Non pensavo che sarei tornato a scrivere così presto, eppure eccomi qua.
Con le trascorse vacanze che per quanto fossero l’altro ieri sembrano già un ricordo lontano e un autunno già talmente pieno di cose che comincio ad avere paura e farmi delle domande a cui forse non voglio dare della risposte.
Ce la farò?
Forse no, forse chissà, ma intanto eccoci qua.
Probabilmente vi sarà già arrivata la notizia che Resident Advisor, il portale internazionale più importante per quanto riguarda la musica elettronica - definizione generalista e forse non troppo corretta - ha festeggiato nel periodo appena lasciato alle spalle il traguardo del millesimo episodio della sua sezione podcast. Ovviamente, non immaginatevi i podcast parlati dove tizie e tizi con difetti di pronuncia parlano di morti ammazzati, ma di un vero e proprio archivio ricchissimo di DJ set realizzati appositamente per la testata da parte di alcune superstar mondiali e nomi cool dell’underground. Insomma: finire sul podcast di RA è un traguardo vero e proprio; se sei lì sopra, vuol dire che ce l’hai fatta. E visto che stiamo parlando di mille uscite (e non ci sono proprio solo mille persone al mondo che fanno i DJ o i produttori), vuol dire che la selezione è in realtà durissima. Uno su mille ce la fa o, più correttamente, ce la fanno un migliaio su centinaia di migliaia. La puntata 1000 è stata in realtà composta da una serie di episodi, tutti pubblicati nel mese di agosto e che hanno visto diverse cose imperdibili (soprattutto se vi piace il mondo della musica da ballo) al loro interno.
La prima che mi viene in mente è il back to back tra Dj Harvey e Andrew Weatherall (che dio lo abbia in gloria) della durata mostruosa di sei ore e venticinque minuti (conosco uno che se li è ascoltati tutti di fila), ma anche un set di Theo Parrish per palati fini e un mixtape inedito di Frankie Knuckles che si apre con Stop Bajon di Tullio De Piscopo. Ma c’è anche molto altro e qui trovate tutto.
La mia attenzione, però, è stata completamente catturata dal mix che trovate qui sopra, realizzato da Terre Thaemlitz, meglio conosciuta come DJ Sprinkles, che torna a cimentarsi con una cosa del genere a quindici anni di distanza dall’ultima volta. Come molti di noi (anche se vorrei davvero poter dire tutti), anch’io vivo con un grande senso di colpa e impotenza quello che sta succedendo a Gaza, al punto che, lavorando con la musica ed essendo obbligato “per mestiere” a promuovere cose, mi sento sempre a disagio di fronte al massacro che Israele sta compiendo ormai senza più nessuna remora da un paio di anni. Cosa possiamo fare noi?
Come possiamo dare il nostro contributo?
Ok le donazioni, i concerti di beneficenza (ho partecipato attivamente sia a Nessun Dorma che - da spettatore/donatore - a Together For Palestine), le manifestazioni, interessarsi, essere presente nel mio piccolo nel discorso pubblico su questa questione, la campagna di No Music for Genocide, ma l’arte - tutta l’arte - ha il compito e dovere di raccontare quello che succede, fissandolo nel tempo e storicizzandolo. Se dal covid sono nate centinaia di opere (dischi, film, libri, quadri, sculture), cosa nascerà dal genocidio? Esiste un modo per raccontare questi tempi bui in maniera potente e, appunto, artistica?
La risposta ce l’ha data proprio DJ Sprinkles con quello che è a tutti gli effetti il disco più importante di questi ultimi anni, e il bello è che non è neanche un disco, ma un mix di un’ora e spicci pubblicato da una rivista online e ascoltabile gratuitamente su SoundCloud. In un panorama musicale contemporaneo dove la musica dance è solitamente associata a valori come ricerca di evasione e collettività, Terre Thaemlitz prova a distruggere ogni convenzione lasciando alla realtà il ruolo di prima attrice, confezionando un lavoro che si allontana dai club per sfociare nel racconto documentaristico di uno dei momenti storici più complessi di sempre. Uno squarcio sonoro del genocidio in corso a Gaza e un’opera che rifiuta l’illusione della fuga e invita a confrontarsi con la sofferenza umana.
In poco più di un’ora frammenti di musica ambient, improvvise deviazioni jazz e vere e proprie canzoni fanno da sfondo alle voci dei giornalisti presenti a Gaza, ma pure a quelle campionate da telegiornali e podcast di matrice israeliana e che danno una visione distorta e di parte dei fatti. A cui si aggiungono le voci critiche di stimati pensatori ebrei anti-sionisti come Gabor Maté e Norman Finkelstein che provano a resistere ai venti di propaganda che in questo momento soffiano nel loro paese e vittime anche di infami accuse di antisemitismo.
Un racconto, quindi, ma anche una critica sociale al mondo dei media e un affondo anche all’universo della musica da club così ancorata a valori che in un momento del genere appaiono vacui e superati a destra dalla storia. Un rifiuto fiero dell’illusione di un progresso sociale che danza sul filo del rasoio, ignorando le ferite aperte dell’umanità. Si può fare attivismo anche con la musica elettronica. E questa ne è la prova.Mentre scrivo queste cose, la Sumud Flotilla si sta avvicinando sempre di più in “acque ad alto rischio”. Questa notte quasi non sono riuscito a dormire e ho seguito la diretta su YouTube in preda all’ansia. Ormai siamo abituati a tutto, le immagini dell’orrore scorrono in mezzo ai post sui compleanni e ai meme dei gattini. Nei commenti della diretta c’era gente che augurava letteralmente che venissero bombardati da un momento all’altro mentre altri parlavano della partita dell’Inter e davano letteralmente dei coglioni a quelli che stanno rischiando il loro culo. Mi ha terrorizzato la mancanza di empatia, il sentirsi protetti da uno schermo e anche il fatto che queste persone poi sono tutte in mezzo a noi. Tutti i giorni, ovunque.
E io non ce la faccio più.
Cosmo ha appena pubblicato questa canzone che parla letteralmente "del punto di non ritorno in cui questo genocidio sta portando la ragione”, e in questa mancanza di senso capisco la provocazione dell’ “allora vale tutto”.
A me spaventa un po’ la mancanza di complessità di questi tempi cupi. Il fatto che si chieda agli artisti di schierarsi ma che poi si vogliono solo punti di vista “accettabili” e che non diano spunti di discussione. In generale preferisco chi sta zitto a chi si fa scudo di uno slogan solo per farsi dire bravo dal pubblico, ma ancora di più preferisco chi si espone mettendoci la faccia - come ha fatto Marco - e non avere paura di scontentare qualcuno e beccarsi la merda.
Ognuno faccia quello che vuole, ma lo faccia con consapevolezza e chiarezza.
Ah, tutto il ricavato della canzone verrà donato a Medical Aid for Palestinians (MAP).
Parlando di cose decisamente meno importanti, volevo raccontarvi una cosa che mi riguarda. Come forse avrete capito leggendo queste newsletter, io non sono del tutto normale (ma alla fine chi è che lo è?) e come reazione a un lavoro che amo ma che mi succhia tempo, energia, e toglie tempo agli affetti, per provare a staccarmene un po’ ho deciso di buttarmi su un hobby che - tadà - è praticamente la stessa cosa che faccio per lavoro. O forse no.
La faccio breve: diamo il benvenuto a Ferro/Cromo che è una collana di cassette - oppure una bedroom label molto diy - tutta dedicata a viaggi musicali lunghi un’ora e dal taglio ambient, elettronico, psichedelico, sperimentale.
Da ragazzino ero un grande appassionato del formato cassetta. Un po’ perché era quello più economico, parecchio perché era a cassette lo stereo che avevo in camera e quindi quello era l’unico spazio in cui potevo ascoltare la mia musica senza che i miei genitori potessero avere qualcosa da ridire.
E poi le cassette si potevano copiare, ma anche registrare dalla radio. E senza di loro io non sarei la persona che sono.
Nell’ultimo anno ho fatto il grande gesto di ricomprarmi una piastra, e ne ho ricominciato a comprarne tante (anche se in pratica non avevo mai smesso e con 42 le abbiamo sempre fatte), Soprattutto, grazie o per colpa di Boomkat e Bandcamp, mi sono appassionato molto alle cassette mixate che un po’ mi ricordano quando ero ragazzino e andavo dai dj che mi piacevano a rompere i coglioni per farmele fare.
Ci sono tantissime etichette che pubblicano musica bellissima solo su musicassetta, e per quanto riguarda i generi più vicini all’ambiente e psichedelia c’è un vero e proprio sottobosco di roba fichissima. Al punto che quasi quasi mi viene da dedicare uno dei prossimi numeri di questa newsletter alle mie dieci release preferite uscite solo su tape.
Tornando a Ferro/Cromo - quello qui sopra è il logo fighissimo realizzato da Intweetion - vi spiego l’idea in poche parole: ho preparato una serie di sei uscite, tutte associate a un colore primario (la prima è tutta nera, per capirci) e ho chiesto a degli amici di realizzare il loro mixtape per me spaziando tra roba edita e inedita e in completa libertà. Ogni cassetta avrà una tiratura di sole 100 copie e ogni copia sarà numerata. Le due tracce di trenta minuti l’una saranno reperibili anche su Bandcamp in formato digitale. Non c’è un modello di business dietro questa cosa, se non la voglia di fare una roba che mi piace, con gente che mi piace e riuscire a racimolare i fondi per fare la release successiva. Ringrazio ufficialmente tutti quelli che mi stanno dando una mano con questo progetto a partire da Mattia Boscolo e i negozi di dischi Volume Bk di Milano, Backdoor di Torino, Rhizome di Roma e World of Echo di Londra.
Ringrazio soprattutto Not Waving, Sandra Mason, Donato Dozzy, Ugo Sanchez, Simona Beat e Fera che cureranno le prossime release. E poi Marco Foresta e Enrico Ascoli che hanno dato vita all’uscita numero 1, la scatola nera, il battesimo di fuoco,
Col loro incredibile “Brindisi paradiso mixtape”.
Marco Foresta è una delle mie persone preferite ed è anche una specie di sensei.
Uno che ti insegna delle cose. Da quando lo conosco posso dire che mi ha insegnato il suono: l’ho visto mettere i dischi la prima volta nel 2017, la sera in cui è nata Ivreatronic anche se ancora non si chiamava così, e ho pensato che fosse il migliore che abbia mai sentito nella vita (non ne ho sentiti pochi). Quando poi ho capito il suo legame con Ugo Sanchez, le serate al Branca, le recensioni di musica strana sul Mucchio Selvaggio, è stato come se lo conoscessi da sempre. Anche perché di base è davvero così. Stessa generazione, stesso amore per la musica, stessa fissa per gli Stereolab. Lui è solo molto più bravo a mixare di me. Ma anche di tutte le persone che conosco. Enrico Ascoli mi è arrivato da Marco perché loro due avevano una progetto condiviso che si chiamava proprio“Brindisi paradiso”. Enrico è un musicista e sound designer davvero sopraffino. Ha pubblicato diversa musica imperdibile, tra cui questo album proprio per Ivreatronic che è un viaggio nel suono pazzesco.
Sono onorato che la prima uscita di Ferro/Cromo sia la loro, un po’ perché Marco è letteralmente la prima persona che ho chiamato per sapere se questa fosse o meno un’idea del cazzo e poi perché hanno fatto un capolavoro.
Una cosa che mi avrebbe fatto impazzire d’ascoltare. Un trip sonoro che sa di Boards of Canada e non solo. Un viaggio musicale su cassetta.
Che poi è il claim che ho usato sul profilo Instagram di Ferro/Cromo.
Come dicevo prima, sto facendo questa cosa un po’ per tornare all’essenza del mio amore della musica. Senza pressioni, senza obblighi, senza regole da seguire o step o obiettivi. Abbiamo 6 pubblicazioni da fare, poi se va bene ne faremo altre. Se non recuperiamo mezzo euro finiremo qua, consapevoli di avere dato spazio a musica bella.
A proposito: qualche giorno fa ho mandato una mail ad amici e conoscenti, oggi mando questa per un cerchio più allargato sempre di amici e conoscenti.
Prima ancora dei post, prima degli annunci ufficiali.
Per cui vi chiedo, se vi piace e vi interessa, di sostenere il progetto, ma pure di parlarne ancora prima dell’ufficialità se avete voglia, modo e luoghi per farlo.
Io sono disponibile, per cui scrivetemi anche rispondendo a questa mail (disponibile pure a farvi prendere le cassette a mano a Roma in cambio di PayPal).
Insomma, porta a porta. Ma senza Bruno Vespa.
Daje.
Ah, a proposito: stiamo pensando di organizzare una serata di presentazione a Roma e magari una a Milano. Vi tengo aggiornati.
Ciao.
No posts

Comments
Nothing yet. Say the first thing.
Sign in to join the conversation.