Nel mondo slavo non vi saranno più distanze per questi giovani, nessuna estraneità, nessuna incomprensione; i loro spiriti giovani e liberi volteggeranno a piacimento nella sua infinitezza, nutrendosi ora delle bellezze di montagne perennemente innevate, ora del vivace gioco delle onde marine, o delle nostalgiche, malinconiche armonie delle steppe infinite.
Karel Drož, “The Idea and Practice of a Slavonic Travelogue”
Non so esattamente che strada faremo, o che strada prenderà il bus (per chi, quel giorno, preferirà non camminare). Nella mia immaginazione, ci avviciniamo lentamente alla città, tenendo il Danubio sulla destra. Ci avventuriamo in un’area periferica sino a quando, davanti a noi, scorgiamo la collina dei Piccoli Carpazi su cui sorge il Castello di Bratislava.
Attraversiamo il Danubio sul Ponte SNP. Nome apparentemente poco romantico, che sta per “Ponte dell’Insurrezione nazionale slovacca”: forse è proprio a seguito di questa insurrezione che ottenne il bizzarro nome di “città di Wilson”. Dopo la caduta dell’Austria-Ungheria, infatti, le autorità proclamarono Bratislava città libera, con il nome di “città di Wilson” (Wilsonovo mesto in slovacco), in onore del presidente statunitense Woodrow Wilson, con l’intento di difendere la propria identità multietnica.
Pare che il Ponte SNP architettonicamente sia una struttura imponente, unica e ambiziosa: è un ponte ad un’unica campata e asimmetrico. È sostenuto da un’unica torre, su cui si può salire - il cosiddetto “UFO”. Da lì, si vede tutta la città, e l’Austria, e l’Ungheria.
Davanti a noi, sulla destra, torreggia il Castello. Di fronte, si scorge il campanile della Cattedrale di San Martino, che dal 1563 al 1830 accolse tra le sue mura l’incoronazione dei re d’Ungheria. Il primo re a ricevere la corona di Santo Stefano in San Martino fu Massimiliano II; in totale undici sovrani vennero incoronati lì, compresa Maria Teresa d’Austria.
Da un lato la Cattedrale, dall’altro ciò che rimane del vecchio quartiere ebraico, ossia quasi nulla. Rastrellato durante il nazismo, il quartiere è stato raso al suolo durante l’epoca comunista per poter gettare le basi del Ponte SNP. Un piccolo edificio in stile rococò cattura lo sguardo: dentro, un ticchettio di orologi scandisce il tempo e dà ritmo ai passi; è il museo degli orologi, non per niente, dentro la “Casa del Buon Pastore”.
Giriamo a destra, e ci avventuriamo nei vicoli della città vecchia. Sembra di essere fra le stradine di Buda, o a Osijek, o a Timișoara. D’altronde, qui era tutto Impero una volta.
La Porta di San Michele delimita il lato Nord del centro storico - l’ultima porta storica ancora conservata in tutta la città.
Costeggiando il confine della città vecchia, proseguiamo verso Est. Superiamo il Vecchio Municipio, attratti da una piccola costruzione che sembra uscita da una fiaba dei Grimm - o meglio, dalla reinterpretazione della Disney di una fiaba dei Grimm. La chiesa di Santa Elisabetta è un confetto azzurro. Un po’ incongrua rispetto ai dintorni, pare una meringa piazzata lì per attirarti in una trappola. La chiesa delle Barbie.
Ma questo perigrinare verso Est si deve fermare, a un certo punto. Invertiamo la rotta, ri-attraversiamo il centro storico, e riprendiamo il corso del Danubio, che adesso ci scorre sulla sinistra. Prolunghiamo quanto più possibile il nostro soggiorno in Slovacchia, camminando sull’ultimo lembo di terra che si estende verso Ovest, fino a Devín. Qui, la Moravia si congiunge con il Danubio - e alla confluenza di due fiumi, non può che esserci un castello-fortezza. Arroccato come quello di Belgrado, di lui non rimane però che qualche tratto di mura.
L’Austria è ormai alle porte. È così vicina che, fra il 1949 e il 1985, 400 persone morirono nel tentativo di scappare dalla Cecoslovacchia comunista. Un monumento crivellato di colpi ricorda i loro nomi e indica che qui correva la Cortina di ferro. Oggi, lungo tutta la Cortina - dal Mare di Barents sino al Mar Nero - c’è una pista ciclabile dal claim di (onestamente) cattivo gusto: “Experiencing the history of Europe’s division!”.
Forse, il claim di Danubes potrebbe essere “Experiencing the history of Europe’s unity”. Il fiume, d’altronde, non guarda in faccia nessuno: spesso la frontiera è piazzata in mezzo al corso del Danubio, ma il fiume non lo sa, e si sposta e cambia i confini nella storia a suo piacimento.
Negli anni abbiamo avuto occasione di sperimentare tutta la cucina Danubiana: dalla foce, attraverso i Balcani, e oggi nella Mitteleuropa. Durante le prime due edizioni di Danubes un solo piatto ci veniva proposto con un’ammirevole costanza e cocciutaggine. Un’insalata semplice e onnipresente, la šopska salata doveva per forza aprire tutti i nostri pasti. In Romania, poi, grandi pesci fritti. “Grandi” nel vero senso della parola: carpe e lucci di svariati chili ci venivano proposti a ogni piè sospinto.
Già in Bulgaria non era più così. Lì, la pesca non rivestiva lo stesso ruolo economico e sociale che in Romania, e al pesce si preferiva la carne. In Serbia e Croazia sono comparse alcune zuppe, sino a sfociare nel gulasch più propriamente ungherese.
E quest’anno, cosa mangeremo? Ce lo racconta (e ce lo chiede) Eleonora:
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Terza e ultima puntata di questa rubrica sui fondamentali di viaggio:
1 - Sapone e filo per stendere
Come sottolineato più volte, è meglio portarsi pochi vestiti e lavarli spesso, così da alleggerire quanto più possibile lo zaino. Perciò, procuratevi un pezzo di sapone di Marsiglia (che potrete usare anche per lavare voi stessi) e una corda per stendere i panni. Con un asciugamano di spugna poi si possono strizzare al meglio i vestiti lavati, così da accelerarne l’asciugatura.
2 - I soldi!
Anche quest’anno ci troveremo a gestire le casse comuni in 2 valute diverse: in euro (quando saremo in Slovacchia e Austria) e fiorini ungheresi nella prima parte del viaggio. La prima cassa, che verrà raccolta alla partenza in modo da poter fare le spese del primo giorno e pagare il pranzo del 2 agosto, sarà di 20.000 fiorini (circa 50 euro). Arrivate muniti di contante, e ricordate che in linea generale in Ungheria conviene prelevare anziché cambiare.
Durante il cammino di Danubes ‘26 eseguiremo un’attività di narrazione del paesaggio, intesa nella sua duplice matrice naturale e antropica. Infatti, attraverso l’acquisizione, l’archiviazione e la georeferenziazione di un corpus integrato di materiali audiovisivi, registrazioni sonore, fotografie e interviste, documenteremo l’evoluzione del paesaggio fluviale e urbano lungo l’asse fluviale tra due (anzi, tre) grandi capitali europee.
L’obiettivo è costruire un’analisi comparativa, mettendo in luce continuità e differenze tra la tratta attuale e le sezioni del cammino svolte negli anni precedenti nei contesti balcanici.
Questo lavoro sfocerà in un manufatto finale (come una mappa interattiva georiferita o una relazione d’analisi territoriale), utile anche a future pubblicazioni di natura divulgativa.
L’attività è aperta a tutti i partecipanti al cammino e, per gli studenti universitari, è possibile il riconoscimento del lavoro svolto a fini di carriera universitaria.
Ti interessa partecipare? Scrivi a fuorivia@fuorivia.org per conoscere più dettagli.
Ricordatevi le parole fondamentali: “egészségedre”, “na zdravie”, e “prost”. Ossia, “cin cin” in (rispettivamente) ungherese, slovacco, e tedesco.

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