C’è un esercizio che faccio fare ad alcuni dei miei clienti prima di iniziare il percorso di coaching con me.
È l’esercizio per i cuori forti, come lo definisco io, in cui chiedo di immaginare il loro elogio funebre.
Cosa vorrebbero che venisse detto,
chi vorrebbero che lo leggesse e
per cosa vorrebbero essere ricordati.
Qualche giorno fa, l’ho visto all’opera al funerale di una mia amica.
Era una di quelle Persone-Cuore che spero che anche tu abbia nella tua vita.
Perché sono le persone che danno colore alla vita.
Quel giorno, il mio cuore ha iniziato a scricchiolare ascoltando qualcuno dire:
“Si muore solo quando si viene dimenticati”.
Il mio cuore, poi, ha definitivamente ceduto quando una persona ha suonato
Good Riddance, dei Green Day.
Canzone che ho sempre amato.
E che - come spesso capita alle cose apparentemente banali della vita - in quel momento ha preso un significato, una sfumatura e un’intonazione diversa.
Un tatuaggio sul cuore.
It’s not a question, but a lesson learned in time
It’s something unpredictable, but in the end it’s right
I hope you had the time of your life
…
For what it's worth, it was worth all the while.
In queste parole c’è una delicatezza rara: non ci sono aggettivi collegati alla parola “vita”.
Non si parla di una vita perfetta o di successo.
Si parla di tempo e di valore.
Troppo spesso ci dimentichiamo, io per prima, che abbiamo una sola certezza nella vita.
Che finirà.
Lo sapevano anche gli antichi, che avevano cristallizzato questa consapevolezza in due parole.
Memento mori. Ricordati che devi morire.
Solo che siamo tutti un po’ smemorati e ce lo ricordiamo troppo poco, di solito quando la cosa ci coinvolge direttamente, o in quei momenti in cui un film, una canzone, una suggestione bussano alla porta e la spalancano davanti alla vastità della brevità che siamo.
Ricordandocelo più spesso, forse quel mal di pancia in ufficio ce lo risparmieremmo, quel messaggio in bozza lo manderemmo subito, quel vestito bello, quel viaggio, quel concerto, ce li godremmo prima, durante e dopo.
Soprattutto durante, gustando la meraviglia irripetibile di essere nelle cose mentre stanno succedendo.
Come sarebbe progettare in anticipo che dopo di noi rimanga solo quello che desideriamo?
Non parlo solo delle carte e della burocrazia, che pure sono un atto d’amore per chi resta.
In nessuno dei testi che leggo le persone parlano di sé come ex-Google, ex-McKinsey, Chief of SomeShit, Head of Nothing.
Tutte parlano di emozioni, Persone-Cuore, luoghi, risate, cibo, musica, aneddoti buffi.
Nessuna parla di lavoro né della vita miserabile che, per certi versi, sente di star vivendo.
Tutte parlano di sé e della loro vita al loro meglio.
Scrivono dei momenti in cui si sono sentite se stesse, dei momenti di verità, delle relazioni, delle cose imparate.
È un meglio che c’è già, e che già conoscono.
È un meglio a cui ritornare, non un meglio da inventare.
Il memento mori è un invito a scegliere - per come lo interpreto io.
Perché la morte, se te la immagini come una signora seduta sul tuo divano, o sul tuo materassino in spiaggia, fa un buon uso della falce.
Taglia il superfluo.
Toglie il giudizio #DegliAltri dall’equazione.
Indica l’orologio che ticchetta.
Semplifica.
“Mi importa davvero di questa cosa?”
“La sto facendo per me o per gli occhi di qualcun altro?”
“Se il tempo è quello che è - e lo è - lo voglio davvero passare così?”
Oggi mi siedo accanto a te per guardare insieme la distanza che c’è tra l’elogio che vorresti - Persone-Cuore, risate, tutto quello che ti assomiglia - e la vita che stai vivendo oggi.
Lo facciamo con accanto a noi la cara Clemenza, e alleniamo lo sguardo per osservare quanto l’elogio e la vita siano vicini o lontani .
Perché è proprio in quella distanza che c’è una direzione. Anzi, la tua direzione.
Quella che ricongiunge: chi sei al tuo meglio + quello che fai + con chi lo vorresti fare.
La cosa bella è che per colmare questa distanza non serve partire con le truppe cammellate o la falange oplitica.
Spesso basta un primo, piccolo, passo:
È andare in Scozia ad assaggiare i whisky che ami?
È entrare in ufficio col sorriso?
È far star meglio le persone?
È organizzare la tua vita finalmente attorno a quello che vuoi e non a quello che devi?
È il cagnolino che desideri da anni?
È quella persona che vorresti fosse la persona con cui vivere fino alla fine?
For what it’s worth, it was worth all the while.
Credo che il senso di tutto stia qui: non arrivare alla fine avendo solo resistito.
Ma arrivarci dicendo che, per quel che vale, ne è valso il piacere.
E non la pena.
Siamo ancora qui e, col tempo dalla nostra parte, ci possiamo arrivare.
Ci sentiamo presto.
Nel frattempo, fai scintille ✨
Sono una coach certificata, specializzata in transizioni di vita e lavoro, e ho fondato Facciamo Scintille.
I miei clienti sono professionisti capaci che sulla carta hanno tutto, eppure sentono che gli manca qualcosa per tornare a fare scintille.
Se ti riconosci, sentiamoci:

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