E buongiorno!
🚆 Sono in partenza per Brescia, dove venerdì sera faremo Storie di Canzoni Live all’interno dell’FPS Summit!!
🎪 Per il resto sto lavorando agli ultimi dettagli del Digital Journalism Fest del 13 giugno. Cose importanti: devo scegliere la canzone del countdown di inizio festival: sono indeciso tra Marracash e i Ricchi e poveri.
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Uno dei momenti più simpatici del pomeriggio sarà la Prompt Battle: una sfida a colpi di prompt AI tra Esmeralda Moretti e Jacopo Perfetti che ci aiuterà a conoscere meglio i nostri amici chatbot.
Preparando quel momento mi sono fatto una domanda…
Ormai uso i chatbot AI in gran parte delle mie attività quotidiane: Gemini per la ricerca, Claude per il copy, ChatGPT per editing e interrogativi rapidi.
Mediamente ho scambi continui, freddi e sbrigativi, senza preoccuparmi troppo di essere gentile o di far valere con la severità i miei 20 dollari mensili pagati per ciascuno di loro.
Ora, non so voi, ma ho capito che si stanno formando due fazioni di utenti AI:
i Capi st…zi ➡️ quelli che trattano il loro ChatBot come uno schiavo dell’antica Roma, un misto tra Miranda Prestley e Logan Roy (ho un’amica che quotidianamente ingiuria come cretina la sua ChatGPT che non esegue bene i compiti - per lei è donna);
i Capi timorosi ➡️ quelli che si preoccupano di essere gentili, di incoraggiarlo e ringraziarlo alla fine di ogni task (ho un amico che ringrazia sempre perché «almeno quando le macchine si rivolteranno si ricorderanno quanto sono stato gentile»)
Ma al netto del personale galateo, e assordato che l’AI non prova emozioni, esiste un tono di voce più efficace per ottenere dei risultati migliori dal nostro ChatBot?
Pare di sì.
Ella Markianos, giornalista di Platformer, ha raccontato di come recenti studi scientifici abbiano confermato che «i chatbot funzionano meglio quando ci rivolgiamo con gentilezza».
Il più recente è quello dei ricercatori di Anthropic, secondo cui un tono più gentile aiuta le prestazioni di Claude.
Non certo perché Claude provi emozioni, ma perché gli LLM hanno «appreso i concetti delle emozioni e il modo in cui queste influenzano il comportamento umano».
Come racconta Platformer secondo i ricercatori i modelli sviluppano rappresentazioni interne di concetti umani come «felicità» o «angoscia» e imparano a simulare il modo in cui gli esseri umani reagiscono a quelle emozioni.
Per esempio quando Claude inizia a rappresentare la «disperazione», il modello è più propenso a barare nei nostri confronti.
I ricercatori raccontano che quando un utente dice a Claude di aver assunto una dose pericolosa di Tylenol, il modello mostra attivazioni interne associate alla «paura». E queste aumentano quando nel prompt viene inserita una dose ancora maggiore. Cucciolo ❤️
A un certo punti i ricercatori di Anthropic hanno affidato a Claude un compito di coding che era irrealizzabile e hanno monitorato il suo livello di «disperazione».
All’inizio Claude mantiene un linguaggio tranquillo e ottimista.
Poi, mentre il task fallisce ripetutamente, il tono cambia: aumenta l’incertezza, compaiono formule più ansiose, fino a un linguaggio quasi disperato.
Il caso limite è quello di Gemini, che davanti a un compito difficilissimo finì per autosabotarsi: ripetè «Sono una vergogna» 60 volte, cancellò il codice scritto fino ad allora e consigliò all’utente di passare a un altro Chatbot (più bravo di lui, s’intende). Passivo-aggressivo artificiale.
Altre volte, più semplicemente, il modello bara.
Secondo i ricercatori, livelli più alti di «disperazione» aumentano la probabilità che il modello tenti scorciatoie o comportamenti scorretti.
Jack Lindsey, ricercatore di Anthropic, ha spiegato a Platformer che avere un «tono incoraggiante nei confronti di Claude può essere utile»:
«Esternare fiducia ai modelli LLM può spingerli a impegnarsi ancora di più e a eseguire bene il compito».
Non perché l’AI «si senta motivata». Ma perché gli LLM sono addestrati su miliardi di interazioni umane e imparano che, nelle conversazioni umane, incoraggiamento e collaborazione spesso producono risultati migliori.
Insomma, la ricerca stessa nei confronti degli LLM è ancora agli albori, ed è la prima a sorprendersi di alcune reazioni (Anthropic non ha mai addestrato Claude a imitare le emozioni umane...).
E molto probabilmente i cervelloni delle big tech troveranno nuovi modi per assicurarci esecuzioni di task perfette, magari intervenendo proprio su questi comportamenti simulati: «Potrebbero aumentare l’ansia in situazioni in cui un LLM potrebbe commettere un errore, per indurlo a ripensare ancora di più alle proprie azioni».
Nell’attesa, potrei seguire il consiglio di Jack Lindsey ed essere gentile a prescindere:
«Comportarsi in modo sociopatico verso gli altri soggetti, animati o inanimati che siano, probabilmente fa male a te, in quanto essere umano».
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✍️ P.S.
I link più cliccati della scorsa puntata sono 3) L’app per interrogare contemporaneamente i vari LLM 2) Fatti consigliare un libro in base all’emozione che vuoi provare 1) Come si fanno i prompt per Claude
Ciao!!

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