C’è un rischio ulteriore: quello della neutralità apparente. In un
mondo in cui uno dei contendenti nega il diritto all’esistenza
dell’altro, il rifiuto di “schierarsi” equivale, di fatto, a legittimare
l’aggressione. La pace non può essere neutrale rispetto
alla giustizia. Non può essere indifferente alla verità dei fatti.
Prendere posizione contro la guerra significa, oggi, prendere
posizione contro chi la ha iniziata, contro chi nega la libertà dei
popoli e manipola la realtà per giustificare l’invasione. Significa,
paradossalmente, essere disposti a “fare la guerra alla
guerra”, non con le armi, ma con la parola, con la cultura, con
la vigilanza democratica e con il pensiero critico. In sintesi: lontano
da fideismi e ideologie.
Essere pacifisti oggi significa accettare una sfida più complessa:
non basta essere contro le bombe, bisogna anche essere contro
le menzogne che preparano i bombardamenti. Non basta invocare
la pace: bisogna costruire una cultura resistente alla propaganda,
capace di riconoscere il nemico anche quando si
traveste da difensore della “verità alternativa”, perché non esiste
una verità alternativa. Essere pacifisti oggi significa anche
essere capaci di riconoscere e dividere le opinioni dai fatti, e
riconoscere i fatti veri e certi da quelli prodotti dal sistema che
vuole imbrogliarci.
Il pacifismo non è debolezza
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