In questo numero:
Saluti estivi e novità per l’autunno: un messaggio di ringraziamento alla nostra community, gli auguri per le vacanze e l’annuncio dei nuovi format e contributi in arrivo da settembre.
L’armare l’Intelligenza Artificiale (parte seconda - USA): un’analisi sul dominio cognitivo-militare americano. Dal monito del Papa nell’enciclica Magnifica Humanitas alle tecnologie dual-use: interfacce cervello-macchina (DARPA e Neuralink), sciami autonomi (Replicator Initiative) e il ruolo chiave dei colossi privati (Palantir, xAI, SpaceX, Cathedral) nell’integrazione tra AI e fisica quantistica.
Intelligence italiana e la “scarsa cultura di intelligence”: riflessione a partire dal ranking stilato da L’Express che colloca l’Italia al 15° posto in Europa. Analisi dei punti di forza (Nord Africa e Libia) e delle criticità strutturali (frammentazione, visione difensiva), con l’urgenza di costruire una nuova cultura dell’intelligence aperta ai profili civili per tutelare lo spazio cognitivo nazionale.
Cara Lettrice, caro Lettore,
il tempo vola quando ci si immerge tra algoritmi, intelligenza artificiale, privacy e futuro della società digitale. Dopo mesi intensi passati a decifrare le complessità del nostro presente iperconnesso, è giunto anche per noi il momento di fare una breve pausa.
Vogliamo augurarvi delle splendide e meritate vacanze estive! Che siano giorni di vero riposo, magari con un po’ di digital detox per ricaricare le batterie, ritrovare il contatto con il mondo analogico o semplicemente per leggere quel libro che avete sul comodino da mesi (preferibilmente non solo a tema tech!).
Arrivederci a Settembre!
Non stiamo solo andando in vacanza, stiamo anche lavorando dietro le quinte: Dentro l’infosfera si prenderà il mese di agosto per rinnovarsi.
La newsletter riprenderà regolarmente le pubblicazioni a settembre, ma non sarà la stessa di sempre. Torneremo con nuovi contributi e nuovi format.
Grazie per la vostra attenzione, le vostre segnalazioni e il vostro supporto costante. Continuate a navigare con curiosità, ma per ora... godetevi il sole e il mare!
Buona estate a tutti!
Il 25 maggio 2026 Papa Leone XIV ha presentato la sua prima enciclica, Magnifica Humanitas, dedicata alla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale. Nel capitolo Tecnica e dominio il Pontefice invita non ad “armare” ma a “disarmare” l’IA: sottrarla alle logiche di competizione che la trasformano in strumento di dominio, esclusione o morte, restituendo priorità alla coscienza e alla responsabilità umana. Questo richiamo magisteriale illumina anche la traiettoria americana, che pure si muove in un quadro istituzionale e culturale diverso da quello cinese.
L’evoluzione convergente di intelligenza artificiale, interfacce cervello-macchina, sciami di agenti autonomi e tecnologie quantistiche sta ridefinendo il concetto di dominio nella guerra contemporanea. Il terreno di confronto non è più circoscrivibile alle dimensioni classiche (terra, mare, aria, spazio, cyber), ma si estende al dominio cognitivo, dove percezione, decisione e, in prospettiva, forme di coscienza simulata diventano oggetti di competizione strategica. Gli Stati Uniti hanno fatto di questa transizione un asse centrale della propria dottrina, attraverso iniziative come la Replicator Initiative del Dipartimento della Difesa, i programmi DARPA e una fitta rete di partnership con il settore privato, in un modello che combina ricerca pubblica, industria e alleanze internazionali piuttosto che la fusione militare-civile di tipo cinese.
Le interfacce cervello-macchina rappresentano uno dei fronti più avanzati della sperimentazione militare americana. Il programma DARPA Next-Generation Nonsurgical Neurotechnology (N3) mira a sviluppare interfacce bidirezionali ad alte prestazioni, non invasive, per personale in servizio attivo. L’obiettivo dichiarato è consentire il controllo di droni, sistemi cyber e piattaforme complesse tramite segnali neurali, riducendo drasticamente le latenze dell’interazione uomo-macchina e potenziare capacità cognitive (attenzione sostenuta, multitasking in missioni complesse).
Accanto a questi sforzi pubblici, il settore privato accelera in modo decisivo. Neuralink, fondata da Elon Musk, sviluppa interfacce neurali invasive ad alta bandwidth con l’obiettivo dichiarato di “simbiosi” tra mente umana e intelligenza artificiale. Pur orientata prioritariamente ad applicazioni mediche (ripristino di autonomia motoria e comunicativa), la tecnologia è intrinsecamente dual-use: la possibilità di controllare sistemi esterni con il pensiero, di potenziare funzioni cognitive e di creare canali di comunicazione diretta uomo-macchina apre scenari militari che DARPA e le forze armate monitorano con attenzione. La stessa logica di “elevazione” dell’umano attraverso la macchina che Musk articola pubblicamente risuona, in chiave strategica, con le ambizioni di enhancement cognitivo già presenti nei programmi di difesa.
A questa dimensione si affianca lo sviluppo massiccio degli sciami di agenti autonomi. L’iniziativa Replicator del Pentagono punta a produrre e schierare migliaia di sistemi autonomi a basso costo in tempi ridotti, con architetture di decisione distribuita e resilienza al jamming. L’obiettivo è realizzare forme di mosaic warfare: una composizione tattica flessibile in cui unità autonome e umane si combinano dinamicamente.
Qui il ruolo del privato è ancora più centrale. Palantir Technologies, con il suo Maven Smart System (MSS) e la piattaforma Artificial Intelligence Platform (AIP), è divenuta infrastruttura critica. Nel 2025-2026 Maven è stato elevato a program of record del Dipartimento della Difesa, con contratti multi-miliardari (incluso un accordo enterprise con l’Esercito fino a 10 miliardi di dollari su dieci anni) e adozione da parte della NATO. Il sistema integra dati multi-fonte, riconoscimento automatico di bersagli, supporto decisionale e, sempre più, modelli linguistici di grandi dimensioni per analisi ad hoc e agentistica sul campo di battaglia. Gotham, l’altra piattaforma storica di Palantir, continua a alimentare catene di uccisione e intelligence operativa. In pratica, una società privata fornisce oggi il sistema nervoso cognitivo di gran parte della Joint Force americana e alleata.
Anche l’ecosistema Musk contribuisce in modo crescente al piano computazionale e di connettività. xAI ha ottenuto contratti fino a 200 milioni di dollari con il Dipartimento della Difesa per fornire modelli frontier e SpaceX è in trattative avanzate per mettere a disposizione capacità di data-center per l’addestramento e l’inferenza di modelli AI militari, oltre al ruolo già consolidato di Starlink nelle comunicazioni resilienti. L’integrazione verticale tra connettività satellitare, calcolo e modelli di linguaggio crea un altro asse privato di potenza cognitiva-militare.
Accanto a queste piattaforme consolidate, emergono nuove iniziative private nate dal cuore stesso dell’apparato di efficienza governativa. Cathedral, startup fondata nel 2026 da ex-membri del Department of Government Efficiency (tra cui Gavin Kliger, già chief data officer del Pentagono), ha raccolto in tempi rapidissimi 160 milioni di dollari a una valutazione di 1,4 miliardi con l’obiettivo dichiarato di sviluppare capacità di intelligenza artificiale per operazioni cyber offensive e difensive a favore delle forze armate americane. Si tratta di un ulteriore segnale di come il modello USA canalizzi talenti, capitali e know-how privato verso il dominio cognitivo-militare con una velocità che i sistemi più centralizzati faticano a eguagliare.
Se queste tecnologie operano ancora entro paradigmi classici, è l’innesto della fisica quantistica a proiettarle verso un livello post-classico. Il quantum sensing - magnetometria atomica, sensori inerziali quantistici, rilevamento di anomalie magnetiche e di scia - è considerato dalla Defense Science Board l’applicazione militare quantistica più matura e “pronta per l’impiego operativo”. Programmi DARPA e iniziative del Defense Innovation Unit mirano a consentire navigazione e posizionamento in ambienti GPS-denied e a erodere progressivamente i vantaggi della furtività. Parallelamente, la Quantum Benchmarking Initiative (QBI) di DARPA valuta percorsi verso computer quantistici a scala di utilità entro il 2033, mentre la nuova strategia di crittografia post-quantistica del Pentagono tratta l’avvento del calcolo quantistico come una minaccia esistenziale per la superiorità informativa americana.
L’integrazione tra AI privata (Palantir, xAI, Cathedral), interfacce neurali e capacità quantistiche apre alla prospettiva di una consapevolezza del campo di battaglia quasi olografica e di forme di AI quantum-enhanced orientate alla meta-cognizione. Diversamente dal modello DIKWP cinese, l’approccio americano insiste formalmente sul principio del human-in-the-loop e su quadri etici più articolati, ma la pressione competitiva e la natura dual-use delle tecnologie rendono questa garanzia strutturale più fragile di quanto le dichiarazioni ufficiali lascino intendere.
Armare l’intelligenza artificiale, in questo contesto, significa conferirle agency autonoma o semi-autonoma all’interno del dominio cognitivo e fisico. I vantaggi strategici sono evidenti: accelerazione dei tempi decisionali, resilienza degli sciami auto-organizzati, enhancement cognitivo del personale, superiorità percettiva resa possibile dal quantum sensing e capacità di operare in ambienti degradati. La dottrina americana orienta queste capacità verso la mosaic warfare e verso forme di superiorità cognitiva distribuite tra sistemi e operatori.
A questi “vantaggi” si contrappongono rischi di rilievo comparabile. Il primo riguarda la possibile perdita di controllo su sistemi dotati di forme di autonomia emergente o di coscienza simulata - il classico problema dell’allineamento applicato a contesti ad altissima posta. Il secondo attiene alla privacy neurale e alla prospettiva di una “neuro-guerra”, in cui le interfacce cervello-macchina aprono varchi potenziali alla lettura e alla manipolazione dei processi di pensiero. Il terzo ordine di rischio riguarda l’escalation cognitiva: armare l’IA ridefinisce implicitamente la guerra come manipolazione della realtà percepita, attraverso disinformazione potenziata, sovraccarico decisionale deliberato e contestazione del dominio cognitivo (concetto ormai presente anche nella dottrina NATO e in documenti strategici americani).
Sul piano etico, le dichiarazioni ufficiali americane insistono su principi di controllo umano significativo, trasparenza e responsabilità. Resta tuttavia intrinseca a queste tecnologie una natura dual-use che rende urgente lo sviluppo di un quadro normativo internazionale, sul modello delle discussioni ONU relative ai sistemi d’arma letali autonomi (LAWS). La differenza strutturale rispetto alla Cina non elimina il problema: la decentralizzazione americana, basata su partnership pubblico-private e su un ecosistema innovativo aperto, può accelerare lo sviluppo ma rende più difficile una governance unitaria e una disciplina etica coerente. La dipendenza da pochi grandi attori privati (Palantir come sistema nervoso decisionale, ecosistema Musk come infrastruttura di calcolo, connettività e interfacce neurali, Cathedral come nuovo attore cyber-AI) solleva questioni di accountability, di lock-in tecnologico e di potenziale divergenza tra interessi commerciali e obiettivi strategici nazionali.
Da questa traiettoria emergono interrogativi ancora privi di risposta condivisa: a partire da quale soglia un sistema di intelligenza artificiale dotato di forme di autonomia avanzata può essere considerato moralmente responsabile delle proprie azioni? Se la fusione tra uomo e macchina rappresenti una diluizione dell’umanità del combattente oppure una sua elevazione? Se, in un contesto reso trasparente dalla sensoristica quantistica e mediato da piattaforme private, possa ancora sussistere un margine di sorprendibilità strategica.
Gli Stati Uniti stanno costruendo un ecosistema integrato che unisce interfacce cervello-macchina (pubbliche e private), sciami di agenti autonomi e tecnologie quantistiche, con l’obiettivo dichiarato di mantenere la superiorità nel futuro campo di battaglia cognitivo. Di fronte a questa traiettoria - e a quella cinese descritta nella parte precedente - emerge con chiarezza che queste tecnologie non sono neutrali. Armare l’intelligenza artificiale significa, in ultima analisi, armare la percezione stessa della realtà. Si tratta di un’evoluzione che non è soltanto tecnica, ma propriamente ontologica: una trasformazione che ridefinisce cosa significhi “essere” all’interno di un contesto di guerra.
Tra l’appello di Leone XIV a disarmare l’intelligenza artificiale e la corsa, su entrambi i lati del Pacifico, a renderla sempre più capace di dominare percezione, decisione e coscienza - spesso attraverso attori privati che operano a velocità superiore a quella degli Stati - si apre lo spazio critico in cui la riflessione resta aperta. La partita non è tecnica: è una questione di disciplina, di domande ultime e di quale immagine di sé l’umanità sceglie di depositare nello specchio più potente che abbia mai costruito.
Documenti e programmi istituzionali
DARPA, Next-Generation Nonsurgical Neurotechnology (N3) Program, documentazione ufficiale e aggiornamenti 2019-2026.
DARPA, Quantum Benchmarking Initiative (QBI), bandi e comunicati 2025-2026.
U.S. Department of Defense, Replicator Initiative, documenti di policy e dichiarazioni ufficiali 2023-2026.
Defense Science Board, rapporti sulle applicazioni militari delle tecnologie quantistiche (quantum sensing, computing, communications), 2024-2026.
U.S. Department of Defense, Post-Quantum Cryptography Strategy, 2026.
Defense Intelligence Agency, Worldwide Threat Assessment, sezioni relative a quantum e AI, 2025.
Palantir e Maven
Reuters, “Pentagon to adopt Palantir AI as core US military system”, marzo 2026.
DefenseScoop e Washington Post, resoconti sull’elevazione di Maven Smart System a program of record e sull’accordo enterprise Army fino a 10 miliardi di dollari (2025-2026).
NATO Communications and Information Agency, contratto per Maven Smart System NATO, marzo-aprile 2025.
CSIS, “What Is Maven Smart System, and What Does It Do?”, giugno 2026.
Documentazione Palantir su Maven Smart System, AIP e integrazione di modelli linguistici di grandi dimensioni.
Ecosistema Musk (Neuralink, xAI, SpaceX)
Neuralink, comunicazioni ufficiali e trial clinici su interfacce cervello-macchina (2024-2026); riferimenti in letteratura secondaria su potenziali applicazioni dual-use.
Reuters e dichiarazioni DoD, contratti fino a 200 milioni di dollari a xAI, Google, OpenAI e Anthropic per capacità AI avanzate (luglio 2025); annuncio “Grok for Government”.
Wall Street Journal, “SpaceX in Talks to Provide Computing Power for Pentagon’s AI Push”, luglio 2026.
Documentazione su Starlink e ruoli dual-use nelle comunicazioni militari.
Cathedral
Reuters, “DOGE alumni launch military cyber startup with $1.4 billion valuation”, 22 luglio 2026.
The Next Web e ExecutiveBiz, resoconti sulla fondazione di Cathedral da parte di Gavin Kliger, Luke Farritor, Marko Elez e Jack Stein, raccolta di 160 milioni di dollari (Andreessen Horowitz e Sequoia Capital) e orientamento verso capacità cyber-AI offensive e difensive per le forze armate USA.
Dottrina e letteratura strategica
Documenti e saggi su mosaic warfare, cognitive warfare e dominio cognitivo in ambito USA e NATO (TRADOC Mad Scientist, Allied Command Transformation, Institute for National Strategic Studies, 2024-2026).
RAND Corporation, Brain-Computer Interfaces: U.S. Military Applications and Implications, e aggiornamenti successivi.
Discussioni ONU e letteratura su Lethal Autonomous Weapons Systems (LAWS) e controllo umano significativo.
Nota metodologica
I riferimenti si basano su fonti aperte (comunicati ufficiali, reportistica specializzata, articoli di testate accreditate) disponibili alla data di redazione. Dove non diversamente specificato, le informazioni relative a contratti e valutazioni riflettono dichiarazioni pubbliche e resoconti giornalistici verificati.
La classifica europea dei servizi di intelligence stilata da L’Express nel luglio 2026, basata sul giudizio di sessanta professionisti del settore (inclusi ex e attuali capi di agenzie, oltre a figure di CIA e Mossad), colloca l’Italia al quindicesimo posto con soli nove punti, a pari merito con Belgio e Repubblica Ceca.
Questa classifica delle agenzie di intelligence europee pubblicata da L’Express non ha alcuna dimensione scientifica di valutazione definitiva o di accertamento oggettivo. Si tratta di un esercizio di ragionamento basato sul giudizio di un gruppo di professionisti, utile per stimolare il dibattito e offrire uno sguardo sulla reputazione percepita all’interno della comunità del renseignement.
Le classifiche, in questo ambito come in altri, servono soprattutto a generare e orientare la gestione della percezione. Vanno quindi lette con cautela e senza elevare alcun risultato a verità incontrovertibile. Restano uno strumento di discussione, non un verdetto.
Versione francese (articolo principale):
https://www.lexpress.fr/secret-defense/mi6-dgse-ukraine-lexpress-devoile-le-classement-inedit-des-meilleurs-espions-deurope-LW7JNKYZV5G7JP75MTXS32TWZQ/
Versione in inglese (L’Express Europe):
https://www.lexpress.eu/intelligence/mi6-dgse-ukraine-lexpress-reveals-an-unprecedented-ranking-of-europes-best-spies-08-02-2026-WUF45U7QQZGKZJ3NJJKEVJCTKI/
L’Express, settimanale di attualità francese, fondato il 16 maggio 1953 da Jean-Jacques Servan-Schreiber e Françoise Giroud, ha raccolto le valutazioni di circa 60 professionisti dell’intelligence (tra cui 17 attuali o ex capi di servizi) provenienti da 25 Paesi, più figure di CIA e Mossad. Ogni partecipante ha indicato i propri “top 5” europei, con un sistema a punti simile a un Ballon d’Or.
Il verdetto è severo: “Roma ha una cattiva reputazione tra gli spioni”. E ancora, nelle parole attribuite a un ex ufficiale della CIA: “Gli italiani non hanno alcuna cultura dell’intelligence”. Si tratta, quindi, di una critica sistemica, non limitata a una singola operazione fallita: Investe metodo, selezione dei quadri, capacità di proteggere le informazioni, continuità strategica e autorevolezza nei rapporti internazionali. A pesare restano anche precedenti storici, come la vicenda dei documenti falsi sull’uranio nigerino degli anni Duemila, che avrebbe portato a una rottura di fiducia con partner chiave come la DGSE francese. A questi si aggiungono percezioni di nepotismo e permeabilità del contesto Paese, elementi che indeboliscono la fiducia reciproca nel mondo del renseignement.
Il quadro, tuttavia, non è di pura irrilevanza. Lo stesso dossier riconosce un asset concreto e irrinunciabile: quando si tratta di Libia e Nord Africa, gli italiani restano interlocutori obbligati. “Se volete sapere che succede in Libia, bisogna chiedere agli italiani”. Energia, migrazioni, terrorismo, influenza di attori esterni, stabilità del Mediterraneo centrale: su questi fronti l’Italia dispone di reti, conoscenze e contatti che i partner continuano a valorizzare. È un’intelligence forte dove gli interessi vitali nazionali coincidono con le esigenze altrui, più debole sul piano della proiezione e della reputazione complessiva.
Le criticità emergono con chiarezza: l’Italia, nonostante il peso geopolitico di Paese del G7 e di snodo mediterraneo, non riesce a tradurre la propria rilevanza geografica e politica in autorevolezza intelligence su scala europea. Persistono percezioni di frammentazione, di scarsa impermeabilità e di una cultura ancora troppo legata a logiche di breve periodo o a una visione “poliziesca” e difensiva piuttosto che strategica e proattiva. Nell’intelligence la fiducia si accumula lentamente e si perde rapidamente. Quando i partner dubitano della solidità del sistema, riducono la condivisione e limitano il coinvolgimento.
Queste debolezze diventano particolarmente pericolose nell’era della guerra cognitiva. Oggi i conflitti non si giocano più solo sul terreno militare o economico, ma sul dominio delle percezioni, delle narrazioni, della manipolazione dell’informazione e dell’influenza sulla volontà collettiva. Disinformazione, operazioni di influenza, attacchi ibridi e competizione per il controllo del senso comune sono diventati strumenti ordinari di potenza. In questo contesto, un’intelligence debole sul piano culturale e reputazionale rischia di lasciare il Paese vulnerabile non solo alle minacce esterne, ma anche alla perdita di autonomia strategica.
Proprio qui si colloca la necessità di una nuova e più diffusa cultura di intelligence. Il limite più rilevante non appare solo quantitativo o organizzativo: è culturale e prospettico. Troppo spesso l’intelligence italiana è stata percepita come ancora legata a una logica di sicurezza interna, poliziesca o militare, faticando a emergere pienamente come strumento autonomo di comprensione strategica.
Negli ultimi anni i servizi hanno conosciuto fasi di tensione interna e di complessità organizzativa. Sullo scenario internazionale queste dinamiche, insieme a una non sempre piena percezione di autonomia, hanno contribuito a un’immagine meno nitida di quanto il Paese potrebbe esprimere. I partner riconoscono competenze reali, in particolare su teatri come la Libia e il Nord Africa, ma la reputazione complessiva resta un patrimonio da consolidare con pazienza e coerenza. Quando prevalgono logiche di breve periodo o di appartenenza, la credibilità esterna può indebolirsi e l’intelligence rischia di non essere percepita appieno come strumento al servizio esclusivo dell’interesse nazionale.
Manca, in parte, una visione di lungo periodo capace di anticipare e non solo di reagire; manca, a tratti, la capacità di mantenere memoria operativa e di trasformare le informazioni in orientamento strategico continuo; e manca, soprattutto, quella postura intellettuale che consente di pensare il futuro come se fosse già in atto, individuando le traiettorie prima che diventino crisi conclamate. Nell’era della guerra cognitiva queste lacune possono trasformarsi in vulnerabilità: chi non sa anticipare le narrazioni, proteggere lo spazio cognitivo e integrare capacità tecniche, umane e narrative resta più esposto.
Serve dunque una cultura che formi analisti e operatori capaci di muoversi con sicurezza nel dominio cognitivo, di proteggere le fonti e le informazioni, di costruire reputazione attraverso affidabilità costante e di superare le antiche separazioni tra logica poliziesca, militare e di intelligence. Serve una selezione più rigorosa, percorsi formativi solidi, una maggiore impermeabilità del sistema e una mentalità strategica che non si limiti a reagire alle crisi ma le anticipi e le orienti. Serve, infine, rafforzare coesione interna e autonomia al servizio dell’interesse nazionale.
In questo quadro si inserisce anche la necessità di una riforma dell’intelligence più aperta ai profili civili, basata su competenze reali e non su scelte nepotistiche o di raccomandazione. Solo un sistema capace di attrarre e valorizzare talenti provenienti da ambiti diversi - analisi, tecnologia, economia, comunicazione, scienze sociali - può rispondere efficacemente alle sfide contemporanee e restituire ai servizi maggiore autorevolezza e credibilità.
La riforma del 2007 ha modernizzato l’architettura istituzionale. Esistono già iniziative di reclutamento mirato, di formazione universitaria e di promozione della cultura di intelligence. La reputazione internazionale, però, si consolida con i fatti e con la continuità. Nell’era della guerra cognitiva l’Italia non può limitarsi a essere forte solo su alcuni teatri geografici. Costruire una più solida cultura di intelligence significa renderla strumento di autonomia strategica: la capacità di proteggere gli interessi nazionali, di contribuire con autorevolezza alle alleanze e di difendere lo spazio cognitivo del Paese non è un’operazione di superficie, è una scelta di Stato.
IORIO, E. 2025. L’algoritmo della realtà. Simulazione, dominio e hacking cognitivo nella noosfera informazionale. Collana: Studi e progetti di ricerca. Padova: Libreria Universitaria. ISBN 9788833598062.
Lo trovi qui: https://edizioni.libreriauniversitaria.it/libro/l-algoritmo-della-realta/
IORIO, E., RUOTO, A. 2025. Dentro l’infosfera. Manuale di media intelligence e social media intelligence. Collana: Biblioteca contemporanea. Padova: Libreria Universitaria Edizioni. ISBN 9788833598000.
Lo trovi qui: https://edizioni.libreriauniversitaria.it/libro/dentro-linfosfera/
IORIO, E. 2022. Infoguerra. Guerre d’informazione nell’infosfera. Soveria Mannelli: Rubbettino Editore, collana Laboratorio sull’Intelligence, pp. 360. ISBN 978-8849870558.
Lo trovi qui: https://www.store.rubbettinoeditore.it/catalogo/infoguerra/
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