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Enzo Celli · Aug 23, 2026

Ma per chi mi avete preso?

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Enzo Celli · Enzo Celli

Ma voi, chi dite che io sia. Non è una domanda accademica. Non è un sondaggio. È quasi una provocazione. È quasi un: ma per chi mi avete preso? Ho camminato con voi, ho mangiato con voi, ho guarito davanti a voi, e ancora non sapete chi sono? Ancora riportate le opinioni degli altri? Ancora mi fate il resoconto di ciò che dice la gente?

Siamo a Cesarea di Filippo. Non un luogo neutro. La città costruita in onore di Tiberio Cesare, il tempio dedicato ad Augusto, il cuore del potere imperiale che si pretende divino. Gesù sceglie questo posto per porre la domanda più importante. Come a dire: qui, dove il potere umano si traveste da dio, ditemi chi sono io davvero. Confrontatemi con tutto questo. Scegliete.

Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti. Risposte onorevoli. Rispettose. Tutte sbagliate. Non perché disoneste ma perché insufficienti. Tutte restano al di sotto della realtà. Tutte sistemano Gesù in una categoria già conosciuta, lo mettono in fila con i grandi del passato, lo rendono comprensibile, gestibile, classificabile. Ma Gesù non si lascia classificare.

E allora Pietro. Non i Dodici insieme. Pietro da solo. Con quella impulsività che lo rende così umano e così grande. Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente. Non un profeta tra i profeti. Non il più grande di una serie. Il Cristo. Il Figlio. Identità che rompe ogni categoria, che sfonda ogni schema, che non si lascia mettere in fila con nessuno.

E Gesù si ferma. Beato sei tu, Simone figlio di Giona. Lo chiama con il nome del padre, il nome di prima, il nome di quando era solo un pescatore sul lago. Come a dire: tu, proprio tu, con tutta la tua storia, con tutto ciò che eri prima che io ti chiamassi, hai visto ciò che i sapienti non riescono a vedere. Perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. Non è merito tuo. Non è intuizione brillante. Non è ragionamento umano. È un dono. È grazia. La verità su Gesù non si conquista. Si riceve.

E qui Gesù fa la stessa cosa che ha fatto con Pietro. Lo chiama con il nome vecchio e gli dà un nome nuovo. Tu sei Pietro. E su questa pietra edificherò la mia Chiesa. La mia Chiesa. Non la chiesa degli apostoli. Non la chiesa di Pietro. La mia. Costruita sulla confessione di un pescatore impulsivo che ha ricevuto un dono che non si meritava.

Le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. Il potere della morte non può vincere ciò che è fondato su questa confessione. Non perché Pietro sia infallibile. Non perché la Chiesa sia perfetta. Ma perché quella confessione, tu sei il Cristo il Figlio del Dio vivente, è più grande di qualsiasi errore umano, di qualsiasi tradimento, di qualsiasi limite.

Ma per chi mi avete preso? È ancora la domanda. È sempre la domanda. Non quella che Gesù pone ai discepoli duemila anni fa. Quella che pone a ciascuno di noi oggi. Non la gente, non l’opinione pubblica, non le risposte onorevoli e insufficienti che circolano. Tu. Chi dici che io sia. La risposta non si costruisce con il ragionamento. Si riceve nel silenzio. Si riconosce quando arriva. E quando arriva, cambia il nome.

Kalipè.

Mt 16,13-20

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

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