Vago, ancora, agile, con l’arco d’argento,
ciliegi in fiore, in agguati, attiro,
ma, oltre i monti, della mia terra già ho presagio,
dove il riso, sotto i soli pioppi, seppellirò.
Anche qui, la sera primaverile
per me è fredda,
come se, nella valle, segreto, il Danubio scorresse.
E, dove le nubi scendono all’Arno sul fondo
e tremolano, verso l’alto, dure erbe,
vedo il ponte che porta, sopra l’orizzonte,
nel buio pesante della Fruška Gora.
Miloš Crnjanski, “Stražilovo” (traduzione di Rosanna Morabito)
Partiamo dall’inizio: Fruška Gora, che posto è? Prendiamo come riferimento due delle città principali della Serbia, Belgrado (la capitale) e Novi Sad. Rispetto alla capitale, la zona che chiamiamo Fruška Gora è a nord-ovest, mentre rispetto a Novi Sad, è verso sud-ovest. Si trova in mezzo alla pianura pannonica, e spezza questa pianura con la sua morfologia collinare. “Gora”, infatti, significa proprio collina, mentre “Fruška” deriva da Fruzi, ossia la parola serba che designava il popolo dei Franchi, stabilitosi in quei luoghi in epoca preromana.
Fruška Gora è quindi una cresta collinare che corre a sud del Danubio, da Novi Sad sino al confine con la Croazia, e sin dai tempi dei Franchi è stata percorsa da sentieri in lungo e in largo. Punto sopraelevato in una pianura, era il luogo ideale per ritirarsi, per guardare gli altri dall’alto. Per rifugiarsi, ma anche per nascondersi.
Già nel 1691, dopo la Battaglia di Slankamen (una delle n-mila battaglie fra Ottomani e Impero austriaco di quel periodo), le autorità austro-ungariche affidarono agli ingegneri della monarchia il compito di progettare la strada “Bilo”, che si estendeva lungo il crinale della Fruška Gora, da Ilok fino sopra Bukovac (la “strada gialla”), passando per “Barutana” e la Fortezza di Petrovaradin. Venne chiamata “Eugen Weg” - in in onore del nostro aficionado condottiero Eugenio di Savoia.
ll sentiero che percorreremo noi durante il nostro cammino breve serbo si chiama invece “Partizanski put” (che vuol dire strada partigiana). Fu chiamato così dal governo insediatosi in Serbia nel secondo dopoguerra, poiché lungo tutto il percorso - ai tempi della guerra - erano dislocati reparti partigiani e quella zona, per quasi tutta la Seconda guerra mondiale, rimase libera dall’occupazione tedesca, tanto da meritarsi un monumento chiamato “Sloboda” (Libertà); eretto in onore dei combattenti caduti, rappresenta un simbolo della lotta di liberazione nazionale contro il fascismo durante la Seconda guerra mondiale. Il monumento è dominato da un alto obelisco, sulla cui sommità è raffigurata una donna – personificazione della libertà – con le braccia sollevate in un gesto che invita alla rivolta. È il più grande monumento della Fruška Gora, e la sua posizione è stata scelta appositamente affinché l’obelisco, simbolo di libertà e resistenza, potesse essere visibile da Iriški Venac (un punto di accesso naturale alla Fruška Gora, cosicché chi arrivasse dalla montagna lo potesse vedere subito).
Un luogo di rifugio quindi, di resistenza, di riparo. Non solo dalla guerra, ma anche dalla vita mondana. Fruška Gora infatti è famosa per due cose (in un certo senso) opposte: i partigiani da un lato, e i monasteri ortodossi dall’altra. Ce ne sono tantissimi, di cui circa sedici o diciassette ancora attivi, tanto che la zona è chiamata la “Athos serba”. Molti di questi monasteri sono stati centri di cultura importantissimi quando la Serbia era ancora sotto l’occupazione ottomana, e nel tempo ospitarono intellettuali serbi e jugoslavi: Dositej Obradović - studioso, linguista, padre della letteratura serba - fu ordinato monaco presso il ministero di Hopovo. Milica Stojadinović, poetessa e prima corrispondente di guerra nel 1862, scrisse spesso di Fruška Gora nelle sue poesie ed è sepolta nel monastero di Vrdnik.
Ma questi monasteri non ospitarono solo letterati e storici: negli anni ‘90, durante la caduta della Jugoslavia, diedero rifugio a criminali del governo di Milošević. Per questa ragione, ancora oggi molte persone preferiscono non visitare questi monasteri, in segno di dissenso rispetto a quel momento storico.
Lungo il cammino incontreremo ben due cave, di cui una è ora un’attrazione turistica: infatti, in un cortocircuito fra drammaticità e bellezza, il bombardamento del ‘99 della NATO sulla Serbia ruppe un tubo, inondando una parte della cava con un’acqua limpida ma perché tossica, contaminata. Un laghetto cristallino che oggi è meta di gite.
Infatti Fruška Gora è oggi un luogo turistico, da scampagnata. Le colline sono punteggiate da tavolini e barbecue, che probabilmente vedremo pieni per il ponte del 1 maggio. Le persone prendono il sole dove nel ‘99 cadevano le bombe. Si fa trekking dove una volta si rifugiavano i partigiani.
Forse, il simbolo più forte di queste colline è la tomba di Branko Radičević, uno dei maggiori poeti romantici serbi. Morì nel 1853 a Vienna, ma volle essere sepolto a Stražilovo - vicino al secondo rifugio dove ci fermeremo. Nonostante sia morto quasi un secolo prima della nascita della Jugoslavia, ha fatto costruire la sua tomba con rocce prese da ognuno dei diversi Paesi circostanti: dal Montenegro, dalla Bosnia, dalla Croazia...
Un simbolo di unione, anzitempo e fuori dal tempo.
Un documento originale dal nostro presidente, che un mese fa si è recato in sopralluogo sui Colli Euganei sulla Fruška Gora per noi.
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Mercoledì 1 aprile alle 20:00 ci sarà un incontro online in cui avremo occasione di ascoltare Massimo Moratti, collaboratore di OBCT (Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa) e grande conoscitore della regione, che ci darà un quadro della situazione attuale in Serbia a partire dagli anni ’90 e ci aiuterà a prepararci al nostro cammino.
Tutti i dettagli per partecipare verranno condivisi nel gruppo dedicato.
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FuoriVia partecipa a “Passo dopo Passo” la Fiera del turismo a piedi. Dal 17 al 19 aprile 2026 saremo allo spazio DumBO a Bologna per raccontare i nostri percorsi e conoscere nuove esperienze, camminando!
Durante tutta la durata dell’evento sarà visitabile la mostra “Europa A/R - Camminare l’Est”, dedicata agli ultimi dieci anni di cammini tra Europa e Balcani.
Sabato 18 aprile vi invitiamo invece a partecipare a “Passi Fuori Fiera: la rigenerazione urbana a Bologna”, una camminata urbana alla scoperta di alcuni luoghi simbolo del cambiamento della città.
Ritrovo ore 10 presso DumBO in Via Camillo Casarini 19, Bologna.
Ci sarai? Noi ti aspettiamo! La partecipazione alla fiera è gratuita, ma è necessario iscriversi a questo link per prendere parte alla camminata.
Non verrai con noi in Serbia? Beh, allora cerca almeno di venire in Ungheria quest’estate, fai il piacere. Nella prossima newsletter ti raccontiamo del sopralluogo per il cammino estivo, promesso. Non perdertela!

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