Intanto la prima domanda è: “Perché nella sezione musica?”
Perché negli ultimi mesi, almeno gli ultimi due, ciò che mi ha salvato è stata la musica ascoltata, suonata e scritta, esattamente in quest’ordine.
Sono in un periodo poco monotematico, il che è strano per me che di solito ascolto lo stesso disco a ripetizione per giorni, quando ne incontro uno che ne val la pena.
In questi mesi ho ascoltato principalmente (a sensazione, niente statistiche Spotify o YT):
Suzanne Vega
MONO
Totorro
Alice Duport-Percier (sia la colonna sonora di Expedition 33 che i suoi lavori precedenti)
The Toy Dolls
Twisted Sisters
Sono gruppi e generi sufficientemente differenti, dal cantautorale east coast di Suzanne Vega, alla lirica di Alice Duport-Percier passando per il punk dei Toy Dolls e la musica colta moderna dei giapponesi MONO.
Ogni ascolto, ogni disco, ogni suono mi è servito a qualcosa: in alcuni momenti anche a smorzare attacchi di ansia alla guida, in altri a trovare una forma di ispirazione negativa (cioè “cosa non comporrò”).
Mi hanno anche dato un po’ da pensare e da confrontarmi con i miei limiti, ad es. mi rendo conto che, a differenza del passato, oggi non mi viene in mente un testo su niente. Non mi viene proprio in mente un tema su cui inizino a fluire parole e versi, come se non avessi niente da dire su nessun tema.
Citando Elio: “Sono bravo, diciamolo, sono bravo”. Ecco no, non sono bravo in senso assoluto ma sono più bravo del me dello scorso autunno o di un anno fa. Incredibilmente, suonare con costanza aiuta a migliorare, nonché ad incazzarsi con se stessi per non riuscire a suonare bene come si vorrebbe. Ma un dato interessante c’è: adesso mediamente ci metto dalle 40 alle 60 take consecutive per fare una parte in modo che possa scrivere “decente” nella sua descrizione, a ottobre me ne servivano tra le 100 e le 140. Quindi va bene, mi ripeto “va bene, Franz, puoi essere contento”.
E il bello è che l’ultima lezione è iniziata con il mio maestro che mi ha ringraziato per i progressi che ho fatto, perché questo fornisce un senso al suo insegnare. Son contento, è una forma di riconoscimento che non mi aspettavo e che, devo stare attento a farlo, è opportuno che apprezzi e conservi come preziosa.
Sto quindi suonando prima che scrivendo, prendo in mano la chitarra prima (e invece) di accendere Ableton o GuitarPro per scrivere la musica e ne sono contento. Rimane solo il fatto che suono principalmente musica estemporanea di matrice abbastanza triste, per quanto il lato positivo è che chi la ascolta la trova generalmente “triste ma bella”. Sarà anche che i due brani che sto imbastendo sono dedicati a due persone morte, ma magari poi evolvono e si aprono.
Io a scrivere la musica mi rompo le palle, come a mangiare le fette WASA con il burro d’arachidi a colazione. Ma entrambe le cose mi fanno bene, soprattutto le fette WASA, per cui come una medicina le sorbisco nel minor tempo possibile.
Quindi poi succede che la musica la scrivo per un motivo di mancanza di memoria: se non fisso ciò che suono, al di là della registrazione, poi mi dimentico cosa ho creato. Non che l’umanità ne soffra, ma io sì che soffro se una cosa che mi piaceva non me la ricordo.
Però ho imparato a tollerarmi, o meglio ho iniziato a farlo, quindi non è che scrivo proprio tutto quello che creo, diciamo che scrivo più che altro i “motivi” e le progressioni armoniche. Il basso, per dire, non lo scrivo mai, povero basso.
Ho sospeso la lettura dei mattoni di teoria e filosofia musicale, mi sembra un po’ una perdita di tempo perché non ho la costanza di essere continuativo o prendere appunti, quindi quando riprendo un testo (tipo Boulez “Pensare la musica oggi”) devo ripartire o tanto vale leggere gli esercizi di stile di Queineau.
Quindi sto leggendo “I fiori blu” di Queineau, che mi fa ridere da matti, e ogni tanto riapro “L’essenza” di Battiato (la raccolta di frasi che ha pronunciato in vita) e sono felice così,
Però il curatore de “L’essenza” avrebbe potuto evitare di duplicare alcune citazioni, lo trovo fastidioso.
La musica “letta” nel senso di “leggere partiture” non alberga a casa mia, almeno per il momento, perché non devo dare solfeggio al Conservatorio e non ho né voglia né tempo da dedicare a questo compito.
Il mio obiettivo musicale del 2026 sarebbe quello di riuscire a suonare con qualcuno.
Quindi ho iniziato la ricerca di musicisti, qualcuno mi ha anche contattato e qualcuno l’ho sentito anche via whatsapp.
Forse sono troppo “choosy”, ma alla fine non ho suonato con nessuno finora. Poco male, è il primo febbraio e di tempo ce n’è. Poi se devo suonare roba che non mi va di suonare per il solo gusto di suonare con qualcuno, allora non credo che mi divertirei più di tanto e cortesemente declino.
Negli aspetti sociali dovrei mettere anche il supporto di amici e parenti, che è in aumento (gli amici che ascoltano, già detto sopra) e in calo (ormai in famiglia nessuno ascolta quando metto su qualcosa di fatto da me). Come mi fa sentire questo? Mah, forse preferirei che mi apprezzassero di più in famiglia, ma è anche vero che alla fine loro vogliono ascoltare “Cuoricini” e Radio DeeJay per cui non posso sperare che apprezzino roba di nicchia.
A livello di piattaforme, continuo a usare Spotify ma ormai da diverso tempo ho tolto tutto lasciando solo Bandcamp e Soundcloud, finché durano. In generale pubblico poco o niente, anche perché non ho molto da buttare su.
Sto giro ho scritto “quindi” e non “quindi?” perché scrivere questo resoconto mi ha dato pace e in verità non è che ci sia un “next step” da fare.
Anzi, visto che se sto qua a scrivere poi non suono, adesso ciao che vado a suonare.

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