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fracrist · Jan 16, 2026

Il merdone del Garante Privacy

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fracrist · fracrist

Oggi parlo di cose concrete e anche un po’ ostiche, ma che ci riguardano tutti, cercando di unire qualche puntino, come con la Settimana Enigmistica.

Le cose non accadono mai per caso, il caso è semplicemente l’incapacità di comprendere complessità superiori.

Etienne Girardet, Unsplash, tutti i diritti dei rispettivi proprietari.

Partendo da questo presupposto è poi facile collegare fatti e avvenimenti, non necessariamente in logica causa-effetto, più come una rete di punti nel tempo.

Ecco, ci provo, forse non vale niente o forse ci prendo:

  • Social-first communication dei politici: è una cosa che vediamo da anni, ci siamo abituati ai post di Salvini, a tiktok ecc. Oltre a servire a “semplificare” il messaggio e a infilarlo in logiche di veloce dimenticanza, serve a rendere naturale e preferito il social media come mezzo di informazione e di formazione, parlo lato utente;

  • Fake news a tutto spiano: una volta che gli utenti, cioè i cittadini, sono abituati ai social, rendere tale strumento meno credibile e affidabile (“trusted” direi in inglese) è il passo successivo necessario per poter controllare sottilmente le persone. Se non ti puoi fidare, allora dubiterai di tutto e, alla fine, ti appenderai alle labbra di chi ti sembra più ragionevole e rassicurante;

  • Insicurezza come narrazione globale: più di dieci anni fa nel mio settore si diceva che: “non stiamo entrando nell’era della cybersecurity, stiamo entrando in quella della cyber insecurity”, che è vero. Questa narrazione è servita a vendere montagne di cose e servizi alle aziende, in un momento in cui non è che ci fosse poi tantissimo da innovare, ad essere onesti. Allo stesso modo, nella società reale abbiamo assistito a una narrazione di progressiva insicurezza (sostenuta da azioni reali, purtroppo): i migranti cattivi, i cattivi di al-qaeda (che però adesso sono amici, pensa te la geopolitica che storia), i russi cattivi, gli israeliani cattivi, ecc. Non è un problema se sia o meno vero che sono cattivi e se pongano una minaccia, la narrazione serve per instillare l’abitudine all’instabilità nella vita, a modellare il nostro inconscio a credere che non è possibile una via differente.

  • Lo strabismo dei legislatori: a partire dal GDPR (sempre sia lodato, non scherzo) in poi abbiamo un profondo “strabismo” tra gli organi legislativi europei, mondiali e nazionali. Da un lato l’EU emette Direttive (purtroppo non Regolamenti, la differenza è semplice: il Regolamento te lo prendi, lo promulghi nel tuo ordinamento nazionale e non lo interpreti, la Direttiva la puoi modificare come ti pare, pur mantenendo “coerenza con la Direttiva”, per cui ogni Stato membro può fare leggi anche potenzialmente conflittuali con quelle dei Paesi vicini), da un lato singoli Stati fanno accordi bilaterali, da un lato ognuno fa che cazzo gli pare. Questo è strumentale a rendere incomprensibile al cittadino chi lo proteggerà e cosa può fare legalmente: quanti di voi sanno che la chat della scuola con tutti i numeri degli altri genitori richiederebbe un consenso esplicito? E che non potete spammare la mamma gnocca divorziata se prima lei non vi conferma che potete scriverle direttamente? Nessuno lo sa, nessuno lo fa.

  • Uno vale uno sto gran cazzo: della narrazione populista e falsamente egualitarista degli ultimi decenni ci siam portati a casa il fatto che tutti valgono lo stesso su tutti i temi, che tutti possono dire quello che vogliono (vero) e che gli altri sono obbligati a tenerne conto, se no ledono i loro diritti (falso, è più complesso di così). Questa narrazione è funzionale alla disgregazione delle istituzioni, non solo intese come “il Palazzo a Roma”, ma proprio come “entità istituita con uno scopo e un potere di perseguirlo”: secondo voi i terrapiattisti ci credono davvero a quel che raccontano? No. L’istituzione serve per avere un terzo che decide, sulla base di regole chiare e che vengono garantite dall’istituzione.

  • Siamo nella Prima Repubblica, ma più spudorati e poveri (noi): per quanto le associazioni legalitarie e realmente egualitarie abbiano più spazio di un tempo (dove? sui social of course!), sono trattate come i bambini nel parco giochi recintato: stai lì, fai il casino che vuoi, ma non disturbare gli adulti che bevono lo spritz. Il che si traduce in favori fatti agli amici degli amici, corruzione a tutti i livelli, mancanza di pudore nelle comunicazioni istituzionali (ma esistono ancora?), ecc. Non so, forse preferivo De Michelis pieno di bamba che palpava le ragazze in discoteca.

  • Il Marchese del Grillo: vabbè dai, questa non la spiego che anche i miei figli sanno della battuta famosa del film.

Il succo è che la notizia che i papaveri del Garante Privacy non vogliono dimettersi nonostante vengano loro contestati rimborsi, assenze, favoritismi, non mi stupisce per niente.

Se si dimettessero, allora farebbero un favore all’istituzione: darebbero credibilità, mostrerebbero decoro, sarebbero protettori del concetto di legalità.

Ma questo non sarebbe funzionale a distruggere l’ultimo baluardo di difesa delle nostre identità (digitali, ma anche fisiche), con l’obiettivo di rendere possibile il controllo capillare delle persone come avviene in USA e in Cina.

Questo è l’obiettivo: svuotare di credibilità le istituzioni, così che i cittadini non chiedano conto, non si rivolgano a loro. Un po’ come il: “non denuncio lo scippo, tanto non prendono il ladro e perdo solo tempo in Questura”.

No, sono paranoico versione 2.0.

Cercate su google (o dove volete): “Palantir ICE system” e leggete anche solo gli headline.

Poi ditemi che sono ancora paranoico e che distruggere la protezione dei dati personali non ha conseguenze nella vita reale.

Read the original on fracrist.substack.com

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